Ana Maria Valdivieso

Santiago del Cile

Ana Maria è stata una delle mie prime amiche in Cile. Appassionata dell’Italia e dei viaggi, mi ha fatto scoprire ed amare l’isola di Chiloè, i vulcani del sud del Cile, la regione dei grandi laghi…il ceviche, preparato meravigliosamente da lei anche se detesta il pesce e il pastel de jaibas. Chiloè è uno dei ricordi più belli della mia vita in Cile, il viaggio nel bus cama, la bellezza della natura, le passeggiate in macchina con le orrende canzoni dei mariachi amate dal marito, le risate serali …Per fortuna allora giravo sempre con la videocamera al collo e posso riascoltare sempre i nostri giochi di parole accanto al fuoco, prima di dormire.

Nonostante ci divida un oceano riusciamo a vederci spesso. a Roma dove torna spesso. Lo scorso anno ci siamo incontrate a …Mosca. Per un caso i nostri viaggi sono coincisi e ci siamo date appuntamento nella piazza rossa, al Km 0. Lei mi ha fatto da guida, ancora una volta, nelle metropolitane della città.

Ana Maria, Raffaella e Rocco a Mosca

Ana Maria:

 Sono nata il 23 maggio del ’53. Dei miei tre fratelli, il più grande è morto quando avevo due anni. I miei genitori si separarono e  io, mia madre e fratelli andammo a vivere dalla nonna materna. La famiglia era  estremamente cattolica, di destra e molto chiusa ai cambiamenti sociali e tradizionalisti rispetto alla posizione della donna nella struttura familiare. Per i famigliari mia  madre avrebbe dovuto sopportare l’infedeltà del marito e andare  avanti per il bene della famiglia.  La nostra era la solita  casa del centro storico appartenente ad una  famiglia aristocratica che una volta era molto ricca  ma che adesso possedeva solo  il patrimonio storico. Qui vivevano,  oltre alla nonna degli zii, una zia nonna e un insieme di domestici:  cinque persone che avevano dedicato la loro vita a quella famiglia. 

 In questo ambiente protetto e allo stesso tempo pieno di critiche, sono cresciuta io.  Mia  madre usciva  a lavorare e noi figli  siamo cresciuti un po’ per conto nostro. Io ho  frequentato una scuola nordamericana,  ho studiato  in inglese e, dato che nessuno a casa conosceva  questa lingua, me la sono cavata  da sola. Ero un’ alunna brava, diligente,  la scuola era  molto esigente e io ho fatto miei  tutti i doveri e i valori dell’educazione nordamericana: il leader, il compromesso, l’impegno al limite, vivendo  l  vita scolastica con dedizione ed entusiasmo facendo tutto  ciò che la scuola mi  richiedeva . Nell’ultimo anno sono stata  eletta rappresentante  delle alunne. 

A scuola  ero molto socievole, avevo gruppi di amiche, praticavo  sport e partecipavo ai  gruppi di aiuto sociale verso  vecchietti e poveri.  La  mia  vita a casa era abbastanza solitaria, non avevo  amiche di quartiere, vivevo lontano da scuola quindi le mie amiche non frequentavano la mia  casa. In famiglia  la mia  attività vagava  tra la nonna che mi  insegnava a fare la maglia e le donne di servizio che mi insegnavano a cucire e a  cucinare . Io   potevo fare tante cose in questa casa enorme  in cui nessuno sapeva chi c’era e chi non c’era. Così ho costruito il mio mondo con molta autonomia, libertà e decisione. 

A diciotto anni sono  entrata all’università Cattolica per  studiare Pedagogia. Durante questo periodo ho dimostrato un grande  interesse per lo studio accademico, integrandomi poco dopo nel dipartimento di psicopedagogia. 

Subito dopo sono entrata a lavorare alla Scuola Italiana, in seguito nel 1981  mi sono trasferita a Roma.

Da  sempre   interessata al tema del bilinguismo precoce, In Italia ho lavorato un periodo in una ricerca di bilinguismo Glenn Doman con  il Prof. Renzo Titone. 

Il secondo anno ho  lavorato nella Curia Generalizia dei Gesuiti come segretaria dell’Ufficio Apostolato Sociale.  Qui ho lavorato con il Padre Campbell Johnston, incaricato dei   rifugiati parlando  in Italiano, Spagnolo,  Inglese e un po’ di Francese. Per me questo è stato con il lavoro  interessante  e lo stimola  del plurilinguismo.

Tutti i giorni finivo il lavoro all’una e dedicava tre ore pomeridiane, prima di andare a prendere i figli a scuola, a camminare per  Roma, conoscendo la città, ogni angolino, i monumenti, le scorciatoie, più di un romano. Roma è  diventata  la mia città del cuore. 

Durante questi due anni io e mio marito  abbiamo dedicato i finesettimana a conoscere l’Italia. Ogni sabato all’alba salivamo sul treno con  due figli,  il libricino degli orari dei treni  in mano, e visitavamo  una volta Orvieto, l’altra Gubbio, Positano ed Amalfi.

Nell’83  siamo tornati in Cile, momento di una violenza tremenda e di grande repressione. Cinque anni dopo si fa un plebiscito, vince il No e incomincia la transizione che culmina con l’elezione di un governo democratico. In questa situazione incominciano ad arrivare le maestre inviate dal Ministero degli Esteri Italiano. Nel lavoro ho conosciuto queste maestre che portavano con sé la lingua viva, il pensiero divergente, la didattica inclusiva e tanti aspetti significativi che mi hanno stimolata ad avvicinarmi a loro  e ad accoglierle.

 Con alcune di queste maestre ho creato legami di amicizia molto stretti vivi fino ad oggi.

Ho lavorato poi come direttrice della scuola dell’infanzia, specializzandomi  alla Ca’ Foscari e a Siena . 

Adesso sono In pensione  e dedico  il mio tempo a lavori manuali, ceramica, cucito e maglia ,ma preparo con meticolosità  i  viaggi futuri tra i quali l’Italia sarà  sempre in pole position.

Ana Maria Valdivieso

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