Cammino di SB, tappa 8

Dopo il meritato riposo a Castel di Tora, da Rita, “l’amica del cammino” che ci ha ospitato e ristorato con calore e simpatia, siamo ripartite la mattina seguente con una buona riserva d’acqua e uno spuntino per la giornata di cammino che sapevamo essere calda ed impegnativa. La casa di Rita si trova praticamente già sul sentiero che sale ripido sulla salita di San Rocco. Passiamo davanti alla casa di Vic, ben nascosta in mezzo al bosco ma che riconosciamo per la descrizione che ci aveva fatto la sera prima: una casetta di legno costruita con le sue mani. È molto presto e, a parte il canto mattutino degli uccelli, c’è silenzio; Vic starà dormendo. Noi comunque abbiamo molta strada da fare oggi, i chilometri non sono tanti, solo 13,5, ma con un dislivello di circa 800 metri, impegnativo per la caviglia di Anne. La salita è lunga ma si passa in mezzo a boschi, praterie e sentieri ombreggiati fino ad una specie di poggio da dove si vede un panorama mozzafiato: il lago del Turano e del Salto ed i monti intorno: Cervia, Navegna e persino il Terminillo. Saliamo ancora fino ad una specie di valico a 1160 metri da dove si vedono i monti Lucretili ed il paesino di Pozzaglia; sono circa le 11 ed il caldo è ancora sopportabile. Tengo sempre in una mano la nostra guida che ci descrive il percorso nei minimi dettagli anticipando i segnali che incontriamo mentre nell’altra ho un bel bastone che mi sono procurata da un ramo raccolto lungo il sentiero e che si rivela molto utile nella discesa. Se in salita Anne scatta in avanti tanto da farsi soprannominare ‘la capretta’ da me e Raffa che arranchiamo diversi metri indietro, in discesa passa in ultima posizione per evitare peggioramenti alla caviglia che è messa a dura prova. Il pensiero che si possa cadere e bloccarsi in mezzo ad un sentiero così isolato, a distanza di ore da un paese ci fa prestare molta attenzione ai nostri passi ma non ci impedisce di osservare il panorama e godere del paesaggio davvero unico. Camminare per ore senza incontrare nessuno (anche in questo secondo giorno di cammino non vediamo anima viva percorrere il sentiero) in mezzo ad una natura lussureggiante e varia è davvero una sensazione unica. Siamo inebriate dalle varie tonalità del verde che ci circonda punteggiato dal giallo delle ginestre e dal bianco del cisto; osservare e pensare sono le azioni che scandiscono i passi della marcia. Se la salita e la discesa hanno impegnato il fiato e la concentrazione, appena il sentiero si fa più facile riprendiamo a parlare: oggi la fantasia si scatena e ci raccontiamo storie, prima conosciute poi inventandole a partire da quello che vediamo o associazioni libere. Anche questo fa pare del cammino: silenzi, chiacchiere leggere e discorsi importanti si susseguono in armonia con il percorso ed il momento della giornata.

Giungiamo finalmente al paesino di Pozzaglia dove riempiamo le borracce alla fontana mentre degli anziani seduti nella piazza del paese e incuriositi dalla nostra sosta, ci indicano dove prosegue il cammino. Scendiamo ancora con un sentiero che costeggia un ruscello verso il quale si dirige probabilmente un serpente, sicuramente una biscia, che scivola svelta di fronte a Raffaella. Cammino davanti con il bastone fino a che il sentiero di allarga uscendo nei prati della verdissima valle Muzia poi in un bosco fino ad una sterrata da dove si intravedono i resti della strada medievale: siamo finalmente arrivate alle vestigia dell’abbazia benedettina di Santa Maria del Piano, vicino ad Orvinio, uno dei borghi più belli d’Italia. L’abbazia, di epoca carolingia, cresce d’importanza con i monaci benedettini nel XII secolo che estesero il loro potere nei paesi intorno battendo anche moneta propria. La leggenda dice che fu Carlo Magno a fondare l’abbazia nel luogo in cui sconfisse i saraceni. È emozionante percorrere lo stesso sentiero che per secoli ha portato dall’abbazia al villaggio di Canemorto, antico nome di Orvinio.
Capiamo di essere nei pressi del paese anche perché incontriamo finalmente qualcuno: un ciclista e tre camminatori dal passo deciso che ci raccontano, in qualche minuto di percorso che facciamo insieme, di aver fatto la nostra stessa tappa ieri e di essersi fermati all’hotel di Castel di Tora dove però l’accoglienza è stata decisamente meno calda di quella di Rita. Pensiamo ancora a lei quando, questa mattina di buon’ora, ancora in camicia da notte, si è alzata per prepararci una colazione abbondante: avete bisogno di energie oggi! – ci ripete mentre insonnolite stentiamo a mangiare abbastanza.

Siamo alle pendici di Orvinio; manca ancora la salita verso il paese arroccato, sotto il sole cocente del primo pomeriggio, ma sappiamo che ci aspetta un’accoglienza calorosa da Carolina, Stefano e Sveva, i nostri amici che troviamo ad aspettarci nella casa bella fresca nel centro storico. Dopo un caffè ed una bella doccia, Anne si sistema con il ghiaccio alla caviglia e la gamba sollevata a riposare; Raffaella si toglie le scarpe e osserva le vesciche ed io mi incarico di andare in paese a fare qualche acquisto. Ceniamo poi tutti insieme e prendiamo una saggia decisione: il giorno dopo Anne resterà a riposare saltando la terza tappa per permettere alla caviglia di sgonfiarsi. Carolina, Stefano e Sveva l’accompagneranno in macchina a Mandela dove ci ritroveremo per fare l’ultima tappa insieme. Raffaella si mette i cerotti contro le vesciche e andiamo a dormire; mentre i muscoli riposano, chiudiamo gli occhi ancora pieni dei paesaggi meravigliosi visti nel percorso di oggi.

Noi tre

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: