Anna Maria M.

Bari

Nel suo ufficio di viale Japigia il suo sguardo vagava dal mare al pc , incapace di concentrarsi.  Aveva appena letto un annuncio ed  era incerta se iscriversi o meno ad un corso organizzato dalla Regione. Il bando riguardava un percorso per conseguire l’idoneità all’iscrizione nell’elenco regionale dei tutori legali volontari dei minori.

Da un lato era colpita dall’immagine dei tanti ragazzi visti in tivù, scarni e spauriti,  arrivati in Italia senza nessuno. Avrebbe voluto poter fare qualcosa per loro, ma allo stesso tempo  pensava ai suoi, di ragazzi, ancora in giro per casa, grandi sì, ma si sa che i figli sono davvero grandi solo quando vanno via da casa. E poi, in uno slancio, eccola  là, un clic ed eccola , dopo poco, intenta  a imparare leggi e modi nuovi di essere.

Anna Maria:

Qualcuno  mi diceva  che avevo  l’indole  della crocerossina ,ma quando mi sono approcciata al  corso e poi ho conosciuto  ragazzi minori che scappavano da guerre e malvagità di tutti i tipi non potevo più  girarmi dall’altra parte.  Non erano più “ minori non accompagnati”, ma  figli, bimbi  alla ricerca di un pizzico di tranquillità più che felicità. Alcuni sognavano di giocare a pallone. Da soli, messi su un barcone dai genitori  dopo mesi di risparmi, perché potessero trovare una vita migliore, forse un pallone li avrebbe riscattati, o forse no.

Ed io grazie a loro ho imparato soffrire e a partecipare ai loro sogni , a gioire  per loro. Dopo un bando del  comune di Bari  per ragazzi  stranieri che, usciti  a 18 anni dalla comunità, non sanno cosa fare e dove andare , tante famiglie hanno risposto ed uno dei minori che seguivo è stato accolto, si è diplomato e ora lavora presso un laboratorio artigiano a Ruvo di Puglia.

Un pomeriggio ho portato uno dei miei minori a prendere un gelato ed ho scoperto che non sapeva come mangiarlo. Rideva tanto con il gelato in mano che si è praticamente sciolto.

Non dimenticherò mai il giorno in cui sono stata in ospedale con una adolescente stuprata su un barcone, non l’ho lasciata sola dal mattino a notte fonda, l’anestesia l’aveva intontita e mi chiamava mamma  nel momento del bisogno, lo faceva nella sua lingua ma ci capivamo. 

Ora mi sto occupando di due ragazzi, uno albanese e uno del Bangladesh Il minore albanese , 16 anni, crea non pochi problemi , ha condanne penali per furti vari nel nostro paese ed ora è in una comunità di recupero . L’altro ragazzo ha subito violenze in famiglia ed è scappato dal suo paese con non poche difficoltà , arrivato da noi con evidenti segni di maltrattamento , è seguito da psicologi presso la struttura che lo ospita.

Le storie sono tante: fame, guerre tra piccole fazioni, violenze e maltrattamenti. Potrei rinunciare a questo volontariato ma non ho il coraggio di abbandonare i ragazzi, sono molto fragili e bisognosi di attenzioni, di sentire che qualcuno è con loro e cerca di proteggerli.

E allora non contano  più  i giorni di ferie consumati per andare in Tribunale, le ore di macchina per raggiungerli nella varie comunità, i soldi spesi per treni e benzina, la mia famiglia un po’ trascurata so che nessuno è insostituibile ma io per loro sono indispensabile.

Anna Maria

Per fare il tutore volontario basta seguire il sito del garante regionale dei minori di ogni regione perché ogni regione predispone il bando per partecipare al corso.

R.

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