Consegne a domicilio: un aedo (donna) a due ruote

Scusa ma ora sto facendo una consegna, possiamo sentirci dopo? Resto sorpresa dalla risposta di Michela, attrice e contastorie, mentre la immagino su un due ruote con un contenitore di cibo caldo da distribuire.

Sai, stavo consegnando una storia in una festa. Ho raccontato le vicende di una ragazza su un albero… è stato molto emozionante, divertente, il pubblico era completamente dentro la storia… un momento magico in questa serata speciale per una festeggiata di otto anni- mi spiega Michela quando riprendiamo la conversazione, un paio d’ore dopo.

Sì perché questa donna dinamica e creativa, mentre viaggia da un quartiere all’altro di Roma sul suo Liberty 150 ormai allo stremo, non trasporta pizze, hamburger o patatine ma porta fantasia e parole recitate nelle case delle persone che ordinano poesie, storie e racconti, scegliendo tra diversi menù di narrazioni teatrali.

Durante la pandemia, Michela è entrata a far parte delle USCA (Unità Speciali di Continuità Artistica) create dall’attore e regista Ippolito Chiarello, che ha chiamato a raccolta gli artisti di tutta Italia per cercare di non abbandonare il pubblico costretto a casa, per trovare il modo di incontrarlo nonostante tutto, in presenza, in sicurezza. Si è affermato il concetto del delivery per gli artisti e del loro ruolo essenziale come portatori di nutrimento dell’anima, così necessario in particolare nella solitudine e nella privazione del confinamento.

Da gennaio fino a luglio 2020 ho fatto cinquantacinque consegne nelle condizioni più diverse -mi racconta Michela- in un terrazzo condominiale esposto al vento, in un parchetto, in un cortile di un palazzo o in una piazza, ovunque ci fosse possibilità di lavorare all’aperto. È stata una gran fatica, compensata dalla gioia di vivere un’esperienza che si rivelava sempre più esaltante; era bellissimo vedere le reazioni delle persone… c’era davvero bisogno di ritrovare il contatto con una dimensione teatrale, con il sogno, con una narrazione diversa rispetto a quella in cui eravamo costantemente immersi… mi sembrava di fare qualcosa di davvero necessario, di riuscire a portare un po’ di luce nonostante tutto.

Anche ora che i teatri hanno fortunatamente riaperto, Michela continua a ripensare il suo modo di essere teatrante. Progetta e propone spettacoli ed eventi con l’idea di andare incontro alla gente che in teatro normalmente non ci va o non può andarci, portando la scena laddove le persone ne sarebbero prive: nei luoghi più periferici, nei centri anziani, nel carcere.

Sono rimasta affascinata dal Barbonaggio Teatrale di Ippolito Chiarello, attore e registra pugliese che da molti anni afferma l’importanza di uscire dai teatri per andare incontro al pubblico e riallacciare con lui una relazione sentimentale, anche per invitarlo a tornare nei teatri. Durante la pandemia Ippolito ha creato la versione Delivery del Barbonaggio Teatrale, ma non si è limitato a questo, ha condiviso il suo progetto e ha creato le USCA, a cui hanno aderito molti artisti, portando ognuno i propri contenuti. Io ho portato le mie storie. Ho lavorato nei contesti più diversi, a volte erano consegne ‘romantiche’ per due persone, a volte per dieci famiglie distanziate in un cortile, o per qualcuno appena uscito da un brutto periodo a cui veniva mandato un menù teatrale a sorpresa, a domicilio… C’è uno scambio molto forte con il pubblico quando si racconta. Se la magia della narrazione riesce, vuol dire che chi ascolta ha fatto la sua parte, ha messo in gioco l’immaginazione.

I menù che Michela presenta nel suo sito sono pieni di ‘ingredienti’ saporiti: un repertorio di storie adatte ad un pubblico dai 12 mesi ai 99 anni anche da personalizzare; storie da lei create o rielaborate per i vari gusti e le diverse situazioni e contesti. Si può scegliere ad esempio tra il menù Avvolgente, uno Un po’ magico, uno Toccante o quello Per bambini.

Ascoltare le storie riattiva l’immaginazione, e soprattutto nei giovani e nei bambini –mi racconta– soggetti bombardati da narrazioni dai montaggi veloci, complete di immagini preconfezionate, questa mi sembra una cosa importante. Le storie ci insegnano a ‘stare nelle scarpe degli altri’, ad immedesimarci con qualcuno anche se molto diverso da noi, allenano i nostri sentimenti; ascoltando le storie capiamo cos’è l’empatia e mi sembra che ci sia un grande bisogno di riscoprire il significato di questa parola oggi… le storie ci aiutano a leggere la realtà, a ritrovarne il lato poetico. E lo so, sono un po’ fissata, è una cosa così semplice, antica, essenziale, eppure a me sembra che ce ne sia un gran bisogno.

Tra una consegna e l’altra, Michela è anche una speaker. È la voce del canale Rai YoYo, di cui presenta tutti i programmi. È attrice radiofonica per Rai Radio Kids. Si è formata con Kaya Anderson, del Roy Hart Theatre, e con il narratore Roberto Anglisani e ora lavora anche nelle scuole portando le sue narrazioni, dai nidi al liceo. Conduce laboratori in presenza o online quando necessario (lo scorso inverno ne ha condotto uno sulla lettura ad alta voce in diversi licei per l’Associazione degli Italianisti.) Ha recitato per molti anni nella compagnia La Grande Opera. È vicepresidente dell’Associazione Segnavento e insieme a Laura Fasciolo propone laboratori sulla promozione della lettura e l’arte, è socia dell’associazione Tutto un altro genere che lavora sulla disuguaglianza di genere portando nelle scuole (dalla scuola dell’infanzia alla secondaria) il laboratorio Scuola a Zero Stereotipi, insomma una vera ambulante della parola. Inoltre canta nel gruppo vocale Ottava Rima, diretto da Marta Zanazzi. Qualche giorno fa, con una delle realtà con cui collabora, i Cantieri dello Spettacolo del Teatro La Casetta, potevate trovarla in giro per Primavalle a raccogliere pezzetti di storia dagli abitanti del quartiere, per creare una grande narrazione collettiva. Si tratta del progetto Il Filo di Arianna finanziato dalla Regione Lazio per Ripartiamo 2021. A proposito di donne e di viaggi… tra i suoi spettacoli c’è anche Viaggi incontri e racconti, che si compone di tre diverse narrazioni sul tema dell’immigrazione. Ha iniziato a raccontare ormai diversi anni fa alla Festa delle storie che si teneva da Bibli, a Trastevere, con Duccio Camerini ed ha continuato con il gruppo DIRE (Direzione Ignota Ritorno Eventuale).

Mentre continua a raccontarmi la sua storia, immagino Michela trasportare il suo zaino contenente un grande amplificatore ed il necessario per portare un po’ di meraviglia nella case di chi ha ordinato un menù davvero speciale. Spero allora che saremo in tanti a spegnere il televisore, almeno per una sera a settimana, per accogliere e ascoltare Michela, aedo contemporaneo.

P.

Questo il suo sito:

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