Il giardino sonoro

Teonilla, una donnaconlozaino, ci invia un articolo di una sua esplor/azione nella meravigliosa Sardegna:

“Non è facile viaggiare ai tempi del Coronavirus, tante incognite e contrattempi rendono complicato ogni sorta di viaggio. Così anche una banale visita ad una amica è diventata una quasi odissea : stabilite le date, prendo i biglietti per Cagliari con un po’ di anticipo così mi assicuro una buona tariffa. Dopo qualche giorno una prima notifica mi comunica che è cambiata la data del volo…pazienza! Dopo forse una settimana mi viene comunicato che il volo è stato annullato… allora ne scelgo un altro… e pazienza! dopo ancora qualche giorno di nuovo è cambiato l’orario di partenza e poi quello di arrivo… Riuscirò a partire?

Si alla fine ce l’ho fatta! Arrivo a Cagliari in una insolita giornata di pioggia, il solito giro nel castello per riappropriarmi della memoria di quel luogo in un tardo pomeriggio in cui le nuvole si aprono agli ultimi raggi di sole della giornata dando così una tonalità dorata al luogo. Dalla terrazza una vista spettacolare sulla laguna popolata da fenicotteri rosa che appaiono ormai figure esili e nere nella luce del tramonto. Il giorno dopo Laura mi propone una escursione al giardino sonoro, non lontano da Cagliari, una specie di parco con sculture. Non ne ho mai sentito parlare e sono curiosa.

Ci andiamo in auto, mezz’ora di tragitto ed eccoci al arrivati al piccolo comune di San Sperate, all’entrata di un parco dove veniamo accolte da una graziosa e gentile ragazza (che veniamo in seguito a sapere essere la figlia dell’artista) che ci illustra la storia del luogo prima di farci accedere per la visita.

Si tratta di un museo a cielo aperto dove lo scultore Pinuccio Sciola fin dagli anni ’60 ha allestito il suo laboratorio. Inizialmente scolpiva legno di ulivo e pietre in trachite o arenaria poi, dopo diversi studi ed esperienze artistiche in giro per l’Europa, si è concentrato sulla pietra. Il suo interesse andava soprattutto alle grandi pietre megalitiche di basalto e calcare che rendeva “sonore” con sapienti e studiati interventi: i grandi monoliti di basalto e calcare venivano solcati da fessure e tagli. Questi, dolcemente “accarezzati” da una superficie liscia, o addirittura dalla mano, producono un suono esile ma profondo che ha la capacità di penetrare nel corpo di chi ascolta producendo una intensa emozione sensoriale. Sembra incredibile che una semplice carezza produca addirittura la scala musicale solo grazie alle vibrazioni che si creano al contatto della pietra con un’altra superficie.

Ci viene offerta la possibilità di scaricare una audioguida che, con la voce dell’artista, ci accompagna nell’osservazione di 8 tra le sue opere più significative. Il giardino, un agrumeto che veniamo a sapere dalla figlia essere quello di famiglia, è disseminato di opere e la passeggiata al suo interno è una esperienza di arte e natura. A completamento della visita un video che mostra alcune interviste all’artista oltre che alcuni momenti del suo lavoro.

Dopo il Giardino sonoro ci concediamo una passeggiata nel paese in cui le pareti degli edifici ospitano murales di diversa grandezza e diversi soggetti, anche qui un museo a cielo aperto, a disposizione di tutti, perché l’arte e la bellezza sono patrimonio dell’umanità!”

Teo

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