Fuochi-La Gran Estafa e un po’ di più…

CIRCO marzo 2008 Cile

FUOCHI

Siamo agli inizi di marzo, ma non piove e ci sono incendi un po’ dovunque. Qui a Viña abbiamo avuto alcuni giorni di oscuramento a causa di un grande incendio in una zona boscosa, vicino a Laguna Verde. Il primo pomeriggio ho avuto sentore di quel che stava succedendo mentre lavoravo al computer. La mattina c’era stata nebbia, poi finalmente il sole era riuscito a farsi vedere, ma più tardi il cielo si era di nuovo rabbuiato. Mi sono resa conto che non si trattava di un ritorno della nebbia quando, vedendo quanto era scuro nonostante non fosse ancora sera, ho alzato gli occhi e ho visto un cielo plumbeo e frammenti neri aleggiare per aria. Allora sono andata a vedere dalle grandi vetrate del soggiorno e mi sono accorta che si trattava di un gran nuvolone di fumo, che all’imbrunire si è tinto di un rosso sinistro. La mattina dopo e fino a notte, la situazione era rimasta immutata. E il sole, quando riusciva a penetrare il fumo, appariva rosso, proprio come nella Ballata del Vecchio Marinaio. Solo dopo un paio di giorni la situazione sembrava ritornata normale, ma probabilmente solo perché il vento aveva cambiato direzione, dato che il fuoco non era ancora stato domato, e sembrava che ci Fossero nuovi focolai, probabilmente dolosi.

Una sera, poi, verso mezzanotte, dalla vetrata della mia camera ho visto alzarsi un gran fumo spesso, come da una ciminiera di fabbrica; era quasi sul lungomare, ma la mattina dopo non c’era più niente, e non ho avuto nessuna notizia di incendi in città .

Poi la pioggia (un giorno in tutto, però!), molto benvenuta, dato che il famoso incendio ha infuriato per giorni, raggiungendo centri abitati, con conseguente evacuazione di popolazione e distruzione di case. Il lavoro dei pompieri ne è stato facilitato, e finalmente l’incubo è finito.

LA GRAN ESTAFA

ESTAFA, il corrispondente spagnolo di TRUFFA. Ebbene sì, la vostra sciocca amica si è fatta truffare, ma tanto di cappello ai truffatori (e non lo dico solo per passare da meno scema).

Vi confesserò tutto per filo e per segno, e so già che qualcuno avrá pietà di me, molti di voi mi rimprovereranno, e qualcuno sarà invece spietatamente critico.

Bene, stavo impastando il pane, e ricevo una telefonata sul fisso: “Señora Maria Luisa P………?” “Sì” “Felicitaciones, Usted es ganadora (vincitrice) de 800.000 pesos (1500 e)!”

Ho risposto che come scherzo era carino, ma quello insisteva, diceva che ero stata sorteggiata come cliente del supermercato Lider, e che, per incassare la mia vincita, dovevo andare al supermercato immediatamente. Prima arrivavo, meglio era, perché c’era anche un’altra vincitrice. Se arrivavo prima di lei, la vincita raddoppiava.

Mi sono detta: “Sarà uno scherzo, ma i supermercati fanno queste cose, cosa mi costa andare? Al massimo mi faccio la spesa.”

Ho risposto che mi mettevo in moto. Il mio interlocutore mi ha chiesto il numero del cellulare, perché doveva darmi delle indicazioni strada facendo. Comunque, mi ha detto che non dovevo fare cenno con nessuno della vincita, fino alla fine, perché non dovevo farmi scoprire da nessuno e perché non c’era tempo, dovevo sbrigarmi.

A questo punto avverto che il mio cellulare sta facendo i capricci e che la batteria si sta scaricando, il contatto potrebbe interrompersi.

Zompo sull’autobus, ma non sono ancora seduta che mi richiamano:”E dove sta, cosa fa, quanto tempo pensa di metterci …” Una ciacolata continua che non mi lasciava tempo di riflettere. Arrivo al supermercato, e la voce sempre là … “Adesso entra e va a comprare quattro prodotti Soprole (latticini). Veloce, perché la sua concorrente sta entrando anche lei …. fatto? Cos’ha preso? Bene, adesso servono quattro bottiglie di Coca Cola” … e io, obbediente, tiro giù la Coca dagli scaffali … “Señora Maria Luisa? Come va? Bene, adesso deve comprare una confezione grande di carta igienica Culonetto” … che seccatura, nessuno di questi prodotti rientra nei miei soliti acquisti “Posso comprare altro per conto mio?” “Certo, poi le rimborsiamo tutto, e non si preoccupi per il prezzo … si compri un buon vino … ma faccia in fretta e vada subito alle casse” Arraffo rapidamente alcuni articoli che mi servono, e mi dirigo alle casse. “Signora Maria Luisa , come va? Bene, adesso si mette in coda per pagare, ma non si faccia scoprire. Se la cassiera le chiede il perché di quei prodotti, dica che li usa normalmente (4 bottiglie di Coca!!!). Se la cassiera la scopre, vince una bella sommetta e lei perde tutto. Non dimentichi che poi parteciperà anche al concorso “la casa dei sogni”, non rovini tutto. Adesso, alla cassa, deve chiedere 10 ricariche telefoniche Entel, e 10 ricariche Claró, tutte del valore massimo; se la cassiera le chiede, deve dire che sono per “i lavoratori del fondo”. Vada, veloce, è in anticipo sulla sua concorrente, sta per raddoppiare la sua vincita …” Penso che, se è uno scherzo, potrò andare alla Clarò e all’Entel per farmi rifondere la bella cifra spesa, 400.000 pesos, un po’ meno di 600 euro. Vado alla cassa, c’è poca coda e la cassiera non mi fa nessuna domanda, e io mi congratulo con me stessa: finora sono stata brava. Appena pagato mi aspetto fanfare e che qualche dipendente del supermercato si avvicini sorridente, invece il cellulare squilla di nuovo “Tutto bene?” “Sì, e ora che faccio? Vado all’ufficio del supermercato?” “Nooooo! Segua attentamente le istruzioni. Intanto mi detti i numeri di codice delle ricariche telefoniche … “ Qui al supermercato non ti danno la scheda gratta-e-vinci, ma sullo scontrino viene stampato il numero col quale effettuare la ricarica. Comincio a dettare, a DARE i numeri, diligentemente, cercando di pronunciare bene, un po’ orgogliosa della mia competenza linguistica. Tutti e venti, li detto, e glieli ripeto anche, su richiesta. “E ora, vado all’ufficio?” “Nooooo! Non è ancora finita, deve concorrere per la “Casa dei suoi sogni”, o il viaggio a Roma per due o la 4×4 supermegagalattica, e questo si fa con una specie di quiz al telefono. Ma, dato che la sua batteria si sta scaricando, e bisogna essere veloci, perché la sua concorrente sta uscendo ora dal supermercato, prenda un tassì: quanto le ci vuole per arrivare a casa? La richiamiamo là e le diamo istruzioni”. Eseguo, ma comunque lui non mi molla per tutta la corsa e, appena a casa, mi chiama al fisso. “Señora Maria Luisa, fin qui tutto benissimo, lei ha raddoppiato la vincita e può anche vincere uno dei tre superpremi. È molto semplice: quando le dò il via, deve digitare un numero da 1 a 9 sulla tastiera del

telefono.” Facciamo tre volte il giochino e sento un urlo nel telefono: ” Señora Maria Luisa!!!!!! Ha vinto, ha vinto la Casa dei suoi Sogni che ha un valore di 130.000.000 di pesos (enorme, per il Cile)! Congratulazioni, Señora Maria Luisa! Bravissima! Come si

sente?” ”Bene, ma adesso cosa faccio?” “Adesso deve venire all’ufficio Turbus (società di autobus) più vicina, perché dobbiamo completare il tutto. Le passo la signora Josefina Correa, agente immobiliare, e il notaio pubblico signor GattoVolpe.” “ I due si congratulano doverosamente e calorosamente, e confermano non trattarsi di una burla. Per rendere la vincita fruibile, devo andare al luogo dell’appuntamento con la carta di credito: dovrò versare l’1% del valore dell’immobile, che poi mi verrà restituito. Comincio ad avere dubbi: non credo che funzionino così, nemmeno in Cile, queste cose. E poi, perché a un ufficio di una società di trasporti? E perché dovrei sborsare dei soldi? Obietto “Non credo di poter prelevare tutta quella somma, ho dei limiti giornalieri; e non so nemmeno (bluff!) se ho tanto a disposizione … “Señora Maria Luisa, sicuramente lei, che è straniera, avrà una carta di credito del suo paese … la porti con sé”.

Il dubbio si fa sempre più forte, quasi certezza. “Va bene, esco, ma allora devo interrompere questa telefonata”. Interrompo la comunicazione e chiamo immediatamente la mia “Ejecutiva” del Banco SantanderSantiago. Sono passate da poco le cinque, ma per fortuna risponde subito. Le spiego in due parole, ma non mi lascia nemmeno finire “Ti sei fatta truffare!”. Mi spiega che è una truffa molto comune e che, avendo dato i numeri delle ricariche, quei soldi li ho persi. Mi consiglia di non rispondere più al telefono per tutto il resto del giorno e di non uscire. Propongo un salto ai carabinieri, giusto sotto casa, ma dice che è meglio di no.

Mi consolo riimpastando il pane, mentre i due telefoni squillano implacabili per due ore almeno, di continuo.

Credo che le batterie scariche del mio cellulare mi abbiano salvata da un guaio maggiore. I truffatori, per paura di perdere il contatto e quindi il colpo grosso, mi hanno spedita a casa. Perché miravano a farmi andare a un distributore automatico, farmi prelevare tutto il possibile e clonarmi le carte di credito. Forse nessuno di loro era al supermercato, o forse in un luogo così affollato non se la sentivano di correre il rischio di incantonarmi per derubarmi …

Sono stata fessa, e loro bravi. Voci educate, simili ai venditori e presentatori TV, incalzanti, sempre a farti domande e a parlare, sempre ammonendo sulla segretezza della faccenda, suadenti. Ho pagato una bella botta, ho evitato il peggio, ho imparato la lezione. Il giorno dopo, comunque, sono andata dai carabinieri, e ho spiegato tutto per filo e per segno, nella mia denuncia. E poi sono andata al supermercato, in ufficio, dove li ho pregati di dire alle commesse che, se qualcuno si presenta con un acquisto di ricariche telefoniche così esorbitante, ammoniscano il pollo, anche se non possono rifiutarsi di vendere. Il pollo negherà, ma, se messo in guardia, magari non spiattella uno per uno i codici delle ricariche …

APPENDIX PATAGONICA

Mi fa notare Adriana (la mia più vecchia amica, dopo Nicolina, a Cuneo) che non ho parlato dei nativi nella circolare 16. È vero, ma è perché non ce ne sono più. Delle varie etnie del sud (Selk’nan, Yámana, Alacalufe e Aónikenk) rimangonono solo due individui, il resto sono discendenti mescolati con gli Europei. Cos’è successo? Erano popolazioni di cacciatori, alcuni di terra, e la loro dieta era il guanaco, altri di mare, con dieta a base di leoni marini. Da questi animali ricavavano praticamente tutto tra cui il grasso con cui si ungevano il corpo per proteggersi da freddo e pioggia (i cacciatori di lobos marinos vivevano in un ambiente molto freddo e piovoso, e il grasso sostituiva gli indumenti che si sarebbero bagnati continuamente).

Gli Europei, o per usarne le pelli (leone marino) o per lasciare posto agli allevamenti di ovini (guanaco), decimarono questi animali, e i nativi si dovettero accontentare di una dieta molto meno funzionale alle loro attività. Si indebolirono; alcuni vennero brutalmente trucidati dagli Europei; altri soccombettero alle malattie da questi introdotte e contro le quali non possedevano difese; caddero preda dell’alcolismo; l’evangelizzazione contribuì al loro indebolimento in senso culturale.

Più a nord, un’altra etnia si era dimostrata molto più resistente, i Mapuche. Gli Spagnoli non erano riusciti a penetrare nel loro territorio fino alle soglie dell’ottocento. Poi, una serie di eventi complessi portò alla loro resa e ora nemmeno i Mapuche esistono più come etnia pura, anche se i loro discendenti sono abbastanza numerosi e stanno facendo rivendicazioni molto importanti allo Stato centrale.

In realtà, nonostante i Cileni si considerino poco nativi, basta salire in metropolitana o su un autobus per vedere quante facce olivastre, capelli nerissimi, forti, lucenti e dritti, occhi scurissimi e con taglio orientale, zigomi alti e larghi, e questo in tutti gli strati sociali. I cognomi sono quasi tutti spagnoli, ma questo non è rilevante: i nomi del 99,99% dei neri americani sono anglosassoni. Poi ci sono ovviamente i Tedeschi, gli Spagnoli, i Francesi, gli Italiani, gli Inglesi, e così via. Ma i nativi non sono stati spazzati via, nonostante la buona volontà degli Europei, ci sono ancora, proprio come i Longobardi, i Goti, gli Arabi e i Greci sono tra noi Italiani. Peccato che, così sembra, l’aspirazione massima di ogni Cileno sia di non sembrare Cileno.

Riprendo le vicende di vita quotidiana: siamo ora a fine mese, i contatti con le varie università per ottenere corsi hanno avuto buon esito e ho vendemmiato quattro corsi per un totale di nove ore settimanali, alle quali aggiungo quelle del terzo semestre del Postítulo, che si trasforma in Master, e che si potrebbero quantificare in cinque. Mi manca poco al completamento, aspetto altre risposte ….

Intanto ho fatto il penultimo incontro del Post, tra venerdì (3 ore) e sabato (10 ore), una bella sberla; lo stesso sarà per l’ultimo, il 28/29 di marzo.

Sono stata a Santiago a sentire il nostro Presidente: Napolitano, tra le altre cose, ha fatto questa conferenza al CEPAL, che è la sede di Santiago per l’ONU della commissione Economica per l’America Latina e il Caribe. Un complesso sontuoso in Vitacura, uno

dei quartieri più ricchi della città. Il palazzo, modernissimo e bello, non molto alto, è circondato da un parco con prato all’inglese, piccole macchie di alberi e arbusti, aiuole; una grandissima vasca con fontana centrale e cigni dal collo nero dà refrigerio durante le giornate torride dell’estate nel piazzale antistante l’edificio.

Napolitano è arrivato con una mezz’ora di ritardo sull’orario, ma credo che fosse previsto, considerando che, per i Cileni, arrivare puntuali è culturalmente impossibile.

Ha letto il suo discorso di una mezz’ora sull’esperienza dell’Unione Europea, con vantaggi e svantaggi, invitando i paesi dell’America Latina a farne tesoro. Poi è rimasto a farsi stringere la mano da chi, tra i presenti, voleva quest’emozione. Io sono sgattaiolata via, perché mi spiaceva infliggere anche la mia stretta al poveretto, che sembra piuttosto in forma, ma che credo eviterebbe volentieri questa parte delle visite. E me ne sono tornata a Viña.

La docente della Scuola Italiana di Santiago che sostituisce la mia aiutante magica Raffaella si chiama Cristina. È arrivata qui con il marito, Alberto: vengono da Roma, anche se non sono romani doc. E sono persone deliziose, abbiamo subito familiarizzato, anzi, ho dormito da loro il fine settimana del mio penultimo incontro Post, nel lettone con Cristina, mentre Alberto è stato relegato sul sacco a pelo, e ha goduto per tutta la notte, delle insistenti attenzioni della micetta che ha attraversato l’oceano con loro, e che ha un nome che ancora non ho ben imparato, Puffacchiotta o qualcosa del genere. Hanno contrabbandato in Cile un delizioso salame casereccio che ho gustato religiosamente, e le crostate di ricotta e di marmellata della madre di Cristina.

Il finesettimana di Pasqua, mentre io ero a La Serena, sono venuti qui a Viña, a casa mia.

Il mio viaggetto a La Serena, a circa 500 chilometri a nord, aveva come obiettivo principale un’escursione nella Valle dell’Elqui, di cui avevo sentito parlare molto. La fama della valle è dovuta alla sua richezza di minerali e al magnetismo che, sembra se ne sviluppa. I New Age credono che ci siano forze eccezionali e misteriose nella zona, ma a me interessano poco. Ci sono peraltro quattro osservatori astronomici, di cui due aperti ai visitatori comuni.

Ho scelto due escursioni guidate: una fino a Punta de Choros, a circa 120 km a nord-ovest, e l’altra lungo il percorso del fiume Elqui.

La prima gita mi ha portata, insieme a una decina di compagni d’avventura, attraverso una zona semidesertica, il matorral, la cui unica vegetazione è costituita da cactus candelabro e da cespugli bassi. Il colore predominante è ocra, nelle varie tonalità dal giallo al rosso, ma tutto coperto da uno strato di polvere, dato che non piove mai. Anche se la strada corre lungo la costa, o in direzione del mare, è quasi sempre costeggiata da montagne, in lontananza anche molto alte.

I cactus sono fioriti: è solo un’apparenza, perché i fiori rossi che ne coprono alcuni rami appartengono a un parassita, il quiltrán, che alla lunga uccide la pianta.

A Punta de Choros ci siamo imbarcati per andare a vedere, girando intorno alla Isla de Choros, le colonie di sule, leoni marini e pinguini di Humboldt e, un po’ più al largo, osservare i delfini.

Nessun delfino è venuto all’appuntamento. Invece, all’improvviso, uno spruzzo d’acqua è emerso dalle onde: “Eccola che soffia!” Una balena! Non una, tre, due balene azzurre e una più piccola, una hunchback. Siamo rimasti un’oretta nella zona, osservano quei bestioni che ogni tanto mostravano il groppone inarcato, argenteo e luccicante al sole, per poi reimmergersi e rispuntare un po’ più in là. Un’emozione, un’eccitazione inimmaginabili. Un grande regalo della natura perché, ci hanno poi detto le guide e i barcaioli, non se ne vedono mai in zona.

La Valle dell’Elqui, invece, è stata abbastanza deludente. Probabilmente la gran fama, a parte le stupidaggini New Age, è dovuta alla ricchezza d’acque che la rende molto fertile, ed è una cosa rara in un paese che, per 7 delle 12 regioni, è molto arido. La valle è, in alcuni punti, piuttosto stretta, e la sola forma di vegetazione delle montagne che la costeggiano, alte e spoglie, è costituita da cactus: il contrasto tra le sfumature ocra delle rocce e i verdi del fondo – vigna, avocado, papaya, frutteti – è vivissimo. Una diga che forma un gran lago separa la parte alta della valle da quella bassa: è un serbatoio che garantisce la regione dai rischi della siccità per cinque anni! All’inizio del muraglione della diga, una scultura contemporanea in metallo dipinto di rosso, un po’ giapponizzante: è una gigantesca arpa eolica da cui il vento, incessante lassù, trae suoni stranianti.

LESSICO FAMILIARE

Sarà l’età, ma a volte vengono in mente le cose più strane, lontani ricordi. Non so se Sara, mia sorella, o mio fratello Giorgio condividano questo con me.

Mia madre, che non parlava mai dialetto piemontese con noi, come tutte le mamme, penso, fanno con i loro bimbi, mi rivolgeva appellativi affettuosi. Uno di questi è pèrò abbastanza inconsueto: “Schita d’ galina”, letteralmente, “escremento di gallina”. Giuro che era affettuoso, detto con tenerezza, come si potrebbe dire “cuoricino mio”, e nego nella maniera più assoluta che ci fosse la minima intenzione offensiva …

E, giacché ci siamo, da dove vengono schita o il veneto schitto/schito? Suppongo abbiano la stessa radice di shit e Scheisse; il Cortellazzo-Marcato conferma infatti una voce gotica skeitan.

Vi lascio con questo accenno colto ma al tempo stesso legato agli affetti familiari.

Marisa

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