Ricordi …Cordoba e Trelew

Novembre 2008

Penisola di Valdés

L’aereo atterra a Trelew con solo 1 ora di ritardo, dico solo perché ormai Arolineas ci ha abituato a talmente tante attese che un’ora mi sembra una bazzecola.

Un’auto ci attende. Giusto all’imbocco della strada per Puerto Madryn vediamo una specie di santuario di bandiere rosse, anche qui è giunta la leggenda del gauchito Gil, santo pagano che imperversa per tutta l’Argentina… Si costruisce una cappella , all’interno immagini del gaucho e tutt’intorno bandiere rosse per ringraziare il Robin Hood argentino. Ogni venti giorni si dovrebbe accendere una candela rossa ed esprimere un desiderio. Una volta esaudito il desiderio , si mette sull’altare un fiore rosso.

Altra santa laica in argentina è la “difunta Correa”. Secondo la leggenda il marito di Deolinda Correa, fu arruolato contro la sua volontà . Deolinda, disperata, si mise a seguire le truppe con il figlio appena nato. Stremata dalla fame e dalla sete, si stese sotto un albero. Il giorno dopo la donna fu trovata morta ma il figlio era sopravvissuto succhiando latte dal suo seno. Per questo gli altarini dedicati alla difunta Correa sono pieni di bottiglie d’acqua.

Lasciamo indietro gli altari, ci avviamo a Puerto Madryn, cittadina sul mare piena di negozi di souvenir , hotel e ristoranti. Compro nel mall accanto all’albergo alcuni libri su flora e fauna locale e mangio il peggior pesce arrosto della mia vita per colpa di Marisa che, non ricordando il nome del miglior ristorante del luogo, mi aveva detto di cercarne uno dal nome marino. Il primo nome marino trovato ci ha portato in una taverna dove il pesce era un miscuglio di non individuabili mariscos su un letto di patate fritte.

La mattina dopo, partenza alle 7 verso Puerto Piramides, punto da cui partono le spedizioni per avvistare le balene. Ci stipano su una barca dopo averci

munito di salvagente e comincia l’avvistamento della balena franca australe, che entra in primavera nelle acque della penisola per accoppiarsi e per partorire. La balena si accoppia, poi dopo un anno partorisce, un anno dopo ancora si accoppia e via di seguito. Se consideriamo che il primo accoppiamento avviene a 8 anni e le balene vivono fino a 80 anni circa..fate voi i conti.. se i balenieri non imperversassero, avremmo tante belle balene , ahimè, purtroppo stanno scomparendo e sono grata davvero alla campagna di protezione messa in atto dal governo argentino in Patagonia.

Tornando all’accoppiamento, ci dicono che la balena maschio fatica non poco per essere scelto: deve nuotare veloce più degli altri per accoppiarsi.

Il catamarano si è avvicinato alla balena, in mente avevamo l’immagine della balena di Pinocchio, liscia liscia, e un po’ ci delude vedere tutti i bozzi che ha in testa. Beh, la balena franca ha tante callosità bianche , sono parassiti, dicono. La balena mangia senza masticare, solo trattenendo ciò che rimane nella mascella mentre nuota, come se fosse un filtro.

Il comandante del catamarano, un certo Jorge Schmid si destreggia per permettere a tutti i passeggeri di vedere i tuffi delle balene., poi sul pullman ci consegnano un certificato di avvistaggio . Che ci facciamo? Io ne ho già uno di navigazione nel canale di Beagle, forse c’è qualcuno che li appende al muro?

Dopo le balene è la volta degli elefanti marini femmine che per la verità ci fanno un po’ pena, stesi come stracci sul mare si buttano la sabbia per rinfrescarsi e stanno lì a far niente, solo nutrire i piccoli. Neanche vanno in mare a mangiare, aspettano 19 giorni, poi si accoppiano. Meglio la vita dei maschi che arrivano all’inizio della primavera alla penisola, aspettano le femmine e , subito dopo il parto , formano un harem , per poi tornare liberi a nuotare mentre le loro compagne addestrano i piccoli a cavarsela da soli. Ogni tanto un’orca , complice l’alta marea, ruba un piccolo e, non potendo farlo a pezzi perché priva di denti, lo lancia alle sue compagne che lo uccidono passandoselo come un fagotto. Sembra una cosa crudele, ma dicono che tutto rientra nel ciclo alimentare…

L’animale che più ci ha conquistato durante questa escursione è stato il pinguino a Punta Tombo. Appena arrivate abbiamo visto la zona piena di tane . Davanti ad ognuna di esse un pinguino di guardia…sì perché i pinguini maschi e femmine fanno i turni per covare, uno va a cercare il cibo, l’altro si ferma e dà calore con una piccola parte, una striscia sul davanti che si dilata per far passare il caldo del corpo che in altre zone è coperto di ruvide penne che riparano dal freddo del mare.

Ho visto anche dei piccoli appena nati nutriti da una specie di rigurgito.

In lontananza ho visto dei nandù maschi. Questa volta tocca a loro prendersi cura dei piccoli mentre le femmine sono a spasso. In natura vige la diversità dei comportamenti, prendiamone atto..

Raffaella

CIRCO  Cordoba e Trelew

ottobre 2010 

Ottobre sta finendo, in questa parte del mondo siamo in primavera avanzata. Per Córdoba dovrebbe essere una stagione piovosa e abbastanza calda. In realtà il tempo è stato piuttosto capriccioso, e nell’ultimo mese e mezzo si sono alternati periodi di calura estiva ad altri piuttosto freddi, con temperature vicino allo zero di mattina. Pioggia poca, e vento moltissimo, che trasporta una polvere terrosa e impalpabile che penetra nelle case attraverso gli infissi laschi, si deposita su ogni superficie e prosciuga le mucose.

L’ultima tormenta è stata eccezionale, ha infuriato a partire dalla sera ed è durata tutta la notte, ululando peggio del fantasma di Canterville. Ma, a differenza dei fantasmi, che non lasciano tracce, la tormenta si è dimostrata molto concreta, e la mattina dopo uno strato di terra marrone copriva ogni cosa. Impossibile lasciar perdere, ho dovuto fare pulizia. Alcune persone di mia conoscenza potrebbero avere un collasso nervoso dopo ogni tormenta, sono sicura che il clima di Córdoba pregiudicherebbe gravemente il loro equilibrio.

Con questa arsura, andare in giro con la bottiglietta d’acqua qui non è un vezzo, è una necessità. E lavarsi prima di andare a letto una misura di sicurezza, non una civetteria.

Nonostante la scarsità di pioggia, la natura si è scatenata, e persino il deserto (i campi di calcio) che attraverso ogni giorno per andare in facoltà mostra segni di risveglio, sotto forma di una spennellata di verde: l’erba che riprende il suo ciclo, nonostante l’aridità e le scarpe degli studenti che giocano a calcio tra la polvere e sotto il sole implacabile.

Ma tutt’intorno ci sono alberi, soprattutto una gran quantità di gelsi, che hanno messo fuori prima cascate di lucentissime foglie verdi, e poi more nere e bianche a profusione, un vero festino per le calandrie e i benteveo, ma anche per me che, strada facendo, mi addolcisco la bocca prima delle lezioni, limitandomi però alle bacche bianche: le nere macchiano mani e bocca.

Qualche lapacho rosa resiste ancora, ma intanto a sostituirlo si sta preparando la jacarandà: si vedono già le prime pennellate di viola qua e là, presto la Plaza de España sarà un trionfo fiorito, e per qualche settimana sarà bella. Nelle zone erbose una quantità di piccoli fiori cremisi si aprono al sole. Sembrano anemoni ma sono malve, come le altre, di un delicato rosa aranciato, che invece crescono isolate e sembrano miniature della nostra malvarosa.

La primavera – e forse gli incendi nelle campagne – ha portato in città uccelli che non si vedevano prima: sono arrivate le rondini, che qui, a differenza dal Cile, non sono evidentemente stanziali. Delle rondini più grandi delle nostre e tutte nere; e si vede, da qualche giorno, nel recinto della facoltà di agraria che io costeggio quotidianamente, un paio di uccelletti, poco più grandi di un passero, di un rosso vivo e con nuca, schiena e coda quasi neri. Se mi avvicino si alzano dal posatoio ma, dopo un breve volo, si posano un poco più in là. Nonostante le loro tecniche elusive, sono riuscita, dopo molti appostamenti, a fotografarli e, grazie al mio libro sugli uccelli di Argentina, a dargli un nome: churrinche per gli amici, Pyrocephalus Rubinus per tutti gli altri.

A fine settembre Luciana e io siamo state al convegno Adilli (insegnanti argentini di lingua e letteratura italiana) che quest’anno si teneva a Trelew.

In realtà a me non interessava tanto il convegno quanto il fatto che avevo un conto in sospeso con le balene, che a fine novembre 2008, alla Península Valdés, avevo appena visto in un vaiggio con Raffaella, perché eravamo alla fine della stagione propizia agli avvistamenti.

Il convegno ci ha permesso di muoverci per andare ad avvistare balene e balenotteri, che questa volta abbiamo visto più a lungo e meglio, anche perché siamo state su una barca più piccola che quindi poteva avvicinarsi di più. La giornata non era particolarmente fredda o ventosa, e l’escursione ci ha offerto molte altre sorprese.

Da Trelew a Puerto Madryn, nella Península Valdés ci sono circa 130 chilometri, e abbiamo attraversato zone di pampa con vegetazione bassa popolate da guanacos, choiques (i piccoli struzzi locali) e maras (grandi roditori simili alle lepri ma con orecchie più corte): una coppia di queste bestiole ci ha offerto un divertente spettacolo di corteggiamento/accoppiamento, con brevi fughe e brevi concessioni; e durante una sosta abbiamo persino visto un armadillo! Sulla via del ritorno, ci siamo fermati per visitare delle colonie di elefanti marini (anche loro con i piccoli appena nati). Le macchine fotografiche si erano trasformate in prolungamenti delle mani.

Ma non siamo partite appena finito il convegno: il sabato pomeriggio abbiamo visitato la penguinera di Punta Tombo. Era una giornata limpidissima ma con un vento gelido che ci ha sferzate per tutto il tempo dell’escursione. A differenza dello scorso anno, la colonia era meno numerosa, perché erano arrivati solo i maschi, incaricati di mettere in ordine il nido. Quasi tutte le signore erano ancora in vacanza in Brasile, vicino a Rio, o stavano a qualche punto dei 3000 kilometri di mare che percorrono avanti e indré ogni anno. Ma è stato ugualmente uno spettacolo straordinario, vederli camminare ondeggiando verso il mare o di ritorno dalla spiaggia, piccolini e seri seri, muovendo i braccini; oppure immobili ritti davanti al nido, o distesi a pancia in giù. Quando uno comincia a lanciare il richiamo (che somiglia in modo impressionante al ragliare degli asini), subito incominciano a rispondergli da tutti i lati, ed è stupefacente il baccano che delle creature così piccine possono fare. Ma sembra che, al completo, siano circa 2 milioni su 210 ettari di riserva.

Per consolarci del freddo, la sera siamo andate a mangiare molluschi e crostacei in uno dei due ristoranti che servono pesce nella zona, e che avevamo già sperimentato la sera prima con somma soddisfazione. Non dovete pensare alla dovizia di pesci e altre creature marine che si può trovare in Italia, Francia, Croazia o Spagna. Evidentemente, il pesce è qualcosa di cui diffidare per i carnivori argentini. Ma le capesante e i gamberi erano eccellenti e assai abbondanti, e ce li siamo goduti pensando che, di ritorno a Córdoba, avremmo potuto solo sognarceli per i prossimi mesi.

Siccome il nostro aereo per il ritorno era al pomeriggio, abbiamo pensato di sfruttare le ultime ore con un’extra, e ci siamo unite a un’escursione per l’avvistamento di toninas. La tonina overa (cephalorincus commersonii) è un delfino delle mie dimensioni (1.50), bianco e nero, bellissimo (come me). Anche quella mattina abbiamo avuto fortuna, c’era un bel sole e il mare non era agitato, ideale per l’avvistamento. I delfini sono assai giocherelloni, perciò, appena le barche si mettono in mare, le raggiungono. La barca si ferma, poi riparte a gran velocità, e la tonina, o le tonine, si mettono in punta e la precedono, saltando ogni tanto con un bell’arco bianco e nero. Simpaticissime!

Qui, fare foto è risultato più difficile. Sono bianche e nere come i pinguini, ma stanno sott’acqua, e saltano fuori all’improvviso, riuscire a catturarne un’immagine decente è questione di fortuna. Ma lo spettacolo è veramente bellissimo.

Siamo tornate, Luciana con una tossaccia che si trascinava da tempo e che l’aria salubre della Península Valdés non è riuscita a curarle, e così ha dovuto andare dal medico, fare qualche accertamento, continuare le cure, e poi si è finalmente rimessa.

Intanto la vita a Córdoba ha ripreso i suoi ritmi: dopo De Cataldo, stiamo preparando la visita di Erri De Luca, produzione e personalità del tutto diverse. Stiamo organizzando un incontro con una poetessa, che è anche la rettrice della facoltà di lingue, per il quale ho suggerito il titolo “di acqua e di terra”, visti i temi che i due trattano nelle loro poesie. E poi, dato l‘interesse di De Luca per la Bibbia e la sua traduzione, una tavola rotonda con il Rabbino capo e con il rettore dell’Universidad Católica. Forse anche in

questo caso, dovrò prestare la mia opera di traduttrice (consecutiva …). In vista dell’incontro mi sono riletta parecchie cose e ho preparato una presentazione (principalmente lettura di testi) alla Società Dante Alighieri, il venerdì che precede l’arrivo di De Luca.

L’attività dell’IIC è sempre piuttosto vivace e di qualità: ultimamente abbiamo presentato Las irregulares, traduzione del testo di Massimo Carlotto. I traduttori sono il mio predecessore, Luigi Vallebona, e Javier Folco che, oltre ad essere professore di Filosofia, lavora anche all’IIC. Luigi non ha potuto esserci, e ha mandato una lettera molto bella che è stata letta all’inizio della tavola rotonda, alla quale ha presenziato Estela de Carlotto, una delle fondatrici de Las Abuelas de Mayo, l’organizzazione che da 30 anni sta cercando di ritrovare i bambini nati dalle prigioniere sequestrate durante la dittatura e uccise o desaparecidas, e che furono dati in adozione in moltissimi casi agli stessi sequestratori torturatori e assassini. Estela è una donna eccezionale, e le due ore dell’incontro sono state di grande emozione e anche una lezione di forza e dignità.

Non crediate che tutte queste cose mi impediscano di continuare le lezioni di tango; mi sono anzi comprata un altro paio di scarpe, sandali, questa volta, dato che ormai fa caldo (quasi sempre). Con Luciana sono anche stata alla milonga dello Tsunami, e a quella in Plaza San Martín, frequentate tra gli altri da un nostro compagno del corso all’Unión Radical. In realtà lui è bravissimo, e non avrebbe bisogno di lezioni, credo che venga solo per ballare. Guida molto bene, ed è quindi un compagno di ballo ideale; ma tutto si limita a questo. Ha una maniera particolare di portare la cravatta (alle milonghe, a lezione viene senza): anziché farci un nodo, la ripiega semplicemente, come una sciarpa. Ma questo non è niente. Avete presente Spencer Tracy nel ruolo di Mr Hyde? A parte l’espressione sorridente, il nostro Mariano gli somiglia come una goccia d’acqua.

Marisa

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