Gironzolando per l’Abruzzo 2

L’Abruzzo è una regione densa di abbazie (molte benedettine) e eremi, spesso in luoghi isolati. Abbiamo cercato di vederne alcune nella Valle delle Abbazie, con esiti non sempre positivi. Per esempio, San Clemente in Casauria ci si è offerta, mirabile visione di bellezza e armonia, oltre un cancello inesorabilmente chiuso. Una giovane ricercatrice che abbiam trovato proprio nel parcheggio, ci ha detto che è colpa della mancanza di personale: ce ne siamo allontanati con le pive nel sacco, consolati solo dal successo insperato della visita a San Clemente in Vomano, filiazione di quella di Casoria. Abbiamo avuto la fortuna di trovare una guida appassionata e colta, che ci ha intrattenuto per più di un’ora sulla storia, l’architettura interna ed esterna della chiesa, fondata non oltre l’890 e rifatta nel 1108. La facciata è romanica, semplice e austera ma impreziosita da un bellissimo portale; il campanile è a vela.

L’interno, a pianta basilicale, è a tre navate con soffitto di capriate lignee. Per la costruzione, sia dell’esterno che dell’interno, sono stati usati materiali di risulta appartenenti ad antichi edifici romani, e quindi c’è molta varietà nei capitelli e nelle colonne.

E’ bellissimo il ciborio che sembra fatto di un marmo tenero quasi dorato, ma in realtà è terracotta speciale decorata con trafori, figure zoomorfe, simboli e intrecci geometrici. La nostra guida si è soffermata a lungo nell’interpretazione di alcuni simboli.

Bella e curiosa la statua di San Clemente, costruita con un unico tronco scavato all’interno per alleggerirla, di linee gotiche, e dipinta.

La chiesa di Santa Maria di Prodezzano è solenne e bella; ma il clou di questa visita consiste nel chiostro che ci mostra una ragazza comproprietaria del complesso che possiede anche un’azienda vinicola. Lo spazio è molto bello e viene usato per mostre e convegni.

Per conoscere bene questa parte del nostro meraviglioso paese ci vorrebbero ben più della dozzina di giorni della nostra permanenza, così le nostre visite ad Atri e Teramo sono state mirate a pochi obiettivi, anche se poi, in entrambi i casi, ci abbiamo passeggiato ossservando le architetture e la vitalità dei luoghi.

Atri ci ha accolti un po’ imbronciata, e ci ha regalato anche una mezz’ora di pioggia; questo non ci ha impedito di ammirare il bellissimo duomo (la basilica concattedrale di Santa Maria Assunta, 1260-1305). La facciata è oggi rettangolare senza altre aperture che uno splendido portale e un grande rosone; il campanile è il più alto d’Abruzzo. L’interno, a tre navate, è quasi totalmente coperto di affreschi molto belli (molti opera di Andrea de Litio). Il più noto, ispirato a una leggenda francese, è detto “L’incontro dei vivi e dei morti” e raffigura tre elegantissimi nobili cavalieri che si imbattono in tre cadaveri ormai quasi scheletri, due appena levatisi dal sepolcro, il terzo che vi si accinge: un memento mori molto efficace e inteso ad essere terrorizzante.

Sul coro, il capolavoro di Andrea de Litio: le storie della Vita di Maria e Cristo (1480-81), sulla volta le virtù teologali e negli spicchi i quattro evangelisti, i quattro dottori della Chiesa e molte raffigurazioni di santi. E’ il ciclo di affreschi più grande d’Abruzzo e uno dei più grandi dell’Italia Centro-Meridionale.

La cittadina si arrampica fino a una posizione piuttosto elevata, e la parte antica, fitta di stradine che si aprono a volte inaspettatamente su slarghi e piazzuole con piccole chiese romaniche e gotiche.

Oltre alla piacevole passeggiata, Atri ci ha offerto un delizioso pasto nel coloratissimo ristorantino Zedi, dove abbiamo gustato ottimi primi e mangiato le mazzarelle per la prima volta; ormai sazi, ma volendo provare l’agnello, ce ne siamo fatti dare due porzioni che hanno deliziato la nostra cena. 

Nostra meta a Teramo era la cattedrale dedicata all’Assunta, e in particolare il prezioso paliotto di Nicola da Guardiagrele. La facciata di questa chiesa, romanica, come quella di Atri è rettangolare, ma conserva cuspide sul portale, splendidamente scolpito. L’interno, a tre navate, ha elementi romanici, gotici e parecchi interventi settecenteschi. Presso l’altare si trova il famoso paliotto, oro e argento sbalzati e con smalti in 35 formelle che raccontano la vita di Gesù, e che da solo meriterebbe ore di osservazione.

Teramo ci è parsa vivace, con bei negozi e un gran viavai di gente e caffè affollati.

La sera prima della nostra partenza, la Signora Silvia ci offre l’aperitivo al bordo della piscina: ha cucinato per noi fiori di zucca, e port piatti di olive ascolane, prosciutto norcineria locale, l’olio di sua produzione sul pane casereccio, accompagnati da un prosecco che si fa mandare dal Veneto. Gradiamo tutto cercando di lasciare un po’ di spazio per la cena che ci attende a Gli Antichi Sapori che non ci delude.

Nel passaggio dal monte al piano abbiamo attraversato Campo Imperatore.  Toni, che è un appassionato ciclista e ha portato la sua bici e quella di Silvia, ha deciso di fare una parte del tragitto su due ruote: Andrea ha guidato la sua auto e Lidia la propria; non si trattava di un percorso particolarmente lungo o arduo, dato che sostanzialmente eravamo su un grande altopiano, ma è stato un piacere per il nostro amico pedalare in quella vastità a una media di 1800 metri di altitudine. Noi, in macchina, ci siamo fermati un paio di volte e abbiamo fatto brevi passeggiate, godendo del panorama di prati ancora molto verdeggianti fioriti della flora dei pascoli d’alpeggio; qua e là cavalli, pecore e mucche.

Man mano che si scende verso la costa, la vegetazione cambia e spesso percorriamo strade bordeggiate da un’esplosione di ginestre gialle, che invece a livello del mare sono già sfiorite.

Ed eccoci arrivati alla costa.  Fatichiamo un po’ a trovare la nostra “villa de charme“. I proprietari sono una coppia, lui locale e lei francese: Domenico fa lo scultore, e la casa è piena dei suoi lavori, molti ricavati da legno portato sulla spiaggia dal mare, ma anche in vari materiali. Non mi piacciono molto, ma sicuramente è pieno di inventiva. Mila (Djamila, nome dovuto al fascino per l’Oriente di suo padre) è un po’ artista anche lei, ma non abbiamo individuato opere sue. Sono anni che vive qui, e insegna francese da queste parti.

La casa mi piace molto di più dell’altra. È una casetta di campagna ristrutturata con gusto, gli infissi sono eccellenti, anche se parte dei mobili e degli elettrodomestici è scadentuccia e abbiamo già i primi problemi con la lavastoviglie.  Begli spazi, bei colori nella gamma degli ocra.  Siamo in campagna. Ci sono due deliziosi gattini vivacissimi e la loro mamma, una piccola soriana. Giocano sempre, la mamma stimola al gioco della caccia i cuccioli. Non potevo non immaginare un nome per loro: la micina bianca con qualche macchia nera su testa e musetto, è White Jinn, il folletto bianco, mentre il fratellino, soriano color antracite con le strisce quasi invisibili e due occhietti d’ambra, è Black Imp, il demonietto nero.

La mia stanza è un sottotetto, con un lucernaio e una finestra con zanzariera e persiane verdi, con l’apertura delle stecche regolabile – come tutte quelle della casa.  Sono al primo piano, e la scala è di mattoni, quindi silenziosa, così quando scendo, prima di tutti, la mattina, non devo preoccuparmi del rumore.  Abbiamo una minuscola piscina, una cucina ampia, un’entrata salotto e una veranda salotto.  C’è una tettoia con un gran tavolo dove si cena piacevolmente. Di sera, con la lampada accesa, arriva il geco per acchiappare gli insetti attirati dalla luce. Buon lavoro, Jack!

La notte si sente il richiamo dell’assiolo; all’alba è un delirio di galli che lanciano le loro dichiarazioni di territorialità di casa in casa.  Quando gli si secca la gola e tacciono, comincia il pettegolezzo di bande di passeri.

Marisa

articolo precedente:

https://donneconlozaino.org/2020/07/22/gironzolando-per-labruzzo/

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