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La storia che vi raccontiamo oggi è quella di una donna che, letteralmente, ha cambiato il volto del Novecento. Una donna straordinaria, rimasta a lungo nell’ombra della storia, ma che oggi torna alla luce grazie a un graphic novel intitolato A mani nude, firmato da due grandi autori francesi: la scrittrice Leila Slimani, premio Goncourt per il romanzo “Ninna Nanna” (e autrice tra l’altro della trilogia che inizia con “Il Paese degli altri”) e il disegnatore Clément Oubrerie autore della saga Aya di Yopougon di cui abbiamo già parlato, di Pablo, dedicato a Picasso, dell’adattamento di Zazie nel metró di Queneau.
Il libro racconta la vita di Suzanne Noël, pioniera della chirurgia plastica, femminista, viaggiatrice instancabile. Una donna che ha attraversato alcuni dei momenti più drammatici e affascinanti del XX secolo, dalla Parigi delle avanguardie artistiche alle trincee della Prima guerra mondiale.
Ma partiamo dall’inizio.
Quando si parla di fumetto, o meglio di graphic novel, spesso lo si immagina come un romanzo illustrato. In realtà, spiegano gli autori, in un’intervista, il meccanismo è molto più simile a quello del cinema. C’è una sceneggiatura, e poi c’è qualcuno che la mette in scena attraverso le immagini. È un dialogo continuo tra parola e disegno. Quando funziona davvero, nessuno dei due domina l’altro: si completano. Ed è proprio quello che accade in A mani nude. Un racconto visivo e narrativo che ricostruisce la vita di Suzanne Noël partendo da poche tracce storiche, lasciando spazio anche all’immaginazione. Perché Suzanne Noël è stata una figura reale, ma oggi sorprendentemente poco conosciuta.
All’inizio del Novecento era una giovane donna borghese nella Parigi elegante e brillante di quegli anni. Avrebbe potuto vivere una vita tranquilla: essere moglie, madre, frequentare i salotti dell’alta società. Invece decide di intraprendere una strada molto diversa: studiare medicina. Una scelta già di per sé rivoluzionaria, in un’epoca in cui alle donne si insegnava soprattutto la modestia e la discrezione. Non chiedere troppo, non ambire troppo. Suzanne però fa l’opposto e si specializza in un campo allora quasi inesistente: la chirurgia plastica.
Oggi siamo abituati ad associare questa disciplina alla medicina estetica, al desiderio di restare giovani o di migliorare il proprio aspetto. Ma all’inizio del Novecento la chirurgia plastica nasce per un motivo completamente diverso, e tragico. Con la Prima guerra mondiale arrivano armi mai viste prima: esplosioni, schegge, devastazioni. Migliaia di soldati sopravvivono al conflitto con il volto sfigurato, con ferite impossibili da trattare con le conoscenze mediche dell’epoca, le cosiddete “gueules cassées”. E proprio davanti a queste ferite nasce una nuova medicina. Suzanne Noël e i suoi colleghi si trovano davanti a una generazione di corpi distrutti dalla guerra. Volti che non sono più riconoscibili. Persone che sopravvivono, ma che non riescono più a vivere.
La chirurgia plastica diventa allora una missione: restituire identità, dignità, possibilità di tornare nel mondo. Ed è impressionante immaginare come avvenivano le operazioni in quegli anni. Le fotografie dell’epoca mostrano sale operatorie affollate, con decine di persone intorno al tavolo chirurgico. Medici, studenti, osservatori. Senza le rigide norme igieniche che oggi diamo per scontate. Sembrano quasi scene teatrali. E in mezzo a quel mondo dominato dagli uomini c’è una donna che sceglie di stare dove scorrono sangue e dolore. Una donna che entra in sala operatoria quando alla maggior parte delle sue contemporanee era richiesto soltanto di restare in salotto.
Ma Suzanne Noël non è solo una pioniera della medicina. È anche una donna piena di contraddizioni, libera, difficile da incasellare. Non è la classica militante suffragetta con i cliché che spesso immaginiamo. Il suo femminismo è più pratico, più concreto. Crede che aiutare le donne a sentirsi bene nel proprio corpo possa dare loro più fiducia e più libertà nella società. Secondo lei, la possibilità di cambiare il proprio aspetto non è solo vanità: può diventare uno strumento di emancipazione.
Leila Slimani afferma: “Il corpo, in fondo, è sempre stato un territorio complesso. È attraverso il corpo che possiamo essere feriti, che proviamo dolore. Ma è anche attraverso il corpo che sperimentiamo il desiderio, l’amore, l’incontro con gli altri.” E per le donne questo rapporto è spesso ancora più complicato: il corpo deve essere bello, desiderabile, ma allo stesso tempo protetto, difeso, controllato.
È proprio questa ambiguità che affascina la scrittrice Leila Slimani: il corpo come luogo di vulnerabilità e di potere, di fragilità e libertà allo stesso tempo. La vita di Suzanne Noël sembra muoversi continuamente tra questi due poli. Lascia il marito. Si innamora di un altro uomo. Continua a studiare, operare, viaggiare. Frequenta artisti, attrici, personalità della Parigi culturale di quegli anni. Tra le sue pazienti ci sarà persino la leggendaria attrice Sarah Bernhardt. Nel frattempo il mondo cambia intorno a lei. La Parigi delle avanguardie artistiche convive con le tragedie del secolo: prima la guerra, poi un’altra ancora, la Seconda guerra mondiale.
Suzanne non smette mai di muoversi. Negli ultimi anni della sua vita viaggia moltissimo: negli Stati Uniti, in Asia, in diversi paesi del mondo. Porta la sua esperienza medica e il suo impegno sociale ovunque. Perché la sua battaglia non è solo chirurgica, è anche politica e culturale. Crede che le donne debbano avere accesso al lavoro, all’indipendenza economica, alla libertà di costruire la propria vita. E forse è proprio questo il motivo per cui la sua storia è rimasta a lungo ai margini della memoria collettiva.
La storia tende a ricordare le grandi scoperte scientifiche, i grandi nomi: pensiamo a figure come Marie Curie. Ma alcune discipline, e alcune battaglie, sono state considerate meno “nobili”, meno importanti. Così Suzanne Noël, che pure ha contribuito a cambiare la medicina moderna, è stata lentamente dimenticata.
Oggi, però, il fumetto — quella che spesso viene chiamata la nona arte — ha il potere di riportare alla luce storie come la sua.
A mani nude non è solo il ritratto di una dottoressa straordinaria. È anche il racconto di un’epoca: la Parigi di inizio Novecento, i suoi caffè, i suoi artisti, le sue contraddizioni. E soprattutto è la storia di una donna che ha scelto di vivere pienamente la propria vita. Fino alla fine. Suzanne Noël morirà nel 1954, dopo aver attraversato mezzo secolo di rivoluzioni scientifiche, sociali e culturali. Ma soprattutto dopo aver dimostrato una cosa semplice e potentissima: che il coraggio di seguire il proprio talento può cambiare non solo la propria vita…ma anche quella degli altri.
Si può ascoltare il pezzo su RadioCittàFujiko a questo link il 29 aprile (in anteprima da mercoledì 22) nel corso del programma seguente:
https://www.radiocittafujiko.it/se-difendi-la-costituzione-vieni-sospeso-il-caso-dei-parlamentari-e-dellevento-neofascista/
