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PREMESSA DICHIARATIVA: chi scrive non è religiosa, è amante delle tradizioni che si evolvono e soprattutto adora l’arancione, le zucche e l’autunno. Seppure l’autrice cerca di essere obiettiva, la lettrice e il lettore potranno cogliere qualche sbilanciamento a favore della bellissima festa di fine ottobre.

Jack ‘o lantern
Il dibattito intorno alla festa di Halloween, alla vigilia di Ognissanti o al Samhaim a seconda di come vogliamo chiamarlo, è ogni anno un leitmotiv di questo periodo. A me piace stare alla finestra a guardare le fazioni dei “pro” e quelle dei “contro” ascoltando entrambe le motivazioni.
Non mi interessa entrarci, amo festeggiare la vigilia di Ognissanti e non mi importa se la sua origine cattolica è lontana dal mio non-credo. Così come il Natale, per me sono momenti di unione familiare a cui non rinuncerei mai. Halloween per me è il giorno d’autunno per eccellenza e poiché amo questa stagione più di tutte le altre, non posso non celebrare il valore che ottobre e novembre portano. La condivisione di un ortaggio meraviglioso come la zucca, l’accensione di luci al balcone nel periodo del buio, scartare e mangiare dolcetti nella “notte del velo sottile”, per me è un piacere trascorrere il tempo con chi amo ricordando e celebrando anche chi non c’è più.
Ma come dicevo, non voglio entrare nelle fazioni, rispetto chi non festeggia perché infastidito dai bambini che suonano chiedendo dolcetti o chi ne evidenzia l’ormai evidente mercificazione delle feste. Tutti hanno ragione, ma soprattutto tutti hanno la libertà di fare ciò che si vuole.
Quello che mi ha divertito sempre, nelle mie ricerche delle origini di Halloween, è la storia di Jack ‘o Lantern (Jack con la Lanterna) che poi ha reso il simbolo della zucca intagliata universalmente associato alla festa. La sua leggenda ha origini celtiche irlandesi, ma nel corso dei secoli, complice la trasmissione orale, ha subito adattamenti e varianti locali.
Il suo nome, Stingy Jack – l’avaro Jack – riporta la caratteristica principale di questo fabbro molto astuto e taccagno.
Secondo il racconto più antico a cui sono riuscita ad accedere, Jack riuscì a imbrogliare il Diavolo per ben due volte. La prima volta, convinse il demonio a trasformarsi in una moneta per pagare l’ultima bevuta in un pub, prima di seguirlo all’Inferno. Dopo essersi trasformato però, Jack rinchiuse Satana in tasca accanto a una moneta d’argento incisa con una croce, impedendogli di tornare alla sua forma originale. In cambio della libertà, il Diavolo promise a Jack di non reclamare la sua anima per un anno. Quando l’anno fu passato, il Diavolo tornò per riscuotere l’anima di Jack. L’uomo gli chiese di raccogliere una mela da un albero prima di andare all’Inferno e di nuovo, mentre quello era tra i rami, Jack incise una croce sul tronco bloccandone la discesa. Anche stavolta il Diavolo fu costretto a patteggiare con Jack lasciandogli altri 10 anni di vita.
Infine Jack morì, ma quando bussò nell’aldilà, il Paradiso non lo accolse a causa della sua vita dissoluta e l’Inferno non lo volle per l’oltraggio ripetuto a Satana. Però il demonio volle fare un dono alla sua scaltrezza, gli donò un tizzone ardente per guidare i suoi passi e lui, per poter mantenere quel fuoco accesso il più a lungo possibile, lo mise in una rapa intagliata che usava come lanterna nel vagabondaggio tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Jack da allora non appartiene a nessun mondo, possiamo vedere la luce della sua lanterna solo nella vigilia di Ognissanti quando il velo che divide i due mondi si assottiglia.
Questa storia ha molte varianti, la prima e più eclatante è quella che sostituisce la rapa con la zucca. Per questa sostituzione ovviamente dobbiamo ringraziare gli emigranti irlandesi che, approdati come coloni negli attuali Stati Uniti, trovarono poche rape e molte zucche che erano anche più semplici da intagliare e soprattutto più graziose. Oggi infatti nessuno più associa i tuberi al vecchio Jack. Le altre varianti si trovano nei trucchi che Jack utilizza per fuggire dal Diavolo e che possono cambiare, ma comunque riportano la morale che ingannare per ottenere un vantaggio immediato non porta mai un finale felice.
Uno spunto molto divertente riguarda l’associazione che spesso si fa tra la figura del “Cavaliere senza testa” del racconto “La leggenda di Sleepy Hollow” di Washington Irving e la leggenda di Jack ‘o Lantern. In realtà non c’è alcuna correlazione, ma il cavaliere senza testa, protagonista del racconto, si aggira a cavallo facendosi luce con una lanterna di zucca e questo induce alla sovrapposizione dei personaggi. Inutile dire che le rappresentazioni cinematografiche o di serie TV e racconti vari hanno in parte preso spunto dalla leggenda e quindi si sono create nuove invenzioni e adattamenti a qualcosa che già di suo era derivato da racconti.
In questo in fondo trovo dell’ironia, in questa sua continua evoluzione, Jack ‘o Lantern insiste a vagare con la sua storia sempre nuova in un limbo tra i mondi che separano i vivi dai loro ricordi illuminandoli con la luce tenue e romantica di un tizzone.
Grazie Jack.
PHOTO CREDITS: Pixabay con Artisti vari