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Valentina NardecchiaOggi è il 16 ottobre e ricorre l’anniversario del rastrellamento del ghetto di Roma (81 anni fa). Per questo l’editoriale di oggi è una lettera a Primo Levi. 

Ma prima di lasciarvi a questa lettera imploro le nuove generazioni: studiate, documentatevi, leggete, informatevi! Scegliete il mezzo che preferite, anche una rivista come la nostra, dei video, dei podcast, i film, ma fatelo! Non vi accontentate di verità preconfezionate, di colore di partito o vestite di luce religiosa. Credete e amate ciò che volete, ma fatelo come scelta, non perché è la strada più comoda. Primo Levi disse “è acceduto e quindi può accadere di nuovo”, è accaduto per ignavia, prima ancora che per crudeltà, è accaduto perché moltissimi hanno finto di non vedere. 

Caro Primo, oggi di 81 anni fa una squadra di SS aiutata dai fascisti effettuò il rastrellamento del ghetto di Roma. 1023 rastrellati furono mandati nei campi e 16 tornarono a raccontare orrori da cui non si sono mai più ripresi totalmente. 

Tu non c’eri Primo, eri in Val D’Aosta dove ti presero i fascisti qualche mese dopo per mandarti ad Auschwiz. Anche tu tornasti, descrivendoci quell’orrore con liriche e parole che chiunque altro non sarebbe riuscito a trovare. Ci spingevi con quelle parole a conoscere, perché “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario” e avevi ragione. Conoscere, sapere, informarci è necessario per chi anela alla libertà, per chi non vuole essere schiavo e soprattutto per chi non vuole ripetere quell’orrore. 

Per questo motivo Primo, la prima cosa che soccombe in un paese che vuole sudditi e non cittadini è la scuola. La guardo la scuola del paese dove tu e io siamo nati e mi si stringe il cuore. Nel paese di Manzi, massimo maestro, la scuola contribuisce a uccidere ogni barlume di piacere nel sapere, fa odiare la lettura, lavora per costruire automi senza pensieri propri, controllabili.

Ma tu ci dicesti anche altro, ci dicesti molto di più, qualcosa che oggi vedo che tutti scrivono o ripetono, ma forse senza davvero capire. 

“È accaduto, quindi può di nuovo accadere” dicesti, e non avresti potuto essere più profeta. Purtroppo però, tra i profeti hai scelto Cassandra, nessuno ti ha creduto. 

E infatti sta accadendo, accade oggi mentre scrivo a te, nel tentativo di ricordare la straziante deportazione nella mia città, accade altrove, senza forni, ma con bombe, missili, ospedali e medici e infermieri uccisi. Bambini… quanti bambini Primo! Tu li hai visti procedere in fila indiana dentro i forni? Eh sì, noi li vediamo ammazzati mentre giocano sulle macerie di una città devastata. Infanzie mai sbocciate, infanzie mai vissute. Si muovono in gruppo, così qualcuno di loro si può salvare. Nell’età dove la morte neanche dovresti sapere cos’è, loro non solo la conoscono, ma ne sentono l’alito sulla spalla.

Primo, è accaduto e accade ancora. Ci dicono che non dobbiamo chiamarlo un nuovo nazismo, che non dobbiamo definirla pulizia etnica, che non possiamo considerarla guerra civile, che non dobbiamo pensare che sia una guerra fraticida. Ci dicono che un popolo ha diritto a una terra e ci fanno credere che il dio a cui anche tu credevi stia giustificando queste morti. Ci dicono che se chiamo “assassino” chi uccide con ferocia non giustificata, vuol dire che odio te e la tua religione.

Primo, tu sai la verità. Tu sai che stanno mentendo. Tu non c’eri al rastrellamento di Roma, ma sei tornato dai campi. 

Sono sicura che tu, che hai sentito l’odore ripugnante dei forni, che hai visto i cumuli di scarpe, di abiti, di corpi, tu non avresti alzato mano su nessuno dei tuoi fratelli. Non avresti potuto raggiungere il livello di chi ti aveva tolto tutto.

E avresti chiamato “fratello” e “sorella” anche chi pregava un altro dio. Tu e io lo sappiamo che “la guera è un gran giro de quatrini che prepara le risorse pe’ li ladri de le Borse.” come dice il poeta della mia città, Trilussa. Non esistono guerre in nome di dio, e tu lo sapevi.

E sono certa che non avresti avuto problemi a dire a un macellaio che è tale e si circonda di macellai come lui, complici i capi di stato che guardano altrove e fingono di non vedere.  È accaduto e sta accadendo di nuovo Primo, e fa paura.”

Valentina Nardecchia

Cosa faccio in inKantata? Mi incanto e sogno. E faccio quello che serve: il tecnico, la scrittrice, la lettrice. Ho due colonne al mio fianco, Miriam ed Enza e con loro non ho paura di niente.

Sito web: valentinanardecchia.eu

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