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Dalla nostra amica e poetessa Grazia Fresu, riceviamo un monologo creato a partire dalla riflessione sulla figura di Ulisse. Attraverso una prosa poetica fluida e sapiente, ci trasporta nell’universo dell’archetipo del guerriero che non può (o non vuole?) tornare a casa. Tornare in un luogo d’origine, punto di partenza di tutta la drammatica storia della guerra ma anche delle sue esplorazioni, del desiderio di affrontare e sfidare il destino per lui tracciato dagli dei. Ma oltre al luogo è nel tempo di prima che Ulisse vorrebbe forse tornare, quello della pace e dell’amore. “Tornare a casa è quando capisci chi sei, conti le tue ferite e i tuoi trionfi, stabilisci misure e confini della tua vita e gli dai un senso.” scrive Grazia Fresu. Il ritorno è allora quel luogo esistenziale che rappresenta il momento in cui ogni uomo e ogni donna cercano il senso del proprio percorso di vita. E forse è per questo che la storia dell’eroe greco ci fa ancora vibrare, in particolare nel ritmo e nell’armonia del testo di Grazia.
Il ritorno del guerriero
Mi chiamo Ulisse e sono tornato a casa.
Mi daranno fama di astuto per l’inganno del cavallo con cui sconfissi Troia. Un vecchio poeta cieco fonderà il mio mito ma io sfuggo a ogni favola su di me. Hanno detto che nel mio viaggio fui amante di maghe e regine ma nascosero il ricatto e la prigionia che quelle donne e dee mi inflissero. Solo dormii con Atena in un abbraccio casto sulla riva di quel mare che mi vide vincitore e sconfitto. Solo in lei il volto della mia saggia sposa si incarnava e oggi so che l”attesa di Penelope ha reso possibile il mio viaggio e amo le sue rughe che sostengono ancora la sua bellezza e il mio corpo stanco. Mentre dalla terrazza della reggia contemplo il mare dove Nettuno mi fu nemico sento che ogni pietra di queste mura mi ha chiamato.
Le ancelle stanno pulendo il sangue dei miei nemici dai pavimenti e dagli arredi e so che la loro devozione sta cancellando lentamente anche tutto il sangue versato in una guerra che pareva senza fine. Il suo ricordo mi allaga il cuore di tristezza ma sono un guerriero e non posso sfuggire al mio destino.
Siedo nel tramonto che con gli ultimi raggi mi riscalda, mio figlio è cresciuto senza di me e Penelope non ha avuto un giorno di pace nella sua stessa casa. Non ha vestito l’armatura ma ha sostenuto una guerra più difficile della mia.
Del mio viaggio salvo la conoscenza delle lingue e dei popoli, nessuna gloria che la ferocia, che altri chiamano coraggio, mi abbia conquistato. Ho perso i miei compagni ma non ho perso l’onore con cui disperatamente ho tentato di salvarli. Ci sono lacrime e rimpianti nel mio ritorno ma questo nostos è anche gioia, il necessario bilancio di ogni uomo.
Tornare a casa è quando capisci chi sei, conti le tue ferite e i tuoi trionfi, stabilisci misure e confini della tua vita e gli dai un senso.
Io sono Ulisse, un uomo con le membra affaticate ma il cuore forte che aspetta che i fiori del campo profumino di nuovo la sua casa, che nelle stanze si accendano le lampade e la sua donna dopo tanto tempo, sul letto scavato dale sue giovani mani nell’ulivo sacro alla sua dea protettrice, gli regali quell’amore che non ha mai avuto nel viaggio.
Grazia Fresu
