Cronaca dalla Polinesia 5: Isole Marchesi

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Viaggiare in solitaria ha sicuramente dei vantaggi, per esempio si conoscono facilmente altri viaggiatori o locali, come dimostrano le foto di Alessandra e i suoi racconti del viaggio in Polinesia. In questa puntata da Mo’orea a Hiva Oa, Nuku Hiva e Tahioae nelle isole Marchesi:

Qui i tatuaggi, che sono magnifici, adornano il corpo curva per curva per linea, raccontano la storia della persona. Constantine, per esempio, sulle braccia ha tatuato piume perché significa avere le ali della libertà. Sull’addome ha tatuato le onde e la sua tavola da surf perché è un surfista…e molto altro.

Le parole che mi hanno insegnato ieri:

Vai ei nui: grazie        A vei tina: ti ricorderò             A pae: au revoir                     Koa koa te A vei tina: felice di conoscerti.
Li rincontrerò? All’angolo dell’ultima strada che arriva alla spiaggia?

La cameriera di questo bar mi racconta che è venuta da Huahine per seguire un uomo. I suoi 4 figli/e non sono voluti venire e sono rimasti con i nonni, il più piccolo ha 10 anni. Gli mancano. Sul braccio ha tatuato la madre, il padre, i 4 figli, le mani unite, perché li porta sempre con sé, sul gomito c’è lei, il cerchio chiaro è la sua intera famiglia, quello successivo scuro è la famiglia del compagno, che l’ha accolta come la propria famiglia. Più in su c’è il bastone, quello che si usava nei sacrifici, perché lei donna ha il potere e il cerchio sulla spalla è il simbolo delle Marchesi. Ci sono volute quattro ore per farlo e non è finito.
La mia domanda a tutti era: Perché sei qui? Ora invece chiedo: Cosa racconta il tuo tatuaggio? La loro domanda ai nuovi arrivati è: Quanto tempo resti? Perché non vogliono affezionarsi ad una persona che andrà via. Ma anche io mi sto affezionando.

Alle bambine con cui ho fatto la gara a chi prendeva l’onda più lunga, mentre cercavano di insegnarmi il marchesiano.

Al gruppo di adolescenti al muretto che facevano a gara per indicarmi i posti dove andare senza ombra di diffidenza da età. Ho comprato per loro un pacchetto di patatine al supermercato, confidente che qui non mi avrebbero arrestata sul posto per corruzione di minore come farebbero in Usa… ma quando sono tornata non c’erano più. Non ho la foto e non li saprò riconoscere.

Ai tre uomini che mi hanno detto: Desideriamo rivederti.
Alla madre che porta sempre con sé sul braccio i figli che può vedere una sola volta alll’anno a dicembre e c’è malinconia in fondo ai suoi occhi, lei come me, come tutte le mamme separate dai figli… è molto attenta con i clienti, la cercavo con lo sguardo per chiederle della sua storia e subito veniva… Raccontava un pezzo, poi vedeva se qualcun altro aveva bisogno, poi tornava a finire la storia.
A tutti loro sono già affezionata.
E così ho capito perché qualcuno ha scelto questo posto.

Il mio viaggio però continua e parto per Nuku Hiva. L’aeroporto è nel Nord in una zona desertica, poi si passerà, con la strada più alta della Polinesia (circa 1200 m) attraverso una zona montana con foreste di conifere. Dopo un’ora di viaggio si arriverà nella zona tropicale, nel sud, a Taiohae, la città più importante di quest’isola che è la più grande dopo Tahiti.

La strada è davvero impressionante per il cambiamento di paesaggio. In cima è grigio e c’è vento. Faccio delle soste per prendere foto e video finché si scorge la destinazione.

 

Visito un piccolo museo dove ci sono le raffigurazioni degli abitanti prima che diventasse la Polinesia francese prima della fine del XVIII e XIX secolo. Si vede il guerriero che tiene il bastone fatto dagli intagliatori di legno che veniva usato per uccidere e sacrificare i prigionieri dai quali veniva presa l’energia. L’antropofagismo significava prendere l’energia del nemico mangiando il cuore, il cervello, ecc.. Della donna si vedono bene i tatuaggi che, nonostante fossero stati proibiti dai francesi, ora sono ripresi. Quasi tutti i locali hanno tatuaggi e anche molti turisti che si fanno tatuare disegni e motivi tipici.

La sera ceno con una famiglia conosciuta il giorno prima alla gita a Tahuata. Ci siamo ritrovati oggi per strada perché abitano vicino a dove sono io. Sono degli short-term immigrants, expats  che vengono a vivere in Polinesia un anno o più. Medici, infermieri (loro), insegnanti.
Ora a tavola ci hanno raggiunti altri sette medici o infermieri, per lo più coppie medio-giovani. Una è italiana, Alessia, simpaticissima, ha due bimbi con il compagno belga.  Mi ritrovo nella vita degli expats, nel mio passato dovrei dire, ma mi sembra un gran presente…Ricordo gli anni a San Diego, gli anni a Plymouth. La nostalgia dell’Italia, il ritrovarsi con stranieri o italiani all’estero. Vita da espatriati, appunto.

Nel frattempo è iniziato lo spettacolo di danze tradizionali marchesiane. Viene spiegata e poi si insegna ai maschi la danza dei maiali/cinghiali che, rotolandosi nel fango, si puliscono.

Alle donne insegnano la danza degli uccelli

Uscendo, la cameriera chiede a Alessia se sono sua madre…Ingoio l’indegna frase senza commenti. Sbam! Finisce il rientro nel passato. Tecnicamente potrebbe avere ragione…Mmmm , digerisco la questione. Nel passato ho vissuto anche io girando il mondo, almeno nel nord America e in Europa, spostandomi con figlie e marito: è stato faticosissimo ma davvero indimenticabile. Non ho dunque niente da invidiare.
Nel passato non avevo né il tempo né i soldi né il coraggio per fare un viaggio un po’ lungo da sola.
Nel presente, io mi sento ancora giovane, è il mio pensiero, la mia percezione libera.
Nel presente, posso fare questo viaggio che è raro e prezioso … Alla fine mi auto-invidio per questa opportunità…però la battuta non mi è piaciuta comunque 😉

Si fa buio e dovrei andare a casa…ma sto bene qua nonostante qualche passaggio di auto e qualche moscerino molesto: un paesaggio splendido.

L’indomani è domenica. Affitto piccola macchina (7500/g = 75 USD/g) per andare alla spiaggia di Anaho, dice la guida che è l’unica con barriera corallina.
Un’ora di macchina che diventano 2 perché devio e mi fermo a guardare e a fare foto.
Si arriva fino a Hatiheu, e da lì si cammina a piedi per un’altra ora e in fondo al sentiero, sul mare, c’è un ristorante che va prenotato (2300) dove c’è anche un campeggio (5500/g/persona inclusa cena e colazione)

Patrizia D'Antonio

Grazie all’incontro con Alberto Manzi, a cui ha dedicato la propria tesi di dottorato e di cui è stata collega, ha intrapreso la carriera di insegnante, occupandosi di sperimentazione didattica delle lingue in Italia e all’estero, prima di trasferirsi definitivamente a Parigi. Ha pubblicato, di recente, Donne con lo zaino. Vite in cammino (Elliot, 2023), basato sul blog omonimo.

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