Tra rianimazione e rinascita

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Rossella, Torino- Roma-Bolsena

Seduta davanti al computer, si destreggia con abilità tra pratiche e ricette, alla costante ricerca di rimedi antichi e moderni. Talvolta si chiede se abbia davvero scelto la cura giusta per quella paziente, e si tormenta per quel mal di testa che proprio non vuole dare tregua a una futura mamma, la sua nuova sassistita, a cui non può prescrivere altro che tachipirina. Poi prende l’auto e si muove tra due o tre paesi, attraversa le colline, scorge il lago, e ogni mattina si stupisce davanti al paesaggio che si apre davanti ai suoi occhi, come fosse sempre la prima volta.

In appena un mese Rossella ha rivoluzionato la sua vita. Solo due mesi fa, le sue giornate erano ben diverse. Rianimatrice in un grande ospedale della capitale, affrontava quotidianamente il dolore più crudo, quello che toglie il respiro. Ogni giorno si misurava con la morte, finché una mattina non ha detto, semplicemente: “Basta, vado via!”.

La sua decisione ha lasciato tutti increduli: amici, familiari, colleghi. Com’era possibile che una figura di riferimento in un pronto soccorso tra i più importanti della città decidesse di “seppellirsi” in un piccolo centro, dove tutti si conoscono e nessuno sembra accoglierti davvero? Come poteva, a 65 anni, cambiare completamente i propri punti di riferimento? Eppure Rossella ha fatto le valigie, ha lasciato il suo elegante appartamento in Piazza Bologna, i colleghi, le corsie dell’ospedale. Ora gira con una valigetta e un portatile tra le strade di Gradoli, di Marta e Bolsena. Ha scelto un’altra vita. Più silenziosa, forse. Ma finalmente sua.

Le chiedo di raccontarsi e Rossella esordisce così:

 Sono un medico anestesista, nata a Torino da genitori romani. Ho iniziato la scuola a Roma e, inizialmente, ho intrapreso un corso di logopedia per poter lavorare presto. Ma la mia vera passione è arrivata presto: la medicina. Ho chiesto ai miei genitori di sostenermi negli studi e loro hanno creduto in me.

Durante gli anni universitari, sono rimasta affascinata dalla sala operatoria. Amavo osservare l’anestesista: sapeva sempre cosa fare nelle urgenze, quando tutti gli altri si fermavano. Ho scelto quella strada, e l’ho percorsa per 32 anni. Ero brava nel mio lavoro, calma nei momenti critici, con la sensazione di avere “spalle larghe” per affrontare ogni situazione. La vita in ospedale mi piaceva, anche senza feste o fine settimana liberi.

Sposata e madre di due figli, nel 2010 ho affrontato una separazione non voluta, con bambini ancora piccoli. È stato allora che, per caso, ho incontrato la biodanza. La mia insegnante, meravigliosa, ascoltava i miei sfoghi e le mie lacrime. Le sessioni mi facevano bene: il gruppo era unito, solidale, e spesso ci vedevamo anche fuori. Dopo poco tempo mi sono iscritta alla Scuola di Biodanza di Roma, nonostante il lavoro lasciasse poco spazio. I miei figli, invece di rimproverarmi, mi hanno incoraggiata: erano felici di vedermi felice.

Quel periodo ha segnato una svolta. Ho comprato una casa tutta mia e l’ho arredata da sola: non pensavo di esserne capace. La biodanza mi ha dato forza, mi ha fatto scoprire energie nascoste e il coraggio di esprimere ciò che sentivo. Mi ha accompagnata anche nella scelta di una vita in un piccolo paese, riportandomi entusiasmo, giovinezza e voglia di combattere.

Nonostante la poca dimestichezza con il computer, ho imparato a usare i programmi necessari. Oggi mi sento felice e realizzata: so che questa è la strada giusta per me. Il percorso di biodanza dura tre anni e mezzo e io sono ormai alla fine. Sto frequentando stage a Roma di neuropsicologia, l’argomento della mia tesi, perché voglio capire “perché la biodanza cura.

I miei pazienti mi dicono che sono empatica. Forse è proprio questo, in fondo, il dono più grande che la biodanza mi ha lasciato.

 

Raffaella Gambardella

Raffaella, appassionata narratrice, è una blogger che ha saputo rasformare le sue più grandi passioni – il cinema, i viaggi e la lettura – in una piattaforma vibrante e ispiratrice. Sin da piccola, è stata affascinata dalle storie: quelle raccontate sul grande schermo, lette nelle pagine di un libro o incontrate lungo il cammino nei suoi viaggi. Continua a intrecciare parole di donne in un cammino che non smette mai di arricchirla.

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