Guardare lo stesso cielo con occhi sempre nuovi

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La passione per l’astronomia di Nicoletta risale ai campi estivi con gli scout quando, ragazzina, passava le serate intorno al fuoco a cantare o in silenzio a fare la ‘veglia alle stelle’. Era uno sguardo pieno di meraviglia, in cui non si ponevano interrogativi scientifici. Per questi, in quel contesto, non ci sarebbero state risposte: ma è allora che è nato il desiderio di saper riconoscere quei puntini da una notte all’altra e dar loro un nome. Durante uno di quei campi estivi accadde qualcosa di straordinario: era la notte tra il 19 e il 20 luglio del 1969 quando Armstrong mise il primo piede umano sulla Luna. Nicoletta assistette all’allunaggio dalla postazione TV del parroco del paese da cui, si diceva, era originaria la balia di Collins, l’astronauta nato a Roma e rimasto in orbita nell’Apollo 11 mentre i suoi compagni passeggiavano nel Mare della Tranquillità.

Colpite dall’avvenimento, Nicoletta e altre due giovani guide, decisero di inviare un messaggio agli astronauti indicando come indirizzo semplicemente: “Astronauti, NASA, USA”. Quasi tre mesi dopo, la risposta arrivò con tanto di logo dell’Apollo 11, l’Aquila, con i ringraziamenti e le firme degli astronauti. Felici, le ragazzine non si resero conto del messaggio generico che conteneva la gratitudine espressa per chi aveva sostenuto la missione e la speranza di una nuova era: “Crediamo che, come l’esplorazione del nostro universo si espande, così anche i benefici di tutta l’umanità. Speriamo che il popolo della Terra stia ora entrando in una nuova era di pace e comprensione comune…”. Le tre ragazze pensarono ad un messaggio scritto apposta per loro!

L’interesse per il cielo è cresciuto, nutrito anche dal regalo di un amico più grande: un telescopio di uso familiare per osservare meglio alcuni corpi celesti: Ai nostri occhi, già abituati a osservare il cielo, si è aggiunto un appuntamento serale quando, tra i palazzi, era possibile vedere la Luna o un pianeta. Quando oggi aiuto bambini e insegnanti a guardare gli astri a occhio nudo e poi con semplici telescopi e si osserva Saturno, le persone di qualunque età dicono: “Che bello! Ma è proprio come nei libri!”. Io replico: “Sono i libri che lo mostrano proprio come è!” . Nicoletta ha sviluppato il desiderio di rendere l’astronomia comprensibile a chi la vuole studiare: l’Eclittica, gli angoli di azimut, la Via Lattea a partire da cose più semplici quali il tramontare e il sorgere degli astri, mettendo in relazione stretta ciò che si può vedere e ciò che si nomina nei libri.

Al liceo l’astronomia spiegata al chiuso nell’aula e vista attraverso i libri mi sembrava un insieme di schemi piatti che nulla avevano a che fare con quanto vedevo muoversi nella sfera celeste: erano grandi numeri, grandi distanze, formule di orbite invisibili. Anche nel corso di laurea in Matematica all’Università non eravamo invitati a riflettere, a ‘vedere con gli occhi della mente’.È su quei banchi di scuola media che mi sono appassionata alla geometria e ho capito il senso e il gusto di tanta matematica studiata in modo freddo e distaccato dal reale. Ho rivisto la disciplina come un altro linguaggio capace di dialogare con il mondo con occhi diversi.

Grazie a una borsa di studio del CNR, Nicoletta continua per tre anni la sua ricerca in Didattica della matematica e delle scienze nelle classi di Emma Castelnuovo, in cui vedeva in concreto esperienze didattiche avanzate. Opera un connubio tra geometria e astronomia attraverso l’uso di oggetti e semplici strumenti autocostruiti e con fantasia, studio e riflessione con altri educatori e ricercatori. Grazie a Emma entra in relazione con uno studioso francese, Jean Sauvy, che ha influenzato in modo decisivo il suo rapporto con la città vista con gli occhi della geometria a cui lei aggiunge l’astronomia. Uno sguardo che andava oltre l’architettura ma includeva già la natura e l’ambiente antropico e urbano. Consegue il primo Dottorato europeo di didattica dell’astronomia a Ginevra, entra nella Società Astronomica Italiana, collabora con l’MCE (Movimento di Cooperazione Educativa) e con la Casa laboratorio di Cenci, fin dalla sua nascita nel 1980, insieme a insegnanti e educatori con diverse formazioni: Occorre mettere ‘le mani in pasta’, nella natura, sotto il cielo che è ovunque e gratuito, a disposizione di tutti anche delle scuole povere, da diversi punti di vista, da quello didattico a quello storico, osservativo e artistico. Con loro ho ideato laboratori e strumenti di osservazione e di registrazione degli astri che attivano il corpo e la mente, che sollecitano emozioni e conoscenze.

Sedute in un bar cittadino a parlare della sua storia, vediamo calare la luce del Sole e il buio guadagnare la sera. Un buio relativo, ci tiene a precisare Nicoletta che parla dell’inquinamento luminoso delle nostre città e della difficoltà di guardare il cielo: per coerenza e convinzione abbiamo scelto di rinunciare al lampione davanti a casa piuttosto che alla notte stellata – afferma aggiungendo che fa male non avere l’oscurità. Facciamo parte della natura e del suo ciclo notte/giorno. I carcerati e tutte le persone sottoposte continuamente alla luce soffrono spesso di un malessere psicofisico dovuto all’assenza dell’alternanza naturale di luce e buio, patiscono la nostalgia delle amiche stelle.

Ma di cosa è fatto questo sguardo che, dal primo uomo sulla Terra, si è rivolto naturalmente verso l’alto, a scrutare qualcosa di imperscrutabile per distanza, sostanza e natura? E’ un interrogativo a cui Nicoletta si dedica da molto studiando anche i modi dell’osservazione arcaica propria a tutti gli umani sulla Terra in tutti i tempi e a tutte le latitudini, ripercorrendo la storia dell’astronomia e di come l’attività più comune di sguardo al cielo, diffusa, naturale che legava attività economiche, di navigazione e persino previsioni e preveggenze si sia allontanata dalla gente per diventare dominio di attenzione di pochi, una disciplina accademica e distante dalla vita quotidiana. 

Da alcuni decenni si può puntare un telescopio anche da lontano, collegato al pc programmato sulle coordinate dell’astro che si vuole osservare, anche senza saperlo riconoscere in cielo e senza sapersi orientare nella volta celeste. Se per gli astronomi questo è una risorsa utile, per chi vuole scoprire il cielo è bene partire con l’osservazione ad occhio nudo, ma un’osservazione paziente e ripetuta nel tempo di ‘galileiana’ attitudine, alla ricerca di cambiamenti e movimenti da rilevare e ipotesi e misure da confrontare. Soprattutto mi piace restituire a chiunque sul pianeta la possibilità di guardare il cielo e sapere come questo è legato all’organizzazione dello spazio che abitiamo e del tempo: i cinque pianeti noti fin dall’antichità, le costellazioni, e persino la lontana galassia di Andromeda, distante due milioni e mezzo di anni luce dal Sistema Solare, sono visibili a occhio nudo e questo dà valore alla conoscenza attraverso i sensi che possono collegarci al lontano nello spazio e nel tempo. Se vuoi fare un regalo a un bambino, diceva Maria Montessori, metti la sua culla vicino alla finestra da cui possa vedere la Luna e lo vedrai sorridere.

Da queste considerazioni a quelle più etico-filosofiche il passo è breve. Inevitabilmente viene da chiedersi il senso di alcune ricerche di esplorazione dello spazio quando sulla Terra l’era di pace evocata proprio dai primi astronauti nella missiva ricevuta da Nicoletta ragazzina non è così concreta. Con quale sguardo possiamo ancora rivolgerci all’Universo – della cui materia partecipiamo – con la nostra capacità di distruggere la vita che si è sviluppata sul nostro pianeta? Quali forme di vita potrebbero essersi sviluppate o nascere ancora in altri sistemi stellari? Cerchiamo risorse da sfruttare o vita da conoscere nell’universo nel quale ci situiamo in un punto qualsiasi? Quale energia lega il tempo e lo spazio dall’origine alla fine dell’universo – se ci sarà e come sarà… – misurabili con numeri talmente grandi da farci sfuggire il senso? Sorridiamo al pensiero di tanta letteratura e cinematografia di fantascienza nata per rispondere, in modo fantasioso certo, a queste domande. Quante lettrici e lettori avranno sorriso leggendo Dalla Terra alla Luna di Jules Vernes dalla sua uscita nel 1865 fino al 1969? Per non parlare dei tanti negazionisti e terrapiattisti per i quali la dimensione fantascientifica fa parte delle loro credenze e delle loro percezioni del reale…

Nicoletta fa parte dell’Unione Astronomica Internazionale, del Direttivo della Società Italiana di Archeoastronomia, è tra i promotori del Progetto Globolocal sull’uso democratico del mappamondo ed è autrice di testi che aiutano a progettare ‘strumenti per i giardini del cielo’ e a guardare le città per scoprire tracce di astronomia nelle costruzioni, nei musei, nelle grandi linee meridiane frutto di scienze, arti e tecniche che si intrecciano nei manufatti e che mostrano relazioni tra la Terra e il cielo.

Da diversi anni mi interesso di etnoastronomia che ci riconduce alla nostra storia e alla storia del pensiero scientifico e come si esprime in diverse epoche e culture. Penso ai numerosi miti legati agli astri, ai nomi dei pianeti legati ai giorni della settimana, alle diverse raffigurazioni artistiche delle costellazioni in mappe e globi: siamo continuamente riportati alla storia dell’osservazione e della relazione con il cielo, se sappiamo leggerla. Nelle diverse culture ci sono collegamenti profondi tra dove nasciamo e cosa vediamo del firmamento, le parole che usiamo e le interpretazioni che siamo portati a fare. Ci sono stati tempi e culture in cui il rapporto con il cielo e la natura in genere era profondamente ancorato all’esistenza: guardare il cielo era ‘utile’ per conoscere il tempo e per orientarsi. Oggi non ne abbiamo bisogno in tal senso, ma stabilire una sorta di empatia e un’amicizia con il cielo di giorno e di notte è un aspetto di ecologia della mente e del corpo. Diceva Margherita Hack “Tutti noi Abbiamo un’origine comune, siamo tutti figli dell’evoluzione dell’universo, dell’evoluzione delle stelle, e quindi siamo davvero tutti fratelli.”

A proposito di culture domando a Nicoletta, viaggiatrice dell’universo ma anche dei continenti per scrutare il cielo da diverse prospettive, cosa l’abbia marcata di questi viaggi: 

L’esperienza più sconvolgente è stata nel 1986 nel sud del Brasile: vedere la Luna crescente con la gobba a sinistra mentre da Roma la si vedeva, la sera prima, a destra; e poi vedere l’Orsa Maggiore tramontare nell’Oceano e pensare alla Stella Polare sotto l’orizzonte e all’Italia, all’emisfero Nord, là sotto… Ero a un incontro mondiale della Pedagogia Freinet, e con queste nuove esperienze discutevamo dell’uso alternativo e democratico del mappamondo, del nostro ‘Progetto internazionale di liberazione dei mappamondi dai loro supporti universali per farli diventare locali e democratici’. In quell’occasione mi fu estremamente chiaro quanto anche il mondo scientifico rivela un approccio patriarcale e nord-occidentale come se fosse l’unico approccio possibile: il planisfero sistemato sempre con il Nord in alto, è visto, come anche il mappamondo commerciale, solo dal punto di vista dell’emisfero Nord; parlare solo di ‘quattro stagioni’ mentre ci sono zone del pianeta che ne hanno 2 o 3 o 8; la frase ‘il senso orario’ delle lancette degli orologi, segue le ore scandite dal percorso osservato del Sole sull’orizzonte solo nell’emisfero Nord. Mentre discutevamo di democratizzare le rappresentazioni astronomiche, scoprivamo, nello stesso tempo, la bellezza dell’altra metà del cielo. Al posto della Stella Polare, il riferimento importante, nell’emisfero Sud, è la Croce del Sud. Ho visto e rivisto con stupore le Nubi di Magellano, enormi e bellissime e la costellazione della grande nave di Argo: altre storie, altri miti legati ad altri animali e altri territori. Ho apprezzato un cielo in cui la Via Lattea è più imponente in un cielo con stelle assai più luminose rispetto a quelle che vediamo dall’Italia: viaggiare con gli occhi fisici aiuta a sviluppare gli occhi della mente, come insegna la riflessione sulle osservazioni fatte da Galileo.

 

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