Murales e memoria

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Spinta dal desiderio di incontrare i miei amici Marinella e Paolo, sono tornata in Sardegna dopo anni di lontananza. Era un desiderio tenace eppure sempre rimandato, finché il tempo ha finalmente concesso il momento giusto. Ad accogliermi all’aeroporto c’erano loro, insieme ad Anna, appena giunta da Parigi. Mi hanno caricata su un’auto colma di bagagli, risate e cibarie, diretti verso la casa di Ludovico e Giuliana. Non li avevo mai incontrati prima, ma le loro porte si sono spalancate come se mi aspettassero da sempre. È stato il mio primo vero incontro con Nuoro e con l’anima profonda della Sardegna.

L’ospitalità sarda non è una leggenda: è un fatto. È calda e generosa come il sole che scolpisce la pietra, come il pane spezzato a tavola. In Sardegna non ci si sente mai soli, né ospiti nel senso comune del termine. Da Ludovico e Giuliana sono stata accolta, ascoltata, nutrita non solo di cibo abbondante e preparato con affetto, ma anche di storie, di gesti gentili, di sorrisi sinceri. Ogni tavola è stata una festa, ogni conversazione un ponte costruito senza fretta. La loro casa si è aperta senza esitazioni, con fierezza e calore. È questo il modo sardo di accogliere: un atto di generosità antica, che non ha bisogno di parole per farsi capire.

Insieme ai miei amici ho scoperto Nuoro e i suoi paesaggi antichi e discreti. Mi hanno accompagnata tra silenzi montani e orizzonti ampi, tra perle archeologiche e grotte che un tempo nascondevano banditi dal cuore generoso. Ho ascoltato racconti pieni di orgoglio e memoria, in cui si mescolano la cultura pastorale, la lotta sociale e l’identità profonda di un popolo che non si è mai piegato.
Per decenni, questa terra è stata raccontata come “terra di banditi”. In parte è vero, ma i suoi banditi erano spesso anime libere che si opponevano al silenzio dell’ingiustizia, alla violenza del potere, alla dimenticanza.

Tra le pieghe di questa terra, Orgosolo…Un paese che custodisce una storia intensa, profondamente intrecciata con la resistenza e la dignità. Per lungo tempo definito “paese di banditi”, Orgosolo è diventato il volto stesso di una Sardegna che non accetta narrazioni imposte, ma se le dipinge da sola sui muri. Il film Banditi a Orgosolo di Vittorio De Seta, del 1961, ha rafforzato questa immagine, ma è camminando tra le sue vie che ho capito davvero: qui ogni muro è una voce.

I murales di Orgosolo mi hanno colpita fin dal primo sguardo. Colori vivaci, tratti decisi, immagini che gridano, che cantano, che ricordano. Un museo a cielo aperto, che trasforma le strade in un libro illustrato di storia collettiva.
Il primo murale nacque nel 1969, durante la rivolta di Pratobello, ad opera del collettivo anarchico milanese Dioniso. Fu una forma di protesta contro la militarizzazione del territorio: l’esercito voleva trasformare i pascoli in un poligono di tiro, ma gli abitanti risposero con una ferma, pacifica opposizione.

Dal 1975, grazie all’insegnante senese Francesco Del Casino — ispirato proprio dal film di De Seta — nacque una vera e propria tradizione artistica. Coinvolse i suoi studenti nella realizzazione di murales per commemorare la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, e da allora i muri di Orgosolo non hanno più smesso di parlare.

Oggi, i murales raccontano il mondo. Dalle lotte locali contro il militarismo e l’ingiustizia sociale, alle grandi battaglie internazionali per i diritti umani, la pace, la libertà. Le influenze pittoriche vanno dal cubismo di Picasso al realismo sociale di Guttuso, ma ogni opera ha una voce unica, forte, schietta. Anche altri artisti hanno lasciato il loro segno: Pasquale Buesca, il collettivo “Le Api”, e tanti altri che hanno contribuito a rendere Orgosolo un manifesto visivo della resistenza culturale e identitaria. Orgosolo non è solo un paese: è un grido dipinto, una dichiarazione d’amore alla libertà. È un cuore che batte forte sotto strati di colore, che conserva memorie e accoglie chi sa ascoltare.

E io, in questa terra antica, tra amici nuovi e vecchi, tavole condivise e muri che parlano, mi sono sentita a casa.

 

 

 

Raffaella Gambardella

Raffaella, appassionata narratrice, è una blogger che ha saputo rasformare le sue più grandi passioni – il cinema, i viaggi e la lettura – in una piattaforma vibrante e ispiratrice. Sin da piccola, è stata affascinata dalle storie: quelle raccontate sul grande schermo, lette nelle pagine di un libro o incontrate lungo il cammino nei suoi viaggi. Continua a intrecciare parole di donne in un cammino che non smette mai di arricchirla.

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