Ricordi di viaggio: il Salar de Uyuni

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-Al Salar de Uyuni!

– Sì, sarà lì che saluteranno il sud America dopo cinque anni di lavoro Raffaella (3 anni in Cile e due in Argentina), Paolo e Marinella (cinque anni a Buenos Aires). In Bolivia saluteranno il continente che li ha ospitati per tanto tempo, andranno al Salar di Uyuni, in mezzo al sole, al caldo, al colore…Ai loro sogni si aggiunge la loro amica Monica, l’unica argentina del gruppo con la voglia di lasciare alle spalle qualche scaramuccia domestica distraendosi in un viaggio riposante e sicuro.

I primi dubbi rispetto al calore sorgono nel consultare alcuni amici viaggiatori che raccontano di gelate nei rifugi, di piogge torrenziali, di freddo…Rispetto al riposo Monica si preoccupa nel leggere le guide che parlano di treni che arrivano dopo 16 ore, di bus bloccati dalla pioggia… In quanto alla sicurezza, un’amica si prende la briga di raccontar loro di corde lanciate da una parte all’altra di un fiume in piena e di turisti annegati, ma, si sa, c’è sempre chi esagera.

I quattro, sicuri di sé, contattano un’agenzia su internet. Dopo varie trattative trovano Alfredo, il rappresentante di un’agenzia che promette loro un’auto 4x 4 che li preleverà direttamente alla frontiera dell’Argentina con la Bolivia. Un po’ più lunga è la trattativa sulle stanze d’albergo…stanze private o camerate? Bagno privato o bagno unico? Alla fine ci si accorda. Abitazione doppia ma bagno da dividere con altri ospiti dell’albergo…beh, a qualcosa si deve pur rinunciare pur di consocere un’altra terra, no?

Di corsa Marinella e Raffaella si dedicano alla revisione del bagaglio: via i costumi da bagno e gli shorts, escono a comprare scarpe in goretex, calze di lana,. guanti e felpe imbottite. Marinella si preoccupa di tenere a portata di mana la sua giacca nuova di vera piuma d’oca anche se all’aeroporto di aeroparque ha qualche dubbio …ci sono 35 gradi ma di sicuro la giacca sarà utilissima a Salta…

A Salta il termometro segna 40 gradi, ci si avvia alla stazione dei pullmann che li porterà a La Quiaca. Marinella sorride, sicura di sé: tutti i passeggeri hanno con sè coperte, loro sono del posto, sanno come ci si veste. A mezzanotte parte il pullman. Ci si accomoda sul bus “semicama”, che, a differenza del Bus cama” non ha il sedile completamente reclinabile ma un predellino su cui poggiare i piedi, ci si copre ma dopo un po’ la temperatura comincia a salire…in mezzo al pullman comincia a cadere dell’acqua… una finestra sul tetto si è riempita di pioggia e il movimento del pullman ha fatto aprire una botola e bagnato alcuni passeggeri, ma non fa nulla, l’aria condizionata è rotta e un po’ di acqua non fa male. Dopo un’ora tutti i passeggeri grondano sudore e l’autista del pullman decide di cambiare mezzo a Jujuy. Il secondo pullman ha un’aria condizionata che funziona così bene che l’unica a non soffire è Marinella con il suo piumino e la popolazione locale con le coperete al seguito. Raffaella, Paolo e Monica si coprono alla meno peggio con i parei portati con l’intento di proteggersi dal sole.

La Quiaca

Arrivo ore 7. I quattro, pronti a prendere due taxi decidono, dopo avere visto famiglie di dieci persone stiparsi in un’unica vettura con porta bagagli aperto contenente svariati colli, di viaggiare insieme. Dopo poco arrivano alla frontiera con Villazon. Scesi dalla macchina capiscono, non appena Alfredo il tour operator, si avvicina, come mai avesse sorvolato sul come riconoscersi, si sentono molto distinguibili, molto europei, molto ovvii con i  loro trolley…

Dopo due ore di fila di disorganizzato controllo, varcano la frontiera. Alfredo li conduce a fare colazione, si fa consegnare i soldi pattuiti e dice loro che saranno accompagnati nel loro tour da un autista di nome Porfirio e , niente di meno, da una cuoca,Yolanda. Monica sorride soddisfatta al pensiero del meritato riposo dai fornelli: addirittura una cuoca!!! Paolo comincia a sentirsi un po’ stanco, non ha controllato bene sulla guida, in genere a 3000 metri comincia a sentirsi male, Villazon non è così alta, dicono.

Si parte per Tupiza, a Raffaella spetta il sedile davanti, poi si faranno i turni…Dopo un po’ non vede l’ora di cambiare turno…l’unico finestrino funzionante è il suo e non può distrarsi: deve chiudere velocemente quando incontrano un’altra vettura che li riempie di polvere e aprire subito dopo per non soffocare dal caldo, per fortuna ha il pareo, utile contro le ustioni, il sole che entra dal finestrino scotta. Per fortuna si decide di far passare Paolo che non si sente troppo bene, davanti, in realtà forse si è a più di 3000 metri… Si passa a prendere la cuoca a Tupiza, città molto conosciuta per aver ospitato Pat Garrett e Billy the kid. La solita guida guasta feste dice che durante la stagione delle piogge la strada statale si trasforma nell’affluente di un fiume, Porfirio conferma ma ci tarnquillizza: oggi non piove, forse domani…meno male! Mentre mangiamo riso e verdura (MONICA CI HA RACCOMANDATO DI DICHIARARCI VEGETARIANI visto che si mangia solo carne di lama conservata sotto sale), Porfirio carica la macchina: sul portabagagli due enormi bidoni di benzina, bibite, i nostri trolley e cibo). Dietro, su un predellino improvvisato, Yolanda, una bimba di circa 13 anni, la cuoca!

Finalmente si parte: ore 15

Ore 16: la macchina si riempie di vapore (o fumo?) Porfirio scende preoccupato, prende in mano un pezzo di tubo, scuote la testa e dice che tocca tornare a Tupiza: beh almeno vedranno meglio la patria che ha ospitato billi the kid!

Il meccanico sostituisce una ventola un tubo e si riparte.

Ore 17 Ormai a Paolo spetta di diritto il sedile davanti visto il crescente malessere, dietro Monica, Raffaella e Marinella che però deve scendere ogni mezz’ora per lasciar passare Yolanda che deve porgere una tanica d’acqua a Porfirio dato che si deve mettere acqua nel radiatore perché, secondo lui, il tubo cambiato, fa perdere acqua.

Il paesaggio è splendido, deserto, popolato solo da pastori dediti ad allevare lama. Non si incontra nessuno, ogni qualvolta ci si ferma per prendere l’acqua da pozzanghere visto che le taniche si sono ormai svuotate, le poche macchine sfrecciano indifferenti senza chiedere se si ha bisogno di aiuto. Porfirio si  mostra sicuro di sè, alle nostre domande dice che tutto è assolutamente sotto controllo e che “ la macchina si cambia solo se si distrugge competamente” I quattro rimangoo un po’ interdetti visto il paesaggio: come cambiare vettura se ci sono intorno solo lama?

Un po’ di sgomento arriva quando il sole sta per tramontare, i tergicristalli non funzionano e la macchina è completamente infangata, il sole acceca e Porfirio giuida con il busto completamente fuori per riuscire a vedere il sentiero. Quando il sole tramonta tirano un sospiro di sollievo …Porfirio li assicura che sono quasi a destinazione. Dopo due ore e otto fermate cominciano a preoccuparsi, l’unico agglomerato di case, Cerrillo, risulta completamente deserto, Porfirio dice chelì abitano circa 20 famiglie ma che nel prossimo paese ce ne sono 80. A questo punto Raffaella impone il suo punto di vista: non ci si può avventurare ancora di notte, è necessario fermarsi quanto prima.

Ore 22

Arrivati in un paesino, Polulo, dopo aver convinto l’autista a non proseguire data la tarda ora, suonano il clacson di fronte ad una casa. Tutto è buio, le finestre sbarrate. Si affaccia un uomo che alle richieste di ospitalità, dice di rivolgersi al”regidor”, una specie di capo villaggio. Quest’ultimo accorda il permesso di fermarsi, offrono loro l’aula di una scuola, illuminano la zona con i fari dell’automobile, smontano i bagagli. In poco tempo arrivano alcuni abitanti con materssi e coperte. Un materasso grande lo utilizzano Monica Raffaella e Marinella, l’altro serve a Paolo, stremato dal mal di testa e dai conati di vomito.

La cuoca si offre di preparare del tè, Raffaella ha fame ma, visto il diniego di tutti, mangia una banana e va a letto semidigiuna. Nel bagno, privo di acqua corrente, viene messo un secchio di acqua

Il letto è un materasso occupato nel verso orizzontale, il sacco a pelo li copre completamente ma i piedi penzolano nel vuoto. La notte è buia ma le stelle sono uno spettacolo, di tanto in tanto qualcuno esce ad ammirare le luci della notte, nessuno va (per paura?) oltre il cortile della scuola. Nell’aula ci sono due candele, per fortuna una donna ha lasciato una lampada tascabile da usare in caso di necessità. La notte è interminabile, Paolo si lamenta, vomita di continuo e non riesce a respirare. Tutti hanno mal di testa, freddo…La mattina tutti si svegliano intontiti, Paolo non riesce a reggersi in piedi, farnetica. Si decide di tornare a Tupiza per cercare un medico.

Stesso tragitto del giorno prima, stesse montagne scenario di film di gangster, stessa polvere, stesse ustioni per chi sta vicino al finestrino, stesse fermate con preventiva raccolta di acqua piovana per raffreddare il motore.

Il medico prescrive alcune medicine, ma Paolo, appena cerca di ingoiarle, vomita. Si decide di rientrare, Paolo ha l’aria di chi sta per avere un infarto. A Villazon rifanno il controllo doganale, poi la Quiaca, cambiano il biglietto e alle 20 si dirigono verso Salta.

Sul pullman Monica chiede al marito di verificare se ci sono posti sul volo da Salta, la sola possibilità è andare a prendere l’aereo a Jujui.

Si addormentano esausti sul bus, ad ogni fermata schiamazzi per il carnevale, davvero sentito in Bolivia e nell’Argentina del nord. A Jujuy si decide di scendere. Al ristorante sfilata di bambini che vendono fiori, donne che porgono qualcosa da leggere, foglietti con l’elenco dei loro guai, persone che chiedono di finire ciò che si lascia nel piatto. Paolo sembra rinato appena passati i 2000 metri, non ricorda il suo stato comatoso, ride come se fossero state matte a scendere così in fretta.

Si dirigono all’aeroporto, lontanissimo dal centro abitato, scendono dal taxi e vedono una sola lucetta e una porta socchiusa dove fa capolino un poliziotto che intima di andare via visto che l’aeroporto apre solo alle 7 di mattina.

Si guardano intorno, decisi a stendersi nel parcheggio deserto, il poliziotto impietosito fa cenno di entrare in una saletta, non prima di averli spruzzato di ddt: una nuvola di zanzare circonda i sedili su cui dovrebbero stendersi. Inizialmente Raffaella aveva pensato di buttare il suo sacco a pelo per terra ma scarfaggi volanti, cavallette e persino una rana (da dove sarà uscita? non si vedono stagni nelle vicinanze), l’hanno dissuasa.

La notte passa, l’indomani torneranno alla civiltà, il “soroche” di Paolo sarà un ricordo lontano, addio Salar!

 

Raffaella Gambardella

Raffaella, appassionata narratrice, è una blogger che ha saputo rasformare le sue più grandi passioni – il cinema, i viaggi e la lettura – in una piattaforma vibrante e ispiratrice. Sin da piccola, è stata affascinata dalle storie: quelle raccontate sul grande schermo, lette nelle pagine di un libro o incontrate lungo il cammino nei suoi viaggi. Continua a intrecciare parole di donne in un cammino che non smette mai di arricchirla.

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