13. Donne e fumetti: Violeta, Corazòn maldito

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Per la serie Donne e fumetti dedichiamo il nostro nuovo articolo a un’autrice, Virginia Tonfoni, giornalista, insegnante e fumettista livornese, classe ‘78, che ha firmato l’album dedicato ad una donna straordinaria: Violeta Parra. Artista, musicista, cantante e compositrice, Violeta è stata una dei principali artisti cileni che contribuì a divulgare la musica popolare del suo Paese.

Prima di tutto però due parole su Virginia Tonfoni: dopo una laurea in lingue straniere si trasferisce sette anni a Barcellona per un Master in Comunicazione, per poi iniziare a lavorare nel campo dell’editoria e del cinema. Quando torna a Livorno collabora con diverse testate, attualmente insegna in un liceo scientifico e si occupa di graphic novel. Il suo esordio nel mondo del fumetto è proprio l’album Violeta. Corazòn maldito disegnato da Alessio Spataro e pubblicato da BAO Publishing nel 2017. Qui a Casablanca dove vivo, ho potuto leggere la versione francese apparsa nel 2019 per Cambourakis con l’ottima traduzione di Laura Brignon; sono rimasta colpita da questo progetto davvero interessante sia dal punto di vista grafico che del contenuto: non mi risulta ci siano altri graphic novel che raccontano la storia di questa incredibile artista cilena. La Tonfoni è inoltre coautrice (con Andrea Benei e Matteo Contin) del volume Tutti i critici sono bastardi (Edizioni Sido, 2021) e nell’antologia Genere e Giappone(Asterisco, 2023).

Ma per una conoscenza anche delle idee e l’impegno nel mondo dei cartoon di Virginia Tonfoni, rimandiamo alla recente e interessante intervista di Emilio Cirri del 15 gennaio 2025 sul sito:

Lo stato del fumetto in Italia: Virginia Tonfoni

Passiamo dunque alla protagonista dell’album, la grande Violeta la cui vita viene raccontata nell’album dall’infanzia fino al suicidio, il 5 febbraio del 1967 a Santiago del Cile: non aveva ancora compiuto cinquant’anni. Nata a San Carlos, da una famiglia numerosa, Violeta impara a suonare la chitarra e cantare dal padre maestro di scuola e musicista. La mamma contadina, sarta e cantante lavorava per mantenere i figli e molto presto contribuirono anche loro esibendosi. Violeta impara a suonare la chitarra a nove anni e a dodici compone la sua prima canzone. Con il fratello Lalo si esibivano nei locali e per le strade soprattutto quando il padre si ammalò. Dopo tre anni questi morì e Violeta partì per Santiago per raggiungere suo fratello iniziando la sua carriera artistica suonando con la sorella Hilda in sale, bar ristoranti della zona. In uno di questi conobbe l’operaio comunista Luis Cereceda Arenas con il quale si sposò un anno dopo e dal quale ebbe due figli: Isabel e Angel. Luis e Violeta parteciparono alla campagna presidenziale per Vileda nel ‘46. Violeta si separò dal marito dopo che le tensioni tra i due erano aumentate per l’indipendenza della donna che continuava la sua carriera artistica. Si sposò poi con un altro Luis (Arce Leyton) da cui ebbe Rosa Clara che morì mentre Violeta era in tournée in Europa. In duo con sua sorella Hilda registrò il suo primo disco per la RCA, frutto della ricerca su campo di Violeta del patrimonio della canzone popolare cilena. Partì per la sua ricerca percorrendo il Cile conoscendo Pablo Neruda e altri poeti e contribuendo a costruire e divulgare la tradizione musicale cilena con più di tremila canzoni riunite nel libro Cantos folclóricos chilenos e nei suoi primi dischi incisi in solo con la EMI Odeon. Nel 1954 animò il programma radiofonico Canta Violeta Parra, per il quale ricevette il Premio Caupolicàn che le procurò un invito in un festival musicale giovanile a Varsavia. Viaggiò allora in URSS e in Europa in particolare a Parigi dove apprese della morte di sua figlia Rosa Clara. Continuò un lavoro in cui composizioni poetiche e temi sociali si mescolavano insieme ad altri settori artistici: la ceramica, la pittura a olio, la tessitura e scultura che espose alla Feria Chilena de Artes Plásticas avendo fondato anche un museo del folclore e arte popolare cileni sempre continuando a viaggiare nel Paese e divulgarne la cultura. Viaggiò poi in Argentina da dove, con i figli Angel e Isabel si imbarcarono per Helsinki per partecipare all’ VIII Festival Mundial de la Juventud y los Estudiantes. Viaggiò ancora in Europa per stabilirsi a Parigi dove si esibiva nel Quartiere Latino, incideva dischi e dove, prima donna latinoamericana, espose le sue opere al Museo de Artes Decorativas del Louvre. In questo periodo ebbe una relazione intensa con il musicologo e antropologo svizzero Gilbert Favre,con il quale visse tra Ginevra e Parigi e che fu il destinatario di numerosi e importanti componimenti tra cui «Corazón maldito», sottotitolo dell’album.

Alle canzoni d’amore si affiancano in questo periodo canti molto combattivi come «Miren cómo sonríen», «Qué dirá el Santo Padre», «Arauco tiene una pena» y «Según el favor del viento», che formarono la corrente detta la Nueva CAnciòn Chilena. In giugno del 1965 tornò in Cile e tentò di fondare una Università del Folklore; nel frattempo la sue relazione con Gilbert Fauvre finì e lui partì per la Bolivia, cosa che la ispirò per la canzone «Run Run se fue pa’l norte». Partì per incontrarlo a La Paz ma lui si era sposato. Sembra però che l’ultima relazione amorosa di Violeta sia stata con il cantante Alberto Zapicàn. Nel 1966 incide il suo testamento musicale, il disco Las ùltimas composiciones che include il suo inno umanitario «Gracias a la vida» .

L’album ripercorre tutte queste tappe della vita di Violeta Parra con un tocco di originalità nella grafica dove il gioco di colori rosso, bianco e nero formano un contrasto drammatico e intenso, passionale e carico di tensione. Una tensione che parte dalle difficoltà di una donna combattente, da bambina in una famiglia che vive la miseria, l’alcolismo, la malattia e la morte del padre e insieme la solidarietà fraterna e la gioia della musica, fonte di sussistenza ma che diventa ben presto un’espressione artistica di alto livello per Violeta. Giovane donna indipendente, nonostante le delusioni amorose e la perdita di una bambina, attraversa la vita con sentimento e passione. Infine la coraggiosa e indipendente donna che viaggia, si esibisce, attraversa l’oceano più volte, intraprende grandi progetti culturali per rivalutare il folclore e la cultura popolare del suo paese. La pagina 80, con il grande transatlantico nero sul rosso del mare e dello sfondo, trasporta il lettore nel viaggio della vita di Violeta tra Europa e America, tra alti e bassi, successi e fatiche, come le onde dell’oceano. In alcune pagine sono riportati brani in originali di suo canzoni note come un contrappunto alla narrazione come nella pagina triste della morte della figlia e i suoi versi “Si se deshota la Rosa; muy triste queda la planta como quedò la que canta su pena màs dolorosa (Verso por la nina muerta). In conclusione l’album ha il merito di divulgare la vita e l’opera di Violeta con un tocco di grande umanità tanto questo elemento doveva appartenere all’artista, dal carattere fiero e determinato, sensibile e passionale, forte e fragile soprattutto nella sua ultima parte della vita quando la depressione la spinge all’atto estremo, rappresentato con una pagina di grande drammaticità e le parole: “La creaciòn es un pàjaro sin plan de vuelo que jamàs volara en linea recta”. Gracias a la vida Violeta gracias a tì que nos a dado tanta musica y palabras incantadoras…

Un articolo sul tema a questo link:

Violeta Parra dalla rubrica “Donne e Fumetti” su Radio CittàFujiko

P.

Patrizia D'Antonio

Grazie all’incontro con Alberto Manzi, a cui ha dedicato la propria tesi di dottorato e di cui è stata collega, ha intrapreso la carriera di insegnante, occupandosi di sperimentazione didattica delle lingue in Italia e all’estero, prima di trasferirsi definitivamente a Parigi. Ha pubblicato, di recente, Donne con lo zaino. Vite in cammino (Elliot, 2023), basato sul blog omonimo.

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