Una bustina di tè bancha

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-Credo fermamente che ho il dovere di restituire ciò che ho avuto dalla vita, ho avuto ottime possibilità: ho potuto studiare, i miei mi hanno trasmesso valori solidi, ho potuto esprimere il mio potenziale, sono stata fortunata a livello lavorativo. Il tempo che dedico agli altri è un imperativo per me– mi dice Chiara in occasione di una raccolta di sangue organizzata con il suo supporto presso l’azienda in cui lavora. –Per me è imprescindibile il lavoro di volontariato, prima insegnante di italiano per stranieri, poi la mensa dei poveri, adesso questo…

Incontro Chiara dopo un importante evento a Milano dove ha convogliato i colleghi, presso un’autoemoteca per effettuare una donazione di sangue. 

Sono incuriosita dalla sua energia e le chiedo di raccontare il suo percorso di vita per le donne con lo zaino:

Sono nata in provincia di Milano, dopo avere finito la terza media la mia temibile professoressa di matematica ha consigliato ai miei genitori:“Sua figlia è  brava a scrivere, le faccia fare il classico!” Dopo avere conseguito la maturità, mi sono iscritta a Giurisprudenza. Poco prima della laurea in Legge, ho capito che il lavoro dell’avvocato non era ciò che desideravo, perciò, tra lo sconcerto dei miei, ho chiesto come regalo di laurea l’iscrizione ad una scuola di alta formazione in ‘Management e gestione degli eventi culturali e sociali’. Il momento che ha segnato un’inversione di rotta nella mia vita è stato uno stage presso il teatro Smeraldo. Il teatro mi aveva entusiasmato fin dai tempi del liceo, quando i nostri insegnanti ci conducevano ad assistere a spettacoli teatrali. Molti pensano che gli studi classici siano obsoleti, io ringrazio sempre il consiglio di quella professoressa, non cambierei mai quella scuola con nessun tipo di studi specialistici. Il Classico forma, educa, non istruisce né addestra, fornisce un’apertura mentale unica.

Gli anni in cui ho lavorato in teatro hanno forgiato le mie competenze che mi sono tornate utili nei lavori succcessivi

 Il mio primo stage mi ha catapultata nel mondo della danza contemporanea internazionale: da lì in poi l’elemento dell’internazionalità non è mai mancato nelle mie esperienze lavorative.

Alla fine dello stage, tanti altri lavori, tra cui uno a Londra e l’altro a Dublino. Organizzavo per una società svedese vacanze studio. Mentre ero lì mi ha contattato una società per offrirmi un impiego in un’agenzia di management teatrale. È successo come nel film Sliding doors, perché contemporaneamente mi avevano offerto un posto presso la Royal Bank of Scotland. La mia porta si è aperta nella direzione dell’agenzia teatrale, scelta che ha provocato il silenzio offeso di mio padre per una settimana. L’affetto dei miei ha avuto la meglio sul rimpianto per un posto ben remunerato presso la banca scozzese, hanno accettato e compreso che il teatro era la mia strada. In effetti, a distanza di anni posso dire che quello è stato il lavoro più ricco di emozioni: organizzavo tournée, pianificavo tutto attingendo anche alla mia preparazione giuridica, inoltre partivo anche io con gli artisti conoscendo in questo modo tutta l’Italia. C’era anche un’attività stanziale in cui ho organizzato convention e spettacoli televisivi (Sanremo e Lavazza). Dopo dodici anni di questa vita appassionante però ho dovuto dare ragione a mio padre che voleva per me un lavoro più stabile: l’attività era grandiosa ed appagante ma non per il portafoglio, perciò ho preso un anno sabbatico per decidere quale tipo di svolta dare alla mia vita lavorativa. 

Londra mi ha accolto ancora una volta e con lei la mia cara amica conosciuta durante il mio primo viaggio in Inghilterra, era il tempo della “cool Britannia, sembrava che tutto dovesse accadere lì. Londra era il mio rifugio, ci ero stata tempo prima come ragazza alla pari prima di decidere che dovevo finire l’università.

 Amavo quel luogo ma ho ricevuto una proposta dall’Italia e ho cominciato a lavorare da free lance come PR.  

Mi contatta una multinazionale svedese proponendomi di seguire un programma di vacanze di studio. Resto per ben dodici anni, all’inizio con un ruolo commerciale, poi su tematiche di risorse umane, recruiting e formazione. La sede era dapprima a Goteborg, poi a Manchester, per un po’ anche in Francia ed in altre sedi di vacanze studio. Viaggiavo molto, per lavoro e anche per diletto nei periodi liberi dalle vacanze estive, perciò ricordo splendidi settembre ed ottobre di esplorazione nei Caraibi, in Giamaica, patria del padre della mia amica londinese, a Barbados. Poi, nel 2016, un folle innamoramento per il Giappone, che già amavo grazie ai racconti di molte mie amiche giapponesi. Ai tempi del teatro avevo lavorato con una compagnia giapponese: l’esperienza era stata molto complessa e impegnativa, nessuno parlava inglese. Sono tornata in Giappone cogliendo un’opportunità offertami dalla mia amica Makiko che mi ha accolto nello studio di suo padre, artista di pregio.  Era una casa tutta costruita in legno, piena zeppa di opere d’arte del padre e del fratello. Ricordo un prezioso tatami e l’emozione di vivere non da turista come la prima volta, in cui avevo visitato dieci città in quattordici giorni. 

Intanto era l’ultimo anno che lavoravo con gli svedesi e mi sono recata in Corea, Paese affascinante dove conto di poter tornare per approfondire le mie conoscenze del posto. 

Il Giappone mi era entrato nel cuore, perciò, alla fine del periodo del Covid dove avevo effettuato solo brevi viaggi in Europa, mi sono recata a Sakura per vedere la fioritura dei ciliegi. Ho organizzato il mio viaggio con un’amica che all’ultimo momento si è tirata indietro. All’inizio ero dispiaciuta di partire da sola, ma è stata una delle scelte più azzeccate, mi sono goduta tutto quello che mi offriva la città senza mediazioni, sceglievo i miei tempi e i luoghi, senza fretta. Con me avevo un libricino di racconti del mio autore preferito, Murakami Haruki. Quel viaggio mi ha consolato e aiutato a uscire dal burn out lavorativo, occupandomi di formazione ero davvero affaticata anche dal punto di vista fisico e non avevo mai tirato il fiato. Era Pasqua, ero giunta a Naoshima e mi godevo il sole e il paesaggio in un tempo sospeso, dedicato solo a me. Ero così rilassata che un giorno, a Hiroshima, volevo recarmi a mangiare una speciale pizza giapponese. La pizzeria si trovava in un posto lontano, ma ho deciso di andarci anche se avrei dovuto prendere il treno successivo. Alla biglietteria, dove sapevo che avrei faticato non poco a farmi capire dall’impiegato con cui avrei comunicato a gesti e con google translate, ho fatto un’ora di fila senza scompormi. Leggevo il mio amato Murakami e ho aspettato serena il mio turno.

Una volta, ad Osaka, uscita dalla stazione non riuscivo a trovare la giusta uscita (ce n’erano otto) ho tirato un sospiro e pazientemente, dopo bel venti minuti, chiedendo a destra e a manca informazioni a cui mi rispondevano in giapponese, ho imbroccato la strada che mi avrebbe condotta al mio hotel.

In quel momento mi sono ripromessa:

-Voglio essere più zen!

Chiedo a Chiara di cosa si occupa i questo periodo:

Lavoro in una grande società occupandomi ancora di formazione e sviluppo. Ho una vita molto intensa, un’occupazione che mi consente, oltre a mantenermi economicamente, di viaggiare. Sono stata recentemente in Uganda, in un viaggio comodo, ma ho voglia di prendere il mio bagaglio e partire, magari in viaggi spartani e in luoghi sperduti.

A proposito di bagaglio, chiedo a Chiara di descrivere il suo zaino ideale:

Porterei un libro che rappresenta la conoscenza, nel mio lavoro ho bisogno sempre di strumenti nuovi, del tè giapponese, in quanto secondo me è importante prendersi cura del proprio corpo, il tè matcha richiede cura e attenzione nella preparazione, poi un bloc notes e una penna, perché il movimento dello scrivere a mano aiuta a riflettere.

Lascerei la zavorra dei pensieri passati e irrisolti, i rimpianti di ciò che volevo, le relazioni marcite, non voglio lambiccarmi più.

Chiara Forloni

Raffaella Gambardella

Raffaella, appassionata narratrice, è una blogger che ha saputo rasformare le sue più grandi passioni – il cinema, i viaggi e la lettura – in una piattaforma vibrante e ispiratrice. Sin da piccola, è stata affascinata dalle storie: quelle raccontate sul grande schermo, lette nelle pagine di un libro o incontrate lungo il cammino nei suoi viaggi. Continua a intrecciare parole di donne in un cammino che non smette mai di arricchirla.

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