Annalisa, curiosa osservatrice del vivere

Annalisa Lullo, Tivoli (Roma) – Andria (Bari)

In una tiepida serata di settembre, sotto un chiaro di luna, un gruppo di donne combattive e delicate, si scambiavano piacevolmente chiacchiere godendo l’assaggio di delizie pugliesi e bevendo del buon vino: pane artigianale condito con uno spettacolare olio, il così detto oro di Puglia, mozzarelle e dolci vari.

Eravamo ad Andria, cittadina del sud Italia, sede del suggestivo Castel del Monte, maniero federiciano.  L’occasione di scambi umani, linguistici e, perché no, culinari, è stata data dalla presentazione del libro tratto dal nostro blog presso l’associazione “Le amiche per le amiche”, fondata dall’avvocato Francesca Magliano e centro propulsivo dove si ritrovano numerose donne, per dare e ricevere, confortare ed essere confortate, comprendere ed essere comprese. Un cerchio vibrante di luce e scambio.

Tra di esse c’è Annalisa. Si definisce “curiosa osservatrice del vivere”.  È giornalista, autrice, scrittrice, emotion coach.

Nata a Tivoli, vissuta tra monti e corsi d’acqua, durante l’infanzia e l’adolescenza. – un vero privilegio quello di trascorrere quell’età in contesti semplici e naturali – afferma.

Si è trasferita poi ad Andria per scelta della famiglia, d’origine pugliese, cominciando dall’oggi al domani il liceo in una terra nuova, molto diversa dall’ambito in cui viveva. Racconta che è stato destabilizzante per la sua sensibilità trovarsi catapultata in un contesto lontano, abituata come era alla familiarità, alla generosità e all’accoglienza fluida di persone genuine nei piccoli borghi:

È iniziata così la mia avventura in una realtà ancora provinciale, conformata ed impacchettata in usanze e convinzioni che spesso mascherano ed irrigidiscono le persone nascondendo la frequenza del cuore che vibra in tutti ed ovunque.

Quella nuova fase è avvenuta in una fase delicata e per di più in una classe “raccomandata” dunque impegnativa da gestire. Col tempo e lo spazio necessario è andata bene, Annalisa ha imparato subito l’arte del cambiamento e appreso come godere degli stimoli che il nuovo può donare. Finito il liceo, ha scelto comunque di andare. Cinque anni di studi universitari a Siena, nella cornice della affascinante Toscana, e poi, dopo un master ed un fortunato stage, il lavoro a Roma presso Radio Rai.  Un lusso, un ennesimo privilegio per lei in quel momento, caduto dal cielo ed abbracciato con entusiasmo. In Rai trascorre anni stimolanti di crescita umana e professionale, in un contesto romano che rende tutto sempre magico. Dopo diversi anni e molte esperienze, la sua evoluzione la conduce ad un bivio. Arriva la crisi, grande maestra di vita e la presa di coscienza della ciclicità dell’esistenza:

Sono giunta così alla coraggiosa, forse folle, scelta di lasciare Roma, compreso l’ottimo lavoro e le relazioni care. C’era tutto in quel momento, dal di fuori, tanto, troppo, ma non c’ero io. Mi ero persa tra i gironi di quella ‘lavatrice’.

Aperture, chiusure, arrivi, partenze, ritorni, segnano le nostre vite, di certo la sua, coinvolta in un costante viaggio di crescita, consapevolezza, presenza, leggerezza e amore.

Annalisa è ritornata in Puglia e ha trasformato quel ‘rifiuto mentale’ per Andria in una stupefacente scoperta della Puglia, terra carismatica, molto variegata, dalle mille risorse, infinite bellezze e colma di storie di bontà. Ha scelto di tornare e recuperare la sua armonia coi quei luoghi e con la famiglia di origine. Ne ha apprezzato i ritmi, la qualità della vita, i sapori, i colori, i suoni. Ammirato la sua vastità. Oggi ha difficoltà a lasciarla, si vive bene qui, tra ambienti risonanti e relazioni in espansione. Dopo curiose esperienze, relazionali e professionali, è giunta in una fase di apparente stallo, una stazione in cui è l’affermazione materica e il riconoscimento lavorativo a mancarle, il completo appagamento economico espressione dell’apprezzamento del suo fare. E soprattutto quella sacra autonomia che ricomprende anche la sfera monetaria. Di questo momento presente, dice:

La stima e il riconoscimento che chiedo riflette il valore che sto cercando di vedere in primis verso me stessa. “Quello che è destinato a noi, possiede il nostro passo, ritmo, battito, respiro, la nostra frequenza”, ho letto da qualche parte. Così è. Dunque oggi con autonomia cerco di nutrire la mia capacità di cura e sostegno, di ampliare la mia forza e delicatezza, sì da acquisire libertà, una libertà piena. Emotiva, mentale, fisica, concreta. Per stabilizzarmi nel mio ambito, tenendo fede alla mission. Nel rispetto supremo della mia anima. Qui in Puglia, la maggiore disponibilità spazio temporale mi ha consentito di scoperchiare nuove passioni, svelare impensati talenti, mettermi alla prova in altre abilità. A cui voglio continuare a dare luce, forma. Amante della parola, che è anche silenzio, ascolto, linguaggio, osservazione, mi sono cimentata nella scrittura emozionale, ho creato dei gruppi di scrittura terapeutica, scritto due libri, in cui mi racconto a cuore aperto e ho dato contenuto, forma e voce a dei podcast emessi in radio. Oltre a fare la copywriter, sono divenuta giornalista, ho conseguito la qualifica di emotion coach e mi sono divertita nell’acquisire il titolo di insegnante yoga per bambini.

Tanta roba, voluta e scelta, ecclettica come è.

Semi, germogli, fiori, meravigliosi, che mi hanno reso prospera, gioiosa, entusiasta e realizzata per gran parte del cammino condotto fin qui. Ora sono nella fase dello sbocciare, del fresco rifiorire, dello svelare le brillanti perle ed ampliare. Sento con insistenza che è il momento di volare, ancora. Spiccare il volo. Quando, dove, con chi, chissà.

Ho accettato il mistero che appartiene alla vita, come all’amore e alla voce sempre nuova della nostra essenza.

Annalisa ha mantenuto una villetta familiare nel Lazio, in una zona un po’ fuori Roma, adornata di altipiani, spazi verdi, ruscelli e fiumi, dove almeno una volta al mese si reca per ritemprarsi. Un luogo particolarmente carismatico per lei. Il mare guarisce l’anima, si dice, e il verde la rinfresca, la rinvigorisce. Ecco perché si è innamorata del territorio pugliese e continua ad amare la terra che le ha dato l’esistenza, la valle dell’Aniene. In questi luoghi sono unite le sue componenti prioritarie, i suoi elementi predominanti, terra e acqua, a cui impara ad aggiungere, fuoco, aria, vento.

In Puglia al momento vive nelle vicinanze di Bisceglie, in una mansarda con veranda divenuta per lei uno spazio sacro che la ricongiunge al tutto e la conforta nei momenti di umana fragilità. Sotto casa c’è una pineta profumata e dalle finestre vede il blu del mare.

Così si descrive:

Sono una persona ipersensibile da sempre, provo e vivo tante emozioni, di variegati toni e, crescendo, è stato necessario imparare a gestire il tutto, per evitare di restarne vittima o prigioniera. Sentire tanto ti porta sull’altalena della vita, ti fa oscillare, provoca grande gioia ed anche momenti di intensa sofferenza. Un fluire emozionale da lasciar scorrere, senza ingarbugliare e controllare. Una preziosa sorgente che lasciata libera diviene nostra grande amica. Insegnante di passi, guida nei sentieri, sostegno nei percorsi, cura nei cammini, dove si compiono scelte che delineano le esistenze. Direzioni coraggiose, indicazioni sfidanti, soste attive, parentesi rinfrescanti, che ci salvano da esistenze monotone, annoiate, frustranti, poco mosse, meno danzate. Scelte che si ribellano ad esistenze finte, fatte di vetrine firmate e contesti lontani dal vero sé. Decisioni accomodanti, amicizie superficiali, pentoloni chiusi che prima o poi son destinati a scoppiare. Rapporti insani, lavori frustranti, ambienti distanti, tragitti non propri che rassicurano per un po’. E poi? Dove sono, il mio cuore dove è, l’anima mia c’è?

Così man mano, passo dopo passo, battito dopo battito, respiro dopo respiro, imparo a rafforzare dolcemente l’intento di riconoscere e dare fiducia al mio sentire, a fidarmi del suo vibrare, a restare fedele all’amore ad affidarmi alla vita. Che sa. Un abbandono rischioso e coraggioso in cui è ricompresa la possibilità di sbagliare, che è dono. Impariamo sbagliando, ci rialziamo cadendo, trasformiamo vivendo, rinasciamo morendo. Cicli e giri attraverso cui apprendiamo ed esploriamo visioni ed aspetti insospettabili di noi. Umani, umili, terreni, fragili e nobili, regali, celesti, divini, insieme. Un viaggio, il vero viaggio, quello interiore che sfocia simultaneamente in quello esteriore. Un buio esplorato che conduce verso la luce, che diviene sostanza, un sottile che partorisce il maestoso. Un cammino riservato a chi sceglie di attraversare la vita, di viverla senza sopravvivere, godendo del gioco, assaporando la danza e fluendo con vigilanza, gentilezza e potenza.

Adesso sono in una fase in cui approfondisco un’ulteriore conoscenza di me, mi ascolto con attenzione per navigare l’ignoto con fiducioso e fedele affidamento. Nel padre e nella madre che mi abitano, nei sostegni angelici che sento, nel suono della mia voce che arriva dall’immenso. Quell’immenso non sapere che è sicuro.

Cerco di essere me, prima di ogni cosa, felice, abbondante, quieta, pacificata, nel qui e ora. Sbirciando con gratitudine al passato, stando con caritevole luccichio nel presente e guardando con bellezza al futuro. Impegnandomi a tornare a quella elevata frequenza, quando inciampo. Di ricondurmi alla casa del cuore, quando mi perdo, di accompagnare a lei i miei pensieri pesanti e liberarli. Alleggerire con lei il mio passo e snellire il corpo, sanare il complesso. Qui, nell’unico momento realmente esistente che vivo. Faticoso alle volte, pur possibile per orientarsi al meglio fuori, nelle relazioni, nel mestiere, nelle passioni, negli ambienti. Essenziale per stare bene, fare bene e accogliere bene. Guardando con grazia quel che è stato, con splendore quel che è, ed ottimismo quel che sarà. Vibrazioni positive da manifestare sempre, ovunque e nonostante.

Non è forse questo quello di cui tutti abbiamo bisogno?

Carezze e conforto, sostegno e abbraccio, contatto e scambio. Vicinanza. In una parola, Amore, vitale sentimento del cuore.

La mia è una storia comune pur vissuta con tale pienezza da renderla speciale. Varia. È andata un po’ così, all’inizio, lasciandomi trasportare dagli eventi. Mi sono laureata in giurisprudenza senza realmente scegliere e, tutto sommato, è stata una bella esperienza. La prima lontana da casa, in Toscana, fatta di incontri umani e forme impreviste di maturazione. Anche lo studio del diritto mi è servito a fare ordine nella mia complessità, per imparare a nuotare in un’area senza confini con una gestione tutta mia. Ho imparato presto che quello che viviamo è sempre perfetto, prezioso e necessario alla nostra evoluzione. Funzionale, anche quando non ci piace. Con la crescita ho appreso la possibilità di scegliere pur nel fluire nella vita. Dopo la laurea, con maggiore maturità e chiarezza ho optato per cose più affini a me. Ho compreso la passione per la scrittura, la comunicazione e la condivisione, ho accolto la mia creatività, sono diventata autrice, poi giornalista, ho fatto corsi e master e sono entrata presto come collaboratrice redazionale in Rai. Per tanti anni ho fatto un lavoro interessante, stimolante, curioso, innovativo, perfettamente adatto a me, in quel momento. Ho potuto incontrare molta gente, espandere la mia cultura e la mia mentalità. Ho viaggiato molto ed esplorato usanze nuove. Ho scritto di tutto, conosciuto luoghi e scoperto storie. Ho avuto subito la conferma di quanto scrivere fosse una delle mie passioni, un talento offertomi. E la penna il mio ‘attrezzo’, divenuto poi strumento di amorevole cura e affettuoso sostegno. Un percepito che ha trovato risonanza durante la pandemia. Periodo che ho vissuto in Puglia, da sola, e chiacchierato molto tra me e me, immaginando dialoghi e contatti all’esterno. La natura è stata mia amica, le lunghe camminate, lo yoga, la preghiera, l’ascolto. Già nell’ultimo periodo che ero a Roma mi sono dedicata a cose e relazioni più affini a me, acquisito maggiore presenza e la possibilità di riconoscermi sempre un’opportunità. Ogni impronta ha ‘lavorato’ in modo invisibile e mi ha permesso di discernere l’essenziale per la mia anima. Momento per momento. Ho nutrito, e nutro in modo costante, un benessere interiore che è il mio fulcro per una buona lucidità mentale e il compimento di azioni intonate al sentire di quell’attimo. Senza giudizio, libera da colpe e dai tanti condizionamenti entro cui viviamo. Amare noi stessi è il presupposto, e dunque la priorità, per amare l’altro, innamorarsi di tutto, e sentirsi amati infinitamente. Una circolarità importante da apprendere e sperimentare. Impossibile dare qualcosa che non si ha. E quel che si dà si riceve, sempre, in qualche modo. Amore, accettazione, compassione, perdono, gratitudine, pace. Questo il motore per alimentare stupore, per vivere nell’incanto, per assaporare magia. E cogliere infinite possibilità, illimitate potenzialità, recepire l’eternità saggia dell’anima. Con l’oscillazione della propria umana e splendente ‘esserità’. Con la comprensione del proprio essere divinamente umani. Una minuziosa attenzione verso la personale interiorità che sola dona benessere alla forma. Amori, relazioni, attività, professioni, passioni, ambienti, contesti, abitazioni, case. Con coraggio ed un pizzico sana follia generatrice della nota ‘pazza gioia’.

Io ad un certo punto ho lasciato Roma, amici, attività, luoghi, e molto altro. Quelle scintille erano rimaste solo fuori di me, ed io dove ero? Mi sono persa, non mi trovavo più. Così rientrare in Puglia, vivere una realtà, piccola, più lenta e calma, mi ha concesso maggiore spazio e tempo per me. Mi ha salvata. Poi c’è stato il lockdown e trascorrerlo a contatto di persone familiari, tra le braccia della mia mansarda, col verde sotto, il blu sopra e il mare intorno, è stata la via di guarigione. Un ritrovarmi nuova. Completamente rigenerata. Dopo un inizio traballante, ho riorganizzato le mie giornate in modo appagante. Sveglia, pulizie, camminata, lavoro, studio, diario, scrittura, chiamate, yoga, meditazione, cibi, profumi, piatti, suoni, chiacchiere, gioie e dolori. Risate e lacrime. Musica e silenzio. Ho potuto viaggiare in me e all’esterno di me. Sono rinata. Ho ritrovato e scoperto frammenti di me. Ho partorito il mio primo libro, “Da Bruco a Farfalla”, che mi ha condotto poi a tenere corsi di scrittura, a sperimentarmi nel dare voce a pillole di benessere in formato podcast per una Radio privata. Ed in ultimo ho accompagnato la nascita del mio secondo scritto, “In Volo”, fatto di testi e parole con cui ho scelto di sostenere la fondazione del Pesciolino Rosso che si occupa di giovani e genitorialità.

Ho fatto tante esperienze e mi sono permessa di provare cose impensate, di frequentare altri ambienti e di conoscere persone nuove. Tenendomi allenata per un ennesimo e reale volo, in preparazione concreta del rifiorire, dello svelare. Del lasciare, del partire, del restare.

Che accadrà ora? Chi può dirlo se non la vita, l’amore che la domina e l’essenza che conosce già il Disegno. Ignoto, quel mistero con cui l’umano ha da fare i conti. Apprendendo e riconoscendo che l’unico vero attimo, è qui. Né prima, né poi. È l’esistenza che sa e per quanto noi abbiamo il libero arbitrio di scelta o decisione, che può restringere o allungare il percorso, è la vita che fa, o non fa. Inutile insistere, forzare, pretendere, aspettare. Respiro dunque, vivo, sorrido, ringrazio, ascolto, per trasmutare e migliorare con amore, bellezza, bontà. Qualunque cosa sia è per me, costruttiva e funzionale per la mia avventura.

Il viaggio continua!

Sto imparando a ricompattare le infinite sfumature di me, ad accogliere nuovi sogni e baciare altre visioni. Sprigionandomi dai miei stessi attaccamenti. Farmi padre e madre di me maturando l’autonoma possibilità di occuparmi a 360° della mia vita, provvedendo a me stessa in ogni ambito dell’esistenza. Posso. Sono e cerco di dimorare nella casa del sentire che ci avvicina a Dio. Tutto qui, l’essenziale. Che si orna di un fuori creato a propria immagine e somiglianza. Si può donare quel che si coltiva, e nel darlo riceverlo, nutrirlo, ampliarlo. Eccola qui la vera abbondanza, la felicità, la realizzazione. Dentro, fuori, sotto, sopra, nel piccolo e nel grande.

Così oggi mi permetto di essere. Ascolto, sento, percepisco, staziono, accolgo, trasformo, vado, vengo, rimango, senza un sapere certo, tutto è infinito, pur ben custodito, quando seguo il tintinnio del Cuore…

Annalisa fluisce dunque in una scoperta continua, cercando di provare stupore nel quotidiano della propria esistenza. A partire dalle cose semplici, banali, quelle vissute spesso come trascurabili. Camminando con umiltà e regalità, all’interno e all’esterno di sé. Per spalancare le porte del suo amore alla bellezza e alla bontà che ritrova ovunque.

Nel suo andare alla scrittura ‘medicale’ si è aggiunta la comunicazione, lo scambio, il linguaggio, che è anche silenzio. Ascolto della voce interiore che poi esce fuori. Accogliendo le novità, quel fare o sperimentare a cui spesso diciamo no, per paura. O insicurezza. Per la poca volontà di metterci alla prova e magari cadere. Errare, che poi significa anche camminare. Sbagliare e comprendere meglio. Scoprire e sbocciare, ancora una volta. Accasciarsi al suolo e ricominciare.

Per vivere, una volta preparato il terreno, abbiamo da rischiare, chi è in campagna lo sa. Osare. Questo ci chiede l’esperienza di vita, “osare è perdere momentaneamente l’equilibrio, non osare è perdere se stessi” cita il filosofo S. Kierkegaard.

Eppure, talvolta, pur avendo chiaro questa massima, ci si blocca, ci si accomoda su di un divano rotto ed ammaccato e si resta prigionieri del proprio schematico pensare. Ci si rammollisce, oppure irrigidisce, togliendo musica alla vita. Lì dove il buttarsi in cose sempre fresche e stimolanti è ampliamento del panorama, è vibrante gioventù.

Anche per Annalisa è stato così, alle volte. Intrattenuta dalle umane limitazioni. È accaduto nel privato, come nella professione. Resistenze da rendere luminose. Come l’iniziale delimitazione alla parte autorale o alla sola scrittura, che è divenuta stimolo per lei e svelamento della propria voce, senza vergogna. Oppure il confinamento in una città, l’isolamento in una casa, l’imprigionamento in rapporti divenuti soffocanti, o semplicemente ‘stanchi’. Tutto questo, osservato ed affrontato, diviene spinta per andare oltre, per rimuovere credenze e sentire di potercela fare. Per raggiungere altro e magari recarsi in un misterioso altrove. Annalisa ha imparato ad aprire così altri petali di sé, apprendendo la primaria auto cura e l’autonoma protezione. Riconoscendosi la priorità nelle scelte che è anche responsabilità. Supportando le proprie intuizioni senza alcun ingombrante giudice ed agire. Libera di essere felice e felice di essere libera. Così sono arrivate persone vicine, sguardi gentili, gesti carini, contesti gioiosi, messaggi di stima, proposte invitanti, paesaggi ariosi. E creazioni. Libri, parole, suoni, cerchi, scambi, condivisioni. Contatti e reciprocità.

Adesso, dopo aver integrato questi nuovi frammenti, accettato le sue fragilità, appreso di potenzialità, amato ed abbracciato molte parti di sé. Imparando a farlo col fuori. È pronta a spiccare l’ennesimo salto, nel vuoto, ad assecondare un’altra rinascita, consapevole che la vita è fatta di continui cicli, chiusure ed aperture, finali ed inizi.

Fiuta l’esigenza di volare, ancora. A cuore aperto, testa alta, mente libera, passo leggero e radici salde. Sentendo di essere protetta in ogni dove. Ne percepisce il bisogno, ne sente il merito, pur consapevole di quei residui di umano timore che la fanno tremare.

Riuscirò ad occuparmi di me? Si chiede.

Chissà.

Dubbi, misteri, ignoto. Vale per tutti. Anche per chi dorme o non sceglie. Anche per chi resta immobile.

Rischiare è accettare la possibilità del fallimento, dello sbaglio. Necessario alla crescita. Alla comprensione ampia di sé. Altrimenti cosa ci facciamo qui? per fare le stesse cose? per vedere gli stessi paesaggi? ancorarci ad alibi fasulli? l’età, i figli, i soldi, la salute…e poi?

Finisce questa vita, la nostra occasione di maturazione.

Questa saggia verità sto imparando ad assorbire e a far ‘sposare’ col mio sentire per far sì che questo fluido magico raggiunga il mio corpo e accarezzi il mio passo. Il fare, il creare e il dipingere il reale in cui adesso sono.

Impresa ardua, sì. Eppure quando ci si lascia andare, avviene il miracolo. Lo switch. E tutto accade. Ti accorgi di quanto ti sei trattenuta in una stanza grigia, dimenticando la pienezza che c’è, al di là del confine. Aldilà della paura mentale. Che è nostra amica, che è l’altra faccia dell’amore universale.

Talvolta basta un alito di vento, un battito, un respiro, altre volte un vero e proprio salto, o uno spintone, per tirarti giù dal letto. Per la svolta che si vuole, che si cerca, in quell’istante. Per me ora è la sete e la fame di cambiamento. Di miglioramento, espansione, rinnovamento. Il richiamo di cose belle, buone, vibranti, risonanti con l’intimo sentire. Unire quel che sono con quello che emano ed accolgo, alimento. Toccandolo. Vivere di questo, spalmando questa energia alle varie forme di me. Lasciando tempo e spazio a nuove immagini, sperimentando quadri imprevisti, abbandonandomi all’accadere anche quando sembra lontano dal mio limitato pensare. Perdonandomi se talvolta non sento. Perdonandomi se talvolta vedo solo lucine fasulle in offerte o proposte che la vita mi porta. Ponti che intanto mi accompagnerebbero fuori da qui, da quello che è divenuto ora stagno per me. Via da dove adesso non voglio più stare. O sì? Sarà la vita ha dirlo. Comunque vada sarà un successo. Qualunque scelta è quella esatta per me.

Così continuo a viaggiare. Tanto dentro di me e sincronicamente fuori da me. Portando all’esterno, verso l’alto, nel grande, dove la luce prende forma, la gioia consistenza, l’amore concretezza. L’energia che vibriamo, la frequenza che pulsiamo, ha da essere incanalata nella materia in cui siamo per riconoscerle visibile utilità. TangibileÈ un atto che unisce lo spirito, la sua vacuità, alla sostanza in cui siamo, e la onora di valore. Di umile e nobile servizio, dell’anima. Non della personalità. Così attraverso ombre, sofferenze, paure, resistenze, le rendendo compagne d’avventura. Cerco, trovo, provo, accolgo, aggiusto, diverse intonazioni di me. Avendo ben chiaro, che l’amorevole e sempre eterna vitalità dell’anima, sa. Che l’esistenza è di per sé preziosa, perfetta e necessaria nel suo fluire.

Ora tratteggio la mia tela assecondando le note che arrivano e che suonano la musica del momento. Amore, tanto amore, un uomo completo per me, compagno di vita, amici veri, relazioni sane, occhi familiari, abbracci caldi, colleghi stimolanti e luoghi profumati, attività ricreative, lavori appaganti, salute, benessere ed autonomia. Pienezza, tale da fare incontrare la parte emozionale con quella mentale e dunque materica. Che poi sono già la stessa cosa, fuori dalla griglia del limitato pensiero.

Grata ad Maiora…

Passando a parlare di spostamenti e viaggi, Annalisa afferma che ama molto viaggiare, esplorare il territorio, trascorrere il suo tempo a conoscere risvolti nuovi. Viaggiare apre il cuore, estende la mente, pacifica e rilassa il corpo. È un effetto naturale che accade in modo semplice quando si compie anche un solo passo al di là del recinto e si scoprono volti, altri odori, differenti colori, meravigliose fragranze e stuzzicanti sapori.

Il solo fatto di accorgermi che c’è altro al di fuori di qui, oltre quel confine, crea l’incanto delle infinite possibilità, delle illimitate potenzialità, della eternità della nostra essenza che riconosce il proprio sé in ambienti, regioni, cose, persone, all’apparenza, nuove.

Sono quella che si può chiamare, una stella errante, in tutti i sensi. Cammino, cado, sbaglio, mi rialzo, imparo, cresco, nel semplice scorrere dell’esistenza. Una viandante, pronta a conoscere gli eventuali fantasmi che la tenteranno.

Ha viaggiato sin da quando era piccola. Nata in un paese, spostata in un altro, e poi ancora un altro. Ha goduto del gioco tra i monti, ha trascorso le vacanze dai nonni a due passi dal mare. Ha scelto gli studi nei pressi delle colline toscane ed è sempre rimasta collegata ai suoi luoghi fatti di alberi, onde e prati. Natura, dove si incontra facilmente dio padre e madre terra, dove si coglie l’abbraccio degli angeli, dove si percepisce la vastità del tutto. Ha avuto il privilegio di ampliare le sue conoscenze spostandosi tra regioni, paesi e città che ha scoperto e toccato grazie ad un lavoro fantastico che le ha consentito di occuparsi di enogastronomia. E dunque viaggiare tanto da nord a sud. Un dono, l’ennesimo dono, a ben guardare e ricapitolare la sua ‘tela’ fin qui. Un flusso in movimento e costante cambiamento, un moto oscillante, che le ha consentito, per libera scelta, di vivere e di poter raccontare, spicchi di sé. Come fa nei suoi libri, come recita nei suoi podcast, come decanta nei suoi gruppi di scrittura. Come condivide nel suo quotidiano. La sua missione potremmo dire è respirare e pulsare vita, resilienza, sogno. In terra come in cielo.

Già. E per arrivare fin qui, ho fatto amicizia con frammenti nuovi, incontrato sguardi profondi. Esplorato variegati territori, annusato sapori, udito diversi suoni. E mi sono andata innamorando di me e della vita, del suo incantevole ballo, dello stupore che ci può offrire, vivendo. Senza ingabbiarla. Presente, aperta, leggera. E libera, da attaccamenti, schemi, dinamiche, illusioni. Un equilibrio delicato, oscillante, dinamico e raggiungibile quando ricercato. Quando si ha una meta, seppur traballante.

Il viaggio, ovunque si compia, emana freschezza, ricchezza, gioia, pace. Ti fa perdere e ritrovare, cadere e rialzare, temere e potenziare, lottare ed accarezzare. È palestra di vita. Bisognerebbe concedersi la possibilità del viaggio, sempre. Anche lì dove siamo. Bisognerebbe prevedere viaggi nelle scuole. Spostarsi ed aprirsi alla conoscenza di altro, andare oltre i propri confini e conoscere imprevisti altrove.

Da quando abbiamo vissuto la sosta obbligata, io per prima mi sono dovuta fermare. Ed ho imparato a peregrinare dentro ed intorno a me. Osservando fiori, ammirando stelle, raccogliendo conchiglie, coltivando ginestre. E scoperto farfalle, mai guardate prima.  Ho appreso che si può portare l’avventurosa esplorazione ovunque. Un modo nuovo e fruttuoso di camminare. Sbocciare. Svelare. Volare. Adesso la voglia del viaggio nel reale torna a chiamarmi. Terre interiori, terre vicine e terre lontane. Terre fuori. Ho lo spirito vigile all’andare, le valigie pronte per salpare, sono in attesa attiva e mi ritempro di potenza e gentilezza. Confidando nella magia della vita, la precisione dei suoi accadimenti, la puntualità degli incontri, la perfezione dei suoi finali inizi. Accogliendo l’umana paura stimolo alla crescita. E l’essenzialità dell’amore che abita la nostra anima. Quel tocco che suoniamo e mandiamo fuori e che in altre forme torna a noi, coi suoi tempi, nei suoi spazi, per ampliare e moltiplicare genuina e visibile regalità. Nella vita.

Ecco, mi preparo al volo, l’ennesimo, il mio. Partendo con un bagaglio piumato.

Se dovessi riempire uno zaino ci metterei l’essenziale. Cuore, saggezza, fisicità, salute, abiti comodi, pane ed acqua. Sicura di trovare un caldo ristoro ovunque. Porterei l’essenza e l’essenziale. Anima, intelligenza, corpo, materia, sostanza. Preghiera, invocazione, meditazione, contemplazione. Movimento. Tutto il resto verrà e sarà diverso da come lo sto immaginando. Esperienziale. Evolutivo. Impastato di incontri, imbevuto di eventi, insaporito di occasioni. Impreviste. E contatti, natura, umanità.

Namastè…

annalisa lullo facebook: www.facebook.com/annalisa.lullo.92

annalisa lullo podcast pillole benessere: www.radioselene.it/rubriche/pillole-di-benessere.htm

annalisa lullo da bruco a farfalla: www.pesciolinorosso.net/libro-da-bruco-a-farfalla-2/

annalisa lullo in volo: www.pesciolinorosso.net/raccolta-libro-annalisa-lullo-2023/

Author: ragaraffa

Blogger per passione e per impegno, ama conoscere e diffondere le voci delle donne che cambiano.  

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