Arte e metalli

Arte e metalli

Daniela Ciacci, Fermignano (PU), Dubai, Zurigo, Montecarlo, Torino

Incontro Daniela a Palazzo Firenze, a Roma, mentre con il suo sorriso sicuro e coinvolgente parla di un ipotetico aperitivo con Beatrice, in una serata dedicata alle figure femminili della Commedia. Resto colpita dalla sua capacità di parlare di versi danteschi con la stessa naturale disinvoltura con cui racconta del suo lavoro da imprenditrice in un’azienda metalmeccanica composta da soli uomini per discutere infine di arte. Con il nome Dada, infatti, questa donna che passa dalla gestione di cifre e personale all’espressione artistica attraverso colori e materiali vari, si sta affermando internazionalmente con i suoi quadri che crea ed espone.

Ho sempre avuto la passione per i colori ma, avendo iniziato presto a lavorare in tutt’altro settore, avevo messo un po’ da parte la mia formazione artistica: ho studiato infatti alla scuola del libro di Urbino. Quasi per scherzo ho poi deciso di riprendere in mano i pennelli. L’occasione me l’ha data una malattia che mi ha costretta in casa tre settimane: sono sicura si trattasse di Covid anche se, in quel periodo, non era ancora stato reso ufficiale. Avevo una forte spossatezza ma, nonostante il malessere, ho ripreso a dipingere. Sono iperattiva e non posso vivere senza progetti. Anche se pensavo che entrare nel mondo dell’arte fosse difficile e complicato, ho inviato una mia opera ad una selezione di una mostra di arte contemporanea a Dubai e da lì è esploso tutto: sono stata poi selezionata anche per una manifestazione artistica a Zurigo, lo Swiss Art Expo, poi alla biennale a Montecarlo e anche da una storica quanto nota galleria di Torino con la quale ormai collaboro regolarmente.

Quando chiedo a Daniela come faccia a conciliare il suo lavoro in un settore così lontano da quello dell’arte ed i suoi impegni familiari, mi risponde con naturalezza che i due ambiti, quello dei numeri e quello dei colori, sono per lei complementari ed entrambi necessari. Mi spiega quanto ami il suo lavoro: le piace dimostrare a se stessa di saperlo fare bene, le dà soddisfazione capire come risolvere i problemi che via via emergono nella gestione del bilancio e delle risorse che compongono l’azienda. Ma dalla realizzazione della mente all’espressione dell’anima la separazione ha la dimensione di una ‘stanza tutta per sé’ adiacente al proprio ufficio: il suo laboratorio dove si rifugia quando ha bisogno di staccare, di scaricare le tensioni e quando ha voglia di stare in pace a dipingere, ad inebriarsi di colori, a creare: Quando sento le tensioni crescere vado nella mia stanza, guardo i quadri, respiro le vibrazione positive della sala. È davvero il mio spazio intimo; ci ho fatto entrare poche persone ma quelle che ci sono state hanno fatto tutte una gran fatica ad uscire talmente ci si sente bene al suo interno.

Nei miei quadri uso colori intensi che adoro declinare in svariate sfumature e tonalità, oltre a materiali diversi; in questo momento sto riciclando delle tele di lino e cotone intessute da mia nonna con il telaio che avevo trovato in un baule. Con mia madre stavamo mettendo un poco di ordine nelle cianfrusaglie di famiglia che lei voleva buttare tra cui il tessuto; l’ho fermata dicendole che avrei voluto dargli nuova vita e così ho fatto, incorporandolo nei miei quadri. Per me è anche un modo di mantenere un legame con mia nonna e la famiglia che è molto importante nella mia vita anche se ho ricevuto un’educazione piuttosto rigida e severa; ho cominciato presto a lavorare perché volevo la mia indipendenza e affrancarmi dai miei genitori.

Daniela racconta della sua esperienza quinquennale, da ventenne, in un’azienda dove è cresciuta professionalmente e aveva anche mansioni di responsabilità. Poi, insieme a suo marito, compagno di vita e di lavoro, ha iniziato l’avventura di aprire e sviluppare un’azienda che si è espansa in due sedi. Ora Daniela ricopre anche un incarico ufficiale importante: è vicepresidente di Confapi Industria Ancona. Un bel successo avere ottenuto una delle più alte cariche in un settore quasi del tutto maschile.

Sono molto attenta alle relazioni: un retaggio che viene anche dal mio passato di socialità ricca ed intensa del gruppo parrocchiale con cui sono cresciuta: amici con i quali ho condiviso la partecipazione al coro, a spettacoli teatrali, a feste, viaggi. Questo gruppo e queste esperienze mi hanno colorato ma soprattutto arricchito la vita. In questo senso ho un bagaglio culturale diverso da quello che può essere quello tipico dell’imprenditore; sono attenta alla crescita umana delle persone. Tra alti e bassi io e mio marito abbiamo trovato un equilibrio nella gestione della famiglia e dell’impresa che non è facile da condurre. Io mi occupo della parte finanziaria ed amministrativa ed insieme a lui abbiamo cresciuto questo progetto partendo dal basso proprio come si fa con un figlio. Questo anche grazie alla stima che entrambi abbiamo l’uno dell’altro, ognuno fa la sua parte senza prevaricare l’altro.

Pur amando viaggiare, Daniela ama trascorrere le domeniche in famiglia a cucinare, parlare, mangiare insieme ai suoi cari, condividere le piccole cose che per lei sono fondamentali. Per il suo quarantesimo compleanno ha chiesto in regalo un viaggio. Quando è tornata dalle Maldive, aveva ancora l’azzurro del mare negli occhi, azzurro che ha riportato sul suo quadro selezionato ed esposto a Dubai. Così ora Daniela, oltre ai diversi viaggi a caccia di colori in posti nuovi da scoprire, (ricorda quello in Messico soprattutto), viaggia insieme ai suoi quadri. Durante la pandemia alcune mostre sono state annullate come quella prevista a Miami oppure organizzate in modo virtuale come la videoesposizione di New York dove -racconta Daniela – almeno ha potuto partecipare mia figlia che si trovava già sul posto per motivi di studio.

Mi chiedevi prima come faccio a conciliare i vari impegni e le diverse dimensioni. Sono metodica, abitudinaria, molto organizzata e poi….sono egoista! Sì, hai capito bene, penso prima a me stessa e poi a tutti quelli che sono intorno a me. Ma il motivo non è l’egocentrismo puro come si potrebbe pensare. La verità è che ho capito che se io sto bene e sono serena, allora posso dare il meglio di me in azienda come in famiglia. Se mi accorgo di girare in tondo, di perdere tempo al lavoro oppure se sono stanca o arrabbiata, so che non sarò produttiva, sarò distratta e non disponibile nei confronti degli altri. Per dare il 100% come pretendo da me stessa, ho bisogno di ricaricarmi e ritrovare l’armonia dentro di me per mettermi in sintonia con il mondo. Allora a volte mi assento, chiudo i contatti, esco, prendo l’auto e vado via, mi rendo irreperibile perché ho bisogno di stare sola anche fisicamente. A volte ho bisogno di raggiungere il mare e guardare l’azzurro e…quando torno sono di nuovo la persona capace di condividere, aiutare, risolvere i problemi, emanare positività.

Quando parliamo del ruolo delle donne nel suo settore lavorativo, nell’arte e più in generale nella società mi dice che sente di appartenere a quel gruppo di donne che, proprio come le cento intervistate in Dante secondo Lei (a cura di Giuliana Poli), non si limitano a lamentarsi della condizione femminile ma agiscono per cambiare anche solo un gesto, un atteggiamento, un qualcosa alla loro portata. Tutte insieme stiamo facendo passi da gigante e possiamo mostrare ciò di cui le donne sono capaci che è tantissimo. Nel mio settore penso di sapermi relazionare e farmi rispettare dagli uomini con cui collaboro riuscendo ad ottenere quello che è necessario grazie alle mie capacità ma anche con quel tocco di eleganza e un pizzico di furbizia che mi viene dalla comprensione degli altri. Gli uomini per me, come Dante per Beatrice, “sono un libro aperto. Lei ha questo grande dono di saper leggere il suo pensiero, il loro è un linguaggio silente e conscio ognuno del proprio ruolo. Il potere di Beatrice non è arroganza: lei è umile e discreta, ma non fragile.” Uomini e donne siamo diversi e complementari e ci dobbiamo rispettare. Rispettare appunto, significa anche insegnare l’educazione fatta di comportamenti e parole gentili. Come madre di un giovane ragazzo sto cercando di educarlo a quel rispetto che già mostra con gesti semplici e attenzioni importanti perché sono connaturate in lui ormai. Questo è stato possibile in particolare dall’esempio del padre: la sua educazione e rispetto verso di me sono stati trasmessi al figlio senza tanti discorsi, assorbendoli fin da piccolo; perché abbiamo bisogno di gentilezza in questo mondo reale o virtuale.

Saluto Daniela chiedendole quali colori ci sono nella tavolozza della nuova Beatrice:

L’azzurro certamente ma anche il rosso e tanti altri perché questa sensibile ed emozionante figura femminile dantesca, durante l’immaginario aperitivo, ‘Potrebbe anche farmi la profezia che tornerà tra noi in un arcobaleno di colori pastello, delicati ma ricchi di significato. E sarà sempre Primavera, ottimista e positiva’.

Leggo nello sguardo intenso di Daniela quando mi saluta che la nuova Beatrice le somiglia molto nella ricerca dell’armonia, nel mistero e nello splendore dei suoi occhi che sorridono dietro lo schermo.

P.

Pubblicato da Patrizia D'Antonio

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