Viaje al interior

(in italiano dopo le foto)

Ana Maria, Santiago de Chile

En febrero del 2010 mi madre, mujer autónoma y muy independiente, sana y con mucha vitalidad, se enfermó de cáncer. Hasta ese momento ella vivía sola, se hacía sus cosas, disfrutaba mucho y se las arreglaba perfectamente. No sé por qué motivo, pero esta enfermedad es voraz y, una vez que el paciente es diagnosticado, su proceso se acelera de una manera vertiginosa. Y así fue con ella: comenzó a sentir dolores insoportables que la obligaron a iniciar una terapia paliativa. Luego, a pesar de resistirse y oponerse, su cáncer óseo la obligó a aceptar la asistencia diaria y nocturna de personal médico. Yo viví ese proceso con mucho dolor de verla apagarse y de verla cómo sufría, y al mismo tiempo dándome ánimo para aceptar lo inevitable. Fueron cuatro meses muy duros moviéndome entre mi vida familiar, mi trabajo con mis alumnos y luego acompañar a mi madre de noche hasta la mañana siguiente. En el amanecer del 26 de junio mi madre partió y con ella tantos afectos, vivencias, alegrías, tristezas, recuerdos y momentos que ya no volverán.

Los días siguientes fueron días de trámites, cierres de cuentas, tarjetas, ordenar sus cosas, tomar decisiones familiares, en fin, situaciones que no te permiten recuperar tu ser, revisar cómo estás, mirarte y acogerte en tu tristeza.

Afortunadamente, dentro de unos días comenzarían las vacaciones invernales para los escolares y, por ende, las mías. Unos amigos nuestros nos invitaron a un viaje por tierra hacia el norte de Chile. Para mí fue un escape sanador! ¡Chile tiene una loca geografía donde habitan montañas, lagos, ríos, desierto, salares, bosques y hielos perennes, y esta era una gran oportunidad! Recorrimos en total 5.000 kms entre la ida y el regreso. Nos fuimos desde Santiago hacia el norte por la costa bañada por el intenso azul del mar visitando caletas y pueblitos. Durante el viaje en auto yo, exhausta y como si me hubiesen apaleado, dormía y me mantenía como aturdida, entre sueños despertaba y veía como el paisaje iba cambiando de color, iba desapareciendo la vegetación y predominaba el café de las montañas y el azul del nítido cielo, y volvía a dormir. Este sueño y letargo me ayudó a reponerme y, sin presiones, durante esos días pude pensar mucho y sobretodo recordar. El viaje continuaba y ya las horas de sueño eran menos y el cuerpo se iba aliviando. Entramos hacia la cordillera de la costa, visitamos la histórica salitrera de Humberstone, Antofagasta, luego el puerto de Iquique con sus calles de madera y sus antiguas casonas y así hasta llegar a Arica, ciudad limítrofe con Perú. De ahí subimos al Altiplano chileno y recorrimos varios pueblitos con sus iglesias blancas, pueblos fantasmas, las casas con candados en la puerta, la mayor parte de ellos abandonados. Llegamos hasta un punto fronterizo entre Perú, Bolivia y Chile, el Tripartito Andino, alcanzando los 4.500 mts. de altura. El paisaje era increíble y la fauna maravillosa: cactus de todos los tipos, pitas, flores, llamas, guanacos, vicuñas, flamencos, cóndores y muchos más. Ahí visitamos salares, geyser, lagunas espejo debido a la sal, bofedales, termas que emanan de la tierra a más de 40°, desierto y oasis. Y así fui volviendo de este maravilloso viaje a mi interior que me dejó en la retina esos paisajes inolvidables y sobretodo me permitió vivir el silencio, la inmensidad, llorar la pérdida y recuperarme a mi misma.

Ana Maria Valdivieso

Viaggio interiore

Nel febbraio 2010 mia madre, una donna autonoma e molto indipendente, sana e con molta vitalità, si è ammalata di cancro. Fino a quel momento aveva  vissuto da sola,  fatto le sue cose, divertendosi molto e gestendo perfettamente la sua vita. Non so perché, ma questa malattia è vorace e, una volta diagnosticata , il suo processo accelera in modo vertiginoso. E così è stato per lei: ha iniziato a sentire un dolore insopportabile che l’ha costretta a iniziare una terapia palliativa. Quindi, nonostante resistesse e obiettasse, il suo cancro alle ossa la costrinse ad accettare l’assistenza quotidiana e notturna del personale medico. Ho vissuto questo processo con molto dolore nel vederla andarsene e  vedere come soffriva, e allo stesso tempo preparandomi ad accettare l’inevitabile. Sono stati quattro mesi molto duri barcamenandomi tra la mia vita familiare, il mio lavoro con i miei studenti e l’assistenza a mia madre dalla sera fino al mattino successivo. All’alba del 26 giugno mia madre è partita, e con lei tanti affetti, esperienze, gioie, dolori, ricordi e momenti che non torneranno mai più.

I giorni seguenti sono stati giorni di scartoffie, chiusure di conti, cartoline, ordine tra le sue cose, decisioni familiari, insomma, situazioni che non ti permettono di recuperare il tuo essere, controllare come ti senti, guardarti e raccoglierti nella tua tristezza.

Per fortuna dopo pochi giorni sarebbero iniziate le vacanze invernali per le scolaresche e, quindi, le mie. Alcuni nostri amici ci hanno invitato a fare un viaggio via terra nel nord del Cile. Per me è stata una fuga di guarigione! Il Cile ha una geografia folle abitata da montagne, laghi, fiumi, deserto, saline, foreste e ghiaccio perenne, e questa è stata una grande opportunità! Siamo stati in  giro per un totale di 5.000 km  tra  viaggio di andata e ritorno. Da Santiago siamo andati al nord lungo la costa bagnata dal blu intenso del mare, visitando calette e piccoli paesi. Durante il viaggio in macchina, stremata e come se fossi stata picchiata, dormivo e rimanevo stordita, tra un sonno e l’altro  mi svegliavo e vedevo come il paesaggio cambiava colore, vedevo la vegetazione scomparire tra  il marrone delle montagne e l’azzurro del cielo sereno, e tornavo a dormire. Questo sonno e questa letargia mi hanno aiutato a riprendermi e, senza pressioni, in quei giorni ho potuto pensare molto e soprattutto ricordare. Il viaggio è continuato, le ore di sonno man mano diminuite e il corpo si è liberato.  Siamo entrati nella catena montuosa costiera, visitato lo storico salnitro di Humberstone, Antofagasta, poi il porto di Iquique con le sue strade di legno e le sue vecchie case e così via fino a raggiungere Arica, città al confine con il Perù. Da lì siamo saliti sull’Altipiano cileno e abbiamo girato vari paesini con le loro chiese bianche, i paesi fantasma, le case con i lucchetti alla porta, la maggior parte abbandonate. Abbiamo raggiunto un punto di confine tra Perù, Bolivia e Cile, il tripartito andino, raggiungendo i 4.500 metri. Il paesaggio era incredibile e la fauna era meravigliosa: cactus di tutti i tipi, focacce, fiori, lama, guanachi, vigogne, fenicotteri, condor e molti altri. Lì  abbiamo visitato saline, geyser, lagune a specchio dovute al sale, zone umide, sorgenti termali che fuoriescono dalla terra a più di 40 °, deserto e oasi. E così, tornavo da questo meraviglioso viaggio nel mio interno che ha lasciato quei paesaggi indimenticabili nella mia retina e soprattutto mi ha permesso di vivere il silenzio, l’immensità, piangere la perdita e recuperare me stessa.

(tradotto da R.)

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