Giunta a Cagliari dopo una spettacolare visita all’interno della Sardegna, un’improvvisa influenza ha messo ko i miei ospiti cagliaritani. Uscita da sola per esplorare la città, ho visto una grande folla in attesa di un bus diretto verso il centro.
Incuriosita, ho chiesto spiegazioni:
-Ma come? Non lo sa che oggi è la festa di sant’ Efisio?
Ho confessato la mia ignoranza, e ho chiesto se il santo fosse il patrono della città.
-Il patrono ufficiale della diocesi di Cagliari secondo la Chiesa è San Saturnino-mi ha risposto una gentile ragazza. Era un martire cristiano del IV secolo, ucciso durante le persecuzioni romane. A lui è intitolata la Basilica di San Saturnino, uno degli edifici paleocristiani più antichi della Sardegna.
Sant’Efisio però è il santo più venerato dalla popolazione cagliaritana e quello al quale è dedicata la grande festa del 1° maggio. È considerato il protettore della città. La Festa di Sant’Efisio è una delle celebrazioni religiose più antiche e sentite della Sardegna, che si svolge ogni anno a Cagliari dal 1° al 4 maggio. Questa tradizione è un voto perpetuo fatto dalla città al santo per averla liberata dalla peste nel XVII secolo
Mi sono avviata insieme ad una nutrita folla e mi sono messa in paziente attesa dei carri mentre la mia appena conosciuta guida mi raccontava:
-Sant’Efisio era un soldato romano convertitosi al cristianesimo, martirizzato nel 303 d.C. a Nora, vicino a Pula. Durante l’epidemia di peste del 1652, la municipalità di Cagliari promise di onorarlo annualmente con una processione se avesse interceduto per la fine del morbo. La peste cessò e, da allora, la promessa viene rinnovata ogni anno.
La festa inizia il 1° maggio con una messa nella chiesa di Sant’Efisio nel quartiere Stampace. Dopo la benedizione, la statua del santo viene posta su un cocchio dorato trainato da buoi e inizia una processione di oltre 80 chilometri che dura quattro giorni, attraversando diverse località fino a raggiungere Nora, luogo del martirio del santo.
Ho visto arrivare la processione, con tantissime persone in abiti tradizionali sardi, gruppi folkloristici, cavalieri e carri mentre continuavano le spiegazioni.

-I carri decorati si “chiamano traccas”. Il rituale delle strade adornate con petali di fiori viene chiamato “Sa Ramadura”. Il corteo è accompagnato dal suono delle launeddas, strumenti musicali tradizionali e da canti devozionali in lingua sarda, noti come “goccius”.

Alla fine della sfilata mi sono avviata verso casa perdendomi (letteralmente visto che il mio navigatore mi ha più volte abbandonato) nelle vie della città permetterndomi però di godere della vista della città dall’alto.

