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Dalla nostra amica Alessandra riceviamo il consueto racconto delle GIORNATE di PRIMAVERA del FAI 2025
CASTRUM NOVUM: 22 e 23 marzo 2025 (50esimo anniversario del FAI)


Invece di GIORNATE devo dire GIORNATA poiché il tempo non ci è stato clemente, benché noi volontari fossimo pronti ed entusiasti come sempre e sabato 22, per avverse condizioni meteorologiche, abbiamo dovuto chiudere il sito che avevamo aperto al pubblico non senza essere rimasti speranzosi per un’ora sotto il diluvio, nel freddo, nel vento e … nel fango. Domenica 23 ci è andata meglio perché l’acquerugiola s’è calmata a metà mattinata e le nuvole improvvisamente disperse dal vento di ponente hanno liberato il sole che s’è messo a brillare infine come si deve. Ho visto allora le prime rondini della stagione scendere in picchiata a sfiorare l’acqua delle luminose pozzanghere che riflettevano il cielo. Sì, la primavera era arrivata!
Insieme ai volontari del GATC (Gruppo Archeologico del territorio Cerite) eravamo pronti ad accogliere i visitatori che non si sono fatti attendere, arrivando prima in timidi gruppetti sparsi, poi sempre più numerosi mano a mano che il bel tempo s’affermava. Provo sempre emozione nel veder arrivare persone desiderose di visitare i luoghi che noi proponiamo e mi intenerisco soprattutto se vengono da lontano o se sono degli anziani. E’ molto bello anche vedere famiglie con bambini che, va detto, si comportano sempre bene, ascoltando in silenzio i narratori e rispettando i luoghi, siano essi all’aperto, come questi scavi, o al chiuso, nei castelli o nei palazzi. Un papà portava sulle spalle una bimbetta di due o tre anni: – Così s’abitua – ci ha detto. Bravo! Siamo qui con il FAI proprio con questo spirito volto al futuro: far conoscere alle persone le bellezze del nostro patrimonio artistico, storico ed ambientale per formare cittadini consapevoli.
Questa volta abbiamo proposto al pubblico gli scavi di Castrum Novum che si trovano subito a Nord del Comune di Santa Marinella, a ridosso della via Aurelia, dove passano auto ignare di attraversare un abitato antico di migliaia di anni, già frequentato nel Neolitico e nell’età del bronzo e del ferro, come attestano i tanti ritrovamenti, anche sottomarini.
Castrum Novum è un “unicum”, giacché si tratta del solo castrum romano che si conosca risalente al III sec. a. C. Dopo Fregenae, Alsium (Ladispoli) e Pyrgi (Santa Severa) questa colonia fu costruita dai Romani nel punto più a Nord del territorio controllato dall’etrusca Caere (attuale Cerveteri), in concomitanza con la Prima guerra punica del 264 a. C. secondo la testimonianza di Velleio Patercolo. Pur restando un importante punto di approdo, una volta che i Romani unificarono la penisola, perse d’importanza militare, ma fu ripopolata in epoca cesariana prendendo il nome di Colonia Iulia e conobbe il suo apogeo in epoca imperiale. Fu abitata per 800 anni fino al V-VI sec. d. C. subendo poi il destino di decadenza dell’Impero con le devastazioni dei Barbari.
I resti dell’insediamento sono stati salvati dalle speculazioni edilizie grazie all’intervento della Soprintendenza e stanno ora riemergendo dal passato grazie al progetto di ricerca del Museo Civico di Santa Marinella e dalla collaborazione tra vari Enti: l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, la West Boemian University, l’Institutum Romanum Finlandiae e i volontari del già citato GATC che collaborano e contribuiscono al lavoro in modo determinante.
Che quest’area fosse di grande interesse archeologico lo aveva già indovinato nel XVIII secolo Papa Pio VI quando, per ampliare i Musei Vaticani, avviò qui una campagna di scavo che, all’epoca, si faceva senza nessun criterio scientifico tranne quello di mettere la mano su “pezzi” di valore. Una volta saccheggiato per bene il luogo, i reperti interessanti furono portati in Vaticano e il resto fu gettato alla rinfusa nelle fosse. Per questo gli attuali ricercatori non lavorano su un terreno vergine, nel quale ad ogni strato corrisponde un’epoca (il più antico sotto, il più recente sopra), ma devono con pazienza esaminare ogni ritrovamento per assegnargli una datazione. E’ stato molto importante lo studio delle epigrafi, delle iscrizioni alla base delle statue onorarie e delle sculture portate in Vaticano, visibili presso il Museo Pio Clementino, perché da esse si sono potute ricavare informazioni sulla vita sociale, politica e religiosa dell’antica colonia.
Di Castrum Novum è stata portata alla luce l’originaria cinta muraria a forma rettangolare di 120 x 63 metri, costituita di blocchi di arenaria portati da Centumcellae (Civitavecchia), spessa 3 metri e alta almeno 6. Nei lati corti si aprivano due porte, una ad Ovest che dava sulla via Aurelia ed una ad Est, dalla cui base possiamo vedere che si trattava di una porta a tre filtri, dunque di massima sicurezza. A collegare le due porte è emersa una strada che è stata identificata con il Decumano su cui aprono un Foro, una Domus con piccolo ambiente termale, un portico, dei sacelli, la base di un tempio (quasi sicuramente di Apollo), una fontana e locali usati probabilmente come tabernae. Di grande interesse perché, lo ripeto, unico esempio di urbanizzazione militare d’epoca repubblicana, è la parte più antica identificata come la caserma, composta da moduli abitativi di sei locali ciascuno, intervallati da un cortile con pozzo. Sono a ridosso delle mura separati da uno spazio chiamato intervallum da cui si poteva salire rapidamente sugli spalti.
Dentro e fuori la cinta muraria sono state trovate alcune sepolture tardo imperiali (il centro abitato si estendeva fuori dal centro politico e militare della colonia) attribuite a gente di umile stato sociale; dall’analisi al radiocarbonio risulta siano del V sec. d. C. ed alcuni indizi, quali due lucerne con il Chrismon (monogramma di Cristo) e un filatterio con iscrizione (piccolo contenitore di frasi religiose scritte su pergamena, portato come amuleto), testimoniano la presenza, in questo luogo, di una comunità cristiana.
Gli ultimi lavori di scavo hanno confermato le osservazioni effettuate precedentemente con georadar facendo emergere la struttura semicircolare di un teatro, di cui sono riconoscibili la cavea (che poteva contenere almeno un migliaio di spettatori), l’orchestra, il proscenio, gli ingressi … Il pubblico accedeva al teatro dalla porta Ovest, quella che dava sulla via Aurelia e l’orientamento era stato studiato in modo tale che, durante gli spettacoli, il pubblico volgesse le spalle al sole i cui raggi, invece, illuminavano in pieno gli attori sulla scena, come riflettori. I bolli sui mattoni permettono di datare la costruzione all’epoca di Marco Aurelio (150-160 d. C.) e le ricerche negli strati di terra sottostante ci dicono che il teatro fu costruito su quello che era stato un mercato: il ritrovamento di ossa di animali, lische di pesci, una montagna di ricci di mare, utensili e vasche con tubature per l’arrivo dell’acqua provano senza ombra di dubbio che lì c’era una sorta di “centro commerciale”.
Non è un caso che il presidio militare fosse stato costruito lì, a ridosso del capo Linaro a Sud e in un’insenatura che permetteva un attracco al sicuro da venti e maree. Il centro abitato poteva contare su floridi commerci con popolazioni provenienti da tutte le località del Mediterraneo e l’allevamento ittico riforniva l’Urbe e l’entroterra. Rispetto all’antichità oggi il Tirreno è salito di circa un metro e mezzo ricoprendo porto e peschiere e arrivando immediatamente sotto la via Aurelia, il cui tracciato è ancora quello dei Romani.
Le foto prese dall’alto permettono di vedere chiaramente, sotto il pelo dell’acqua, sia i moli che le sagome delle grandi peschiere di questa colonia romana su cui ancora molto c’è da scoprire. Mi hanno detto che si può accedere al mare e mi riprometto, per la prossima estate, d’andare a fare il bagno nell’area sommersa di Castrum Novum. Nuotare nelle peschiere e poggiare i piedi sui mosaici promette d’essere un’emozione davvero unica.
- D.
