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Torno in Italia dopo diverso tempo e decido di passare le feste in Sicilia: appena atterro, proveniente da Casablanca, provo uno strano e piacevole senso di ‘familiare straniamento’, strano ossimoro per dire che mi sento a casa pur essendo turista in una regione da cui manco da tantissimo tempo. Le palme e i fichi d’india, la cultura delle mandorle, dell’olio e del pistacchio insieme a tanti altri elementi condivisi con l’altra sponda del Mediterraneo, mi rimandano a quanto in comune c’è ancora dall’influenza araba. Il mercato di Catania, d’altra parte, assomiglia a quello di Habous a Casablanca: melograni, pesci e verdure fresche si offrono allo sguardo e all’olfatto del visitatore in cerca, come me, degli odori, dei sapori e dei colori di questa terra generosa. Gustiamo piatti tipici nei pressi del mercato e l’immancabile arancino e cannolo da Savia e al caffè Europa per poi ritrovarci con i cari amici di qui: Giordana, Ciccio e Rita con i quali condividiamo un buon film italiano appena uscito, Diamanti di Ozpetek presso il cineclub King.
L’indomani, approfittiamo di una giornata soleggiata per un trekking sull’Etna: il giorno precedente aveva nevicato ma, con la guida esperta di Alberto Torrisi, riusciamo a percorrere senza difficoltà, un circuito ad anello nel versante sud partendo da Zafferana e lasciando la macchina al rifugio Sapienza. A causa della neve sul percorso affittiamo le pedule per marciare tranquilli sul sentiero della Schiena dell’asino e la Valle del Bove. Alberto ci mostra la grotta dove si protegge dal freddo dalla quale ha assistito a diverse eruzioni. Facciamo una sosta in attesa che le nubi che coprono la cima del vulcano si diradino per osservarlo illuminato dal sole. La vecchia cima si staglia innevata nascondendo la nuova formatasi con le ultime eruzioni: l’Etna è davvero una montagna vivente che cresce e muta al ritmo della lava che la trasforma.
Ricordo le foto e il video che mi aveva mandato l’amica Marta quando si era trovata recentemente la nebbia di lapilli alla finestra di casa a Catania e parlammo di personalità ‘vulcaniche’. La ringrazio in cuor mio (ma anche con un messaggio!) per avermi indirizzato alla sua amica Patrizia che ci ha accolto con calore e che a sua volta mi ha indicato Alberto, giovane guida esperta del vulcano più alto d’Europa. Apprezziamo enormemente questo paesaggio a tratti surreale, tra il bianco della neve e il nero della terra vulcanica, le formazioni rocciose laviche, le grotte, la vegetazione tipica e immaginiamo come cambi nelle varie stagioni. Personalmente ho un ricordo di un agosto infuocato in cui le scarpe da ginnastica quasi bruciavano percorrendo sentieri neri. Oggi abbiamo invece davvero molto freddo e ci godiamo la cioccolata calda bevuta al rifugio al nostro ritorno, necessaria prima di uscire di nuovo verso i crateri vicini in attesa del tramonto. Ringraziamo Alberto che ci annuncia la neve il giorno successivo ma noi saremo lungo un altro percorso: la valle dei ciclopi….
To be continued….
