Cronache dalla Sicilia 3: Ortigia e Siracusa

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Nel nostro circuito siciliano, dopo l’Etna, Taormina e la Riviera dei Ciclopi, ci dirigiamo a Siracusa. Arriviamo prima a Ortigia, ci sistemiamo in una casetta del quartiere Graziella, dietro l’ex carcere borbonico, vicino al mercato e al tempio di Apollo. Oltre ai quartieri medievali sorti a nord est sulle antiche vie greco-romane come appunto quello della Graziella (Razziedda) e della Sperduta (Spidduta), composti storicamente da pescatori e commercianti, Ortigia ha altri sette quartieri tra i quali quello dei Bottari (Buttari) a nord ovest abitato storicamentedagli artigiani della Marina, quello ebreo della Giudecca (Jureca) a sud est, il quartiere Duomo (Matrici) e il quartiere Castello o Maniace (Casteddu) a sud ovest, sede dei palazzi nobiliari.

Passiamo il pomeriggio nella splendida isola di un chilometro quadrato che costituisce la parte più antica di Siracusa e l’ansa naturale verso il suo porto. Passeggiamo nel dedalo dei viottoli e vicoli che si aprono a cortili e piazzette fino ad arrivare alla mitica Fonte Aretusa e la statua di Artemide/Diana a cui il mito lega la storia dell’isola. Se nel passato l’area era più vasta, tra ruscelli, un bosco e la grotta, oggi resta un luogo suggestivo anche per la presenza di cinque ficus macrophilla secolari davvero impressionanti. Sorseggiando un buon caffè al pistacchio -ormai il pistacchio è diventato un ingrediente presente in ogni preparazione – leggiamo la storia della città, densa di avvenimenti, passaggi e insediamenti di popoli.

Ortigia era abitata dal popolo dei Siculi, colonizzati dai greci nell’VIII secolo a. C. che partirono poi per conquistare Siracusa e altre città e formare la pentapoli. Successivamente, nel periodo dei tiranni di Siracusa, Ortigia ne divenne la dimora: Dionisio I fece evacuare la popolazione per viverci circondato dalla sua corte e da mercenari dell’esercito siracusano nella rocca, nota come acropoli o cittadella, protetta da mura e torri e piena di giardini. Platone ci soggiornava nei suoi viaggi siciliani da Atene avendo come discepolo Dionisio II.

Nel corso delle guerre puniche Siracusa si allea poi con Cartagine per contrastare la Roma repubblicana che stava controllando buona parte della Sicilia. Il console Marco Claudio Marcello viene inviato a conquistare la pentapoli ma l’assedio romano si scontra con la resistenza siracusana proprio a Ortigia dove lo scienziato Archimede conduce la difesa dirigendo dalle mura dell’isola incredibili macchine tra cui i famosi specchi ustori con i quali fa bruciare le navi romane. Ortigia cade nel 212 a.C. quando Merico, un comandante iberico custode della fonte aretusa, si allea con il console Marcello e apre l’ingresso alle legioni romane.

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Di fronte al mare di è stata recentemente installata una scultura realizzata dallo scultore Pietro Marchese e l’architetta Virginia Rossello che raffigura Archimede con un compasso e uno specchio ustorio. Alla base della statua è rappresentato lo Stomachion su 14 tasselli di pietra bianca dove sono incisi i simboli delle sue scoperte e ambiti di ricerca: le macchine di Archimede, la fisica dei corpi solidi e liquidi, l’astronomia, la matematica dei grandi numeri come il calcolo combinatorio, appunto lo stomachion con le sue 17152 possibili combinazioni.

L’epoca bizantina e quella dell’invasione araba lascia tracce relative nella storia di Siracusa e di Ortigia, le moschee vengono riconvertite in chiese cristiane.

Costeggiando la via lungo il mare dalla fonte Aretusa arriviamo alla punta estrema dell’isola dove sorge il castello Maniace, costruito dal re svevo Federico II che lo intitola al generale bizantino Giorgio Maniace approdato nel1040 a Ortigia accompagnato da soldati Vichinghi.

La visita al castello è davvero interessante per l’architettura e la storia contenuta in queste sale, torri e basamenti. La vista è impressionante e si coglie l’importanza strategica del luogo. Di fronte al castello è installata la statua di Ikaria, parte di una serie di sculture di Mitoraj.  

La storia di Ortigia continua tra assedi e contese, dagli Angiò alla corona d’Aragona che nella metà del XIV secolo integra il neo Regno di Trinacria.

Ci fermiamo a prendere un aperitivo in un caffè sul lungomare Alfeo da dove ci godiamo uno splendido tramonto.

Riprendiamo a camminare per la città illuminata con le decorazioni natalizie, passiamo dalla piazza Archimede dove sorge la fontana di Diana.

murales del Seppellimento di Santa Lucia

L’indomani mattina passiamo il ponte Umbertino che collega Ortigia a Siracusa e ci incamminiamo per il centro. Arriviamo al Santuario di Santa Lucia al sepolcro dove si può ammirare il dipinto di Caravaggio Il seppellimento di Santa Lucia del 1608. Il pittore milanese dipinge per il senato siracusano la tela mentre fugge dai cavalieri di Malta e approda nella fortezza di Maniace. Con la sua arte Caravaggio sembra dare realtà al luogo sacro dove nel 304 fu martirizzata Lucia durante la grande persecuzione voluta dall’imperatore Diocleziano e dove fu eretta la chiesa dai normanni intorno al 1100.

Decidiamo di andare a visitare la città di Noto dove gustiamo una meravigliosa zuppa di mandorle calda che, in questo freddo pomeriggio invernale, ci risveglia le papille gustative. Percorriamo il Corso e ci gustiamo la Capitale del Barocco, patrimonio dell’Umanità dal 2002, dall’esterno: la Cattedrale San Nicolò, la Basilica San Salvatore e il Palazzo Ducezio sono chiusi ma il colore caldo della pietra locale, con gli ultimi raggi del sole sfuma dall’oro al rosa e si percepisce l’atmosfera magica di questa città.

L’indomani mattina ci dirigiamo direttamente al parco archeologico Neapolis dove si ammira il magnifico teatro greco, l’anfiteatro e l’orecchio di Dionisio, una cava di pietra scavata a spirale dal particolare effetto acustico.

Tra le vestigia del sito sono disposte 27 statue di Igor Mitoraj per la più grande mostra scultorea mai realizzata: Lo sguardo: Humanitas e Physis. Già sull’Etna avevamo ammirato la testa di Teseo e a Ortigia, di fronte al castello Maniace, l’imponente scultura di Ikaria, versione femminile di Icaro, rappresentata con una mano che la trattiene alla caviglia e un’apertura nel fianco da dove una testa guarda verso il mare. Queste statue mi intrigano e incuriosiscono e leggo sull’opuscolo scaricato con il QR che le sculture, i busti, le teste, vogliono suscitare emozioni e significati integrandosi con i luoghi. L’Humanitas richiama la virtù dell’umanità e della civiltà con i suoi valori e la sua visione dell’uomo nella società civile. Uno scenario nel quale la Physis- la natura per i Greci- è principio e causa di tutte le cose e ci riporta nella dimensione del divenire del mondo nel quale recuperare i significati profondi della relazione tra uomo e ambiente naturale. Questo “sguardo” riconduce all’armonia dei principi vitali degli elementi: terra, acqua, fuoco, aria; elementi che il Maestro integra nelle sue opere. La Terra per i materiali che privilegia: il marmo e il bronzo, il Fuoco, indispensabile nella fusione dei metalli, l’Acqua del mare che fa da scenario alle opere e l’Aria, indispensabile alla vita e verso quale tendono le statue alate. E’ uno sguardo verso il Mediterraneo su cui i palcoscenici dei teatri greci si affacciano per rappresentare la drammaturgia umana.

Discutendo sull’effetto delle statue moderne tra le vestigia antiche, ritorniamo al parcheggio per continuare il viaggio nella Magna Grecia: si parte per Agrigento…..

to be continued

Patrizia D'Antonio

Grazie all’incontro con Alberto Manzi, a cui ha dedicato la propria tesi di dottorato e di cui è stata collega, ha intrapreso la carriera di insegnante, occupandosi di sperimentazione didattica delle lingue in Italia e all’estero, prima di trasferirsi definitivamente a Parigi. Ha pubblicato, di recente, Donne con lo zaino. Vite in cammino (Elliot, 2023), basato sul blog omonimo.

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