Roma pittrice

Roma pittrice. Una giornata invernale di sole, a Roma.

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Le giornate di sole romane invitano a stare fuori per approfittare della luce che rende la città ancora più bella. La mia amica Alessandra ed io abbiamo deciso di avventurarci verso san Pietro, volevamo vedere la nuova piazza Pia, ora chiusa al traffico delle automobili, per poi eventualmente imboccare via della Conciliazione e avviarci verso la basilica di san Pietro per varcare la porta Santa. La folla interminabile dei turisti ci ha fatto optare per un meno affollato percorso. Dapprima siamo entrate nella Chiesa di Santa Maria in Traspontina, poi ci siamo dirette verso piazza Navona. Dopo un rapido giro nella restaurata piazza, ci siamo dirette verso il palazzo Braschi, uno dei più importanti edifici storici di Roma, costruito alla fine del XVIII secolo.
Un pannello espositivo su una mostra dedicata alle artiste donne che operarono a Roma dal XVI secolo fino al XIX secolo ha richiamato la nostra attenzione e abbiamo deciso di visitare l’esposizione “Roma Pittrice. Artiste al lavoro tra XVI e XIX secolo”.

La mostra ospita 130 opere e mette in luce le numerose artiste (56) che scelsero Roma come centro creativo e di studio. Alcune di esse vissero stabilmente a Roma, altre vi soggiornarono per periodi più o meno lunghi. Le artiste hanno prodotto opere di grande rilevanza artistica, purtroppo sono spesso rimaste ai margini della storia dell’arte a causa di un ingiusto silenzio storiografico. L’obiettivo dell’esposizione è ricostruire almeno in parte le vicende biografiche e professionali di queste artiste, spesso sconosciute a causa della carenza di documentazione o perché le loro opere venivano attribuite a uomini, maestri o parenti.
Il percorso espositivo si sviluppa attraverso tappe e figure rappresentative, evidenziando la varietà di linguaggi, generi e tecniche adottati.
L’esposizione si apre con il ritratto di una misteriosa pittrice realizzato da Pietro Paolini nei primi decenni del XVII secolo. La giovane, la cui identità è ancora sconosciuta, si presenta fiera con gli strumenti del mestiere, accogliendo simbolicamente i visitatori.

Nella prima sala, dedicata alla bolognese Lavinia Fontana, sono esposte opere inedite o poco conosciute, tra cui un autoritratto su rame. Segue una sezione su Artemisia Gentileschi, con tre opere che tracciano il suo percorso artistico: Cleopatra, drammatica e sensuale, della fase romana; L’Aurora, del decennio successivo, e Giuditta e la serva con la testa di Oloferne, del periodo napoletano, dove l’influenza del padre Orazio si trasforma in una visione più personale e oscura.

Tra le protagoniste del Seicento, figura anche Giustiniana Guidotti, rappresentata dalla sua unica opera conosciuta, esposta per la prima volta. La sezione prosegue con una sala dedicata alla natura morta, dove spiccano i lavori di Laura Bernasconi e Anna Stanchi, e con un album illustrato di Giovanna Garzoni, prestato dall’Accademia di San Luca, che raccoglie dettagliate miniature di piante, fiori e animali.
Un’altra sala del percorso seicentesco esplora il ritratto, con opere significative come quella di Claudia Del Bufalo che raffigura la sorella Faustina in abito nuziale, e si concentra poi su generi come la grafica, la miniatura e l’architettura, rappresentata da Plautilla Bricci e i suoi prospetti per la Villa del Vascello.

Il Settecento è rappresentato da figure di rilievo come Angelika Kauffmann, il cui atelier romano divenne un crocevia per gli intellettuali che si trovavano nella capitale, e Laura Piranesi, incisora di grande talento. Le opere di Élisabeth Vigée, Caterina Cherubini e Maria Felice Tibaldi completano questa sezione, mostrando il consolidamento delle artiste nelle accademie e nel mercato.
L’Ottocento chiude il percorso con una celebrazione delle artiste che, attraverso autoritratti e ritratti, restituiscono l’immagine di donne creative, determinate e consapevoli. Tra queste spicca Emma Gaggiotti, di cui sono esposti per la prima volta il Ritratto di famiglia, la Venere degli Uffizi e la Sacra Famiglia dei Vaticani, opere restaurate e recentemente riemerse dai depositi.

Le ultime tre sale si articolano attorno a soggetti religiosi e storici, al ritratto e infine al paesaggio e alla natura morta.
Nel XIX secolo, le artiste godono di una maggiore libertà rispetto al passato, e il loro numero cresce significativamente. Tra le figure ancora da riscoprire si segnalano Erminia De Sanctis e Virginia Barlocci, le cui opere, conservate nelle collezioni capitoline o riemerse dal mercato antiquario, rappresentano una novità assoluta per il pubblico.

La mostra permette di riscoprire figure come Maria Felice Tibaldi Subleyras, Laura Piranesi, Marianna Candidi Dionigi, Louise Seidler ed Emma Gaggiotti, le cui opere, spesso conservate nei depositi, sono affiancate a quelle di artiste celebri come Lavinia Fontana, Artemisia Gentileschi e Giovanna Garzoni, oltre a quelle meno note come Giustiniana Guidotti, Ida Botti e Amalia De Angelis. Il catalogo di molte di queste artiste è in fase di ricostruzione grazie alle ricerche degli ultimi decenni.
Il percorso della mostra, organizzato cronologicamente e tematicamente, illustra il progressivo inserimento delle pittrici nel mercato artistico internazionale e il lento ma costante accesso alle principali istituzioni formative di Roma, come l’Accademia di San Luca e l’Accademia dei Virtuosi al Pantheon. In questo processo, Roma emerge non solo come luogo di formazione e pratica artistica, ma anche come simbolo delle numerose artiste che, per nascita o scelta, hanno lavorato nella città, contribuendo a rafforzarne il ruolo di centro nevralgico per le carriere creative nell’età moderna.
Le artiste protagoniste della mostra reclamano il loro spazio nella Roma Capitale delle Arti tra XVI e XIX secolo, da lungo tempo trascurate dagli studi storici.
All’uscita del museo è esposta una mappa che invita a riscoprire le opere di artiste esposte in luoghi pubblici e accessibili. La mappa è stampata in un opuscolo da portare con sé per continuare la scoperta di un mondo pittorico al femminile finora poco conosciuto e valorizzato.

Raffaella Gambardella

Raffaella, appassionata narratrice, è una blogger che ha saputo rasformare le sue più grandi passioni – il cinema, i viaggi e la lettura – in una piattaforma vibrante e ispiratrice. Sin da piccola, è stata affascinata dalle storie: quelle raccontate sul grande schermo, lette nelle pagine di un libro o incontrate lungo il cammino nei suoi viaggi. Continua a intrecciare parole di donne in un cammino che non smette mai di arricchirla.

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