Danze in cerchio nella yurta

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La nostra cara amica Alessandra Damiotti, una donna con lo zaino dalla penna fluida e accattivante, ci manda questo interessante articolo (en français après la photo) dopo aver praticato una yurta molto particolare…:

“Metto nella sacca un tappetino e una coperta, per stendermi e tenermi calda durante il rilassamento, una tazza per la tisana, un quaderno per scrivere le mie riflessioni e le scarpine da danza ritmica, per comodità e per non sporcare il pavimento della yurta. E poi non dimentico i fiori, quelli che ho scelto per questa volta. E’ la prima domenica del mese e sto uscendo per andare all’appuntamento con le ‘Danze in cerchio’. L’idea di ritrovarmi con “le figlie della luna” sta già agendo positivamente su di me, sento la calma e l’appagamento dell’esperienza che mi aspetta in quello spazio circolare in mezzo alla campagna.

La yurta si trova sulle alture del Comune di Manziana e ci si arriva da casa mia salendo per una strada sinuosa sulle colline etrusche, inoltrandosi nel verde, col mare e la costa alle spalle. Ancora stento a non perdermi perché bisogna dire che il luogo è ben nascosto e la sterrata tra i campi è poco agibile, soprattutto se piove, costringendoti ad avanzare a passo d’uomo. L’ultimo pezzo di strada si fa a piedi e sei allora in mezzo alla natura, intorno ci sono solo vegetazione, colline e cielo. Entrando nella yurta sono accolta ogni volta dallo stesso odore morbido e piacevole che ricorda quello d’una stalla, di pelli e di legno. La circolarità senza spigoli abbraccia e rasserena.

Il gruppo (siamo solo donne, almeno per ora) è gestito, coordinato e animato da Rossana, riccioli rossi e sorriso accogliente. La prima volta che ho partecipato alle danze, accompagnando la mia amica Claudia che le aveva già praticate e che aveva conosciuto Rossana durante un convegno a Roma, temevo di non essere in grado di farcela, dato che non ho esperienza in fatto di balli. Ma mi sono tranquillizzata subito, vedendo che i passi non sono complicati e che non serve nessuna preparazione: Rossana fa vedere i movimenti di ogni danza con semplicità e pazienza, sicché, guidate dalla musica, non ci si sente mai in difficoltà. Danziamo disposte in cerchio (la figura coreografica più antica) intorno ad un centro luminoso, costituito da un tessuto, qualche candela, oggetti evocatori, minerali e, quando alziamo le braccia e guardiamo in alto, troviamo un centro anche nell’apertura circolare del tetto.

La danza in cerchio è un mandala in movimento poiché sviluppa forme che creano uno spazio sacro di centratura ed unità. Molte danze tradizionali contengono naturalmente questo linguaggio simbolico” (www.danzasacraincerchio.com)

Danzando in cerchio siamo collegati alla ciclicità della vita, sperimentiamo un senso di unità con noi stessi e con gli altri, percorriamo un cammino di condivisione e di meditazione in movimento” (Idem)

Attraverso il suono, la musica, il ritmo, il movimento, le forme sacrali e i gesti simbolici possiamo allineare corpo, mente ed emozioni e ritrovare dentro di noi l’armonia, la fonte di salute e di benessere” (www.braccialettibianchi.com)

Le danze in cerchio sono patrimonio di molte culture. Ogni danza può avere un obiettivo e un significato diverso, ma sono sempre un momento di introspezione, un momento in cui ci concentriamo sul nostro passo nella mano del gruppo” (www.ludic.it)

Le danze meditative arrivano in Italia grazie ad Anna Barton, insegnante di Findhorn (ente scozzese fondato nel 1972 da una delle più grandi comunità intenzionali della Gran Bretagna) e oggi vengono praticate in molti contesti tra cui quello didattico, terapeutico e ospedaliero.

La nostra Rossana, formatasi per due anni con l’olandese Joyce Dijstra, continua il suo percorso con la partecipazione a seminari (vedi quelli con Carolina Botti, nome di riferimento sia in Italia che all’estero) e con la ricerca personale che è un lavoro da portare avanti da sola. Non è sufficiente trasmettere le danze che le sono state insegnate, importante è “come metterle insieme” e entro quale filone creativo inserirle. Ha così scelto delle tematiche da sviluppare lungo l’arco di un anno, quelle sui chakra, gli Indiani d’America, i colori, gli Arcangeli … abbinandole alle danze secondo la sua personale ispirazione. Il tema di quest’anno è la Flower Therapy, “tecnica di guarigione energetica tramite i fiori” (da non confondere con la floriterapia dei fiori di Bach). Ad ogni incontro arriviamo con un fiore che ci piace e che ci abbia in qualche modo interpellate e lo mettiamo al centro del cerchio energetico durante le danze. Una volta terminate, ci stendiamo per una pausa di rilassamento e di meditazione, accompagnate dalla voce di Rossana e dal bellissimo sottofondo “Healing songs of Dolphins”. I fiori li abbiamo poggiati su una parte del nostro corpo e durante la meditazione lasciamo la mente libera di parlare con loro e di ascoltarli. Il taccuino serve per annotare riflessioni, emozioni e pensieri che poi condividiamo a turno con le altre, sedute tutte intorno. Fuori intanto è scesa la notte e l’interno della yurta è in penombra. Mi piacciono la confidenza e l’intimità che ci uniscono frutto di empatia e di assenza di giudizio. Lo apprezzo molto e mi fa stare bene.

Dopo aver utilizzato un libro che consultavamo per scoprire quale fosse il significato e il linguaggio del nostro fiore, Rossana ci ha ora proposto un mazzo di carte “fiorite” che dispone con la faccia nascosta: ne scegliamo una a caso e ci divertiamo a scoprire il messaggio che ci invia uno o l’altro fiore più o meno misterioso. Lo leggiamo a voce alta provando ad interpretarne il senso e a capire cosa evochino quelle parole. Un simpatico lavoro di introspezione.

La riunione termina nella serenità e ci avviamo alle nostre macchine nel buio totale, sotto un cielo che sentiamo adesso più vicino a noi. Arrivederci, anime danzanti.

A. D.

DANSES EN CERCLE DANS LA YOURTE

Je mets un tapis et une couverture dans le sac, pour m’allonger et me réchauffer pendant la relaxation, une tasse de tisane, un cahier pour noter mes réflexions et des chaussures de danse rythmée à porter pour être à l’aise et ne pas salir le sol de la yourte. Et puis je n’oublie pas les fleurs, celles que j’ai choisies pour cette fois. C’est le premier dimanche du mois et je sors pour aller aux danses en cercle. L’idée de rencontrer “les filles de la lune” a déjà un effet positif sur moi, je ressens le calme et la satisfaction de l’expérience qui m’attend dans cet espace circulaire au milieu de la campagne.

La yourte est située sur les hauteurs de la commune de Manziana et on peut y accéder depuis ma maison en remontant une route sinueuse sur les collines étrusques, en entrant dans la verdure, avec la mer et la côte derrière vous. J’ai encore du mal à ne pas me perdre car il faut dire que l’endroit est bien caché et le chemin de terre entre les champs est difficile à parcourir, surtout s’il pleut, obligeant à avancer au pas. La dernière partie du chemin se fait à pied et vous êtes alors en pleine nature, autour il n’y a que de la végétation, des collines et du ciel. En entrant dans la yourte, je suis à chaque fois accueilli par la même odeur douce et agréable qui rappelle celle d’une écurie, des peaux et du bois. La circularité sans bords embrasse et apaise.

Le groupe (nous ne sommes que des femmes, du moins pour l’instant) est géré, coordonné et animé par Rossana, aux boucles rousses et un sourire accueillant. La première fois que j’ai participé aux danses, en accompagnant mon amie Claudia qui les avait déjà pratiquées et qui avait rencontré Rossana lors d’une conférence à Rome, j’avais peur de ne pas réussir à le faire, étant donné que je n’avais aucune expérience en danse. Mais je me suis immédiatement tranquillisée, voyant que les pas ne sont pas compliqués et qu’aucune préparation n’est nécessaire : Rossana montre les mouvements de chaque danse avec simplicité et patience, pour que, guidé par la musique, on ne se sente jamais en difficulté. Nous dansons disposés en cercle (figure chorégraphique la plus ancienne) autour d’un centre lumineux, composé d’un tissu, de quelques bougies, d’objets évocateurs, de minéraux et, lorsque nous levons les bras et levons les yeux, nous trouvons également un centre dans l’ouverture circulaire dans le toit.

« La danse en cercle est un mandala en mouvement car elle développe des formes qui créent un espace sacré de centrage et d’unité. De nombreuses danses traditionnelles contiennent naturellement ce langage symbolique » (www.danzasacraincerchio.com)

« En dansant en cercle nous sommes connectés à la nature cyclique de la vie, nous éprouvons un sentiment d’unité avec nous-mêmes et avec les autres, nous suivons un chemin de partage et de méditation en mouvement » (Idem)

« Grâce au son, à la musique, au rythme, au mouvement, aux formes sacrées et aux gestes symboliques, nous pouvons aligner le corps, l’esprit et les émotions et redécouvrir l’harmonie en nous-mêmes, source de santé et de bien-être » (www.braccialettibianchi.com)

« Les danses en cercle sont l’héritage de nombreuses cultures. Chaque danse peut avoir un objectif et une signification différents, mais elles sont toujours un moment d’introspection, un moment où l’on se concentre sur notre pas dans la main du groupe” (www.ludic.it)

Les danses méditatives arrivent en Italie grâce à Anna Barton, enseignante de Findhorn (une institution écossaise fondée en 1972 par l’une des plus grandes communautés intentionnelles de Grande-Bretagne) et sont aujourd’hui pratiquées dans de nombreux contextes, notamment éducatifs, thérapeutiques et hospitaliers.

Notre Rossana, formée pendant deux ans auprès de la hollandaise Joyce Dijstra, poursuit son chemin avec la participation à des séminaires (voir ceux de Carolina Botti, une référence en Italie et à l’étranger) et avec des recherches personnelles qui sont un travail qu’elle réalise seule. Il ne suffit pas de transmettre les danses qui lui ont été enseignées, l’important est de “comment les assembler” et dans quel fil créatif les insérer. Elle a ainsi choisi des thèmes à développer tout au long de l’année, ceux sur les chakras, les Indiens d’Amérique, les couleurs, les Archanges… en les associant aux danses selon son inspiration personnelle. Le thème de cette année est la Flower Therapy, une « technique de guérison énergétique par les fleurs » (à ne pas confondre avec la thérapie par les fleurs de Bach). A chaque rencontre nous arrivons avec une fleur qui nous plaît et qui nous a interpellé d’une certaine manière et nous la plaçons au centre du cercle énergétique lors des danses. Une fois terminé, nous nous allongeons pour une pause de détente et méditation, accompagnées de la voix de Rossana et du magnifique fond musical « Chants de guérison des dauphins ». Nous avons placé les fleurs sur une partie de notre corps et pendant la méditation nous laissons notre esprit libre de leur parler et de les écouter. Le cahier sert à noter des réflexions, des émotions et des pensées que nous partageons ensuite à notre tour avec les autres, assis tout autour. Pendant ce temps, la nuit est tombée dehors et l’intérieur de la yourte est dans la pénombre. J’aime la confiance et l’intimité qui nous unissent par l’empathie et l’absence de jugement. J’apprécie beaucoup et cela me fait du bien.

Après avoir apporté un livre que nous avons consulté pour découvrir le sens et le langage traditionnel de notre fleur, Rossana nous offre maintenant un jeu de cartes “fleuries” qu’elle place face cachée : on en choisit une au hasard et on s’amuse à découvrir le message que nous envoie une des fleurs plus ou moins mystérieuse. Nous le lisons à haute voix en essayant d’en interpréter le sens et de comprendre ce que ces mots évoquent. Un joli moment d’introspection.

La rencontre se termine dans la sérénité et nous nous dirigeons vers nos voitures dans le noir absolu, sous un ciel que nous sentons désormais plus proche. Au revoir, les âmes dansantes.

  1. D.

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