Un viaggio nel cuore nascosto della Calabria

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Ci sono luoghi che ti conquistano piano, senza effetti speciali. Mirto, con il suo mare a Pantano Martucci in Calabria, è uno di questi. L’ho scoperto grazie ai miei amici Tiziana e Sandro, che qualche anno fa hanno comprato una casa proprio lì, tra pinete profumate e spiagge dorate affacciate sul Mar Ionio.

Ci sono tornata più volte con un bagaglio leggero e tanta voglia di condividere con loro bagni e risate. Non è il classico posto da cartolina da social, ma è esattamente il luogo dove Tiziana ha ritrovato se stessa e dove io son voluta tornare, quest’anno, per ricordarla ora che non c’è più. Ad accogliermi, insieme a Sandro, sua sorella Gloria e il suo compagno Claudio.

Pantano è la frazione marina di Crosia, a pochi minuti da Mirto, nel cuore della Sila Greca. Un nome poetico per un tratto di costa con spiagge spaziose, sabbia chiara e morbida, un mare trasparente dai riflessi turchesi. E poi, la sorpresa più bella: niente lidi affollati, niente file per un caffè o musica sparata dalle casse. Solo spazio, silenzio e luce.

Alle spalle della spiaggia, uno spazio verde che qui chiamano la Piccinelli. La spiaggia era l’angolo preferito di Tiziana per leggere, scrivere, stendersi su una sdraio a guardare cielo e nuvole. In quel miscuglio di brezza marina e ricordi ho trovato una forma di pace che mi ha stimolato ricordi e sogni di cose belle.

Pantano è stato per me un invito a rallentare, a riscoprire la semplicità. E anche se ci sono tornata per l’amicizia che mi lega a Sandro e Tiziana, la verità è che ci sono tornata anche per me stessa. Durante quest’ ultimo viaggio, Sandro mi ha portata a esplorare alcuni luoghi nei dintorni che meritano ogni passo. Crosia, ad esempio, ha un centro storico raccolto, abbarbicato sulla collina, con una vista sul mare che toglie il fiato. È uno di quei posti dove la vita scorre lenta, tra vecchie pietre, balconi fioriti e gatti sonnacchiosi.

Poi c’è Rossano, famosa per il Codex Purpureus, un manoscritto bizantino di valore inestimabile custodito in un museo moderno e accogliente. Rossano è anche la patria della liquirizia Amarelli, un’eccellenza tutta al femminile che racconta di imprenditoria, gusto e tradizione. Ma la vera scoperta – quella che mi ha lasciata a bocca aperta – è stata Longobucco.

A circa un’ora dalla costa, Longobucco ti accoglie con il profumo dei boschi e l’aria fresca di montagna. Un borgo di pietra, a 800 metri d’altezza, immerso nel Parco Nazionale della Sila. Qui tutto sembra sospeso: il tempo, il rumore, la fretta. Ogni angolo racconta storie di fatica, coraggio e bellezza.

Le sue origini sono antichissime. Già in epoca greca e romana si estraevano oro, argento e ferro dalle miniere della zona, e nei secoli successivi Longobucco divenne un centro importante del brigantaggio. Ma è il presente a colpire di più: un presente fatto di mani che tessono ancora a telaio, tramandando una tradizione antica, viva e orgogliosa.Ho saputo che Il Festival del Tessile Artigianale, che si tiene ogni estate, è qualcosa di magico dove si possono incontrare donne forti, sorridenti, capaci, che raccontano con i gesti storie custodite tra ordito e trama.  Le tovaglie e i tappeti di Longobucco sono frammenti d’identità, intrecci di memoria e resistenza.

Come viaggiatrice, come donna, ho sentito una connessione profonda con quelle artigiane. Era come se, in quel momento, il mio viaggio avesse trovato un senso più grande: celebrare la bellezza delle radici, delle mani che creano, dei luoghi che resistono. Longobucco è anche natura. Sentieri che attraversano boschi di pino laricio, scorci da cartolina. Per chi ama l’escursionismo, è un paradiso.

Viaggiare, per me, è anche assaporare. E la Calabria non mi ha deluso: insieme ai piatti preparati con affetto da Gloria, ho conosciuto i frittuli, un piatto robusto e speziato a base di maiale, lagane e ceci, pasta rustica e profumata, formaggi e salumi che sanno di pascoli veri, la sardella e i dolci tradizionali come le pitte di San Martino e le nepitelle, da mangiare con le mani.

Quello che ho trovato tra Pantano Martucci e Longobucco  è la Calabria che non si vende, che non si trucca. È un luogo dove puoi lasciarti andare, camminare sola senza sentirti sola, sentirti parte di qualcosa di vero.

Per chi cerca esperienze autentiche, per chi ama viaggiare con lentezza, per chi sa che la bellezza più profonda non fa rumore, questa è la Calabria da conoscere.

Care donne con lo zaino, se siete mai state in un posto che vi ha parlato così profondamente, raccontatelo nelle vostre mail, scriveteci. E se cercate un luogo dove rallentare, guarire, respirare, mettete  Mirto e Longobucco nella vostra lista.

 

 

Raffaella Gambardella

Raffaella, appassionata narratrice, è una blogger che ha saputo rasformare le sue più grandi passioni – il cinema, i viaggi e la lettura – in una piattaforma vibrante e ispiratrice. Sin da piccola, è stata affascinata dalle storie: quelle raccontate sul grande schermo, lette nelle pagine di un libro o incontrate lungo il cammino nei suoi viaggi. Continua a intrecciare parole di donne in un cammino che non smette mai di arricchirla.

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