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Ho già parlato della generosa ospitalità dei miei amici sardi. Ma ci sono esperienze che sfuggono alla lingua, momenti in cui le parole sembrano troppo strette per contenere la bellezza. Il mio recente viaggio in Sardegna è stato uno di questi: pochi giorni intensi, pieni di luce, profumi, pietre millenarie e silenzi che parlano più delle voci.
Un inizio scolpito nel tempo: la Basilica di Santa Giusta

Il nostro viaggio è partito tra risate e promesse: ero con Marinella e Paolo, con cui avevo condiviso i miei anni a Buenos Aires e con Anna, a cui loro mi avevano affidato quando ero stata trasferita a Parigi e che continua ad accogliermi nella sua casa di rue Lepic, nel cuore di Montmartre.
La prima tappa ci ha portati alla Basilica di Santa Giusta, che ci ha accolto su un colle. Costruita tra il 1135 e il 1145, sembra un ponte verso un tempo sospeso. Le sue tre navate raccontano secoli di storia: colonne una diversa dall’altra, capitelli che parlano latino, e un soffitto ligneo che invita a guardare in alto. Ma è nella cripta, interamente scavata nella pietra, che si coglie l’anima del luogo: un ventre sacro che custodisce le reliquie delle sante Giusta, Giustina ed Enedina.
Le fassonis: barche leggere come pensieri

Dopo la basilica, il nostro cammino ci ha condotti alla ricerca delle fassonis, le barche d’erba che per secoli hanno solcato questi stagni. Purtroppo non siamo riusciti a vederne neanche una, se non in qualche illustrazione davanti a dei negozi, Non era la loro stagione, ma ci ripromettiamo di tornare a vederle in epoche più propizie. Costruite con fieno palustre e giunchi, le fassonis sono simili ai caballitos de totora del Perù (io ed i miei amici avevamo navigato su una imbarcazione simile sul lago Titicaca) o alle barche del Nilo, e testimoniano un legame profondo tra uomo e natura. Ogni anno, ad agosto, tornano vive nella Regata de Is Fassonis, danzando sull’acqua tra mito e realtà.
San Giovanni di Sinis: luce, pietra e silenzio

Proseguendo lungo la costa, abbiamo trovato un altro gioiello: la Chiesa di San Giovanni di Sinis. Costruita con i blocchi provenienti dalle rovine di Tharros, ha l’austerità delle cose vere. L’interno è essenziale, fresco, percorso da una luce sobria che entra da una finestra ottagonale.
Is Arutas: dove il mare accarezza le stelle

Poi, finalmente, il mare. Ma non un mare qualsiasi. Is Arutas è un sogno mare cristallino e sabbia con granelli di quarzo bianco, rosa e verde. Entusuasta, mi sembrava di entrare in un’altra dimensione, fatta di colore e odore di buono.
Tharros: poesia e rovine

E come potevamo non fermarci a Tharros, la città antica sospesa tra storia e leggenda? Fondata dai Fenici, attraversata dai Romani e dai Bizantini, oggi è un museo a cielo aperto che respira nel vento. Ogni colonna, ogni termale, ogni pietra narra un frammento di civiltà. Camminare per le sue strade è sentire i passi di chi c’era prima.
Questo è solo l’inizio. La Sardegna non si attraversa: si ascolta, si respira, si ama.
Continua…
