The Holdovers”: una storia delicata e malinconica che scalda il cuore

Da qualche tempo, invitata da mio figlio che ne è socio, frequento la sala cinema della Soho house di Roma, un club nel quartiere romano di San Lorenzo in Via Cesare De Lollis, a poca distanza dall’Università La Sapienza.

È un hotel con spa, club, appartamenti, roof garden, una palestra e, soprattutto, un’accogliente sala cinema. La sera adoro parcheggiare accanto alla casa dello studente e dirigermi verso quel palazzo a dieci piani, fermarmi all’ottavo piano per poi accomodarmi in una confortevole poltrona. Lì posso appoggiare i piedi su un puff al cui interno c’è una copertina per coprirmi in caso di brividi dovuti al freddo o alle emozioni. E quando si spengono le luci le emozioni ci sono davvero, il cuore comincia a pulsare ogni volta che la tenda rossa si apre sullo schermo.

Un venerdì al mese è dedicato al cineforum e un preparatissimo critico ci invita a seguire dei film scelti sapientemente da lui e dai componenti dello staff che ad ogni spettacolo ci accolgono con il sorriso, caramelle e marshmallows. L’ultimo film da loro scelto è “The holdovers”, una storia delicata e malinconica dove splendidi attori del calibro di Paul Giamatti, Dominic Sessa e Davine Joy Randolph rubano al pubblico lacrime e risate. Il regista è Alexander Payne, già noto per gli altri sette film di successo da lui girati.

Paul, uno dei protagonisti, è professore di letteratura classica alla Barton Academy, un collegio del Massachusetts. Un po’ alcolista, pedante e severo, non è amato né dai suoi alunni né dagli altri insegnanti. Sogna senza riuscirci di scrivere un libro. Costretto a passare le vacanze di Natale del 1970 nel campus, ha il compito di sorvegliare gli studenti che per motivi diversi non possono tornare a casa,  appunto gli holdovers del titolo. Insieme a lui resta nel college la cuoca che ha da poco perso il figlio nel Vietnam.

Non voglio qui spoilerare sulla trama, posso solo dire che mi sono sentita trasportare durante le due ore della durata del film nelle storie meravigliose degli anni Settanta, nelle atmosfere dei film di Hal Ashby. Complice delle emozioni suscitate dalla storia è la colonna sonora che alterna brani di quegli anni a musiche attuali. Il critico ha guidato la visione del film stimolando un vivace dibattito sulla storia e sull’educazione, parlando finalmente del corpo docente definendolo l’elite che può fare davvero la differenza nella società.

Consiglio alle lettrici di donne con lo zaino di recarsi a vedere The holdovers, e magari a rivedere altri film della filmografia del regista, quali “La storia di Ruth”, “Election””, “A proposito di Scmidt”, “Sideways”, “Paris je t’aime, “ “Paradiso amaro”, “Nebraska “ e Downsizing”.

R.

Author: ragaraffa

Blogger per passione e per impegno, ama conoscere e diffondere le voci delle donne che cambiano.  

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