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Girare per dei festival letterari è un originale modo per conoscere luoghi che, pur essendo meravigliosi, vengono trascurati dalle guide turistiche. Spesso ci si imbatte solo per caso in queste perle. Così è successo a me e Patrizia: dopo aver ammirato Lugnano in Teverina, che merita un articolo a parte (è annoverato nella rosa del più bei borghi d’Italia), la nostra amica Mara, incontrata nei pittoreschi vicoli del centro storico di Amelia, scoprendo la passione comune per il cinema, ci ha chiesto se conoscessimo le Cascate di Chia, chiamate anche Cascate di Fosso Castello, poiché si sono formate naturalmente dal torrente Castello, luogo divenuto, per la suggestione che provoca nei visitatori e per le bellezze del paesaggio, set di numerosi film.
Ci siamo incamminate perciò in una giornata caldissima, sulla strada verso Bomarzo, superando uno svincolo, per poi tornare indietro dopo le indicazioni di un passante per il sentiero, un po’ nascosto ai viaggiatori, verso le cascate. Dopo aver cercato un parcheggio e pagato l’ingresso, siamo entrate in un posto da favola. A sinistra abbiamo notato una stradina che porta ad una torre, (Torre di Chia del Castello Pasolini, risalente a metà del XIII secolo e accessibile solo in alcuni particolari periodi dell’anno). Pasolini ha tanto amato il luogo da viverci per molti anni per poter lavorare indisturbato, isolandosi dal caos cittadino. In questa location ha girato nel 1964 il film “ Il Vangelo secondo Matteo”.
Abbiamo quindi svoltato verso destra e, dopo una camminata di dieci minuti tra cartelli che segnalavano i numerosi film lì girati tra i quali “Casotto’”di Sergio Citti nel 1977, “L’Armata Brancaleone” nel 1966, la miniserie televisiva “Nel nome della rosa” di Giacomo Battiato, nel 2019 “La Befana vien di notte” di Paola Randi dove una splendida Monica Bellucci esce come una dea dall’acqua, Black Bits nel 2022.
Guidate dal rumore dell’acqua, siamo giunte alle cascatelle. Patrizia ed io non abbiamo perso l’occasione di rinfrescarci le gambe, ispirate da tre bimbi che, guardati a vista dalla loro mamma, entravano ed uscivano dall’acqua gelida senza battere ciglio. Dopo l’improvvisato pediluvio, ci siamo inoltrate in un sentiero boschivo lungo il fiume, ammirando alcuni resti di vecchi mulini da cui si rinvengono tracce di Medioevo, periodo nel quale il torrente Castello era utilizzato appunto per l’attività dei mulini.




Siamo salite poi per il sentiero fino ad uno spiazzo da cui abbiamo ammirato un bel panorama.
Questo luogo, piccolo e incontaminato, è una vera chicca per i cinefili, naturalisti e camminatori.
Invitiamo le donneconlozaino che vivono nel Lazio o che giungono in questa regione per visitare Roma e dintorni, a proseguire la loro visita nella Tuscia, a Viterbo, per recarsi infine verso questo luogo dove la natura si rivela imponente e lo spirito si rinnova.
R.