Una vita molte case

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Kathya, Pescara, Santiago, Monaco, Buenos Aires…

La nostra casa di Pescara era stata messa su con dedizione e pazienza, un nido caldo dove la vita scorreva serena e tranquilla, nessuno scossone di rilievo fino a quando mio marito ricevette una proposta di lavoro all’estero a cui non poteva o non voleva dire di no. Sapemmo che la meta designata era Santiago del Cile. Nel 2003, quando Teresa aveva quattro anni e Marco 11 mesi, affrontammo, titubanti, il viaggio. Fummo scoraggiati dagli amici, ci dissero che eravamo matti, e i genitori che eravamo senza cuore a portare così lontano i loro nipotini. Era un salto nel vuoto: del Cile conoscevamo solo un po’ di storia e gli Inti Illimani. Al Ministero i colleghi più navigati avevano detto ad Alessandro che, una volta provata l’emozione della vita all’estero, non si riesce più a farne a meno, ma noi eravamo certi che no, non sarebbe stato così, dopo solo due anni, ci dicevamo, un’esperienza e via, di nuovo a casa, quella nostra, la vera, in Italia.
E invece…i due anni divennero sei. Le prime settimane in Cile, di nascosto dai bambini per non turbarli, ci guardavamo smarriti chiedendoci in che assurdità ci fossimo ficcati, visualizzavamo nel mappamondo puntini sperduti lontanissimi da casa, sognando e contando i giorni che ci separavano dal rientro. Dopo, piano piano, siamo entrati in una prospettiva nuova ed abbiamo provato la bellissima sensazione di libertà. Un nuovo luogo da arredare e chiamare casa , una vita in un paese tutto da scoprire è un dono, un balzo fuori dagli schemi di sempre ed i ruoli in cui ci si trova confinati, la possibilità di reinventarsi.
Dopo Santiago, invece che a casa (quella di un tempo), una nuova dimora divenne la nostra, a Monaco di Baviera: tre anni indimenticabili nella cornice della nostra casetta al margine del bosco, anche quella sentita nostra a tutti gli effetti.
“Qué cambio!” ci dicevano spaventati i nostri amici cileni. Ma ormai sapevamo che non c’era nulla da temere.
Tornammo per due anni in Italia con l’impazienza di ripartire. Nel 2014 di nuovo i bagagli per il Sudamerica: Buenos Aires. Qui, nel paese in cui l’amicizia è un valore primario, i nostri figli hanno trascorso l’adolescenza ed hanno creato legami indissolubili. Nella città “que nunca duerme” ci siamo sentiti da subito accolti, in sintonia con un popolo dalle diffuse origini italiane di cui va estremamente orgoglioso. Sarà difficile allontanarcene, fra qualche mese: Buenos Aires conquista il cuore con il suo fascino trasandato.
Dove sarà la nostra nuova casa?


Kathya

Raffaella Gambardella

Raffaella, appassionata narratrice, è una blogger che ha saputo rasformare le sue più grandi passioni – il cinema, i viaggi e la lettura – in una piattaforma vibrante e ispiratrice. Sin da piccola, è stata affascinata dalle storie: quelle raccontate sul grande schermo, lette nelle pagine di un libro o incontrate lungo il cammino nei suoi viaggi. Continua a intrecciare parole di donne in un cammino che non smette mai di arricchirla.

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