Cuenca

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Desiderosa di tornare in Spagna, dopo un paio di giorni a Valencia e prima di recarmi a Madrid, ho optato per un’escursione  a Cuenca, un comune spagnolo situato nella comunità autonoma di Castiglia-La Mancia. È una città affascinante situata tra gole spettacolari e nota per le sue “Casas Colgadas” (Case sospese).

La città non mi ha deluso: passeggiare per le strade di Cuenca è stata un’esperienza unica che mi ha fatto scoprire paesaggi mozzafiato e un centro storico ricco di storia. Ho iniziato la mia prima giornata giornata partendo dalla Plaza Mayor, il cuore della città. Ho subito ammirato la Cattedrale di Santa María e San Julián, un mix di stili gotico e normanno.

Da lì ho subito chiesto informazioni per raggiungere Las Casas Colgadas. Le case sono medievali e sembrano sospese nel vuoto sopra il fiume Huécar. In una delle case si trova il il Museo di Arte Astratta Spagnola con le opere di Antoni Tàpies, Eduardo Chillida, Antonio Saura, Fernando Zóbel… Il museo è sorprendente anche per la  sua posizione privilegiata. Oltre ad ammirare le opere esposte sono stata a lungo affacciata alle grandi finestre da cui si gode un panorama bello quasi quanto la vista panoramica dal ponte di legno Puente de San Pablo, che collega la città vecchia con un’area più moderna e offre una prospettiva unica sulle Casas Colgadas. Le case sono la costruzione più emblematica della città e quella che figura in tutte le cartoline. Sono degli edifici costruiti sulla parete della gola profonda del fiume Huécar. La loro posizione sospesa su un abisso, ne fa una delle maggiori attrazioni di Cuenca.

Ho fatto una lieve infrazione al mio desiderio di camminare a lungo, invogliata da un trenino con a bordo solo il conducente. Un po’ impietosita dal vederlo in attesa speranzosa di clienti, mi sono offerta- unica e sola- di salire a bordo e da lì, per pochi euro, sono stata condotta per un giro di un’ora dalla vecchia alla nuova città.

Il trenino ha seguito la strada panoramica Ronda del Huécar, che si snoda lungo la gola del fiume, ammirando le formazioni rocciose e il paesaggio naturale che circonda Cuenca, poi ho proseguito fino ai resti del ‘Castillo de Cuenca’. Nonostante sia in rovina, il castello offre una vista spettacolare sulla città e sulle gole dei fiumi Júcar e Huécar.

Dopo aver percorso le mura medievali, arrivata l’ora di pranzo, avevo letto che il pranzo tipico della zona è a base di  morteruelo: uno stufato a base di carne e fegato e ajoarriero, una crema di baccalà con patate e aglio. Purtroppo i ristornati aprivano tutti molto tardi, l’unico aperto era un pub, ‘Picaro’ dedicato alla Vespa, con affissi poster e foto del mitico scooter. Il menù del giorno comprendeva piatti meno tipici e, al posto della birra ho optato per un buon tinto de Verano, un vino leggero e frizzante che ho sempre gustato con piacere nei miei viaggi in Spagna.

Nel pomeriggio sono tornata al Barrio del Castillo, un quartiere tranquillo dove, nonostante un freddo intenso, ho passeggiato fino al tramonto godendomi la vista sulle colline circostanti e le luci della città che si accendono.

 

 

 

Raffaella Gambardella

Raffaella, appassionata narratrice, è una blogger che ha saputo rasformare le sue più grandi passioni – il cinema, i viaggi e la lettura – in una piattaforma vibrante e ispiratrice. Sin da piccola, è stata affascinata dalle storie: quelle raccontate sul grande schermo, lette nelle pagine di un libro o incontrate lungo il cammino nei suoi viaggi. Continua a intrecciare parole di donne in un cammino che non smette mai di arricchirla.

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