Casa Balla

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Care  donneconlozaino amiche dell’arte, sempre in cerca della mostra da visitare, del museo da esplorare o, semplicemente esperte del fai da te, amanti dei mercatini di antiquariato dove riuscite a trovare impeccabili credenze d’antan, sedie scompagnate, cornici particolari, dovete assolutamente visitare una dimora particolare, unica. Anche voi, che siete in cerca di ispirazione per rimodernare le porte e gli armadi di casa, o  voi che  volete respirare un’atmosfera di arte e di originalità, recatevi a visitare la Casa Balla, a Roma. Se andrete in una delle calde giornate estive non dimenticate un ventaglio: non è presente nella casa nessun congegno per raffreddare l’ambiente. Io, giunta in via Oslavia alle tre del pomeriggio di una afosa giornata di agosto, ho superato indenne il caldo, distratta dagli oggetti stravaganti. Dopo aver salito a piedi i quattro piani (l’ascensore è interdetto ai visitatori della casa museo), mi è apparsa una targa apposta sulla porta di ingresso: “FuturBalla“, dalla porta socchiusa ho potuto scorgere l’interno in attesa che facessero entrare il gruppo che, per problemi di spazio, doveva superare di poco la decina.

Appena entrati, la guida ci ha raccontato che la casa è quella dove visse l’artista Giacomo Balla dal giugno del 1929 al 1958 con la moglie Elisa Marcucci e le figlie Luce ed Elica. L’atmosfera del luogo è quella descritta nel manifesto della ricostruzione futurista dell’universo, firmata dall’artista nel 1915 insieme a Fortunato Depero. Giacomo Balla fu infatti un esponente di spicco del Futurismo dove si espresse con varie arti: pittura, scultura, scenografia. I mobili e gli arredi sono di legno, fabbricati con materiali di riciclo e assemblati con sapienza, arte povera che è sopravvissuta a vari decenni raccontandoci un’epoca. La casa è una vera e propria opera d’arte, piena di stanze straordinarie. Dovunque è un mosaico di colori, le pareti, i mobili, i piatti, le stoviglie, gli  abiti e le librerie. La famiglia Balla, una volta trasferitasi, aveva rimpianto a lungo l’appartamento dove avevano vissuto fino ad allora ai Parioli, e per molto tempo considerò la casa di via Oslavia troppo popolare, ma sia Giacomo che le figlie, entrambe pittrici, riuscirono poi a trasformarla in un luogo da visitare ed ammirare, dai lampadari ai fili della luce inseriti in un intricato disegno, ai cavalletti, alle tovaglie. La casa fu frequentata da intellettuali ed artisti sino alla morte delle figlie dell’artista. Nel 2004 fu dichiarata di interesse culturale dal Ministero della Cultura e dal maggio dello scorso anno è stata aperta ad un pubblico sempre più numeroso.

Di Giacomo Balla avevo già letto e sentito parlare, ciò che mi ha particolarmente colpito nella casa è la costante presenza, negli oggetti, di mani femminili, quadri e manufatti di Luce ed Elica, le figlie che hanno consacrato la vita all’ arte paterna.

Luce ed Elica infatti amplificarono la fama paterna con un costante lavoro di riscoperta e citazione. Entrambe vissero all’ombra dell’eclettico genitore,

Luce ed Elica infatti amplificarono la fama paterna con un costante lavoro di riscoperta e citazione. Entrambe vissero all’ombra dell’eclettico genitore, quasi recluse all’interno della Casa dove si erano trasferite con i genitori nel 1929. Il padre, fervente futurista, non applicò le sue idee con le figlie, non permise che esse vivessero tale modernità. Luce ed Elica, infatti, non frequentarono le scuole, ma furono istruite in casa da precettori privati.

Lucia, la figlia maggiore di Giacomo Balla, con l’affermarsi del futurismo sarà chiamata Luce. Si dedicò dapprima a tradurre gli studi del padre in ricami, arazzi, tappeti e tovaglie per poi, nella seconda metà degli anni Trenta e nel secondo dopoguerra, dedicarsi alla pittura. Particolarmente efficaci furono le cartoline, che compose nel 1931 durante le vacanze estive: acquerelli rappresentanti minuscoli paesaggi astratti.

La sorella Elica visse ritirata come Luce ma si affermò come pittrice futurista con lo pseudonimo di “Ballelica” e nel 1950 scrisse ed illustrò il saggio di astronomia Luce sulle stelle, e nel 1953 il volume di poesie Vivendo di cielo

R.

Raffaella Gambardella

Raffaella, appassionata narratrice, è una blogger che ha saputo rasformare le sue più grandi passioni – il cinema, i viaggi e la lettura – in una piattaforma vibrante e ispiratrice. Sin da piccola, è stata affascinata dalle storie: quelle raccontate sul grande schermo, lette nelle pagine di un libro o incontrate lungo il cammino nei suoi viaggi. Continua a intrecciare parole di donne in un cammino che non smette mai di arricchirla.

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