Ecologia e viaggi

Getting your Trinity Audio player ready...

Monica Lonardi, Torino, Londra, Parigi,Vésinet

Se ci fosse una costellazione astrale per definire donne viaggiatrici come me, potrei definirmi una ‘radicante ascendente nomade’, scherza Monica mentre racconta la sua vita trascorsa tra Italia, Inghilterra e Francia in spostamenti che, a più riprese, l’hanno portata a vivere vite diverse in vari Paesi. Il suo essere radicante è iniziato quaranta anni fa da adolescente ed è proseguito nei decenni passati a costruire e ricostruire pezzi di vita sia in ambito familiare che professionale per arrivare ad armonizzare il tutto. Ora che potrebbe raccoglierne i frutti e diventare definitivamente stanziale, sogna di prendere uno zaino e ripartire in un nuovo Paese per rivivere quella emozione del primo trasferimento quando, a sedici anni, partì con la sua famiglia da Torino a Londra:

Vivere a Londra da adolescente fu il primo enorme cambiamento della mia vita. Torino mi sembrava un paesello in confronto alla capitale inglese, la mia città d’origine era una potenza industriale ed una città elegante ma ancora chiusa e provinciale rispetto al cosmopolitismo di Londra. Imparare una nuova lingua, integrarmi in un ambiente così diverso, modificare il mio comportamento che da ragazzina timida doveva trasformarsi per poter vivere pienamente la libertà di cui godevo e interagire con il nuovo ambiente, è stata un’esperienza molto formativa, il primo passo per diventare la donna che sono ora.

Mio padre era nel mirino delle Brigate Rosse durante gli anni di piombo. Abbiamo vissuto sotto scorta e limitato quasi completamente gli spostamenti fino a che, nell’estate dell’80, fu nominato delegato e partimmo senza esitare per Londra. Questo trasferimento, per me e mio fratello, significò riappropriarci della libertà di movimento; i nostri genitori ci lasciavano uscire la sera, frequentare i locali senza limitazioni dopo i dodici mesi passati quasi da prigionieri. Anche se erano gli anni dell’ultraliberalismo tatcheriano, per noi, che godevamo di uno standard di vita alto e frequentavamo la scuola internazionale, Londra era la città dove succedevano cose straordinarie, musicalmente pazzesche. Ricordo le paure e la timidezza del nostro primo giorno di scuola, ma mio fratello ed io ci dicemmo che dovevamo per forza riuscire ad integrarci e così fu. Apprezzai fin da subito il cambiamento di cultura, lingua, scuola, cibo, capii che amavo viaggiare, confrontarmi con culture diverse. A scuola incontrai il ragazzo che diventò il mio primo marito. Insieme proseguimmo gli studi universitari a Londra ma poi decidemmo di andare a vivere nel suo Paese, in Francia.

Una volta a Parigi, Monica lavorava per l’American express ed usava l’inglese per comunicare. Girava per la città inebriandosi dell’atmosfera e della cultura parigina; fin da subito Monica decise di applicare il metodo già sperimentato della full immersion per assorbire la nuova lingua. Ascoltava la radio senza capire molto ma un giorno, quasi d’improvviso, su FIP passava uno sketch di Coluche e fu un declick! Si rese conto di ridere delle battute comprendendone il senso. Il cognato le ricorda che un giorno, all’improvviso iniziò a parlare con i parenti francesi nella loro lingua. È come se il francese avesse infine tracimato e da allora si è perfezionato tanto da diventare la sua lingua principale. L’Italia era ormai alla periferia della sua vita anche se Londra le era rimasta nel cuore. Insieme al marito ed ai due figli gemelli nati nel frattempo, nel 2000, decise di tornare a Londra:

Anche se da anni l’Eurostar ha avvicinato Parigi a Londra, attraversare la Manica è comunque attraversare un mondo di differenze. Quando arrivo a Londra mi sento a casa ma è sempre un immergermi in un’altra cultura.

Dopo diversi anni a Londra, il mio ex marito ha cominciato ad avere problemi che ci hanno portato al divorzio. Ho sentito che dovevo per un po’ tornare in Italia, dalla mia famiglia. Abbiamo vissuto due anni intensi a Torino; io ho iniziato a lavorare con mio fratello, e per i miei figli è stata l’occasione di diventare biculturali essendo già bilingue. Ho avuto il piacere di condividere quella complicità con mio fratello che si è concretizzata anche nell’ambito professionale; siamo complementari e ci siamo intesi perfettamente lavorando insieme per la sua impresa che organizza eventi. Nel frattempo, ad una cena di amici in Francia, Monica incontra Thierry, l’uomo che diventerà il suo secondo marito, anche lui solo, dopo una difficile storia di divorzio. Lui le chiede informazioni su libri di narrativa da consigliare al figlio che stava studiando l’italiano a scuola. Lei gli invia la lista di libri e da allora inizia una conversazione che diventa un vero e proprio amore a distanza. Lui aveva comprato un telefono appositamente riservato per le chiamate di Monica e, come in un amore adolescenziale, continuano a conversare ed incontrarsi quando possibile. Monica decide poi di rientrare a Parigi con i figli e ricominciare una nuova vita, come nel gioco del Monopoli, scherza. Si occupa della comunicazione in un grande ospedale parigino per diversi anni: Anche questo è stato per me come un altro viaggio, quello nella cultura medica, dell’impiegato pubblico. Un mondo che non conoscevo, di pregiudizi a volte sulla figura del ‘fonctionnaire’ soprattutto relativi ai privilegi: usufruiscono di più giorni di vacanze, buoni stipendi e la pensione anticipata di un anno. Io collaboravo con la direttrice dell’ospedale che è diventata una mia amica. Lavorava tantissimo ed ho vissuto in pieno il suo burn out; ho capito la solitudine di chi supervisiona tutto ed è il primo responsabile, in cima alla gerarchia. Dopo il lavoro mi chiamava e si sfogava, sono sempre stata la persona che raccoglie le angosce degli altri; mi vengono riversate perché mi considerano facilmente colei che sa ascoltare ed approcciarsi in modo sereno e razionale. Dopo la sua pensione ho cambiato lavoro.

Con Thierry si risolvono ad unire le famiglie ed affrontano la convivenza non facile per le resistenze iniziali della figlia, già adulta, di lui:

Per qualche anno sembrava di essere su qualche montagna russa; sua figlia mi rifiutava, soffriva molto per i problemi legati all’abbandono da parte della dellamamma. Con il tempo poi e dopo aver rivisto sua madre, la collera è scemata ed ora mi considera sua sorella maggiore o madre adottiva. È stato un percorso difficile per tutti noi poi ho capito che aveva bisogno di vivere una forma di catarsi per superare il trauma dell’abbandonoed io ero il veicolo tramite cui esprimere la rabbia. Thierry mi sosteneva ed era pronto a difendere la nostra relazione; questo ed un lavoro su di me di autocontrollo ed autoanalisi mi hanno sostenuta in questo duro passaggio. Ora penso sia stata una sfida anche per me stessa saper evitare reazioni impulsive ma ragionare da adulta in una relazione con un’adolescente difficile. Ho trovato una certa tranquillità in me stessa mentre normalmente sono piuttosto vulcanica ma la nostra coppia era molto solida ed ho avuto la misura della forza della nostra relazione. Alla fine questo percorso esistenziale è stato un viaggio all’interno di me stessa molto interessante; mi ha insegnato a essere più saggia, a confrontarmi con la sofferenza di un’adolescente ferita e ad aiutare i miei figli che vivevano anch’essi un divorzio difficile, con un padre che li aveva gradualmente allontanati fino a rifiutarli. La sofferenza dell’una mi ha dato le chiavi per proteggere l’equilibrio psichico dei miei figli

E ciò ha permesso loro di scegliere serenamente la propria strada: dopo il il bac (la maturità francese) il ragazzo decide di tornare a vivere in Italia e si iscrive al Politecnico di Torino mentre la figlia resta a Parigi dove vive e lavora tuttora: I due anni passati a Torino avevano lasciato in mio figlio, un’impronta molto forte, il gusto dell’ Italian lifestyle, tanti amici, mare e montagna a portata di mano, lo hanno definitivamente convinto che anche Torino, nonostante il soprannome di piccola Parigi, era in realtà una città dal calore umano mediterraneo!

Anche Monica ha cercato una vita più tranquilla ed un ambiente più sano scegliendo di vivere al Vésinet, nell’unica città parco francese, lontano dal traffico e dall’inquinamento della capitale. Il suo impegno nelle politiche ambientali si è concretizzato nel suo ruolo di assessore comunale per la transizione ecologica. Dopo aver lasciato l’ospedale dove lavorava, infatti, Monica intraprende ancora un altro viaggio, quello nel mondo della politica. Grazie alla doppia cittadinanza, si è interessata fin dall’inizio al movimento politico di Emmanuel Macron:

Ho fatto la campagna elettorale delle presidenziali del 2017 contante persone che volevano agire per migliorare quello che è diventato ormai il mio Paese d’adozione. Mi sono poi presentata alle municipali e sono diventata ‘conseiller municipal sur la transition écologique’. Adoro lavorare insieme agli altri, sono brava a fare rete, valorizzare le competenze e mi trovo a mio agio in quello che si chiama il ‘team building. Mi sento come un’antica romana quando andare al foro era occasione d’incontro, significa che il lavoro di gruppo mi è indispensabile. Lavoro in modo trasversale e non a piramide, mi piace mettere insieme le persone per le loro capacità, ognuno contribuisce con un’idea e come quando si costruisce un burattino mettendo insieme i pezzi alla fine realizzi un qualcosa con il contributo collettivo. Nel mio ruolo di assessore sto cercando di sensibilizzare i cittadini ed il consiglio comunale alla sobrietà ecologica organizzando eventi in cui mi sforzo di creare partnership locali in vista di una sostenibilità e risparmio energetico e per far cambiare la mentalità anche all’interno del consiglio comunale perché si seguanosempre criteri ecologici. Siamo l’unica città-parco di Francia e siamo un ‘site remarquable protegé’ e ciò comporta molte restrizioni da gestire nella mediazione con i cittadini. Ad esempio devo spiegare a chi vorrebbe abbattere un albero centenario che limita la luce nel proprio giardino, il suo valore patrimoniale inestimabile.

Mi rendo conto che il percorso di una vita di Monica, le sue esperienze varie professionali ed esistenziali, l’hanno portata ad affinare la sua versatilità. Intraprendente e volitiva, pacata ma decisa, riesce a portare avanti progetti che mettono in gioco le sue diverse competenze come un fluido brillante che arriva a riempire tutti gli spazi illuminando il percorso e realizzando prodotti interessanti e originali. Poco tempo fa ha celebrato il primo matrimonio alla Mairie (Municipio) come assessore con delega e racconta di essersi stupita di se stessa: Davanti agli sposi, mentre pronunciavo le parole di rito, mi sono chiesta come avessi fatto ad arrivare fin qui; mi ha d’improvviso colpito la sindrome dell’impostore. Poi mi sono detta che se tutti hanno fiducia in me per rappresentare lo Stato, se tutti ci credono, ci devo credere anch’io!

Chiedo a Monica dei suoi progetti futuri, di viaggi e di vita. Pragmatica ma capace di sognare afferma che sarebbe pronta a ricominciare in un altro Paese perché il viaggio della vita non finisce mai e perché quando tutto scorre tranquillo e placido c’è bisogno di un’altra sfida, un altro progetto e un trasferimento o un viaggio lungo è un challenge benefico. Penso che ogni volta che ci si trasferisce, che si incontra un’altra cultura, il cervello si apre e qualcosa cambia, ci si arricchisce. L’ho imparato a sedici anni; quando sono arrivata in Inghilterra non avevo pregiudizi, ero come una balena pronta a prendere più plancton possibile, come se uscissi dall’apnea e potessi infine respirare. Viaggiavamo molto con i miei e da loro ho preso il gusto dei preparativi; per me il viaggio dura il tempo precedente lo spostamento, quello del viaggiare in senso proprio e infine quello dei ricordi e dei commenti come quando si mostravano le diapositive agli amici o in famiglia e si gioiva ancora delle scoperte e dei momenti passati insieme.

Oggi anche andare a Parigi dalla mia piccola cittadina, prendere la metro e immergermi nelle bellezze e nella vita frenetica di questa incredibile città mi fa sentire come Nemo che esce all’acquario, un piccolo grande viaggio che faccio almeno una volta al mese.

Sarei pronta a partire e vivere lo stimolante percorso dell’inserimento in un’altra cultura. Pur amando profondamente la cultura anglosassone, vorrei passare almeno due anni in un Paese latino.

Ma per il momento, comincio una nuova missione da… nonna con 3 stupendi nipotini!

Come il villaggio di Asterix ma la contrario, la mia casa del Vésinet è un villaggio romano che si difende dai Galli, si parla, si mangia e si racconta solo in italiano!

Oltre all’impegno civile e politico, Monica è membro della Global Thinking Foundation con la cui Presidente Claudia Segre è molto attiva per sostenere e organizzare eventi e progetti per combattere l’analfabetismo finanziario delle donne e non solo. Mentre parliamo progettiamo infatti collaborazioni; Monica ha il dono di tessere legami fattivi e produttivi con la generosità e l’intelligenza di chi ha una grande esperienza ed una sensibilità al femminile ed interculturale. Come nei giochi di incastro ho avuto anche sempre fortuna nella vita: alla fine tutto si mette a posto- commenta,ma sappiamo che per giocare ci vuole strategia, pazienza, determinazione e voglia di mettersi in gioco.

P.

Articolo precedente

Una distributore per il commercio solidale

Next Story

Circe/Circée