|
Getting your Trinity Audio player ready...
|
Grazie alla rete di donne con lo zaino, ho conosciuto Elisabetta Putini, co-fondatrice e organizzatrice del Premio Letterario di Lugnano in Teverina, uno dei borghi più belli d’Italia. Con competenza e grazia, Elisabetta anima da ormai undici anni questo importante appuntamento diventato un riferimento per scrittori, case editrici e lettori di tutta Italia. Con fierezza mi racconta la storia del premio che, ogni ultimo fine settimana di giugno, trasforma il borgo in un luogo di cultura, incontri e letture:
Tutto è nato per caso quando, nel 2014, il mio amico romano Maurizio Ramogida mi chiese di presentare il suo romanzo “I ladri di nespole” a Lugnano in Teverina, sua località del cuore, che aveva da poco cambiato amministrazione. Il governo del paese era nelle mani di un bel gruppo di quarantenni, amici fin da piccoli che, superando ogni differenza di vedute politiche, avevano formato una Lista Civica e deciso di lavorare insieme, per trasformare quel borgo di appena 1500 abitanti in un polo culturale e turistico stimolante, integrando con appuntamenti di livello le tradizionali sagre di prodotti tipici. Il sindaco mi chiese se fossi disponibile a ‘creare’ e poi a ‘curare’ un premio letterario e io accettai entusiasta – non immaginavo in che impresa mi sarei imbarcata! – colpita dalla bellezza e dalle potenzialità di quel contesto umano e logistico. Lugnano è un borgo medievale intatto che, da un colle a forma di luna, fra tetti, scale di pieta, vicoli e mura improvvisamente si apre con un panorama mozzafiato sull’ansa del Tevere; e ha un teatro, un museo archeologico, un museo della Grande guerra e una meravigliosa piazza con la Collegiata di Santa Maria Assunta, in puro stile romanico. Era la cornice perfetta per far nascere un premio letterario, dovevo solo inventarmelo.
Il sindaco attuale, Alessandro Dimiziani, è un sindaco tuttofare: presidente dei Borghi più belli d’Italia umbri e musicista jazz si diletta ad accompagnare con il sax l’appuntamento musicale che ogni anno viene organizzato durante la Cerimonia di premiazione, insieme alla degustazione di prodotti tipici, dal nome suggestivo: ‘cena sotto le stelle’.
E’ un magico cielo stellato, infatti, quello che fa da tetto alla serata di premiazione, che inizia il pomeriggio con la presentazione sapiente di Elisabetta in dialogo con gli autori finalisti di romanzi e racconti – questi ultimi pubblicati da Gambini Editore che devolve i proventi a progetti umanitari –
e con la lettura di brani delle opere selezionate, e culmina con la consegna dei premi, ispirati al ‘rosone della Collegiata’. Di fronte alla chiesa romanica l’atmosfera nell’incantevole piazza si anima e si estende ai vicoli del borgo che regalano scorci sorprendenti verso il palco, i tavoli imbanditi, lo storico palazzo del comune, dove spesso si allestiscono mostre.
E proprio con una mostra-installazione di abiti dal titolo “Come eri vestita?” Lugnano ha dedicato alle donne vittime di violenza la decima edizione del Premio letterario. Allestita nelle gallerie del palazzo comunale in collaborazione con Amnesty international e grazie al contributo delle attiviste Patrizia Sacco e Mariagrazia Lonza, la mostra punta il dito sulla domanda di rito ‘Come eri vestita?’ È quella che viene rivolta ancora troppo spesso alle donne che subiscono stupri, come raccontano le diciassette storie rappresentate da altrettante postazioni con abiti esposti e relative didascalie, sotto silenziose maschere bianche, che trasmettono al visitatore il trauma di chi quella violenza l’ha subita. Tra gli abiti indossati dalle vittime ecco un camice da lavoro, dei jeans, un maglione extra-large, una tuta da ginnastica, e persino un abito da sposa di una dodicenne italiana di origine mediorientale sposata a forza a un cinquantenne che abusava di lei, finché è riuscita a ribellarsi e a denunciare la sua situazione. Un’edizione speciale, che ho particolarmente apprezzato, tutta al femminile con cinque scrittrici finaliste e il concerto di un gruppo swing formato da sole donne.
Il premio ha raggiunto una notevole popolarità con case editrici e autori di livello che vi partecipano ogni anno, ma soprattutto è diventato lo stimolo per una serie di attività che si sono sviluppate intorno ad esso: la riapertura della Biblioteca civica – punto di riferimento per giovani e adulti, gestita dall’Associazione Unitre – , il circolo dei lettori, un laboratorio teatrale, uno di lettura ad alta voce. Una valorizzazione culturale che ricade positivamente sugli abitanti del paese, soprattutto sulle donne che si sentono coinvolte e collaborano con entusiasmo, tanto che Elisabetta ha tra loro alcune valide collaboratrici:
Penso già a chi potrà prendere il mio posto, anche per un ricambio generazionale, magari dopo un periodo di affiancamento e di aiuto nell’organizzazione del Premio, che ha preso sempre più spazio nella mia vita e più importanza in ambito letterario, e che prima o poi dovrò cedere, o almeno trasformare nelle modalità di gestione. Adoro viaggiare nel tempo libero e vorrei poter continuare a esplorare il mondo, benché abbia avuto la fortuna di visitare molti paesi dove oggi non è più possibile andare, come la Siria, l’Iran, senza parlare di Gerusalemme e della Palestina. Naturalmente nel mio bagaglio non potrà mai mancare un libro – anzi parecchi libri e tutti cartacei – compagni di viaggio insostituibili. Non sono una sperimentatrice solitaria in nessuno aspetto della vita e anche il viaggio mi piace condividerlo con amici che apprezzano, come me, i suoi momenti importanti, le sue magie, le scoperte o le occasioni di conoscenza, perfino di luoghi o tematiche particolari. In passato per esempio ho viaggiato anche per visitare città dove fossero presenti musei d’eccellenza per bambini, che sono stati per me una vera scuola di didattica museale, attività a cui mi sono dedicata per anni.
La capacità comunicativa, di chiarezza divulgativa e l’attenzione relazionale di Elisabetta provengono dalla pedagogia e dalla didattica che ha studiato, pensato e praticato in quanto creatrice di percorsi ludici presso i musei e i siti archeologici di Roma:
Dopo la laurea in Lettere per anni ho insegnato come precaria, finché ho avuto una cattedra in un liceo di Bergamo, ma poi è nata mia figlia e fare la pendolare tra Roma e Bergamo, prima dell’alta velocità, era davvero complicato. Ho rinunciato all’insegnamento classico per creare, insieme a due socie, Daniela e Marina, la cooperativa Arte in Gioco, un’attività che mi ha impegnata molto, dandomi grandissime soddisfazioni. Introdurre percorsi ludici o cacce al tesoro in siti importanti come il Foro romano, i Musei Capitolini o il Museo etrusco di Villa Giulia era qualcosa di molto innovativo intorno al 1990 quando è nata la cooperativa, Fare “scendere l’opera dal piedistallo” era allora un’idea che forse precorreva i tempi, visto che oggi non c’è mostra o museo che non offra attività o visite specifiche per i giovanissimi. In quegli anni, invece, portare classi anche della scuola dell’infanzia a scoprire giochi e passatempi dei bambini antichi sui gradini della Basilica Giulia, al Foro romano – dove è incisa una scacchiera con il tris e il filetto – non era sempre compreso dalle autorità museali. Ricordo che di fronte alla proposta di un percorso su “Nasi e acconciature” nei Musei Capitolini per una classe prima elementare, la direttrice di allora mi rispose qualcosa tipo: Ma quali informazioni di datazione certa potrà dare con questo percorso ai bambini? I nasi sono spesso oggetto di sostituzione, durante il restauro… Capii che allora che eravamo distanti anni luce dalle realtà didattiche più avanzate, già presenti nelle maggiori capitali europee come Parigi, Londra, ma anche negli Stati Uniti, dove spesso ho visitato proprio musei e pinacoteche dove tutte le attività ludiche e di laboratorio per bambini erano presenti, attive e già molto stimolanti dal punto di vista metodologico. Comunque il percorso dei nasi e delle acconciature alla fine lo facemmo e i bambini si divertirono molto nelle successive attività di simulazione – con bigodini e parrucche, colori e matite – a riprodurre le acconciature antiche e i nasi dei busti esposti al museo. Per fortuna non tutti erano come quella direttrice… Con altre persone (meno rigide) in quegli anni e oltre abbiamo collaborato benissimo, come è accaduto con Giuseppe Lobefaro (fondatore nel Comune di Roma di un ufficio speciale chiamato La città a misura delle bambine e dei bambini) e con altri che ci hanno molto aiutate a diffondere i nostri progetti e ad aprire così la città e le sue bellezze ai bambini. Mia figlia Martina, che allora era piccola, è stata la mia cavia per ogni esperimento ludico didattico, che spesso testavo con lei e i suoi amici…ma vedo che questa ‘formazione’ le ha lasciato un segno: ora anche lei porta spesso la sua bambina Blu, di tre anni e mezzo, con blocco da disegno e matite, a visitare gallerie e musei.
Elisabetta è un’esperta di didattica museale, argomento su cui ha pubblicato diversi testi tra cui “101 cose da fare a Roma con il tuo bambino” (Newton Compton editore) che ha avuto diverse riedizioni. Ma le chiedo piuttosto di un’altra sua pubblicazione dal titolo accattivante: “I segreti per organizzare il matrimonio perfetto”:
Con un’amica che organizzava catering per matrimoni andai a visitare una sorta di Salone degli Sposi e scoprii un mondo, incantato e insieme inquietante. Mi divertii così a scrivere consigli vari agli sposi su quali trappole evitare e come agire per un matrimonio riuscito: il messaggio era di trovare il proprio modo, senza farsi condizionare da famiglie, conoscenti e altre proposte. Se penso che alle spalle ho un divorzio, un’unione fallita e un secondo matrimonio, misuro tutta l’ironia con cui ho affrontato l’argomento….
Dopo tanti anni di lavoro sulla didattica museale per i piccoli, Elisabetta aveva desiderio di tornare alla sua formazione letteraria; colta l’occasione del Premio Lugnano, è diventata quella che chiamo un’amplificatrice di storie, una figura per me mitologica in cui rientrano bibliotecari, scrittori, poeti, editori e animatori della lettura che, con coraggio e passione, continuano a coltivare le parole intrecciandole, narrandole, trasmettendole, insegnandole. Chiedo a Elisabetta cosa trasmetterebbe alle giovani e ai giovani oggi:
Sperimento con la mia nipotina che sta imparando a usare il linguaggio il potere delle parole.
Per me leggere è un’attività fondamentale così come conoscere le parole e i loro significati.
Le parole sono una ricchezza inestimabile: noi pensiamo attraverso le parole quindi più è ricco il nostro vocabolario più siamo liberi di immaginare e pensare con la nostra testa.
Saluto Elisabetta, ripenso alle sue parole e al romanzo distopico “Vox” in cui la protagonista, ricercatrice in neurolinguistica, vede lo sviluppo della sua bambina compromesso per il limite di 100 parole al giorno imposto a tutte le donne, in un terribile scenario di un’America in mano a sette religiose integraliste e maschiliste. Un futuro che assomiglia al presente di tante donne a cui viene negata ancora l’istruzione, la parola, il libero pensiero.

