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Claudia, Roma- Orlando- New York
Claudia mi parla da New York e mi dice che, certo le piacerebbe conversare con me, ma dato che verrà presto a Roma, potremo incontrarci e chiacchierare di persona, magari davanti ad uno spritz. La incontro al pub sotto casa, ci dicono che non servono spritz, ma per lei va bene anche una birra. Ci presentiamo e dopo aver verificato l’impossibilità di ascoltarci dato il volume alto della musica, decidiamo di rinunciare alla birra e, una volta a casa mia, aprire una bottiglia di vino rosso. Per Claudia è facile adattarsi e non solo per le bevande.
Ho frequentato l’università di Scienze Motorie al Foro Italico, ma non ero pronta all’impegno universitario e, dopo un infortunio al ginocchio, me ne sono andata e ho cominciato a lavorare in modo saltuario con l’idea di ricominciare gli studi dopo l’operazione al ginocchio. Poi ho subito un intervento a mandibola e mascella per una mala occlusione. Avevo continue apnee notturna e ho deciso di operarmi, ho avuto poi un’infezione post operatoria che mi ha costretto in ospedale per un mese. Nella prima settimana di ricovero ero con due persone anziane, poi sono arrivate due ragazze e insieme ci siamo divertite molto, eravamo tre ragazze, la quarta occupante della stanza era una signora che ha un po’ subito la nostra irruenza.
Uscita dall’ospedale ho fatto un viaggio a Bangkok per fare visita a mio fratello che viveva lì. Per caso ho letto su un social un post divertente: “Mi hanno preso alla Disney e posso lamentarmi con Topolino che ha scelto standard di uomini troppo alti per me”. Il post era divertente, e ho chiesto subito informazioni. Ero tanto stanca di stare in Italia e non sapere che fare, avevo bisogno di capire la mia strada, era il mio anno sabbatico.
Nel 2018 sono andata lavorare a Orlando alla Disney. Non ero molto ferrata in inglese, A scuola in Italia non si insegna a parlare la lingua ma avevo avuto delle basi grammaticali per cominciare, poi ho imparato sul campo. La lingua un po’ l’avevo praticata: a 13 anni impazzivo per “Twilight” e mi comprai il libro in inglese, poi a 15 anni scaricavo film e serie tv che guardavo in lingua originale. Nel 2018 avevo già una base, ma, avendo studiato ‘british’, se mi servivano le melanzane, chiedevo dove fossero le ‘aubergine’, per poi verificare che lì si chiamavano ‘eggplant’. Quell’anno mi ha dato la sicurezza nel parlare. Alla Disney era tutto organizzato: avevo l’alloggio, il cibo, è un’esperienza che consiglio ai giovani. Io abitavo con tre messicane, una canadese e un’inglese. Era bellissimo condividere l’alloggio con le persone che lavoravano con me, una volta lì eravamo insieme ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette.

Le condizioni di lavoro erano buone, le regole restrittive per il dress code: la coda e non la treccia, i vestiti ben stirati, no bracciali, no tatuaggi, no unghie né smalto. Se uscivi fuori dalle regole dovevi andare via dagli USA in 24 ore. Un ragazzo che aveva meno di 21 anni fu beccato a bere e immediatamente cacciato, come un altro che era entrato in un appartamento non suo rompendo una serratura. Io lavoravo in un ristorante, era proibito mangiare il cibo avanzato dai commensali, un lavoratore fu visto mangiare di nascosto per la terza volta, era solo un’oliva ma fu mandato via all’istante. Solo il nostro ristorante forniva da mangiare a noi dipendenti a pranzo o a cena a seconda del turno, le mie coinquiline dovevano prepararsi loro il cibo. Si mangiava di tutto, c’era anche un’alternativa vegetariana.

Nel 2019 sono rientrata a vivere in Italia con mamma e papà, è stato difficile, non ero più a mio agio dopo avere vissuto lontano.
Ho lavorato a Roma a dicembre e gennaio in un ristorante, a febbraio mi sono fermata, a marzo dovevo andare in Spagna per fare un’altra esperienza ma la pandemia mi ha bloccato dentro casa a stretto contatto con i miei che lavoravano da remoto. È stato un momento traumatico, non sapevo cosa fare, leggevo tantissimo ma ho cominciato a cercare uno sfogo per fare qualcosa tra le mura domestiche. Ho ricordato che mio fratello aveva una play station e ho passato un mese intero a smontare casa per cercarla svuotando armadi, mensole e soppalchi. Ho approfittato di quel periodo per mettere ordine, ho dato in beneficenza tanta roba, non ho trovato la play station agognata, ma la casa, alla fine della mia caccia al tesoro, brillava.
A settembre ho cominciato a stare male: dopo due giorni di febbre altissima e di forti dolori, ho scritto un messaggio al mio dottore che mi ha tranquillizzata. Rimasta a casa, a un certo punto mi sono sentita meglio ma, annusando una bottiglia di aceto, non ho sentito nessun odore e ho capito di avere il Covid. Dal 20 settembre a novembre sono stata positiva e reclusa dentro la mia camera. Ho passato il mio compleanno isolata e i miei amici, impietositi, mi hanno regalato- finalmente! – una play station.
Giocavo on line con un mio amico che era in America, uno dei ragazzi che avevo conosciuto alla Disney che si era trasferito nel gennaio 2020 a New York per studiare produzione musicale. A Orlando avevamo legato molto, lui napoletano io romana, diceva che avevamo la stessa cattiveria. La nostra amicizia è diventata più grande e alla fine del 2020, dato che ancora non lavoravo, mi ha consigliato di propormi per un’azienda che faceva inventari notturni presso vari centri: Carrefour, Supermercati, Risparmio casa, Leroy Merlin. Il lavoro consisteva in questo: noi arrivavamo nel negozio, avevamo macchinette col codice a barre e inserivamo di notte questi codici, cominciavamo alle 21 finivamo alle 2 di notte, lavoravamo sei giorni di seguito. Io sono sempre stata solerte e, visto che non avevo altro da fare, mi spostavo dove mi dicevano loro, ero molto mobile, non avevo pressioni, inoltre sono un animale notturno. Sono rimasta lì fino al 2022. Ero brava e si sono dispiaciuti molto quando sono andata via, ero pagata bene con contratto a chiamata di sei mesi rinnovabile, mi hanno subito fatta team leader. Nel 2022 però il mio amico mi ha invogliato a partire per New York spronandomi a vedere le cose da un punto di vista più lungimirante.
Mi ha proposto un programma dove potevo studiare e fare cinema.
Sono partita chiedendo aiuto ai miei, avevo un po’ di soldi ma non bastavano. All’inizio sono stata ospitata da lui, poi ho dovuto trovare un subaffitto. Ho cominciato a frequentare la sua stessa università, La Guardia, dove studio film e televisione pagando 640 dollari al mese.
Adesso vivo in una casa con altri tre ragazzi, paghiamo 925 dollari a stanza senza spese.
I miei studi sono complessi, faccio dalla regia all’audio all’editing.
In USA il ‘Bachelor’ dura 4 anni, ma si ha la possibilità di prendere un diploma pre-laurea per avere un attestato che consente di lavorare già dopo i primi 2 anni. Io sto completando i 2 anni dopo i quali andrò al City College a New York, più vicino a casa mia.

Nel frattempo lavoro venti ore a settimana all’interno dell’università. Svolgo due lavoretti: uno è ‘peer advisor’ termine che indica uno studente che dà dei consigli agli altri studenti. L’altro lavoro è quello di tutor di italiano. Insegno le basi di italiano e per un’ora a settimana devo seguire gli studenti che, gratuitamente, possono venire da me per una lezione individuale. Vorrei essere indipendente ma la vita qui è molto difficile e dispendiosa, posso resistere solo grazie al sostegno dei miei.
Da grande vorrei fare la regista, ho una grande passione per i fantasy, adoro i film con carattere specifico, non mi interessa tanto il genere quanto che la storia mi dia un bel significato profondo dall’inizio alla fine. Solo un genere non amo, quello di fantascienza perché il mio cervello si concentra sulle regole sbagliate.
Mi piace vivere a New York, la città costa molto, è complicata, ma mi ricorda Roma, è caotica, piena di turisti, c’è sempre qualcosa che non va ma è viva. Quando torno in Italia mi fa piacere vedere situazioni fisiche a cui sono abituata, è una mia ‘confort zone’, ma dentro casa dopo un po’ impazzisco, la mia camera è diventata uno sgabuzzino…
Sono ancora molto indecisa, non vedo ancora davanti a me un percorso sicuro e delineato, non so ancora dove finirò però lo studio mi piace ed è la cosa giusta che faccio oggi.
Mio fratello ha studiato Economia, dopo l’Erasmus a Cipro, poi si è laureato e ha fatto il master a Copenaghen, poi ancora un anno di Erasmus a Bangkok, dopo il master è andato a lavorare ad Amsterdam in un’azienda, dopodiché in un altro settore dove svolge ricerche di mercato da remoto, perciò può vivere e lavorare dove vuole. Io seguo le sue orme, lui ha viaggiato per 105 stati, io in molti meno. Ci hanno abituato così i nostri genitori che ci hanno portato dovunque: in Egitto, Grecia, Francia, Inghilterra, Ungheria, Repubblica Ceca, tutto ciò prima dei 15 anni, se siamo cresciuti così lo dobbiamo a loro, siamo tutti un po’ girovaghi.
Il mio sogno nel cassetto non c’è ancora, né le certezze di qualcosa, se non quella che da sola basto a me stessa. Da quando avevo otto anni ho sempre detto che non volevo figli, crescendo magari cambierò idea, però sarò la prima ad accettare la mia scelta. Non ho intenzione di riprodurmi, il mondo è di merda, inutile fare figli in questo mondo. Quando hanno eletto Trump ho pianto per 3 giorni…
Ancora mi porto dentro un’incertezza di quando, appena arrivata negli USA c’era richiesto di parlare con i clienti usando anche qualche espressione in italiano. Mi successe più volte che, quando rispondevo in fluente inglese, mi dicevano che gli piaceva molto il mio accento, dopo varie volte ho chiesto, un po’ dispiaciuta: – Perché mi dicono che amano il mio accento? Parlo così male in Inglese? Mi hanno rassicurato sulla mia competenza linguistica che piaceva proprio perché dava una nuova versione della loro lingua, una diversa musicalità.
Adesso che gioco online con la playstation con persone che non conosco di persona, se mi dicono che sentono subito l’accento italiano non me ne dispiaccio più.
Mentre parla, Claudia mi mostra le sue unghie, che dopo le restrizioni nel lavoro alla Disney può finalmente portare lunghe e coperte di smalto:
Ho le unghie lunghe, a New York la manicure costa 150 dollari, perciò ho imparato a farla da sola.
Concludo l’intervista invitando Claudia a riempire uno zaino ipotetico:
Nel mio zaino metterei il kindle, dove ora ho Twilight in spagnolo, poi un bellissimo libro giallo di Benjamin Stevenson: ‘Everyone in my family has killed someone’, vari fantasy, la saga di Zodiac Academy.
Aggiungerei un costume da bagno, ho sempre bisogno di sole, acqua e relax, poi l’occorrente per la manicure e scarpe comode perché, pur non essendo una fan dell’attività fisica, mi piace perdermi nei posti. Infine porterei nel mio bagaglio tanta curiosità e apertura verso il diverso, sono aperta al mio futuro e a quello che c’è intorno a me.

