|
Getting your Trinity Audio player ready...
|
Un resoconto di viaggio di Simona Mannelli
Ho dovuto far sedimentare l’esperienza per qualche giorno, prima di far riaffiorare le immagini, i ricordi e i suoni dei 200 km del Cammino Centrale da Porto a Santiago.
Quello che mi porto a casa è soprattutto il discreto calore dei portoghesi, la sopa e il frango assado della cena, i boschi infiniti di eucalipti altissimi, gli acciottolati e i ponti romani che si addentrano in villaggi di casette fra orti ordinati, il ritmo dei passi moltiplicato per dieci piedi.
Ma ora procedo con ordine…
Siamo partite in cinque da punti diversi dell’Italia: io da Milano, mia sorella Valeria da Bologna, Emilia e Fernanda da Roma, Giovanna da Venezia. Alcune di noi si conoscevano molto bene, altre per niente. Questa è stata in partenza già una bella sfida ma, nonostante le diversità, abbiamo costituito un gruppo coeso. Disincrostarsi dalle proprie abitudini e certezze: il Cammino è anche questo.
Tanto per cominciare due parole su Porto, dove ci siamo fermate un paio di giorni. È una città sorprendente, ancora autentica e vera anche se, temo, per poco, visto il proliferare di cantieri e imprese che ristrutturano palazzi e abitazioni.
Ci siamo perse nei vicoli, abbiamo passeggiato lungo la Ribeira e, nell’austera cattedrale di granito, abbiamo preso le nostre credenziali. Poi metro fino a Modivas centro, per evitare la periferia di Porto e, finalmente, la prima tappa: 25 km con destinazione Pedro de Rates.
Non farò la cronistoria delle dieci tappe (undici per me e Fernanda che siamo rimaste due giorni in più) perché la validissima guida di Terre di Mezzo riporta tutto con meticolosa precisione.
https://images.app.goo.gl/vSx7Y8GnrPzm8Gc56
Voglio solo segnalare qualche perla del Cammino che mi è rimasta nel cuore, così in ordine sparso.
Il delizioso paesino di Pedra de Rates e le voci di un coro di bambini rubate nella sacrestia della splendida chiesa romanica.

L’ospitalità a Lugar do Corgo di Casa Fernanda da cui mi sarei fatta adottare una settimana. Viño verde, verdure dell’orto pastellate, compagnia internazionale vivace e simpaticissima, calore formidabile degli osti e, finalmente, una vera dormita tra i veli colorati che separavano i letti della camerata.


La camminata più impegnativa fino all’Alto da Portela Grande tra eucalipti e boschi di conifere lungo la tappa verso Rubiaes, un balsamo per i polmoni e l’anima.

La linea di confine sul ponte del fiume Minho tra la cittadina di Valença, in terra portoghese, e il gioiellino di Tui in Spagna: due città appartenenti a due stati diversi divise da un ponte, a metà del quale scattano due fusi orari diversi.
Lo sciacquettìo dei nostri piedi stanchi in un fontanile vicino a Caldas de Reis.

L’accoglienza delle cornamuse galiziane sotto la Cattedrale di Santiago.
E, a seguire, le docce rigeneranti dopo gli arrivi, le chiacchiere in gruppo e a coppie, i silenzi, le risate, qualche nervosismo e battibecco in uno scintillio di pochi istanti, la soddisfazione del timbro impresso sulla credenziale alla fine di ogni giornata, la freccia gialla con la conchiglia, la nostra stella polare che ti fa camminare sicuro, senza la paura di sbagliare sentiero, il Buen Camino dei passanti e, per finire, qualche piccolo rapace nel cielo di cui non sono riuscita a registrare il suono.





Simona