Flâner à Flavigny-sur-Ozerain

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(en français après les photos) Durante una fredda vacanza pasquale, avevo visitato in famiglia la Côte-d’Or e il suo canale di Bourgogne. Tra vigneti, gastronomia e patrimonio artistico, desideravo scoprire il luogo di ambientazione del film Le chocolat (2000) con Juliette Binoche e Johnny Depp nelle parti del seducente gitano. Andammo così alla ricerca della cioccolateria aperta da Juliette/Vianne,  giovane donna e madre di una bambina, tra la diffidenza e il desiderio degli abitanti. Con emozione, avevamo trovato la casa a rue du four, all’angolo della Place de l’église dove sorge la chiesa di Saint-Genès che ospitava nel XV secolo la confraternita dei Messieurs de Saint-Genès.

Scopro ora, a molti anni di distanza, in piena estate canicolare, un borgo che attrae un turismo attento e sensibile al patrimonio artistico e ambientale che offre la regione: camminatori, ciclisti, francesi e stranieri alla ricerca di luoghi interessanti e lontani dalle masse che accalcano le località turistiche in agosto.

Flâner (il verbo in francese rende bene l’idea di passeggiare tranquillamente lasciandosi portare dalle impressioni e dallo spettacolo del momento) a Flavigny ha un gusto particolare: la semplice bellezza delle case e degli edifici con il suggestivo panorama dei dintorni rende la scoperta del paesaggio e del borgo una piacevole avventura. Dopo una sosta alla fattoria osteria La Grange che offre piatti a base di prodotti locali proprio di fronte alla chiesa, iniziamo il giro che ci fa scoprire la maison au Loup del XIII secolo (riconoscibile per la statua di una lince che si erge dalla facciata), la maison au Donataire, casa di mercanti, di origine rinascimentale, con la statua della Vergine che allatta e il donataire che la prega inginocchiato, in stile fiammingo, che orna la facciata. Continuiamo a girare per le stradine dove pittoreschi angoli e scorci colpiscono per la cura delle case, giardini, piazzette, facciate e scalette coperte di piante e fiori fino alla Maison du Bailli, del XIII secolo, casa dell’ufficiale giudiziario dell’Auxois che ha ospitato il Parlamento di Borgogna durante le guerre di religione tra il 1589 e il 1592, e arriviamo alla Porte du Val. Ritorniamo sui nostri passi per un café gourmant accompagnato dal gelato all’anice nella storica fabbrica delle famose caramelle di Flavigny. La visita nelle parte museale della fabbrica fa scoprire la storia di questo prodotto a partire dalle virtù del suo ingrediente principale, l’anice, note fin dall’antichità. Nel medioevo viene creato una sorta di confetto, un po’ dolcetto e un po’ rimedio. All’inizio del XIX secolo funzionavano otto fabbriche di caramelle a Flavigny. Il farmacista Galimard comprò una parte dell’abbazia venduta come bene nazionale all’epoca della Rivoluzione e poi ingloberà tutte le altre. Oggi troviamo dappertutto l’inconfondibile scatolina ovale con sopra immagini bucoliche e dentro le palline bianche arricchite di vari aromi/gusti.

Dopo una sosta rigenerante visitiamo la cripta carolingia annessa all’Abbazia benedettina Saint-Pierre. La chiesa, su due livelli, accoglieva i pellegrini venuti a venerare le reliquie di santa Reina che si trovavano al centro con tre oratori intorno. Ci sono tracce del coro dell’XI e XIII secolo al livello superiore dove non si può accedere. Il livello inferiore è in migliori condizioni con il suo santuario a volta su capitelli carolingi del IX secolo, un passaggio riservato ai pellegrini e, ad est, le vestigia di un oratorio esagonale che testimonia dell’epoca preromana. Gli altri edifici del XVIII secolo sono occupati appunto dalla fabbrica di anice. Ben ristorati, riprendiamo la nostra passeggiata. Flâner per le stradine dai nomi evocatori, rue de la Surie, rue du Trop-chaud, rue du puits Madiou (merdoso in dialetto), fa immaginare la vita nel borgo dove vari mestieri animavano le strade: il trattamento della canapa e della lana e dei tessuti con cui si confezionavano le tonache dei religiosi presso l’abbazia. Intorno, i vigneti si perdevano a vista d’occhio  fino al XIX secolo quando tutto diminuì brutalmente a causa della crisi della filossera nel 1894. I vigneti furono reimpiantati nella seconda metà del XX secolo, nel frattempo molti paesani avevano lasciato la città…

Ma qual è l’origine di questo delizioso borgo collinare? Con i suoi 495 m, la montagne de Flavigny si è formata dall’erosione del fiume Brenne a ovest e dell’Ozerain a est e a nord. Nei vari versanti si offrono allo sguardo: boschi, pascoli o vigneti a seconda dell’esposizione e del pendio. Già dall’antichità comunque la posizione piuttosto isolata e in altura costituiva un punto difensivo strategico. Il sito infatti fu scelto dall’armata romana durante l’assedio del 52 a.C. a Alesia per poi svilupparsi nel periodo gallo-romano con il nome di Flaviniacum, da Flavinio, generale e veterano romano dell’esercito di Cesare. Nel 719 poi il potente signore Widerad fondò l’abbazia benedettina che crebbe di importanza perché, nell’866 ci furono spostate le reliquie di Sainte -Reine, martirizzata nel 252 per il rischio delle invasioni normanne. E’ intorno all’abbazia che iniziò a svilupparsi il borgo i cui abitanti erano soggetti al potere dell’abate. Nell’XII secolo il duca di Borgogna accordò agli abitanti il diritto di costruire una fortificazione e a quei tempi risalgono la Porte du Val nel XIII e le diverse case menzionate, la Poterne nel XIV e la Porte du Bourg nel XV antica porta dell’abbazia. Nel XVII secolo, notai, avvocati, medici, artigiani e commercianti modificano l’architettura della città grazie alla loro accresciuta influenza. Dal XVIII secolo il borgo prende una vocazione agricola per i contadini che si istallano all’interno delle mura e le case borghesi vengono adattate ad uso agricolo, soprattutto con i vigneti e le attività vitivinicole. Nel XIX secolo si costruisce il Comune e la scuola e arriva l’acqua corrente con una fontana nel 1865. Nel XX secolo il villaggio riprende importanza unendo la presenza religiosa, la ripresa dei vigneti e la considerazione per il patrimonio artistico e culturale.

Prima di lasciare Flavigny andiamo a rendere omaggio al luogo in la storia di Vianne ha dato modo a tanti francesi e stranieri di ri/scoprire un borgo tra i più ricchi di charme. Davvero una visita uncontournable!

Au cours d’un avril plutôt frais, j’avais visité en famille la Côte-d’Or et son canal de Bourgogne. Entre vignobles, gastronomie et patrimoine artistique, j’avais envie de découvrir le lieu où se déroule le film Chocolat (2000), avec Juliette Binoche et le jeune et séduisant Johnny Depp dans le rôle du gitan charmeur. Nous sommes donc partis à la recherche de la chocolaterie ouverte par Juliette/Vianne, une jeune femme et mère d’une petite fille, entre la méfiance et l’enthousiasme des habitants. C’est avec émotion que nous avions trouvé le lieu de tournage, la maison de la rue du Four, à l’angle de la place de l’Église où se dresse l’église Saint-Genès qui abritait au XVe siècle la confrérie des Messieurs de Saint-Genès.
Je découvre aujourd’hui, bien des années plus tard, en plein été caniculaire, un village qui attire un tourisme attentif et sensible au patrimoine artistique et environnemental qu’offre la région : randonneurs, cyclistes, Français et étrangers à la recherche de lieux intéressants et loin des foules qui envahissent les stations touristiques en août.
Flâner (ce verbe français rend bien l’idée de se promener tranquillement en se laissant porter par les impressions et le spectacle du moment) à Flavigny a un charme particulier : la beauté simple des maisons et des bâtiments, associée au panorama suggestif des environs, fait de la découverte du paysage et du village une agréable aventure. Après une halte à la ferme-auberge La Grange, qui propose des plats à base de produits locaux juste en face de l’église, nous entamons la balade qui nous fait découvrir la Maison au Loup, datant du XIIIe siècle (reconnaissable à la statue d’un lynx qui se dresse sur la façade), ainsi que la Maison au Donataire, une maison de marchands d’origine Renaissance, ornée sur sa façade d’une statue de la Vierge allaitant et du donataire qui la prie à genoux, dans le style flamand. Nous continuons à déambuler dans les ruelles où les coins pittoresques et les perspectives séduisent par le soin apporté aux maisons, aux jardins, petites places, des façades et des escaliers recouverts de plantes et de fleurs, jusqu’à la Maison du Bailli, datant du XIIIe siècle, résidence de l’officier de justice de l’Auxois qui a accueilli le Parlement de Bourgogne pendant les guerres de religion entre 1589 et 1592, puis nous arrivons à la Porte du Val. Nous revenons sur nos pas pour déguster un café gourmand accompagné d’une glace à l’anis dans l’usine historique des célèbres bonbons de Flavigny. La visite de la partie muséale de l’usine permet de découvrir l’histoire de ce produit à partir des vertus de son ingrédient principal, l’anis, connues depuis l’Antiquité. Au Moyen Âge, on y fabriquait une sorte de confiserie, à mi-chemin entre la friandise et le remède. Au début du XIXe siècle, huit usines de bonbons étaient en activité à Flavigny. Le pharmacien Galimard acheta une partie de l’abbaye vendue comme bien national à l’époque de la Révolution, puis il absorba toutes les autres. Aujourd’hui, on trouve partout l’incontournable petite boîte ovale ornée d’images bucoliques et contenant des boules blanches aux arômes et saveurs variés.
Après une pause revigorante, nous visitons la crypte carolingienne attenante à l’abbaye bénédictine Saint-Pierre. L’église, à deux niveaux, accueillait les pèlerins venus vénérer les reliques de sainte Reina, qui se trouvaient au centre, entourées de trois oratoires. On trouve des vestiges du chœur des XIe et XIIIe siècles au niveau supérieur, qui n’est pas accessible. Le niveau inférieur est en meilleur état, avec son sanctuaire voûté reposant sur des chapiteaux carolingiens du IXe siècle, un passage réservé aux pèlerins et, à l’est, les vestiges d’un oratoire hexagonal témoignant de l’époque préromaine. Les autres bâtiments du XVIIIe siècle abritent justement la fabrique d’anis. Bien restaurés, nous reprenons notre promenade. Flâner dans les ruelles aux noms évocateurs, rue de la Surie, rue du Trop-chaud, rue du puits Madiou (qui signifie « merdueux » en patois), permet d’imaginer la vie dans le bourg où divers métiers animaient les rues : le traitement du chanvre et de la laine, ainsi que des tissus avec lesquels étaient confectionnées les soutanes des religieux de l’abbaye. Tout autour, les vignobles s’étendaient à perte de vue jusqu’au XIXe siècle, lorsque tout s’est brutalement effondré à cause de la crise du phylloxéra en 1894. Les vignobles ont été replantés dans la seconde moitié du XXe siècle, mais entre-temps, de nombreux villageois avaient quitté le village…
Mais quelle est l’origine de ce charmant village perché ? Culminant à 495 m d’altitude, la montagne de Flavigny s’est formée sous l’effet de l’érosion de la Brenne à l’ouest et de l’Ozerain à l’est et au nord. Sur ses différents versants, on peut admirer : des bois, des pâturages ou des vignobles selon l’exposition et la pente. Dès l’Antiquité, cependant, sa situation plutôt isolée et en altitude en faisait un point stratégique sur le plan défensif. Le site fut en effet choisi par l’armée romaine lors du siège d’Alésia en 52 av. J.-C., puis se développa à l’époque gallo-romaine sous le nom de Flaviniacum, du nom de Flavinius, général et vétéran romain de l’armée de César. En 719, le puissant seigneur Widerad fonda l’abbaye bénédictine, dont l’importance s’accrut car, en 866, les reliques de Sainte-Reine, martyrisée en 252, y furent transférées en raison du risque d’invasions normandes. C’est autour de l’abbaye que le bourg commença à se développer, ses habitants étant soumis à l’autorité de l’abbé. Au XIIe siècle, le duc de Bourgogne accorda aux habitants le droit de construire une fortification ; c’est de cette époque que datent la Porte du Val (XIIIe siècle) et les différentes maisons mentionnées, la Poterne (XIVe siècle) et la Porte du Bourg (XVe siècle), ancienne porte de l’abbaye. Au XVIIe siècle, notaires, avocats, médecins, artisans et commerçants modifièrent l’architecture de la ville grâce à leur influence grandissante. À partir du XVIIIe siècle, le bourg prend une vocation agricole avec l’installation de paysans à l’intérieur des remparts, et les maisons bourgeoises sont adaptées à un usage agricole, notamment avec la culture de la vigne et les activités viticoles. Au XIXe siècle, la mairie et l’école sont construites, et l’eau courante fait son apparition avec l’installation d’une fontaine en 1865. Au XXe siècle, le village a retrouvé son importance grâce à la présence religieuse, à la renaissance des vignobles et à la mise en valeur de son patrimoine artistique et culturel.
Avant de quitter Flavigny, nous allons rendre hommage à ce lieu où l’histoire de Vianne a permis à tant de Français et d’étrangers de (re)découvrir un village parmi les plus charmants qui soient.

 

 

 

Patrizia D'Antonio

Grazie all’incontro con Alberto Manzi, a cui ha dedicato la propria tesi di dottorato e di cui è stata collega, ha intrapreso la carriera di insegnante, occupandosi di sperimentazione didattica delle lingue in Italia e all’estero, prima di trasferirsi definitivamente a Parigi. Ha pubblicato, di recente, Donne con lo zaino. Vite in cammino (Elliot, 2023), basato sul blog omonimo.

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