Cronache dalla Polinesia 6: Mo’orea

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Il viaggio in Polinesia della nostra amica Alessandra C. continua da Tahiti a Mo’orea:

Il 14 luglio, per la festa nazionale, Heiva, ci sono sfilate e eventi come l’elezione di Miss Tahiti, Miss Heiva, ecc.

Per la strada giovani si esibiscono con il Kick boxing, danzatori con il fuoco (ma oggi non è permesso accendere le torce!) come si vede nel video

Ci si prepara poi per la corsa dei portatori di frutta che si terrà nel pomeriggio. Si pesano i carichi, 30-50 kg gli uomini, 15-20 kg le donne:

Dopo il pranzo e lo spettacolo, mi godo un fantastico tramonto dietro Mo’orea

Il giorno dopo mi imbarco con il traghetto da Tahiti con l’auto affittatata lì per Mo’orea, l’isola a cui non manca nulla, secondo la guida (e in effetti è bellissima).

Arriviamo alla pensione Fare Maheata, a nord, nella penisola fra la baia di Cook e la baia di Opunohu. Prendiamo un kayak doppio, andiamo lungo la costa e attraversiamo la baia di Opunohu. Pioggia o vento la laguna è sempre una cosa spettacolare:

Sofitel.. Sarà un 2000 a notte? Ma ha il suo bello …esageravo, solo 1200 per una notte. confermo che è moooolto più bello della pensione in cui sono io che comunque è sul mare. I pesci in acqua sono gli stessi, sempre super fascinosi. A suo modo la pensione è carina, con un grande spazio comune con giochi e microonde. E ha la sua piccola spiaggia con i kayak in dotazione per gli ospiti. Le stanze sono il minimo, ma c’è scarsa calda e va bene. Curiosità: l’ Hilton è pieno di italiani mentre la nostra pensione è frequentata soprattutto da francesi. Mi chiedo dove alloggino gli americani (la maggioranza dei turisti a detta dei locali). Alla pensione ci prestano un kayak e io e Nadia esploriamo la laguna. Il kayak, sembra molto deciso ad andare dove voleva ma facciamo un bel giro.

 

Mo’orea la bella, significa Yellow lizard. Il nome viene da un’antica leggenda. E’ anche detta l’isola dell’ananas. Ha 20,000 abitanti. E’ un’isola vulcanica, le montagne infatti hanno i crateri. Dalla barca osserviamo i profili delle montagne. Uno è un profilo di donna che guarda il cielo.

Siamo in Cook’s bay, chiamata origariamente Popoo Bay. Proseguiamo verso Opunohu, valle piena di siti archeologici, montagne maestose con i passi più alti dell’isola (ce ne sono 12). Osserviamo il War ship wreck, resti di una nave.

Il giorno seguente facciamo un giro della laguna con Mahana Tour. Appuntamento all’Hilton che si trova a 300 m dalla nostra pensione. Il programma prevede:
-bagno in zona coralli, con razze e squali (black fin sharks)
-avvistamento tartarughe (no bagno, troppe barche e corrente forte)
-pranzo al motu, spiegazione del piatto tipico tahitiano Poisson cru au lait de coco* che poi ci mangiamo insieme ad altri cibi

-dimostrazione di come si fa il latte di cocco (spremendo la polpa grattugiata del cocco) e degustazione, da sola o messa sopra delle fettine d’ananas accortamente predisposte.

*Ricetta del POISSON CRU AU LAIT DE COCO: Mezzo chilo di pesce crudo, ci si spremono 6 lime. Mescolare, il pesce diventa un po’ bianco.
Aggiungere le verdure: carote pomodori ,cetrioli, cipolle. Mischiare bene. Aggiungere ½ l di latte di cocco. Servire subito.

A questo punto, dopo mangiato, facciamo un altro bagno nel jarden du coral fra i 2 motu. Molto bello ma bisogna fare attenzione a non superare la prima barriera corallina perché la corrente è molto forte. Cosa di cui mi accorgo subito appena distrattamente la passo. Rientro a tutta pinna!
Si torna all’Hilton, ora siamo in compagnia di una coppia italiana in viaggio di nozze, molto carini. Ne approfitto per fare un giro del posto. Effettivamente è un gran bell’hotel, mi piace molto.

 

Bagno con razze e squali. Il mio cellulare è miracolosamente collaborativo!

Il rientro è sempre un po’ struggente

Mentre mi godo l’ennesimo splendido tramonto invio un piccolo quiz astronomico ai miei amici nell’emisfero nord: dove tramonta il sole qui? Mi arrivano foto con frecce posizionate a destra, a sinistra, in mezzo e spiegazioni diverse….alla fine giunge la risposta esatta: nell’emisfero Nord il sole punta a mezzogiorno, non a Sud come qui in Polinesia. Pertanto, guardando il Nord l’ovest è a sinistra con la traiettoria sempre a destra, verso Ovest. Io ci ho messo una settimana per orientarmi. Guardando il sole (per mettere la macchina all’ombra, per cercare il tramonto) ero estremamente confusa, perché il sole non andava mai dove mi aspettavo finché ho capito che nell’emisfero sud a mezzogiorno il sole deve puntare a nord e da allora mi sono orientata facilmente.

Il giorno seguente ci si prepara per una spedizione in kayak allo stesso motu del giorno prima con l’idea di portarci cibo e tutto (mi ricordo delle difficoltà di approvvigionamento a Raiatea!). Affittiamo un kayak doppio, ci vuole mezz’ora per prepararlo. Sopravviveremo alle correnti e al vento?- mi chiedo- per poi rendermi conto che si arriva al motu in 15 minuti solo di pagaia. Al motu però c’è una corrente incredibile: neanche con le pinne si riesce ad andare contro corrente. Si va lungo la costa ma nel percorso nadia e io ci perdiamo subito. Lei attraversa a nuoto verso il Motu di fronte mentre io vado verso il giardino di corallo. Incontrare un pescecane (black fin shark) mentre sto nuotando da sola è molto meno divertente…ma lo squalo tace e si fa i fatti suoi. Al giardino di corallo Nadia non c’è…ho paura che sia stata presa da una corrente allora cerco di rientrare ma la corrente è forte come quando si cerca di risalire un fiume al contrario…ecco perché all’andata avevo nuotato così facilmente! Nadia nel frattempo mi cerca facendo il giro dell’isolotto a piedi, sfidando i cani randagi; io ho un bel pallone rosso attaccato alla vita e alla fine riesco a rientrare. insomma ci ritroviamo ma già pensiamo alla corrente e al vento per il tragitto di ritorno in kayak che ha la tendenza a girare in tondo. Voghiamo per 15 minuti riuscendo a tornare: concordiamo che dovremmo prendere una lezione di kayak doppio comunque. E’ stata una vera spedizione!

Ceniamo in un posto grazioso, dal nome O2 Coco (leggere in francese per capire il gioco di parole): confit de canard con magnifiche patate arrosto e insalata mista con zucchine melanzane e mozzarelline… Ci voleva!

Il giorno seguente facciamo un giro dell’isola in macchina, il programma:
-belvedere (strapieno di gente, fila per parcheggio),
-breve camminata nella valle di Opunohu, dove sono stati trovati più di 200 reperti archeologici,
-vista al museo Fare Natura con proiezioni e presentazioni virtual reality sui coralli, e una visita guidata (inclusa nel biglietto). In più sabato c’era la dimostrazione di come fare a tingere un tapa, ovvero un tessuto tradizionale che si fa pestando la corteccia dell’albero che ha molte radici aeree (non ricordo il nome),
-pranzetto sul mare.

Infine salutiamo Mo’orea, un’isola un cui tornare anche per vedere ciò che non abbiamo potuto visitare:

-il Jardin du coral a sud est dell’isola, lì si può stare tutto il giorno dalle 9 alle 16 (3200/per) in tutta libertà. Ci sono corde per tenersi, si può portare o compreare lì da mangiare,

-l’escursione terra mare di un’intera giornata con guida naturalistica a terra e biologa marina in mare…

La mattina seguente alle 5, siamo in areoporto per prendere il volo per Hiva Oa nelle isole Marchesi. Si cambia paesaggio e vibrazione. Saluto Nadia che torna in New Jersey mentre io riprendo il viaggio in modalità ‘solitaria avventura’.

➡️ MINI VOCABOLARIO ESSENZIALE TAHITIANO:

IA ORA NA : buongiorno, salve, hello, ciao (in arrivo)

NA NA : ciao, good bye,

MAURUURU : grazie
M ROA :  grazie mille
(non c’è prego, si ripete Mauruuru)

NUI :  grande

ITO : piccolo

MAHANA : sole
Ma non potrò usare questo piccolo vocabolario appreso alle Marchesi dove la lingua è diversa!

tA seguire….

Patrizia D'Antonio

Grazie all’incontro con Alberto Manzi, a cui ha dedicato la propria tesi di dottorato e di cui è stata collega, ha intrapreso la carriera di insegnante, occupandosi di sperimentazione didattica delle lingue in Italia e all’estero, prima di trasferirsi definitivamente a Parigi. Ha pubblicato, di recente, Donne con lo zaino. Vite in cammino (Elliot, 2023), basato sul blog omonimo.

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