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Riceviamo e pubblichiamo un interessante resoconto di viaggio dalla nostra amica Alessandra Damiotti:
Pensavo di dovermi ormai rassegnare all’idea di non aver mai visitato la Grecia antica, per cui, quando è arrivata con whatsapp la locandina dell’Associazione Cornelia Antiqua che organizzava un tour dal 10 al 16 giugno proprio in Grecia, non ho esitato: adesso o mai più. Ma sembra che quel viaggio non lo dovessi fare: il pomeriggio precedente alla partenza si blocca la mia schiena, cosa cui cerco di porre rimedio con un’iniezione e due pasticche di antidolorifico. Ma non basta: mentre preparo la cena, la capsula di un incisivo decide di staccarsi … erano le otto e a quell’ora nessun dentista rispondeva al telefono … Non sono riuscita a mangiare e sono piuttosto andata a fare la doccia pensando che l’indomani mattina sarei stata pronta a correre da qualsiasi dottore potesse ricevermi. Avevo i capelli bagnati quando è squillato il telefono … Era, miracolo, uno dei dentisti cui avevo lasciato un messaggio in segreteria telefonica… mi avrebbe ricevuta il giorno dopo rendendosi conto della situazione, ma sul presto, perché poi aveva un impegno chirurgico … Contro ogni contrarietà ce l’ho fatta, arrivando in orario in aeroporto e con tutti i denti al loro posto nel mio sorriso! Però, per tutto il viaggio ho temuto che la capsula si staccasse di nuovo, ma per fortuna così non è stato … e comunque, dovunque andassimo, cercavo con gli occhi le insegne con su scritto “odondìatros” …
L’itinerario del viaggio era ambizioso. Partendo da Atene, abbiamo visto il Canale di Corinto, visitato il magnifico Teatro di Epidauro, pranzato a Nauplia e raggiunto Olimpia per il pernottamento, dopo aver visitato Micene. Più che dal mitico sito, sono stata intrigata dalla cosiddetta Tomba di Agamennone o del Tesoro di Atreo, che si trova a 500mt circa dalla Rocca, tomba datata intorno al 1250 a. C. Fu scoperta nel 1879 dallo Schliemann che l’attribuì ad Atreo, re di Micene e padre di Menelao ed Agamennone, ma non può essere vero, poiché la tomba è anteriore alla guerra di Troia. Io abito in territorio etrusco e mai mi sarei aspettata di trovare in Grecia quell’enorme tomba a tholos con camera circolare alta 13,2 metri e larga 14,2, la cupola più grande mai esistita prima del Pantheon a Roma. I blocchi di pietra sovrapposti che costituiscono l’ingresso, sono così giganteschi da farti credere che la costruzione possa solo essere opera di giganti.
Il giorno seguente l’abbiamo dedicato alla visita della culla dei famosi Giochi e poi al viaggio verso Nord per giungere, attraversando il ponte Rion-Antirion (con 2883 metri è il ponte strallato più lungo del mondo) a Delfi, dove l’indomani abbiamo visitato il sito archeologico sul monte Parnaso noto per l’Oracolo (la Pizia) e l’Omphalòs, ossia l’ombelico, che mi ha molto incuriosita: si presenta come una pietra conica che indica il centro della Terra così come stabilito dalle due aquile liberate da Zeus che lì si incontrarono. Per inciso, ricordo che è sul frontone del tempio di Apollo che si trovava la frase “Conosci te stesso-Gnòthi seautòn”. Ci siamo poi diretti verso la Tessaglia facendo una sosta alle Termòpili, luogo famoso per la battaglia (480 a.C.) che vide 300 oplìti spartani comandati da Leonida I combattere, insieme a poche migliaia di alleati greci, contro il gigantesco esercito persiano di Serse I: traditi, furono presi alle spalle, ma scelsero di resistere fino alla morte bloccando comunque il nemico per tre giorni e permettendo così alla Grecia di organizzare la resistenza.
Dopo aver pernottato a Kalambàka, il quinto giorno è stato quello “dei tanti gradini” saliti e scesi per visitare due dei sei monasteri oggi visitabili appollaiati sulle rocce delle Meteore (sito UNESCO). Si tratta di un luogo iconico, costituito da strane e colossali colonne rocciose d’origine preistorica sulle quali si trovano antichi monasteri ortodossi sospesi a centinaia di metri d’altezza, lassù costruiti a partire dal XIV sec. dai monaci eremiti per trovare sicurezza e calma. Abbiamo fatto riposare le nostre gambe con il lungo viaggio di ritorno in direzione di Atene, dove abbiamo passato (infine) due notti di seguito. Un ringraziamento speciale va a Cristian, Presidente dell’Associazione, che ha valorosamente e instancabilmente guidato il nostro van in questo periplo della Grecia (Attica, Peloponneso, Acaia, Tessaglia).
Ad Atene, ovviamente, ci siamo dedicati alla visita dell’Acropoli, situata sullo sperone roccioso che domina la città, alto 156 metri e cinto da poderose mura. Sulla sommità si trovano i monumenti risalenti all’età classicavoluti nel V sec. a. C. da Pericle, per mostrare la ritrovata grandezza di Atene dopo le guerre contro i Persiani. I Propilèi sono l’accesso monumentale all’Acropoli, in stile dorico e ionico.
Il maestoso Partenone, periptero e octastilo, cioè circondato da un colonnato continuo con facciate anteriori e posteriori di otto colonne di ordine dorico (ionico all’interno), era dedicato alla dea Atena (Parthénos, ossia vergine), protettrice della città. La decorazione scultorea fu affidata al grande Fidia e al suo interno si trovava una statua colossale della dea, in avorio e oro.
Il Tempio di Atena Nike (Vittoria àptera, senza ali) progettato dall’architetto Callicrate, è un edificio aggraziato di piccole dimensioni, con quattro colonne di ordine ionico solo sulle facciate anteriori e posteriori (tetrastilo) e senza colonne sui lati lunghi (anfiprostilo). Non me ne vogliate per le parole tecniche, ma sto cogliendo l’occasione per rispolverare qualche nozione di storia dell’arte e di greco …
Per finire, ecco l’Eretteo, il Tempio duplice in stile ionico dedicato ad Atena Poliàs (protettrice della città) e a Poseidone, con la sua famosa loggia delle Cariatidi dove sei korai fungono da colonne, incantevoli anche se copie di quelle originali, delle quali cinque si trovano al Museo dell’Acropoli e una (trafugata) al British Museum. Con la sua bellezza ed eleganza chiude la lista dei capolavori di questo sito straordinario.
Sono partita senza portarmi un cappello, sicura che ne avrei trovato subito uno in qualche negozio o bancarella appena arrivata in Grecia. Non è stato così… Allora, dato che ci hanno assegnato come orario di visita dell’Acropoli le ore 14.00, per sopravvivere mi sono decisa a farmi una specie di turbante con un foulard traforato che mi ero trascinata appresso fino a quel momento. Vuoi che in quel modo mi si è rinfrescata la testa, vuoi che finalmente ero arrivata laddove volevo arrivare, cioè nel luogo tanto sognato, la stanchezza si è dileguata e mi sono sentita più leggera, malgrado il gran caldo.
Abbiamo proseguito la visita scendendo nel quartiere di Plaka, dove abbiamo mangiato e fatto acquisti nei variopinti negozi di oggetti tipici.
La sera, il nostro gruppo di otto persone si è sciolto per la cena ed io ho mangiato in un grazioso locale vicino all’albergo, delle saporite alici fritte e un’insalata deliziosa con foglie di spinaci, rughetta, uva passa, sesamo e salsa agrodolce. Sono rientrata che non era tardi ed ero tranquilla perché l’indomani avremmo potuto lasciare l’albergo alle dieci. Allora mi sono seduta al balcone della mia stanza al sesto piano di un hotel che, pur lontano dal centro, anzi, proprio per questo, offriva una vista panoramica e, sorpresa, ho scoperto che vedevo l’Acropoli illuminata troneggiare sulla città. Un momento indimenticabile di connessione con la notte, l’estate, la bellezza e la storia.
Avevamo l’aereo alle 19.00, ma nessuno (per fortuna) ha proposto altre scarpinate. Cristian, che aveva già suggerito di andare al mare, ha scelto per noi uno stabilimento a Sud di Atene da cui avremmo raggiunto senza troppo penare l’aeroporto. Abbiamo scoperto un litorale e un’edilizia di classe, non trovo altro termine per definirli, essendo tutto nuovo, di buon gusto, curato e pulito. Anche lo stabilimento non era da meno. Grande spiaggia, sabbia fine, acqua pulita, ombrelloni con foglie di palma. Io ero sulle spine perché, a differenza degli altri, non avevo portato un costume, mai credendo che si trovasse davvero il tempo di andare al mare. Per fortuna sotto avevo la biancheria nera e nessuno ha notato nulla di strano. Così ho fatto il mio primo bagno della stagione nel mare greco. Meglio di così …
… un ultimo commento sul cibo: non ho mai mangiato così tanto! Negli altri viaggi fatti con Cornelia Antiqua in Sicilia, a pranzo ce la siamo cavata con un pezzo di pizza o un panino, sedendoci a cena per un vero pasto. Ma in Grecia siamo andati al ristorante o alla taverna SEMPRE sia a pranzo che a cena e le porzioni? Tre volte più del necessario! Eppure non ho mai lasciato niente nel piatto … era tutto così buono!

RANDONNÉE ARCHÉOLOGIQUE EN GRÈCE
Je pensais devoir désormais me résigner à l’idée de ne jamais avoir visité la Grèce antique ; c’est pourquoi, lorsque j’ai reçu sur WhatsApp l’affiche de l’association Cornelia Antiqua annonçant un circuit du 10 au 16 juin en Grèce, je n’ai pas hésité : c’était maintenant ou jamais. Mais il semble que ce voyage ne devait pas avoir lieu : l’après-midi précédant le départ, j’ai eu un blocage du dos, que j’ai tenté de soulager avec une injection et deux comprimés d’analgésique. Mais cela n’a pas suffi : alors que je préparais le dîner, la couronne d’une incisive a décidé de se détacher… Il était huit heures et, à cette heure-là, aucun dentiste ne répondait au téléphone… Je n’ai pas pu manger et je suis plutôt allée prendre une douche en me disant que le lendemain matin, je serais prête à courir chez n’importe quel médecin qui pourrait me recevoir. J’avais les cheveux mouillés quand le téléphone a sonné… C’était, miracle, l’un des dentistes à qui j’avais laissé un message sur le répondeur… après avoir pris connaissance de la situation, il m’a dit qu’il m’attendrait,oui, mais tôt le matin, car il avait ensuite une intervention chirurgicale… Contre toute attente, j’ai réussi, en arrivant à l’heure à l’aéroport et avec toutes mes dents bien en place dans mon sourire ! Cependant, pendant tout le voyage, j’ai craint que la couronne ne se détache à nouveau, mais heureusement, cela n’a pas été le cas… et de toute façon, partout où nous allions, je cherchais du regard les enseignes indiquant « odondìatros » …
L’itinéraire du voyage était ambitieux. Au départ d’Athènes, nous avons découvert le canal de Corinthe, visité le magnifique théâtre d’Épidaure, déjeuné à Nauplie et rejoint Olympie pour y passer la nuit, après avoir visité Mycènes. Plus que par le site mythique, j’ai été intriguée par ce qu’on appelle le tombeau d’Agamemnon ou le trésor d’Atrée, situé à environ 500 mètres de Mycènes, un tombeau datant d’environ 1250 av. J.-C. Il a été découvert en 1879 par Schliemann, qui l’a attribué à Atrée, roi de Mycènes et père de Ménélas et d’Agamemnon, mais cela ne peut pas être vrai, car la tombe est antérieure à la guerre de Troie. J’habite en territoire étrusque et je ne me serais jamais attendue à trouver en Grèce cette immense tombe à tholos avec une chambre circulaire de 13,2 mètres de haut et 14,2 mètres de large, la plus grande coupole jamais construite avant le Panthéon de Rome. Les blocs de pierre superposés qui constituent l’entrée sont si gigantesques qu’on pourrait croire que cette construction ne peut être que l’œuvre de géants.
Le lendemain, nous avons consacré notre journée à la visite du berceau des célèbres Jeux, puis nous avons pris la route vers le Nord pour rejoindre, en traversant le pont Rion-Antirion (qui, avec ses 2 883 mètres, est le plus long pont à haubans du monde), Delphes, où, le jour suivant, nous avons visité le site archéologique situé sur le mont Parnasse, célèbre pour l’Oracle (la Pythie) et de l’Omphalòs, c’est-à-dire le nombril, qui a beaucoup éveillé ma curiosité : il s’agit d’une pierre conique qui indique le centre de la Terre, tel qu’il a été établi par les deux aigles libérés par Zeus qui s’y sont rencontrées. Soit dit en passant, je me souviens que c’est sur le fronton du temple d’Apollon que figurait la phrase « Connais-toi toi-même – Gnôthi seautòn ». Nous nous sommes ensuite dirigés vers la Thessalie en faisant une halte aux Thermopyles, lieu célèbre pour la bataille (480 av. J.-C.) qui vit 300 hoplites spartiates commandés par Léonidas Ier combattre, aux côtés de quelques milliers d’alliés grecs, contre la gigantesque armée perse de Xerxès Ier : trahis, ils furent pris à revers, mais choisirent de résister jusqu’à la mort, bloquant néanmoins l’ennemi pendant trois jours et permettant ainsi à la Grèce d’organiser la résistance.
Après avoir passé la nuit à Kalambáka, le cinquième jour fut celui « des nombreuses marches » montées et descendues pour visiter deux des six monastères aujourd’hui ouverts au public, perchés sur les rochers des Météores (site classé au patrimoine mondial de l’UNESCO). Il s’agit d’un lieu emblématique, constitué d’étranges et colossales colonnes rocheuses d’origine préhistorique sur lesquelles se dressent d’anciens monastères orthodoxes suspendus à des centaines de mètres de hauteur, construits là-haut à partir du XIVe siècle par des moines ermites en quête de sécurité et de calme. Nous avons laissé nos jambes se reposer pendant le long trajet de retour vers Athènes, où nous avons (enfin) passé deux nuits d’affilée.
Je tiens à remercier tout particulièrement Cristian, président de l’Association Cornelia Antiqua, qui a conduit avec courage et sans relâche notre minibus tout au long de ce périple à travers la Grèce (Attique, Péloponnèse, Achaïe, Thessalie).
À Athènes, bien sûr, nous nous sommes consacrés à la visite de l’Acropole, située sur l’éperon rocheux qui domine la ville, haut de 156 mètres et entouré de murs imposants. Au sommet se trouvent les monuments datant de l’époque classique, commandés au Ve siècle av. J.-C. par Périclès, afin de montrer la grandeur retrouvée d’Athènes après les guerres contre les Perses. Les Propylées constituent l’accès monumental à l’Acropole, de style dorique et ionique.
Le majestueux Parthénon, périptère et octastyle, c’est-à-dire entouré d’une colonnade continue avec, à l’avant et à l’arrière, huit colonnes d’ordre dorique (ionique à l’intérieur), était dédié à la déesse Athéna (Parthénos, c’est-à-dire vierge), protectrice de la ville. La décoration sculpturale fut confiée au grand Phidias et, à l’intérieur, se trouvait une statue colossale de la déesse, en ivoire et en or.
Le temple d’Athéna Niké (la Victoire aptere, sans ailes), conçu par l’architecte Callicratès, est un édifice gracieux de petite taille, doté de quatre colonnes d’ordre ionique uniquement sur les façades avant et arrière (tétrastyle) et dépourvu de colonnes sur les côtés longs (amphiprostyle). Ne m’en voulez pas pour ces termes techniques, mais j’en profite pour rafraîchir quelques notions d’histoire de l’art et de grec…
Pour finir, voici l’Éréthée, le temple double de style ionique dédié à Athéna Polias (protectrice de la ville) et à Poséidon, avec sa célèbre loggia des Cariatides où six korai font office de colonnes, ravissantes même s’il s’agit de copies des originaux, dont cinq se trouvent au Musée de l’Acropole et une (volée) au British Museum. C’est par sa beauté et son élégance qu’il clôt la liste des chefs-d’œuvre de ce site extraordinaire.
J’étais partie sans emporter de chapeau, certaine d’en trouver un tout de suite dans une boutique ou sur un étal dès mon arrivée en Grèce. Il n’en a rien été… Alors, comme on nous avait attribué 14h00 pour la visite de l’Acropole, pour survivre, j’ai décidé de me faire une sorte de turban avec un foulard ajouré que j’avais traîné avec moi jusque-là. Que ce soit parce que cela m’a rafraîchi la tête, ou parce que j’étais enfin arrivée là où je voulais aller, c’est-à-dire dans ce lieu tant rêvé, la fatigue s’est envolée et je me suis sentie plus légère, malgré la grande chaleur.
Nous avons poursuivi la visite en descendant dans le quartier de Plaka, où nous avons mangé et fait des achats dans les boutiques colorées d’objets typiques.
Le soir, notre groupe de huit personnes s’est séparé pour le dîner et j’ai mangé, dans un charmant petit restaurant près de l’hôtel, de savoureuses anchois frits et une délicieuse salade composée de feuilles d’épinards, de roquette, de raisins secs, de sésame et d’une sauce aigre-douce. Je suis rentrée assez tôt et j’étais sereine, car le lendemain, nous ne devions quitter l’hôtel qu’à dix heures. Je me suis alors assise sur le balcon de ma chambre, au sixième étage d’un hôtel qui, bien qu’éloigné du centre-ville – ou plutôt, justement pour cette raison –, offrait une vue panoramique, et, à ma grande surprise, j’ai découvert que je voyais l’Acropole illuminée trôner au-dessus de la ville. Un moment inoubliable de communion avec la nuit, l’été, la beauté et l’histoire.
Le dernier jour notre avion décollait à 19 h, mais personne (heureusement) n’a proposé d’autres longues randonnées. Cristian, qui avait déjà suggéré d’aller à la mer, a choisi pour nous un établissement balnéaire au Sud d’Athènes, d’où nous pourrions rejoindre l’aéroport sans trop de peine. Nous avons découvert un littoral et des constructions de grande classe – je ne trouve pas d’autre terme pour les définir –, car tout était neuf, de bon goût, soigné et propre. L’établissement balnéaire n’était pas en reste non plus. Une grande plage, du sable fin, une eau limpide, des parasols ornés de feuilles de palmier. J’étais sur des charbons ardents car, contrairement aux autres, je n’avais pas emporté de maillot de bain, ne croyant pas un seul instant que nous aurions vraiment le temps d’aller à la mer. Heureusement, je portais des sous-
vêtements noirs en dessous et personne n’a remarqué quoi que ce soit d’étrange… J’ai donc pris mon premier bain de la saison dans la mer grecque. On ne peut pas rêver mieux…
… une dernière remarque sur la nourriture : je n’ai jamais autant mangé ! Lors de nos autres voyages en Sicile avec Cornelia Antiqua, nous nous contentions d’un morceau de pizza ou d’un sandwich pour le déjeuner, et nous nous asseyions pour un vrai repas le soir. Mais en Grèce, nous sommes TOUJOURS allés au restaurant ou à la taverne, tant pour le déjeuner que pour le dîner, et les portions ? Trois fois plus que nécessaire ! Et pourtant, je n’ai jamais rien laissé dans mon assiette… tout était tellement bon!
A.D.
