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Continuiamo le cronache del viaggio della nostra amica Alessandra Conversi:
Raiatea è l’isola del mio cuore, forse perché la prima piccola isola dopo Tahiti, forse per la canoa con cui ho raggiunto Motu Miri Miri, forse il mana del marea di Taputapuatea, forse il tramonto rosa senza fine, forse il giro in barca intorno a Taha’a, l’isola che si pronuncia come una risata…(NOTA: ogni vocale si legge, l’H è aspirata e l’apostrofo si legge come un’interruzione: ora provate a leggere Taha’a)…Ma cosa significano queste parole? Leggere più avanti…….ora racconto:
da Tahiti ho preso un volo di 45 min per Raiatea. Passando con l’aeroplanino si vede Mo’orea e poi la laguna turchese che circonda Raiatea.

In questo viaggio sono spesso alloggiata tramite una comunità di scambio casa (infatti ho ospiti a casa mia in Italia in questo momento). A Raiatea mi ospitano Fabien e Suzanne, la farmacista. L’appartamento è uno studio fra la strada e il mare della baia. Ho un accesso al mare ma anche il rumore di macchine e motorini dalle 6 della mattina alle 10 di sera. I miei ospiti mi forniscono di una canoa, di una vecchia bici, perfetta per fare la spesa o andare in città, a Uturoa, la secondà città per dimensioni nella Polinesia Francese.
L’indomani è domenica, prendo la canoa, la dry bag (borsa da nuoto) che funziona anche come boa, acqua, cibo, materiale da snorkeling e da spiaggia e mi dirigo al Motu Miri Miri. Fabien mi ha detto che ci vogliono circa 40 minuti.
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In mare mi chiedo: Dove sto andando? Che cosè un motu?

Mentre mi avvicino, capisco di cosa si tratti. Non credo ai miei occhi, io, in canoa (che 15 anni fa neanche sapevo andarci), in solitario attraverso un’acqua cristallina, arrivo all’isola deserta. Sì, proprio quella dei fumetti con il naufrago sotto la palma di cocco! Ci ho messo 70 minuti perché non riesco a capire come arrivare alla spiaggia, l’acqua è bassissima e non voglio graffiare la canoa. Alla fine trovo il luogo ideale.

Mi avvio a nuoto in direzione reef, la barriera che separa la laguna dall’oceano, e non è facile perché ci sono molti coralli affioranti… cerco il cellulare … ma non c’è. Torno indietro a razzo e…l’avevo lasciato sul pareo! Meno male che in questi luoghi il furto è raro! C’è qualcun altro un po’ più in là. Chiacchiero con Consuelo che vive qui da anni ed ha il terzo figlio con un compagno polinesiano. Aria allegra di giornata festiva, del resto è domenica. E’ tempo di tornare perché non so quanto mi ci vorrà, se ci sono correnti; il tramonto è verso le 17,15, del resto qui è inverno anche se sembra incredibile. Mi incontro con Pascale, un’amica di Veronice, arrivata trent’anni fa in barca a vela con suo marito e poi rimasta a vivere qui. Ceniamo alla Roulotte O’Ray con specialità delle isole: bistecca alla griglia, fagiolini e tonno crudo al cocco. Difficile essere vegetariani in Polinesia. E’ tutto ottimo, lo raccomando.➡️NOTA: i locali mangiano a queste roulotte che sono chioschi fissi per strada, dove un piatto principale, molto abbondante, è sui 1800 franchi ➡️ NOTA 1000 XFP = 8,2 EUR o 10 USD.
L’indomani vado in bici a Uturoa, all’ufficio del turismo per cercare una guida sul marae, ma nessun successo. Mi reco allora alla “piscina naturale” con parco pubblico. Venendo dalla privatizzazione italiana mi sciocca sempre trovare luoghi gratuiti al mare! Scelgo un bel posto sul verde ma …sono circondata da bum box con musica a tutto volume. Anche qui c’è chi rende infernale un paradiso, mi ricordano certi italiani sui catamarani in Sardegna… Faccio un bagno, una doccia e mi allontano un po’ delusa. Anche qui c’è chi rende infernale un paradiso, mi ricordano certi italiani sui catamarani in Sardegna… Faccio un bagno, una doccia e mi allontano delusa.
E’ pomeriggio e decido di affittare uno scooter per fare domani il giro dell’isola. Sono stupefatta della gentilezza e flessibilità degli operatori; mollo lì la bici e con lo scooter vado a cercare il ristorante/bar dove si vede il tramonto più bello ma è lunedì, il giorno di chiusura. Ok, è parte di questa giornata…Ma a pensarci bene, cosa importa… Mi siedo sul bordo del mare e lo guardo da lì. Ritorno in pace con il mondo che mi sta regalando quello che mi sembra il tramonto più bello del mondo… (anche se a Lerici, nel Golfo dei Poeti, i tramonti invernali sono straordinari)… Proseguo lentamente verso sud con lo scooter, lo sguardo ad ovest mentre il post-tramonto si spiega lentamente in una bellezza infinita, ogni minuto è più bello, vorrei una telecamera negli occhi. E’ notte, tempo di tornare. Amo Raiatea e la Polinesia!

La mattina seguente parto per il giro dell’isola, 100 km, con il mio cinquantino Tweet, incredibilmente nuovo. Mi rifornisco di mezza tanica di benzina di riserva perché ci sono solo 2 benzinai e sono a Uturoa (Gli abitanti del sud dovranno organizzarsi con grandi taniche, penso). Sullo scooter, come ogni volta, sono felice. Quest’isola è un giardino botanico! Vado estasiata di curva in curva a 10 Km/ora, mi fermo a fare una foto ad ogni passo. Di nuovo vorrei una telecamera negli occhi…
Tutt’intorno, pareti di vegetazione in verticalità. Ora capisco perché c’è una sola strada che gira intorno all’isola (come a Tahiti, Raiatea, Bora Bora ma non a Huahine), queste montagne di queste isole vulcaniche sono semplicemente invalicabili. C’è un grazioso giardino botanico lungo la strada.

Finalmente arrivo al Marae Taputapuatea (provate a leggere il nome rapidamente per favore). dell’arcipelago – chioschi, bar , ristorantini. Per fortuna avevo acquistato da mangiare in un minisupermercato lungo la strada perché qui non c’è niente di turistico (a parte i tour!). Qui c’è tanta bellezza e sacralità.
Ma cosa sono i Marae? I Marae sono spazi sacri cerimoniali e comunitari tipici delle società polinesiane, dove si svolgevano rituali religiosi e si celebravano eventi sociali importanti. Il mana è l’energia spirituale – che si può ancora avvertire negli spazi sacri. Il Marae Taputapuatea, un grande complesso contenente altri Marae, dedicato al dio Oro, è stato il più importante centro sacro, politico e spirituale della Polinesia.
Raiatea, il cui nome tradizionale è Havai’i, è considerata il centro di un quadrangolo che ha a nord le Hawaii, a Ovest Samoa, a sud la Nuova Zelanda (i Maori), a est l’isola di Pasqua. Qui si riunivano i capi che venivano da tutta la Polinesia e le canoe che partivano da qui portavano una pietra di questo marae per metterla in quello che avrebbero costruito, in modo da mantenere l’armonia (cosa che è rimasta fino a circa il 1700).

Il grande polpo mitico Tuma-Ra’i-Fenua raffigura i flussi migratori dei polinesiani (ricordare che avvenne su canoe senza strumenti nautici). Nel Marae Taputapuatea, come in altri luoghi sacri in Polinesia, si effettuavano anche sacrifici umani fracassando il cranio dei prigionieri di guerra.
https://www.ancient-origins.net/ancient-places/taputapuatea-marae-0011864

Dopo la visita vado a nuotare. Logicamente i marae sono tutti vicini al mare. Il tempo passa in fretta, devo sbrigarmi…riprendo il giro in motorino. Sono stupefatta da quanto poco sia abitato il sud (ecco perché non ci sono i benzinai, né bar, né altro…). Mentre si fa sera osservo la libertà dei cani, sdraiati in mezzo alla strada incuranti del mio arrivo. Ci deve essere poco traffico…in effetti non c’è nessuno. Perché stanno lì? Forse perché l’asfalto è caldo e ora che è sera comincia a fare fresco? Accelero evitando i cani incuranti, ma non riesco ad arrivare ad ovest in tempo per il tramonto. Sono però in tempo per un altro incredibile post-tramonto sul mare. Che giornata! Intensa, sorprendente, spettacolare, vissuta pienamente!

L’indomani è il penultimo giorno qui. Programmo di muovermi in dinamicità mista:
–Canoa, volevo tornare al motu del mio cuore, quasi mio privato, ma c’è vento forte. Opto per un il giro della baia sotto casa.
-A questo punto decido di fare anche il giro a nuoto della baia, l’acqua è un po’ torbida e si vede poco, ma la nuotata è comunque bella.
–Scooter fino all’imbocco del sentiero per la Stele Boubeé, breve camminata (è molto caldo) per arrivare ad un punto panoramico da cui si vede una vista mozzafiato su Taha’a.

Sempre dalla sommità, si vede Bora Bora! Mi dà una certa emozione, così a un passo e non immaginavo queste montagne altissime e scoscese.

Riporto lo scooter e riprendo la bici fino a casa. Ceno a casa di Pascale con cibo asportato da MacDelice (carpaccio e tartare di tonno, fagiolini, insalata; tutto sempre buono). la casa di Pascale è affascinante e la sua vita molto interessante. Ora, rimasta vedova, è a una congiuntura importante: rimanere qui o tornare in Francia.
Ancora un’alba a Raiatea. Il programma oggi è di fare una gita a Taha’a con tour della laguna con il gruppo Are Tours, dalle 8,30 and 15,30 (mi vengono a prendere e riportano a casa)
Si andrà a visitare:
-Distilleria di rhum
-Giardino di corallo
-Fattoria delle perle
-Motu dove si pranza con i piedi in acqua
-Piantagione di vaniglia


Per arrivare al giardino di corallo si cammina da un Motu fino al punto esterno della barriera. Poi ci si lascia trascinare dalla corrente lungo il giardino di corallo. Non ci sono parole per descrivere la bellezza del giardino di corallo. Finalmente grazie alla GoPro di una coppia italiana molto carina in luna di miele, ho le immagini delle tridacni, dei pesciolini azzurri e celesti, e del goat fish accompagnato che avevo visto a Tahiti.
Il pranzo è buonissimo ed è veramente con i piedi nell’acqua!


E dopo pranzo c’è il coconut show. Assistiamo a:
-come si apre il cocco (c’è una noce esterna che ha una parte dura e una più tenera, bisogna aprire da quella parte).
-come si sfibra (dalle fibre di fanno tessuti)
-come si apre la noce interna (c’è un punto debole)
L’acqua del cocco si beve. La polpa si grattugia, con uno strumento specifico (una barra metallica) facendo un movimento circolare preciso (5 grattate e poi si ruota; lui è rapidissimo, noi meno). Con la polpa grattata si fanno dolci, si condiscono macedonie e si fa il latte di cocco. Il latte di cocco è diverso dall’acqua di cocco che si beve quando si rompe la noce. Il latte si ottiene pressando la polpa grattata. Ci fa vedere che se comprime nel pugno la polpa, si può bere il latte di cocco facendolo gocciolare dal pollice direttamente in bocca. Se si strizza nella mano la polpa, si può bere il latte di cocco facendolo gocciolare dal pollice in bocca.
-come si prende la noce di cocco sull’albero. È così agile e veloce che riesco solo a prendere la discesa!
Del cocco si usa tutto: tronco, foglie, frutti. Ci si fanno tetti, pagaie, tessuti, cappelli, piatti, ornamenti, e si usa per condire il pesce (crudo al latte di cocco, una specialità delle isole), e per insaporire pane e dolci. E molto altro ancora.
Andiamo poi alla fattoria delle perle. Vediamo come si innestano le perle nelle ostriche che sono poi impiantate nella laguna. Dopo circa nove mesi la perla è pronta: le ostriche non produttive vengono scartate, in quelle produttive viene impiantato un nucleo un po’ più grande nell’ostrica che risulterà in una perla più grande. Questo si ripete quattro volte poi le ostriche non sono più utilizzabili. Ci fanno vedere anche la scala di valore dell’ostrica: i fattori che determinano il prezzo sono la dimensione, la regolarità della superficie, la luminosità (opaca ha meno valore), la perfezione della forma sferica.
Quanto varrà la grande perla nel cofanetto? 12000 euro forse?
Dal motu in cui abbiamo pranzato si va in direzione Taha’a, il mare è bellissimo e languido. E che vegetazione!

Visitiamo inoltre la fattoria della vaniglia. La pianta della vaniglia è rampicante, si appoggia al falso fico, il cui frutto non si può mangiare perché tossico.

Per tutto questo Raiatea è la mia isola del cuore!
to be continued….
