
(en français après les photos) Da Saidia, cittadina affacciata sul Mediterraneo, nel Nord Est marocchino, al confine con l’Algeria, ci spostiamo verso Nador risalendo la costa. Ci fermiamo ad ammirare la spiaggia dorata e semideserta in questa mattina di fine maggio del villaggio di pescatori Ras El-mar (Capo de agua). Di fronte al promontorio infatti si vedono le isole Zaffarines o Jaafarines o Chafarines, gruppo di tre piccole isole: Vélez de la Gomera, Persil e Alhucemas, spagnole dal 1848 come le enclavi di Ceuta e Melilla. Quest’ultima sarà la nostra destinazione finale di questo giro nell’estremo Nord Est del Marocco. Prima però ci dirigiamo a Nador, precisamente in quella lingua di terra di fronte alla città, che separa il lago salato chiamato mar Chica dal mar Mediterraneo. Un istmo stretto e lungo con un piccolo spazio per il passaggio dell’acqua che forma la famosa laguna di Nador, una delle più importanti del Mediterraneo, con una superficie di 115 Km2 e una lunghezza di 25. Chiamato anche il piccolo mare, è un sito di interesse biologico e ecologico anche per il passaggio di uccelli migratori e stanziali: più di 100 specie diverse tra cui fenicotteri rosa e pellicani. La laguna fa la bellezza della città di Nador, con la sua corniche, un lungomare bagnato da uno specchio d’acqua che sembra un lago circondato dalla vegetazione.



Già guardando la cartina mi sentivo attratta dalla lunga striscia di terra che iniziamo a espolare da est percorrendo lo sterrato che costeggia a sinistra il mare interno e a destra le spiagge mediterranee. Scegliamo la plage des coquillages, nome ben meritato per la quantità di conchiglie che formano la riva per una sosta rinfrescante. La spiaggia è praticamente deserta e il mare è cristallino e invita a bagnarsi. Dopo una bella nuotata in un’acqua trasparente e calma, riprendiamo la strada per andare a esplorare la parte ovest dell’istmo, oltre Nador, vicino a Melilla alla spiaggia Bocana.


Superiamo Nador e arriviamo al paese di confine, Beni Ensar da dove, l’indomani mattina, partiamo, a piedi, per il posto di frontiera dove già sostano, in una lunga fila i frontalieri, le auto da una parte, i pedoni dall’altra. Aspettiamo pazientemente il doppio controllo dei passaporti da parte della polizia marocchina e quella spagnola, immaginando lo stesso tempo di attesa al ritorno (che sarà in realtà ancora più lungo: due buone ore…). Per noi questo attraversamento occasionale è solo stancante ma non posso non pensare ai tanti lavoratori marocchini che regolarmente aggiugono queste lunghe attese alle ore di lavoro. Parlo con il mio vicino di fila, Hamza, un giovane con progetti di import export. Mi racconta di un ragazzo che conosceva che ha tentato di attraversare il confine a nuoto, dal mar Chica a Melilla nuotando per otto ore. Troppo rischioso farlo in barca a causa dei controlli in mare – e aggiunge – i governi spagnoli e marocchini dovrebbero trovare una soluzione comunque per queste lunghe ore di attesa al confine. Certo non è facile per i lavoratori trasfrontalieri che non hanno il permesso di passare la notte a Melilla.
Visitare Melilla in bassa stagione ha i suoi vantaggi: zero turisti, atmosfera calma, spiaggia quasi vuota (ombrelloni, bagni e docce gratuiti messi a disposizione dall’Ayuntamiento). Molti ristoranti e siti turistici sono però chiusi anche perché è lunedì; camminiamo per la città attraversando dei bei giardini con fontane rinfrescanti e le vie principali dove scopriamo edifici dall’architettura varia e interessante come il monumentale Palacio de la Asamblea nella Plaza de España, in stile Art Déco, o la Casa David J. Melul, in stile modernista come la Casa Tortosa dello stesso architetto Enrique Nieto. Giardini. Ci fermiamo a mangiare un piatto da compartir nella bella Plaza de las cuatro culturas dove troneggia un’opera interessante in ferro battuto: due uomini e due donne che sorreggono faticosamente il globo per rendere omaggio alla ricchezza multiculturale che ha costituito Melilla nel tempo.




Esploriamo Melilla la Vieja, con i suoi bastioni e mura romane; molte parti sono in restauro e il passaggio verso la bellissima Ensenada de los Galapagòs è chiuso. Non abbiamo tempo per percorrere le mura fino alla Fortaleza per accedere alla spiaggia da una scala quindi torniamo per il Paseo Marìtimo e ci fermiamo alla Playa de los Càrabos. Anche qui il mare è una tavola ed è piacevole nuotare e leggere un buon libro in spiaggia nella calma di un pomeriggio senza affollamento. Dopo una sosta al bar gastronomico La ideal, ci avviamo vero la frontiera pronti a ritornare in Marocco: cambiare Paese nello spazio di qualche passo a piedi è un’ebbrezza particolare. Ricordo la precedente esperienza a Ceuta, un passaggio frontaliero che due anni prima ho attraversato nell’atmosfera rallentata del ramadan. Appena passato il tunnel, la movida spagnola nell’ora dell’aperitivo ci aveva colpito come se avessivo aperto una porta su un altro mondo. Alla vista dei fili spinati, pensieri cupi mi avvolgono immaginando le angosce e le sensazioni di chi le frontiere le passa per altri motivi e senza visti o documenti…
Tornando a Beni Ensar, paese privo di fascino come molte città di confine, ci riposiamo: della Spagna resta solo Tele Melilla che si capta dalla televisione locale. La mattina dopo dobbiamo già tornare a Casablanca. Riprendiamo l’auto che il nostro amico Jean-Marc ci ha prestato e ripercorriamo i 610 chilometri di distanza per la maggior parte guidando quasi senza incontrare veicoli. La circolazione inizia nell’agglomerato tra la capitale amministrativa, Rabat, e quella commerciale e del business, Casablanca, dove ritroviamo il clima oceanico con il vento fresco che ci fa respirare. Il giro nel Nord-Est marocchino ci ha lasciato il gusto di una piacevole scoperta, il colore del Mare Nostrum…e qualche conchiglia come soouvenir.

Depuis Saïdia, petite ville bordant la Méditerranée, dans le nord-est du Maroc, à la frontière avec l’Algérie, nous nous dirigeons vers Nador en remontant la côte. Nous nous arrêtons pour admirer la plage dorée et quasi déserte en ce matin de fin mai dans le village de pêcheurs de Ras El-Mar ou Cabo de Agua. En face du promontoire, on aperçoit les îles Zaffarines, Jaafarines ou Chafarines, un groupe de trois petites îles : Vélez de la Gomera, Persil et Al Hoceima, espagnoles depuis 1848, tout comme les enclaves de Ceuta et Melilla. Cette dernière sera notre destination finale de ce circuit dans l’extrême nord-est du Maroc. Mais avant cela, nous nous dirigeons vers Nador, plus précisément vers cette langue de terre face à la ville, qui sépare le lac salé appelé Mar Chica de la mer Méditerranée. Un isthme étroit et long, avec un petit passage pour l’eau, qui forme la célèbre lagune de Nador, l’une des plus importantes de la Méditerranée. Elle a une superficie de 115 km² et une longueur de 25 km. Également appelée la « petite mer », c’est un site d’intérêt biologique et écologique, notamment pour le passage des oiseaux migrateurs et sédentaires : plus de 100 espèces différentes, dont des flamants roses et des pélicans. La lagune fait la beauté de la ville de Nador, avec sa corniche, une promenade en bord de mer bordée d’un plan d’eau qui ressemble à un lac entouré de végétation.
Dès que j’ai regardé la carte, j’ai été attirée par cette longue bande de terre que nous commençons à explorer depuis l’est, en empruntant le chemin de terre qui longe le Mar Chica à gauche et les plages méditerranéennes à droite. Nous choisissons la plage des Coquillages (un nom bien mérité vu la quantité de coquillages qui tapissent le rivage) pour une pause rafraîchissante. La plage est pratiquement déserte et la mer est cristalline, invitant à la baignade. Je nage dans une eau transparente et calme, ensuite nous reprenons la route pour aller explorer la partie ouest de l’isthme, au-delà de Nador, près de Melilla à la plage Bocana.
Nous dépassons Nador et arrivons au village frontalier de Beni Ensar d’où, le lendemain matin, nous nous rendons à pied au poste frontière où se trouvent déjà, en une longue file, les voitures d’un côté et les frontaliers à pied de l’autre. Nous attendons patiemment le double contrôle des passeports par la police marocaine et espagnole, en imaginant le même temps d’attente au retour (qui sera en réalité encore plus long : deux bonnes heures !). Pour nous, ce passage occasionnel est juste fatigant, mais je ne peux m’empêcher de penser aux nombreux travailleurs marocains qui ajoutent ces longues attentes à leurs heures de travail. Je discute avec mon voisin dans la file, Hamza, un jeune homme qui me parle de ses projets d’import-export des conditions de travailleurs transfrontaliers marocains et de l’envie d’emigrer qui ont beacoup de gens. Il raconte d’un garçon qui a connu et qui a tenté de traverser la frontière, de Mar Chica à Melilla, en nageant pendant huit heures. C’est trop risqué de le faire en bateau à cause des contrôles en mer – et il ajoute : – les gouvernements espagnol et marocain devraient trouver une solution pour faciliter la vie des travailleurs frontaliers qui n’ont pas même le droit de passer la nuit à Melilla.
Nous sommes les seuls « touristes »dans la queue, même si nous sommes des « Casaoui », comme on appelle les habitants de Casablanca.
Visiter Melilla en basse saison présente des avantages : pas de touristes, une ambiance paisible, une plage presque déserte (parasols, cabines de plage et douches mis gratuitement à disposition par la mairie). De nombreux restaurants et sites touristiques sont toutefois fermés, notamment parce que c’est lundi ; nous nous promenons dans la ville en traversant de beaux jardins agrémentés de fontaines rafraîchissantes et les rues principales où nous découvrons des bâtiments à l’architecture variée et intéressante, comme le monumental Palacio de la Asamblea sur la Plaza de España, de style Art déco, ou la Casa David J. Melul, de style moderniste, tout comme la Casa Tortosa du même architecte, Enrique Nieto. Nous nous arrêtons pour manger un plat à compartir sur la belle Plaza de las cuatro culturas où trône une œuvre intéressante en fer forgé : deux hommes et deux femmes soutenant péniblement le globe pour rendre hommage à la richesse multiculturelle qui a façonné Melilla au fil du temps.
Nous explorons Melilla la Vieja, avec ses remparts et ses murs romains ; de nombreux endroits sont en cours de restauration et le passage menant à la magnifique Ensenada de los Galápagos est fermé. Nous n’avons pas le temps de longer les remparts jusqu’à la Fortaleza pour accéder à la plage par un escalier ; nous retournons donc vers le Paseo Marítimo et nous nous arrêtons à la Playa de los Càrabos. Ici aussi, la mer est lisse comme un miroir et il est agréable de se baigner et de lire un bon livre sur la plage, dans le calme d’un après-midi sans foule. Après une pause au bar gastronomique La Ideal, nous nous dirigeons vers la frontière, prêts à retourner au Maroc : changer de pays en l’espace de quelques pas à pied procure toujours une sensation particulière. Je me souviens de mon expérience précédente à Ceuta, un passage frontalier que j’avais franchi deux ans plus tôt dans l’atmosphère feutrée du ramadan. À peine sortis du tunnel, l’effervescence espagnole à l’heure de l’apéritif nous avait frappés comme si nous avions ouvert une porte sur un autre monde…À la vue des barbelés, des pensées sombres m’envahissent alors que j’imagine les angoisses et les sentiments de ceux qui franchissent ces frontières pour d’autres raisons, sans visa ou papiers.
De retour à Beni Ensar, un village sans charme comme tant d’autres villes frontalières, nous nous reposons : de l’Espagne, il ne reste que la chaîne Tele Melilla, que l’on capte sur la télévision locale. Le lendemain matin, nous devons déjà retourner à Casablanca. Nous reprenons la voiture que notre ami Jean-Marc nous a prêtée et parcourons les 610 kilomètres de distance, pour la plupart sans croiser pratiquement aucune voiture. La circulation s’intensifie dans l’agglomération entre la capitale administrative, Rabat, et la capitale commerciale et des affaires, Casablanca, où nous retrouvons le climat océanique avec le vent frais qui nous permet de respirer. Ce circuit dans le nord-est marocain nous a laissé le goût d’une agréable découverte, la couleur de la Mare Nostrum… et quelques coquillages comme souvenir.
