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Ricordo di una mostra particolare:

(version française ci-dessous) -Dove ci incontriamo? – chiedo alla mia amica Dominique arrivata a Parigi da Ginevra.
-Se vuoi unirti al mio gruppetto di amiche, possiamo vederci al Grand Palais per visitare una mostra un po’ particolare – mi propone.
Prendo al volo il biglietto e alle 11 mi trovo davanti al manifesto di “Euphoria Art is in the air” che troneggia all’ingresso del Museo.
Abbraccio Domi, la sua amica americana Clara, e Angela da Roma con sua figlia Francesca Romana, Appena entrate ci rendiamo subito conto che la visita sarà un’esperienza multisensoriale da percorrere individualmente salvo poi trovarci a condividere alcuni momenti speciali come quando ci buttiamo sull’enorme materasso che cambia forma in sintonia con la musica.

Le installazioni nelle sale che si susseguono ci portano gradualmente dalla sensazione di essere in un grande Luna Park a un sempre più convinto apprezzamento per questa carrellata di artisti accomunati dalla volontà di plasmare e creare a partire da un elemento fondamentale che ci circonda: l’aria.
Dai pesci volanti ai labirinti di enormi sfere galleggianti, dai 120 sacchi che respirano come onde o a palloncini cadenti riempiti di bruma, da giganteschi ovuli aerei mobili a grandi palloni-aforismi, tutto ci sorprende e ci chiama a interagire con le opere, cercando di comprenderne il senso, al di là dall’aspetto ludico che alleggerisce letteralmente l’atmosfera. E’ forse questo che gli artisti vogliono trasmetterci come messaggio?
Tra le spiegazioni delle opere che leggo e i nostri commenti, ricordo alcune che mi hanno colpita:
-”Swing” di Motorefisico è un’opera costituita da una serie di sfere che si muovono, si sollevano e ricadono, oscillano e volteggiano a seconda degli spostamenti dei visitatori: la partecipazione attiva innesca una danza collettiva delle sfere catturando l’essenza dell’esperienza umana. Azione/reazione, a volte imprevedibile e multidirezionale in una ricerca di equilibrio…

“Speech Bubbles” “My Room is Another Fishbowl “(Philippe Parreno), “Kaleidoscope” (Karina Smigla-Bobinski)
-“One Hundred and Twenty” di Nils Volker:
180 venitlatori e 120 sacchetti dell’immondizia che pulsano richiamando il movimento delle onde. In questo mondo in cui l’aria è il motore di un riciclaggio che fa immergere in modo multisensoriale lo spettatore stupendolo e facendolo riflettere sul pianeta che continua a vivere nonostante sia soffocato dalla plastica…
-“New Spring” 2017:
L’istallazione immersiva di A.A. Murakami in un antro, è copstituita da tubi spara bolle che liberano della bruma. “E’ un’ opera iscritta nella serie Ephemeral Tech che associa tecnologie e fenomeni naturali per creare esperienze immersive e ridefinire le frontiere dell’interazione umana con la tecnologia. L’istallazione si ispira al fiore del ciliegio sakura simbolo del Giappone che rappresenta l’impermanenza, il rinnovamento e la natura effimera della vita. All’immagine dei petali che cadono all’apogeo della bellezza, le bolle vanno alla deriva, si dissipano in un’evocazione poetica della fugacità dell’esistenza e del mono no aware lo spleen giapponese, dolce melanconia nata dalla coscienza del passaggio del tempo. La bolla è anche origine primordiale della vita secondo la teoria scientifica che alle prime cellule si potrebbero essere formate all’interno di bolle negli oceani antichi della Terra prima delle membrane cellulari. E’ un’opera che fa riflettere sulla circolarità della vita fino all’inevitabile disparizione…
-“Ovoids” di SpY 2024:
8 forme rosse sospese al soffitto si spostano secondo delle oscillazioni cicliche di rotazione. Grazie alla loro geometria perfetta, gli ovoidi evocano la forma principale dell’uovo: il nido come primo rifugio, simbolo di nascita, spazio originale dove la vita comincia e dove l’amore materno si manifesta nella sua forma più pura e incondizionata. Gli ovoidi sono allineati su una linea sospesa e oscillano con un ritmo che si ripete disegnando coreografie ipnotiche che traducono il ritmo costante della vita. Quest’opera è un’esperienza contemplativa nella quale lo spettatore è immerso in uno spazio di movimento e riflessione.
-“Work N. 3883: half the air in a given space” di Martin Creed 2024
E’ una delle opere più emblematiche tra quelle che esplorano la relazione tra spazio, materia e percezione. Concepita per la prima volta nel 1998 questa serie costituisce una pietra angolare del suo approccio minimalista e concettuale caratterizzato dall’uso di elementi quotidiani, banali, per sfidare la percezione del pubblico e trasformarlo in straordinario. In questo spazio c’è l’aria come elemento invisibile ma essenziale alla vita contenuta in enormi palloni azzurri, in una struttura che assomiglia a una serra. I visitatori sono invitati a entrare, esplorare e interagire nello spazio fisico e sensoriale immerso di palloni. Si perde immediatamente il riferimento spaziale perché l’ambiente diventa difficile da percorrere e disorienta. L’artista ci invita a riflettere sulla maniera in cui l’assenza di coordinate spaziali può influenzare la percezione e i nostri sentimenti di controllo in uno spazio dato. Effettivamente esco da questa istallazionecon una strana sensazione di claustrofobia…
Arriviamo infine nel vasto spazio della navata del Grand Palais dove Hyperstudio ha installato “The Great Resonance”, un’opera cinetica monumentale realizzata in collaborazione con tre artisti italiani: Alessia Petrangeli, Daniele Davino e Elena Raimondi: “ispirata al pendolo di Newton, l’opera trasforma un principio fisico in un’esperienza emotiva e percettiva. Come una catena di impulsi trasmessi di corpo in corpo, l’opera mette in scena una coreografia continua di energia, risonanza e propagazione. In questa visione, l’euforia diventa il movimento consiviso dell’energia: un passaggio sensibile, inarrestabile, da un elemento all’altro, da un individuo all’altro. Una serie di grandi sfere sospese dalle superficie spechio argentate oscillano e si spostano lateralmente generando una traiettoria complessa e gfluida. Il pubblico riflesso in ogni sfera, si scopre parte integrante del sistema immerso in un campo di forze dinamiche nel quale la percezione è in costatnte trasformazione. Un dispositivo luminoso calibrato colpisce le sfere in movimento moltiplicando gli effetti nella navata e trasformandoli in un organismo architetturale vibrante. Il suono accompagna questa danza luminosa per una composizione avvolgente sincronizzata accentuando la risonanza dello spazio. Lo spettatore può osservare questa sinfonia di materia e riflessi dalla balconata in alto come uno spettatore a teatro o attraversarla guidata dal ritmo. Questa è l’opera chiave per il concetto di Euphoria: il momento dove energia, luce e percezione si fondono generando uno stato di presenza allargata e collettiva”.

Ancora Hyperstudio, in collaborazione con Elena Raimondi, ha realizzato un’installazione cinetica dal titolo “10 Agosto” per ricordare la Notte di San Lorenzo, momento in cui in Italia la leggenda e le meraviglie celesti si riuniscono. L’opera trasporta i visitatori in un ambiente incantatore nel quale 22 altalene sono sospese a una grande struttura circolare. In alto un anello luminoso galleggia spostandosi in modo dinamico e evocando la scia fugace delle stelle filanti mentre le orbite luminose planano delicatamente puolsando e scintillando comne delle costellazioni. L’associazione di luce, suono e movimento crea un’atmosfera carica di magia e meraviglia. Mentre i visitatori si dondolano dolcemente, una musica ritmata riempie lo spazio evocando lo scintillamento delle stelle con una melodia fluida. Sono invitati a esprimere un desiderio scegliendo la propria stella per portare i loro sogni nel cosmo e abbracciando così l’incanto della notte di San Lorenzo: l’opportunità di trasformarre l’impossibile in possibile in ogni istante.

Con tutti i nostri sensi stimolati, pensiamo di avviarci verso l’uscita ma altre istallazioni ancora ci chiamano a esplorare:
-“Imagining things outside your field of vision (Questions in a world that only wants answers)” di Gander
In questo spazio grandi sfere mostrano ciascuna una domanda assurda e stimolante: “Was the music created or discovered?” “Les fantômes français rêvent-ils en français?”, “Is there froth on a daydream?”, “Can you sell money?”,ecc. I visitatori sono invitati a toccare gli enormi palloni neri con le scritte, trasformando il movimento in dialogo con l’opera. La decorazione monocromo accentua l’atmosfera surreale, sottolineando la natura fantasiste e introspettiva delle domande. Le sfere svelano i loro interrogativi mentre il visistatore si sposta suscitando curiosità, riflessione e sorrisi in uno spazio dove il gioco diventa uno strumento del pensiero. Per incantamento d’associazioni tra il quotidiano e l’esoterismo, tra la dimenticanza e il banale, il lavoro di Gander interroga il linguaggio e la conoscenza reinventando i modi di apparizione e creazione di un’opera. Il suo lavoro evoca spesso un enigma una rete di connessioni multiple o frammenti di una narrazione nascosta. Si tratta insomma di un vasto insieme di indizi da decifrare, incitanto dlo spettatore a creare le proprie associazioni e inventare la sua propria narrazione per dipanare la complessità messa in scena dall’artista.


Siamo giunte quasi alla fine del percorso arrivando a un’opera interattiva sorprendente: “Hyperstellar” di Hyperstudio Quiet Ensemble & Roman Hill (2023): “E’ un viaggio sensoriale che rimette in questione la nostra percezione del posto che coccupiamo nell’universo, invitando il pubblico a sentire l’immensità e la complessità infinita del cosmo in questa esposizione. Pensata come un’immersione totale nel mistero rappresentato da una piscine di palloni neri e un soffitto composto ugualmente di palloni dello stesso colore. Questo ambiente crea un contrasto perfetto per rivelare le meraviglie cosmiche proiettate sullo schermo circolare LED a 360 gradi che domina lo spazio. Qui opera la magia. Le forme ipnotiche e astratte sfilano sotto i nostri occhi realizzate dall’artista francese Roman Hill, sono in realtà delle immagini a alta risoluzione di gocce d’acqua mentre esplodono e bolle d’aria. L’effetto è un ribaltamento di prospettiva: la grandezza del cosmo non si trova solo nello spazio lontano ma anche vicino a noi all’interno di una goccia d’acqua o in una bolla d’aria: ill microcosmo porta il mistero amplificato. le luci e la musica si sincronizzano creando un’esperienza sinestetica e multisensoriale.: una danza ipnotica di luci, suoni e forme. Un’opera che invita a riflettere sul nostro spazio nell’universo ma anche a guardare attentamente intorno a noi. Prendiamo coscienza che, anche se microscopici, facciamo parte di un universo vasto e straordinario.”



Avviandoci verso l’uscita percorriamo un corridoio con pannelli murali che spiegano l’evoluzione della conoscenza umana sull’aria e delle tecnologie a lei connesse, da Leonardo da Vinci ai frate3lli Montgolfier, dall’invenzione del dirigibile al primo uso dell’aria nell’arte con Andy Warhol e la pop art, da Ballon Dog di Jeff Koons a Mr. Dob di Takashi Murakami, al Ballon Museum. Capiamo che l’biettivo dell’esposizione è far uscire dall’ordinario producendo gioia ma anche far riflettere sul fatto che ogni opera crea un dialogo che trascende il materiale stesso e diventa un veicolo di cambiamento verso una nuova visione del mondo ccircostante. Ambizioso? Sicuramente mi rendo conto della traccia lasciata da questa visita nella memoria del corpo che ha interagito con le opere e delle molteplici sensazioni vissute.
Un messaggio finale è posto all’uscita: L’art vous entoure et vous a invité à penser, à ressentir et à créer…
*****
« Où on se retrouve ? », je demande à mon amie Dominique, arrivée à Paris depuis Genève.
« Si tu veux te joindre à mon petit groupe d’amies, on peut se retrouver au Grand Palais pour visiter une exposition un peu particulière », me propose-t-elle.
Je m’empresse d’acheter mon billet et, à 11 heures, je me retrouve devant l’affiche « Euphoria Art is in the air » qui trône à l’entrée du musée.
J’embrasse Domi, son amie américaine Clara, et Angela de Rome avec sa fille Francesca Romana. Dès que nous entrons, nous réalisons immédiatement que la visite sera une expérience multisensorielle à vivre individuellement, avant de nous retrouver à partager quelques moments privilégiés, comme lorsque nous nous jetons sur l’énorme matelas qui change de forme au rythme de la musique.
Les installations qui se succèdent dans les salles nous font passer progressivement de l’impression d’être dans un grand parc d’attractions à une appréciation de plus en plus convaincue de cette sélection d’artistes unis par la volonté de modeler et de créer à partir d’un élément fondamental qui nous entoure : l’air.
Des poissons volants aux labyrinthes d’énormes sphères flottantes, des 120 sacs qui respirent comme des vagues ou des ballons retombants remplis de brume, des ovules aériens géants mobiles aux grands ballons-aphorismes, tout nous surprend et nous invite à interagir avec les œuvres, en essayant d’en comprendre le sens, au-delà de l’aspect ludique qui allège littéralement l’atmosphère. Est-ce peut-être cela que les artistes veulent nous transmettre comme message ?
Parmi les explications des œuvres que je lis et nos commentaires, je me souviens de certaines qui m’ont marquée :
-« Swing » de Motorefisico est une œuvre constituée d’une série de sphères qui bougent, s’élèvent et retombent, oscillent et virevoltent en fonction des déplacements des visiteurs : la participation active déclenche une danse collective des sphères, capturant l’essence de l’expérience humaine. Action/réaction, parfois imprévisible et multidirectionnelle, dans une recherche d’équilibre…
Speech Bubbles », « My Room is Another Fishbowl » (Philippe Parreno), « Kaleidoscope » (Karina Smigla-Bobinski)
-« One Hundred and Twenty » de Nils Volker :
180 ventilateurs et 120 sacs poubelles qui pulsent, évoquant le mouvement des vagues. Dans ce monde où l’air est le moteur d’un recyclage qui plonge le spectateur dans une expérience multisensorielle, l’émerveillant et l’amenant à réfléchir à la planète qui continue de vivre malgré l’étouffement causé par le plastique…
-« New Spring » 2017 :
L’installation immersive d’A.A. Murakami, située dans une caverne, est composée de tubes à bulles qui libèrent de la brume. « C’est une œuvre qui s’inscrit dans la série Ephemeral Tech, qui associe technologies et phénomènes naturels pour créer des expériences immersives et redéfinir les frontières de l’interaction humaine avec la technologie. L’installation s’inspire de la fleur de cerisier sakura, symbole du Japon qui représente l’impermanence, le renouveau et la nature éphémère de la vie. À l’image des pétales qui tombent à l’apogée de leur beauté, les bulles dérivent, se dissipent dans une évocation poétique de la fugacité de l’existence et du mono no aware, le spleen japonais, douce mélancolie née de la conscience du passage du temps. La bulle est également l’origine primordiale de la vie selon la théorie scientifique selon laquelle les premières cellules se seraient formées à l’intérieur de bulles dans les océans primitifs de la Terre avant l’apparition des membranes cellulaires. C’est une œuvre qui invite à réfléchir sur le cycle de la vie jusqu’à sa disparition inévitable…
-« Ovoids » de SpY 2024 :
8 formes rouges suspendues au plafond se déplacent selon des oscillations cycliques de rotation. Grâce à leur géométrie parfaite, les ovoïdes évoquent la forme principale de l’œuf : le nid comme premier refuge, symbole de naissance, espace originel où la vie commence et où l’amour maternel se manifeste sous sa forme la plus pure et inconditionnelle. Les ovoïdes sont alignés sur une ligne suspendue et oscillent à un rythme qui se répète, dessinant des chorégraphies hypnotiques qui traduisent le rythme constant de la vie. Cette œuvre est une expérience contemplative dans laquelle le spectateur est plongé dans un espace de mouvement et de réflexion.
-« Work N. 3883 : half the air in a given space » de Martin Creed, 2024
C’est l’une des œuvres les plus emblématiques parmi celles qui explorent la relation entre l’espace, la matière et la perception. Conçue pour la première fois en 1998, cette série constitue une pierre angulaire de son approche minimaliste et conceptuelle, caractérisée par l’utilisation d’éléments quotidiens et banals pour défier la perception du public et la transformer en quelque chose d’extraordinaire. Dans cet espace, l’air, élément invisible mais essentiel à la vie, est contenu dans d’énormes ballons bleus, au sein d’une structure qui ressemble à une serre. Les visiteurs sont invités à entrer, à explorer et à interagir dans cet espace physique et sensoriel immergé dans les ballons. On perd immédiatement toute référence spatiale car l’environnement devient difficile à parcourir et désoriente. L’artiste nous invite à réfléchir à la manière dont l’absence de repères spatiaux peut influencer la perception et notre sentiment de contrôle dans un espace donné. En effet, je sors de cette installation avec une étrange sensation de claustrophobie…
Nous arrivons enfin dans le vaste espace de la nef du Grand Palais où Hyperstudio a installé « The Great Resonance », une œuvre cinétique monumentale réalisée en collaboration avec trois artistes italiens : Alessia Petrangeli, Daniele Davino et Elena Raimondi : « inspirée du pendule de Newton, l’œuvre transforme un principe physique en une expérience émotionnelle et perceptive. Telle une chaîne d’impulsions transmises de corps en corps, l’œuvre met en scène une chorégraphie continue d’énergie, de résonance et de propagation. Dans cette vision, l’euphorie devient le mouvement partagé de l’énergie : un passage sensible, imparable, d’un élément à l’autre, d’un individu à l’autre. Une série de grandes sphères suspendues à des surfaces miroirs argentées oscillent et se déplacent latéralement, générant une trajectoire complexe et fluide. Le public, reflété dans chaque sphère, se découvre partie intégrante du système, immergé dans un champ de forces dynamiques où la perception est en constante transformation. Un dispositif lumineux calibré frappe les sphères en mouvement, multipliant les effets dans la nef et les transformant en un organisme architectural vibrant. Le son accompagne cette danse lumineuse pour une composition enveloppante et synchronisée, accentuant la résonance de l’espace. Le spectateur peut observer cette symphonie de matière et de reflets depuis la galerie en hauteur, tel un spectateur au théâtre, ou la traverser, guidé par le rythme. C’est l’œuvre clé du concept d’Euphoria : le moment où l’énergie, la lumière et la perception se fondent, générant un état de présence élargie.
Encore une fois, Hyperstudio, en collaboration avec Elena Raimondi, a réalisé une installation cinétique intitulée « 10 août » pour commémorer la nuit de la Saint-Laurent, moment où, en Italie, la légende et les merveilles célestes se rejoignent. L’œuvre transporte les visiteurs dans un univers enchanteur où 22 balançoires sont suspendues à une grande structure circulaire. Au-dessus, un anneau lumineux flotte en se déplaçant de manière dynamique, évoquant la traînée fugace des étoiles filantes, tandis que les orbites lumineuses planent délicatement en pulsant et en scintillant comme des constellations. L’association de la lumière, du son et du mouvement crée une atmosphère chargée de magie et d’émerveillement. Tandis que les visiteurs se balancent doucement, une musique rythmée emplit l’espace, évoquant le scintillement des étoiles par une mélodie fluide. Ils sont invités à faire un vœu en choisissant leur étoile pour porter leurs rêves dans le cosmos et embrasser ainsi la magie de la nuit de la Saint-Laurent : l’occasion de transformer l’impossible en possible à chaque instant.
Tous nos sens étant en éveil, nous pensons nous diriger vers la sortie, mais d’autres installations nous invitent encore à explorer :
-« Imagining things outside your field of vision (Questions in a world that only wants answers) » de Gander.
Dans cet espace, de grandes sphères affichent chacune une question absurde et stimulante : « Was the music created or discovered ? » « Les fantômes français rêvent-ils en français ? », « Y a-t-il de l’écume sur un rêve éveillé ? », « Peut-on vendre de l’argent ? », etc. Les visiteurs sont invités à toucher les énormes ballons noirs portant ces inscriptions, transformant ainsi le mouvement en dialogue avec l’œuvre. La décoration monochrome accentue l’atmosphère surréaliste, soulignant la nature fantaisiste et introspective des questions. Les sphères dévoilent leurs interrogations à mesure que le visiteur se déplace, suscitant curiosité, réflexion et sourires dans un espace où le jeu devient un outil de la pensée. Par un enchantement d’associations entre le quotidien et l’ésotérisme, entre l’oubli et le banal, le travail de Gander interroge le langage et la connaissance en réinventant les modes d’apparition et de création d’une œuvre. Son travail évoque souvent une énigme, un réseau de connexions multiples ou des fragments d’un récit caché. Il s’agit en somme d’un vaste ensemble d’indices à déchiffrer, incitant le spectateur à créer ses propres associations et à inventer son propre récit pour démêler la complexité mise en scène par l’artiste.
Nous arrivons presque à la fin du parcours et découvrons une œuvre interactive surprenante : « Hyperstellar » d’Hyperstudio Quiet Ensemble & Roman Hill (2023) : « C’est un voyage sensoriel qui remet en question notre perception de la place que nous occupons dans l’univers, en invitant le public à ressentir l’immensité et la complexité infinie du cosmos dans cette exposition. Conçue comme une immersion totale dans le mystère représenté par une piscine de ballons noirs et un plafond composé également de ballons de la même couleur. Cet environnement crée un contraste parfait pour révéler les merveilles cosmiques projetées sur l’écran LED circulaire à 360 degrés qui domine l’espace. C’est là que la magie opère. Les formes hypnotiques et abstraites qui défilent sous nos yeux, réalisées par l’artiste français Roman Hill, sont en réalité des images haute résolution de gouttes d’eau en train d’éclater et de bulles d’air. L’effet est un renversement de perspective : la grandeur du cosmos ne se trouve pas seulement dans l’espace lointain, mais aussi près de nous, à l’intérieur d’une goutte d’eau ou d’une bulle d’air : le microcosme porte en lui un mystère amplifié. Les lumières et la musique se synchronisent pour créer une expérience synesthésique et multisensorielle : une danse hypnotique de lumières, de sons et de formes. Une œuvre qui invite à réfléchir à notre place dans l’univers, mais aussi à observer attentivement ce qui nous entoure. Nous prenons conscience que, même si nous sommes microscopiques, nous faisons partie d’un univers vaste et extraordinaire. »
En nous dirigeant vers la sortie, nous parcourons un couloir orné de panneaux muraux qui retracent l’évolution des connaissances humaines sur l’air et des technologies qui y sont liées, de Léonard de Vinci aux frères Montgolfier, de l’invention du dirigeable à la première utilisation de l’air dans l’art avec Andy Warhol et le pop art, de « Ballon Dog » de Jeff Koons à « Mr. Dob » de Takashi Murakami, jusqu’au Ballon Museum. Nous comprenons que l’objectif de l’exposition est de sortir de l’ordinaire en procurant de la joie, mais aussi de faire réfléchir sur le fait que chaque œuvre crée un dialogue qui transcende la matière elle-même et devient un vecteur de changement vers une nouvelle vision du monde qui nous entoure. Ambitieux ? Je prends certainement conscience de la trace laissée par cette visite dans la mémoire du corps qui a interagi avec les œuvres et des multiples sensations vécues.
Un message final est affiché à la sortie : L’art vous entoure et vous a invité à penser, à ressentir et à créer…
