Il Giornate del FAI: il Forte Michelangelo a Civitavecchia

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Giornate Fai raccontate da Alessandra che ringraziamo per i suoi resoconti puntuali e dettagliati:

Per le Giornate FAI di Primavera che si sono svolte il 21 e 22 marzo scorso, la Delegazione dell’Etruria Meridionale di cui faccio parte come volontaria, ha proposto la visita del Forte Michelangelo che si trova al porto di Civitavecchia. Si tratta di una struttura militare sotto l’egida della Guardia Costiera, dunque non visitabile, ma le Giornate FAI servono proprio a far aprire al pubblico le porte di luoghi normalmente inaccessibili.

Il nome, legato all’ipotesi che Michelangelo abbia progettato il Mastio o torrione principale, nasce invece da un evento accaduto il 29 settembre 1779, quando un fulmine colpì la polveriera e, malgrado l’esplosione e la caduta delle macerie, tutti ne uscirono miracolosamente illesi. Era il giorno in cui si festeggia San Michele Arcangelo ed è così che questo nome si legò alla fortezza.

Prima di raccontarvi del Forte, non posso non fare un passo indietro nel tempo … Ve lo aspettavate, vero? E, come al solito, ci imbattiamo negli antichi romani … Ostia, il porto della città di Roma, si stava insabbiando ed era urgente trovare una soluzione. Il grande Traiano (53-117 d. C) individuò un’alternativa lì dove sorgeva Centumcellae e si fece costruire una villa (pulcherrima, come la definisce Plinio il Giovane) da dove poteva seguire personalmente l’andamento del cantiere. Due moli, una darsena, dei depositi e un antemurale, ossia un’isola artificiale a protezione del bacino portuale, restano ancora oggi l’impianto dell’attuale porto. Con la caduta dell’Impero, si sa, le cose cambiarono e gli abitanti, continuamente sottoposti agli assalti dei pirati, abbandonarono la costa e si ritirarono all’interno fondando Cencelle (o Leopoli). Al loro ritorno (fine del IX sec.) diedero vita ad un nuovo insediamento che, in ricordo delle origini, battezzarono Civitas Vetula, alias Civitavecchia…!

Nel 1432 Civitavecchia divenne proprietà dello Stato Pontificio e poco dopo un fatto nuovo ne segnò la storia: nel 1462 furono scoperti giacimenti di allume sui Monti della Tolfa e il commercio di questo minerale necessario nell’industria tessile per fissare i colori, fino a quel momento acquistato in Oriente, segnò la rinascita del porto dando nuovo impulso all’economia locale. Ma, ahimè, le scorrerie dei Saraceni erano ancora un flagello per le nostre coste e lo Stato Pontificio, che aveva fatto del porto di Civitavecchia la sede della propria flotta, decise di porre mano al rafforzamento dei sistemi di difesa. Il papa Giulio II della Rovere affidò la costruzione della fortezza a Donato Bramante, l’architetto di San Pietro e pose la prima pietra dell’edificio il 14 dicembre del 1508.

Nel 1514 si trovava a Roma Leonardo da Vinci, alloggiato in Vaticano perché amico di Giuliano de’ Medici, fratello del nuovo papa Leone X. Dopo essersi occupato delle paludi pontine, Leonardo passerà da Civitavecchia, come ci dice il Vasari, dove incontrò certamente il Bramante per il quale effettuò degli studi e dei disegni: ne danno testimonianza i fogli n. 63 e n. 271 ritrovati nel Codice Atlantico conservato alla Biblioteca Ambrosiana di Milano. Alla morte del Bramante i lavori furono affidati ad Antonio da Sangallo il Giovane, cui papa Leone X chiese anche di occuparsi della cinta muraria della zona portuale. I lavori terminarono nel 1538-39 sotto papa Paolo III Farnese, con il completamento del Mastio (o Maschio) ad opera del toscano Domenico Zanobio.

La Fortezza si presenta come un quadrilatero con quattro torrioni alti 16 mt disposti secondo i punti cardinali; sul lato a Nord, tra i due torrioni, si erge il Mastio alto 23 metri, dove in origine si trovava l’entrata (ponte levatoio su fossato, ora ricoperto). Si tratta di un Osservatorio, ma anche della parte nevralgica del Forte, destinata a proteggere il Comandante dall’esterno, ma anche da quelle che potevano venire dal cortile interno. Di fatto questa Fortezza non fu mai veramente espugnata anche se fu occupata da Murat dopo che gli occupanti se n’erano andati e dai Francesi di Oudinot dopo la resa. Danni veri e propri furono provocati solo dai Tedeschi che minarono il torrione di Nord-Est e dai bombardamenti degli Alleati.

Dal punto di vista architettonico siamo di fronte ad un’opera militare di transizione. I merli sono spariti perché inutili e anzi dannosi in un’epoca in cui si utilizzano i cannoni, sostituiti da parapetti lisci che possono essere rialzati con sacchi di terra o sabbia. Al posto delle torri vi sono “bastioni” che hanno i muri cosiddetti “a scarpa”, esponendo al fuoco di tiro chiunque volesse avvicinarsi. Le mura hanno uno spessore di 6mt raggiungendo gli 8mt sul lato verso terra, quello più esposto agli assalti. L’immagine che abbiamo dell’edificio è quella di un blocco liscio, severo, nel quale le feritoie neanche si vedono e non vi è nessun intento decorativo, a parte lo stemma dei Farnese e i gigli farnesiani posti sotto il cornicione del Mastio. Sul torrione di Sud-Est abbiamo lo stemma di Giulio II in corrispondenza del luogo in cui fu murata la pietra d’angolo e, sopra l’ingresso attuale (lato Est), vi è un consumato stemma del Camerlengo che, al posto del punteruolo, aveva un’ancora.

Il cortile interno ci fa apprezzare le grandi dimensioni della costruzione e non presenta oggi elementi di particolare interesse. Quando il Bramante costruì, dovette necessariamente farlo sui resti romani, non poteva fare altrimenti. Ma quello che invece lascia sbalorditi è che ciò che emerse con gli scavi archeologici del 1940, del 1952 e del 2006 fu completamente ricoperto con le nuove pavimentazioni e non ne abbiamo che dei pannelli con le immagini e le descrizioni dei ritrovamenti. Nel lato di Sud-Ovest è stato possibile far visitare la Chiesetta di Santa Fermina, patrona di Civitavecchia, con la cripta le cui pareti sono in opus reticolatum e che è stata utilizzata come una via di fuga posta sul lato Sud del Forte; la tradizione popolare identifica questo cunicolo con la grotta in cui lei si rifugiò, sbarcata da Roma dopo un miracoloso viaggio che doveva allontanarla dalle persecuzioni. Non fu martirizzata a Civitavecchia, ma ad Amelia (24 novembre del 304 d.C.) dove la sua famiglia aveva delle proprietà e dove cercò invano rifugio. Anche ad Amelia viene festeggiata come Santa Patrona, ma gli abitanti di Civitavecchia la omaggiano di una devozione tutta speciale il 28 di aprile, in ricordo dell’arrivo in città di parte delle sue reliquie, nel 1647. Tra questi festeggiamenti cito il Palio marinaro che origina da un fatto realmente accaduto nell’anno 813, quando una notte i pescatori di Centumcellae, intenti al loro lavoro, videro avanzare all’orizzonte i minacciosi vessilli dei Saraceni; si gettarono allora sui remi facendo in tempo ad avvisare gli abitanti che si misero in salvo sui Monti della Tolfa. Da qui nasce la “corsa delle imbarcazioni”…

La visita del Forte termina con una postazione di Radio Amatori che ripropongono alcuni esperimenti di Guglielmo Marconi realizzati sia dall’interno del Forte che sulla sua nave Elettra a lungo ormeggiata nelle acque antistanti.

Abbiamo avuto un grande successo di pubblico con 1594 visitatori e ce l’abbiamo fatta anche stavolta, con grande dedizione di tutti e malgrado condizioni climatiche non proprio primaverili! Ancora una volta la partecipazione alle Giornate FAI è stata l’occasione per fare un tuffo nella storia e scoprire nuovi luoghi, fatti, cose e persone a conferma della ricchezza del nostro ineguagliabile Patrimonio culturale.

Alessandra Damiotti

Raffaella Gambardella

Raffaella, appassionata narratrice, è una blogger che ha saputo rasformare le sue più grandi passioni – il cinema, i viaggi e la lettura – in una piattaforma vibrante e ispiratrice. Sin da piccola, è stata affascinata dalle storie: quelle raccontate sul grande schermo, lette nelle pagine di un libro o incontrate lungo il cammino nei suoi viaggi. Continua a intrecciare parole di donne in un cammino che non smette mai di arricchirla.

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