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Durante una visita a mio figlio in Tunisia, ho colto l’occasione per incontrare Franco, un amico che come molti altri italiani, ha deciso di trasferirsi a Hammamet. Se in tutta la Tunisia ci sono più di 9000 italiani iscritti all’AIRE, 6/7000 sono concentrati a Hammamet, tutti sono comunque attratti dal costo della vita più basso rispetto all’Italia, dai vantaggi fiscali per i pensionati e dal clima mediterraneo. Si è formata così, negli ultimi decenni, una comunità di connazionali riuniti soprattutto per la convenienza economica. Dai tempi dell’esilio di Craxi, nel 1994 (fino alla sua morte nel 2000), recentemente ricordato nel film di Gianni Amelio, molte cose sono cambiate nella società tunisina e italiana. Qui si parla di un ‘prima’ e di un ‘dopo’ la Rivoluzione. La ‘rivoluzione dei Gelsomini’ o ‘Rivoluzione della dignità’, la prima rivolta della primavera araba, scoppiò nella zona di Kairouan nel dicembre del 2010 quando Mohamed Bouazizi, un giovane ambulante, si diede fuoco per protestare contro gli abusi della polizia. Il presidente, accusato di autoritarismo e corruzione, fuggì in Arabia Saudita e nuove elezioni e una nuova Costituzione fecero sperare nei miglioramenti reclamati. Purtroppo la storia si ripete e il malcontento è ancora molto presente anche per la crisi economica, la forte disoccupazione e i rischi di derive autoritarie e radicali. Una situazione che non tocca gli italiani residenti che si avvantaggiano degli sgravi fiscali vivendo una vita migliore di quella che potrebbero permettersi nella madrepatria.
Discutevo quindi con il mio amico appassionato d’opera del prossimo trasferimento della famosa cantante lirica, Adriana Morelli, presente nel nostro volume “Donne con lo zaino. Vite in cammino”(Elliot, 2023) e della svolta culturale che si aspetta dall’arrivo di italiani e italiane interessati alla cultura e non solo ai benefici economici.
Mentre chiacchieriamo, ci dirigiamo verso il Centre Culturel International, nel quartiere detto il Teatro, proprio per la presenza, all’interno della spettacolare Villa Dar Sébastian, di un teatro dove si tengono rappresentazioni e concerti. Questo teatro è l’unico al mondo a riunire lo stile elisabettiano e il greco-romano ed è stato progettato dall’architetto francese di origine russa Chémétov. Ha il palco rotante verso il mare disegnato dal regista francese René Allio. La sontuosa Villa, ora centro culturale, ospita un importante festival musicale estivo ed era la dimora del miliardario Georges Sébastian. Sebastian fu un direttore d’orchestra nato a Budapest nel 1903 poi naturalizzato francese con una carriera internazionale tra Europa e Stati Uniti (durante la guerra). Questo artista visionario iniziò la costruzione della villa cnel 1927 e la volle rendere unica e estremamente interessante per attirare personalità e artisti. Circondata da un magnifico parco di 16 ettari con 100 specie botaniche diverse, si affaccia verso la costa sud della baia valorizzando un luogo davvero unico. Il parco è sistemato con grande raffinatezza: l’agrumeto è circondato da eucalipti, palme, baobab e altre piante esotiche in una profusione di profumi e zone verdeggianti.
Nel corso del tempo, passarono o soggiornarono nella villa, personalità artistiche o politiche come André Gide, Giacometti, Paul Klee, Man Ray, Michel Tournier, Wallis Simpson, futura duchessa di Windsor, i re Edouard VII e Georges VI, Winston Churchill, i generali Rommel, Von Arnim, Montgomery, Eisenhower…Le Corbusier l’ha descritta come ‘il raggio x della bellezza’. E’ composta da numerose stanze decorate e ammobiliate con stili diversi: c’è la stanza Romaine, l’Orange, la Noire per il pavimento di marmo nero. Insomma il gusto eccentrico di Sebastian e l’attrazione per l’architettura tunisina si coniugano in un risultato originale. Al centro della villa c’è un patio con arcate che si affaccia su una piscina dove incontriamo gli artisti che si preparano prima di entrare nella sala prove per il concerto della sera.
La villa, oggi il luogo più importanti per gli eventi culturali e artistici della regione, è riconosciuta come la più bella dimora di tutto il litorare sud del Mediterraneo, un vero gioiello dell’architettura. Proprietà dello Stato dal 1966 è conosciuta come il Centre Culturel International de Hammamet (CICH).
Per me è ora di lasciare il mio amico che ringrazio per avermi fatto scoprire uno dei luoghi sicuramente più interessanti di Hammamet…au revoir mon ami!
Clip comparso sulla trasmissione “Torno al Sud” di Mario Masciullo RadioOne eRadioOut
