Un biglietto per Parigi o per il Paradiso/Un billet pour paris ou pour le Paradis

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Élodie, Parigi, Jemmal (Tunisia) en français après les photos:

“Lori ha scelto di essere una donna libera, indipendente; come molte di noi, ha una storia di viaggi ed emigrazioni. È l’anello della catena familiare che lega quattro generazioni: sua madre che si liberò della dittatura franchista e machista emigrando a Parigi fino a sua figlia Élodie partita per vivere in un villaggio della Tunisia con le sue bambine….” 

Così scrivevamo nel 2021 quando abbiamo pubblicato la storia “Nel Paese della libertà” sulla vita della franco-spagnola Lori. Un racconto autentico che molte lettrici e lettori hanno apprezzato perché intreccia i temi dell’integrazione, del ruolo delle donne nelle società, del margine di scelta di ciascuna in contesti difficili: una storia esemplare che abbiamo seguito in questi anni attraverso le fotografie e i racconti di Lori. Fino a quel drammatico giorno di novembre quando, in una telefonata intercontinentale, la sua voce suonò priva del solito tono squillante annunciando la tragedia: Élodie era morta, là dove era andata a vivere, a Jemmal, un villaggio vicino Monastir, in Tunisia, per seguire il sogno di un amore, di una famiglia. 

In quel periodo leggevo l’intenso romanzo di Michele Ruol Inventario di quello che resta quando la foresta brucia e pensavo proprio a come fosse possibile resistere al dolore della perdita di un figlio, quali fasi di pura disperazione si debbano attraversare prima di riconoscere che alla fine si impara a ‘sopravvivere’ perché ‘vivere’ non è più possibile. 

Quali parole trovare? Come far sentire la mia vicinanza? Le chiesi semplicemente cosa potessi fare per lei quando, qualche mese dopo, di passaggio a Parigi, l’ho potuta finalmente abbracciare. –Scrivi la storia di Élodie perché possa servire a mettere in guardia altre donne da scelte azzardate e per coltivare la sua memoria – mi ha risposto Lori.

Ho conosciuto Lori e i figli Élodie e Antoine nel 2009 durante il mio trasferimento a Parigi. Subito si è creata quell’aria di famiglia di quando sai di poter contare su qualcuno in ogni momento. Nelle nostre differenze di origini e provenienze, ci siamo sentite immediatamente unite; ero attratta dalla capacità di questa donna dinamica e solare nel tessere legami, comprendere le persone, metterle in relazione sempre con un ottimismo intelligente, al contempo con leggerezza e profondità. Si è creata un’amicizia fatta di complicità, solidarietà, risate e conversazioni infinite, alimentata dalla condivisione di caffè o jamon serrano o quiche o spaghettate e tiramisù. Lori mi ha raccontato della partenza della sua mamma Mari da Oviedo per Parigi: una storia simile a quella di tante donne spagnole e portoghesi che abitavano nelle chambres de bonnes, i ballatoi con le stanzette sottotetto e il WC in comune, come nella commedia Le donne del sesto piano. Una vita di umiliazioni, povertà ma anche riscatto e libertà per chi fuggiva dalla miseria e dalla dittatura: –Ringrazio mia madre per avermi dato l’opportunità di diventare quella che sono – afferma Lori. Dalla terrazza di un’amica, in un quartiere chic di Parigi, indica la finestrella della camera mansardata dove abitava con i genitori e i sei fratelli e sorelle: La mamma, trovato lavoro e alloggio, era riuscita a farci tutti riunire in Francia: quello era il nostro frigorifero ‘all’aperto’! – sorride mostrando la finestra del sottotetto…

Un destino assurdo ha voluto che dalla partenza della madre verso l’apertura e la libertà, nell’arco di due generazioni di donne, si arrivasse a quella di Elodie per un altro continente, verso la chiusura e la restrizione dei diritti per lei e le sue figlie: dall’esodo spagnolo di mia madre in Francia per creare per sé e per noi figlie e figli una vita migliore e libera, alla morte di mia figlia in un paese magrebino dove le donne sono ancora sottomesse, non posso accettare che il cerchio si chiuda in questo modo drammatico, penso al futuro delle mie quattro nipoti.

Conscia del percorso familiare verso la libertà, parola che si declina in opportunità di educazione, di lavoro, di possibilità di scegliere, Lori non aveva condiviso la volontà della figlia di trasferirsi in un villaggio della Tunisia con le sue tre bambine. Troppa era la paura che si trovasse in una situazione di sottomissione, in un sistema patriarcale, dipendente economicamente dal marito che desiderava rientrare nel suo Paese: si è poi scoperto che non fu la nostalgia della Tunisia che aveva spinto  mio genero a promettere a Élodie una vita di opportunità sotto la luce del Sud ma, molto più prosaicamente, i problemi con l’ufficio delle imposte francesi. 

In Tunisia è nata la quarta bambina e un quinto, maschio che non è sopravvissuto. Nei dodici anni trascorsi a Jamel, molte illusioni sono crollate per Élodie finché il sogno si è spezzato irreparabilmente con la sua morte improvvisa. In questi anni Lori era andata spesso a trovare la figlia e le nipotine e più volte le aveva accolte a Parigi con amore e voglia di far scoprire loro le meraviglie che la città offre anche ai piccoli: laboratori, parchi, musei, negozi. Élodie approfittava così dell’appoggio della mamma per riacquistare un poco di indipendenza e impregnare le figlie della lingua e cultura francofona ma anche quella ispanofona con le visite alla nonna, a Oviedo. Negli ultimi anni però tutto questo si era interrotto, le relazioni con il marito erano diventate difficili: c’erano sempre difficoltà finanziarie, paura di lasciare le figlie, cose non dette esplicitamente ma intuite, la morte del bambino, un successivo intervento chirurgico per Élodie, la morte dei suoceri che erano in qualche modo un supporto. In occasione di un ulteriore intervento chirurgico, Lori ha cercato di convincere Elodie a farsi operare a Parigi. Di fronte al suo rifiuto, adducendo mille scuse per nascondere la verità, Lori è stata drastica sentenziando: Élodie, o compri un biglietto per Parigi o uno per il Paradiso, per provare a scuoterla senza davvero pensare che le sue parole sarebbero diventate una tragica realtà. Dopo quell’operazione, rientrata a casa per occuparsi delle bambine, senza cure opportune né aiuto, Élodie non si è più ripresa, era troppo tardi per essere salvata.

Nessuno può misurare il dolore profondo di una madre quando si sveglia tutte le mattine con il pensiero di dover affrontare la vita in un mondo nel quale sua figlia non c’è più. E questo tutti i giorni a venire. In Lori è rimasta intatta comunque la capacità empatica di ascoltare e capire gli altri. Intanto ha ‘sospeso’ il dolore per intraprendere quella che sente come la sua missione: restituire la libertà alle sue quattro nipoti: mi sveglio la mattina pensando a loro e in cuor mio parlo con Élodie, la rassicuro e le prometto che riuscirò a far crescere le sue figlie dove la legge garantisce loro libertà di scelta, uguaglianza, pari opportunità, come mia madre ha fatto con noi. Questo è l’impegno che mi sono data in memoria di mia figlia, il solo motivo per cui affronto le mie  giornate.

La  battaglia si prospetta estremamente complicata, dispendiosa e usurante sul piano psicologico, fisico e economico. Lori, sostenuta dalla sua famiglia, in particolare dalla sorella Pili, parte anche due volte al mese per tentare di incontrare le nipoti, cosa che è diventata sempre più difficile per il rifiuto del padre. A una prima fase del processo che Lori ha intentato in Tunisia, la situazione appare bloccata: un duro colpo pensare di non poter vedere le bambine, ma non si è arresa. Ha iniziato un’altra causa rivolgendosi ad avvocati francesi e ha ricominciato una nuova procedura. La sua forza emerge dalla disperazione e dalla convinzione che il destino di quattro generazioni di donne non può finire in mano a un uomo. Per Élodie, per Clara, Meryam, Sofia, Ines…e per Lori.

« Lori a choisi d’être une femme libre et indépendante ; comme beaucoup d’entre nous, elle a un passé marqué par les voyages et les migrations. Elle est le maillon de la chaîne familiale qui relie quatre générations : sa mère, qui s’est libérée de la dictature franquiste et machiste en émigrant à Paris, jusqu’à sa fille Élodie, partie vivre dans un village tunisien avec ses petites filles… ».

C’est ce que nous écrivions en 2021 lorsque nous avons publié l’histoire « Nel Paese della libertà » (Au pays de la liberté) sur la vie de Lori, Franco-Espagnole. Un récit authentique que de nombreux lecteurs et lectrices ont apprécié car il aborde les thèmes de l’intégration, du rôle des femmes dans la société, du choix de chacune dans des contextes difficiles : une histoire exemplaire que nous avons suivie ces dernières années à travers les photographies et les récits de Lori. Jusqu’à ce jour dramatique de novembre quand, lors d’un appel intercontinental, sa voix, dépourvue de son ton habituel, nous a annoncé la tragédie : Élodie était morte, là où elle était partie vivre, à Jemmal, un village près de Monastir, en Tunisie, pour suivre le rêve d’un amour, d’une famille.

À cette époque, je lisais le roman intense de Michele Ruol, “Inventario di quello che resta quando la foresta brucia” (Inventaire de ce qui reste quand la forêt brûle), et je me demandais comment il était possible de résister à la douleur de la perte d’un enfant, quelles phases de désespoir pur il fallait traverser avant de reconnaître qu’au final, on apprend à « survivre » parce que « vivre » n’est plus possible.

Quels mots trouver ? Comment lui faire sentir ma proximité ? Je lui ai simplement demandé ce que je pouvais faire pour elle lorsque, quelques mois plus tard, de passage à Paris, j’ai enfin pu la serrer dans mes bras. « Écris l’histoire d’Élodie afin qu’elle serve à mettre en garde d’autres femmes contre des choix risqués et à cultiver sa mémoire », m’a répondu Lori.

J’ai rencontré Lori et ses enfants Élodie et Antoine en 2009 lors de mon déménagement à Paris. Immédiatement, il s’est créé cette atmosphère familiale où l’on sait que l’on peut compter sur quelqu’un à tout moment. Malgré nos origines et nos parcours différents, nous nous sommes immédiatement senties proches ; j’étais attirée par la capacité de cette femme dynamique et solaire à tisser des liens, à comprendre les gens, à les mettre en relation avec un optimisme intelligent, à la fois léger et profond. Une amitié faite de complicité, de solidarité, de rires et de conversations infinies s’est créée, nourrie par le partage de cafés, de jambon serrano, de quiches, de spaghettis et de tiramisù. Lori m’a raconté le départ de sa mère Mari d’Oviedo pour Paris : une histoire similaire à celle de nombreuses femmes espagnoles et portugaises qui vivaient dans des chambres de bonnes, des petites pièces et des toilettes communes, comme dans la comédie “Les femmes du sixième étage”. Une vie d’humiliations, de pauvreté, mais aussi de rédemption et de liberté pour celles qui fuyaient la misère et la dictature : « Je remercie ma mère de m’avoir donné l’opportunité de devenir celle que je suis » – affirme Lori. Depuis la terrasse d’une amie, dans un quartier chic de Paris, elle montre la petite fenêtre de la chambre mansardée où elle vivait avec ses parents et ses six frères et sœurs : « Maman, après avoir trouvé un travail et un logement, avait réussi à nous réunir tous en France : le toit c’était notre réfrigérateur « en plein air » ! – sourit-elle en montrant la fenêtre …

Un destin absurde a voulu que le départ de sa mère vers l’ouverture et la liberté, en l’espace de deux générations de femmes, conduise Élodie vers un autre continent, vers la fermeture et la restriction de ses droits et de ceux de ses filles : de l’exode espagnol de ma mère vers la France pour créer une vie meilleure et libre pour elle-même et pour nous, ses filles et ses fils, à la mort de ma fille dans un pays maghrébin où les femmes sont encore soumises, je ne peux accepter que le cercle se referme de manière aussi dramatique, je pense à l’avenir de mes quatre petites-filles.

Consciente du parcours familial vers la liberté, mot qui se décline en opportunités d’éducation, de travail, de choix, Lori n’avait pas partagé la volonté de sa fille de déménager dans un village de Tunisie avec ses trois petites filles. Elle craignait trop qu’elle se retrouve dans une situation de soumission, dans un système patriarcal, dépendante financièrement de son mari qui souhaitait retourner dans son pays: « On a ensuite découvert que ce n’était pas la nostalgie de la Tunisie qui avait poussé mon gendre à promettre à Élodie une vie pleine d’opportunités sous le soleil du Sud, mais, plus prosaïquement, des problèmes avec le fisc français ».

En Tunisie, elle a donné naissance à une quatrième fille et à un cinquième enfant, un garçon qui n’a pas survécu. Au cours des douze années passées à Jemmal, de nombreux espoirs se sont effondrés pour Élodie, jusqu’à ce que son rêve soit irrémédiablement brisé par sa mort soudaine. Au cours de ces années, Lori rendait visite à sa fille et à ses petites-filles et les accueillait à plusieurs reprises à Paris avec amour et envie de leur faire découvrir les merveilles que la ville offre même aux plus petits : ateliers, parcs, musées, magasins. Élodie profitait ainsi du soutien de sa mère pour retrouver un peu d’indépendance et imprégner ses filles de la langue et de la culture francophones, mais aussi hispanophones grâce à des visites chez leur grand-mère, à Oviedo. Mais ces dernières années, tout cela avait pris fin, les relations avec son mari étaient devenues difficiles : il y avait toujours des difficultés financières, la peur de laisser ses filles, des choses non dites mais devinées, la mort de l’enfant, une intervention chirurgicale ultérieure pour Élodie, la mort de ses beaux-parents qui étaient en quelque sorte un soutien. À l’occasion d’une nouvelle intervention chirurgicale, Lori a essayé de convaincre Élodie de se faire opérer à Paris. Face à son refus, invoquant mille excuses pour cacher la vérité, Lori a été catégorique en déclarant : « Élodie, soit tu achètes un billet pour Paris, soit tu achètes un billet pour le paradis », pour essayer de la secouer sans vraiment penser que ses paroles seraient décisives. Après cette opération, Élodie est rentrée chez elle pour s’occuper de ses filles, sans soins appropriés ni aide, et elle ne s’est jamais remise. Il était trop tard pour la sauver.

Personne ne peut mesurer la douleur profonde d’une mère qui se réveille chaque matin avec la pensée de devoir affronter la vie dans un monde où sa fille n’est plus là. Et cela, tous les jours à venir. Lori a toutefois conservé intacte sa capacité d’empathie à écouter et à comprendre les autres. Elle a « mis en suspens » sa douleur pour se consacrer à ce qu’elle considère comme sa mission : rendre leur liberté à ses quatre petites-filles: « Je me réveille le matin en pensant à elles et, dans mon cœur, je parle à Élodie, je la rassure et je lui promets que je réussirai à élever ses filles dans un pays où la loi leur garantit la liberté de choix, l’égalité et l’égalité des chances, comme ma mère l’a fait pour nous. C’est l’engagement que j’ai pris en mémoire de ma fille, la seule raison pour laquelle j’affronte mes journées. »

La bataille s’annonce extrêmement compliquée, coûteuse et épuisante sur le plan psychologique, physique et économique. Lori, soutenue par sa famille, en particulier par sa sœur Pili, part également deux fois par mois pour tenter de rencontrer ses nièces, ce qui est devenu de plus en plus difficile en raison du refus du père. À un premier stade du procès que Lori a intenté en Tunisie, la situation semble bloquée : c’est un coup dur de penser qu’elle ne pourra pas voir les filles, mais elle n’a pas abandonné. Elle a entamé une autre procédure en s’adressant Elle a entamé une nouvelle procédure judiciaire en faisant appel à des avocats français. Sa force naît du désespoir et de la conviction que le destin de quatre générations de femmes ne peut être entre les mains d’un seul homme. Pour Élodie, pour Clara, Meryam, Sofia, Inès… et pour Lori.

Patrizia D'Antonio

Grazie all’incontro con Alberto Manzi, a cui ha dedicato la propria tesi di dottorato e di cui è stata collega, ha intrapreso la carriera di insegnante, occupandosi di sperimentazione didattica delle lingue in Italia e all’estero, prima di trasferirsi definitivamente a Parigi. Ha pubblicato, di recente, Donne con lo zaino. Vite in cammino (Elliot, 2023), basato sul blog omonimo.

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