Le Maroc en BD 1/ Il Marocco a fumetti 1

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(en français après les photos) Il Festival internazionale del fumetto di Tétouan racconta la storia di un’arte in ascesa

Nella splendida città di Tétouan, nel Nord del Marocco, si svolge ogni anno il Festival Internazional de la BD. Dal 12 al 17 maggio scorso si è tenuta la 18ª edizione, documentata in una suggestiva mostra allestita presso il Centre d’Art Moderne, ospitato nell’elegante ex stazione ferroviaria. La locandina del Forum International de la Bande Dessinée de Tétouan annuncia un percorso ricco di tavole, documenti e testimonianze che ripercorrono l’evoluzione del fumetto marocchino nel corso dei decenni. In questo articolo ripercorriamo la prima parte di tale esposizione.

1950-2000: il fumetto marocchino, una lenta ascesa

Il fumetto in Marocco nasce lentamente in un contesto in cui l’arte figurativa era percepita come estranea alle tradizioni locali. Negli anni Cinquanta, sotto l’influsso delle pubblicazioni coloniali come Cœurs vaillants, cominciano ad apparire le prime produzioni locali, tra cui Sakr Assahra, pubblicato proprio a Tétouan.

Negli anni Sessanta emergono riviste satiriche come Tekchab e Satrix, che utilizzano il fumetto come strumento di critica sociale. Sebbene modeste, queste iniziative rivelano la volontà di appropriarsi di un linguaggio nuovo per commentare la realtà politica e culturale del Paese.

La caricatura assume nel frattempo un ruolo centrale nella stampa marocchina: disegnatori come Khalid Gueddar e Ghilas Ainouche usano l’umorismo per aggirare la censura e denunciare le ingiustizie sociali. Da questa tradizione nasce un legame stretto tra fumetto e satira, che ancora oggi alimenta la libertà di espressione.

Progetti come Skefkef o Ramadan Hardcore testimoniano la vivacità di questa contaminazione tra linguaggi e generi artistici.

Le opere più significative sono: l’Histoire du Maroc en bandes dessinées (1993, Ed. Quadrichromie): una trilogia che racconta la storia del Marocco attraverso il fumetto, e Le Bar du vieux Français (2 volumi, 1992-1993, Ed. Dupuis): di Denis Lapière e Jean-Philippe Stassen, narra l’incontro tra Célestin, giovane africano in fuga verso l’Europa, e Leila, europea in cerca delle proprie radici marocchine. Un’opera intensa, premiata al Festival di Angoulême del 1993 per la sua profondità e sensibilità.

2000-2010: il risveglio della scena marocchina

Il nuovo millennio segna una svolta decisiva per il fumetto in Marocco. Nel 2000 esce On affame bien les rats di Abdelaziz Mouride, una potente testimonianza grafica sugli “anni di piombo” marocchini.

Nello stesso periodo, una convenzione tra il Ministero della Cultura marocchino, l’INBA (Institut National des Beaux-Arts di Tétouan) e Wallonie-Bruxelles International porta alla creazione, nel 2000, della sezione dedicata al fumetto all’interno dell’INBA, sotto la direzione di Abdelaziz Ouazzani e con la collaborazione del belga Denis Larue. La prima generazione di diplomati esce nel 2003.

Seguono importanti iniziative: il lancio della rivista Chouf (2002), pubblicazione collettiva dell’INBA; la fondazione del Festival International de la Bande Dessinée de Tétouan (2004); la creazione dell’Associazione Chouf (2006), che tuttora organizza il festival. Questi progetti offrono spazi di scambio e di visibilità fondamentali, consolidando una scena artistica sempre più strutturata.

Tra le opere di questo periodo: Raconte-moi Moudawana (2005, Wiçal Cheikhi e Houcein Oualil), che illustra le riforme del codice di famiglia; Tangellit Nayt Ufella (2004, Meryem Demnati), che celebra la diversità linguistica e culturale in lingua amazigh; La Maison d’Ether (2009, Denis Larue), ispirata ai due anni trascorsi dall’autore a Tétouan.

I protagonisti della nuova generazione

Abdelaziz Mouride (Casablanca, 1949–2013) è considerato il padre del fumetto marocchino. Militante di sinistra e cofondatore del Movimento del 23 Marzo, realizzò in carcere il suo primo fumetto sulla prigionia, pubblicato in francese come Dans les entrailles de mon pays (1982) e poi rielaborato in On affame bien les rats (2000). Ha insegnato al Beaux-Arts e fondato la rivista Bled’Art per promuovere giovani autori.

Denis Larue, autore e docente belga, fonda nel 2000 il dipartimento BD dell’INBA di Tétouan. La sua attività pedagogica e le opere come La Maison d’Ether hanno profondamente influenzato la scena marocchina, gettando le basi per un dialogo artistico tra Europa e Nord Africa.

Youssef Daoudi (Yazip), nato nel 1969, si distingue per uno stile realistico e cinematografico. Dopo Mayday (2009), ha pubblicato Monk! (2018), biografia grafica del pianista Thelonious Monk.

Michel Plessix (1959–2017), celebre per Le Vent dans les saules e Le Vent dans les sables, ha soggiornato a Essaouira per documentarsi, arricchendo le sue opere di autentiche atmosfere marocchine.

Said Nali, diplomato INBA 2003, è oggi docente e coordinatore del Festival della BD di Tétouan.
Afif Khaled, nato a Tangeri nel 1974, autore di Spyder (2008) e Far Cry (2021), unisce tecnologia e fantasia in opere dallo stile dinamico.
Renaud De Heyn, belga, ha contribuito alla formazione dei giovani autori marocchini con un approccio sperimentale e sociale.

Le riviste e le scuole del fumetto

Chouf (dal 2002) è la rivista emblematica dell’INBA: un laboratorio di sperimentazione grafica dove gli studenti presentano storie ispirate alla realtà marocchina. È divenuta un vero e proprio strumento pedagogico e una vetrina per i futuri professionisti.

Aziz Oumoussa, artista e docente all’INBA, esplora i legami tra fumetto, animazione e cinema. Cofondatore di importanti eventi come Chouf la BD, Casanaim Festival e Animaroc, ha dato vita anche a Maganim Studio.

Jean-François Chanson, autore e pedagogo, con Maroc Fatal (2007) e La traversée dans l’enfer du H’rig (2010), ha contribuito alla professionalizzazione del fumetto in Marocco e alla creazione di una scena editoriale indipendente (Editions Alberti, 2012).

2010–2015: verso il riconoscimento internazionale

A partire dal 2010, il fumetto marocchino entra a pieno titolo nel panorama della nona arte mondiale. Le opere di autori come Larbi Babahadi, che con El Hadj Belaid (2007) e Le Cri des Pierres (2017) fonde memoria e impegno civile, e il successo di produzioni come Aïsha K di contribuiscono a proiettarlo su scala internazionale. Quest’album in particolare è una storia che tratta della condizione delle giovani marocchine:

Aïcha K. è una giovane ragazza povera che passa le giornate a pascolare le pecore nelle montagne di Agoudal, nel cuore dell’Alto Atlante. È segretamente innamorata di Ahmed, un giovane del villaggio che sogna di fuggire un giorno da quelle terre aspre e isolate. Improvvisamente arriva la sua cugina cittafina Najat, fuggita perché si era ribellata al matrimonio forzato della sorella, una ragazza di straordinaria bellezza. L’arrivo poi anche del padre e della sorella sconvolgerà gli equilibri esistenti. Sullo sfondo aleggia la leggenda di Aïcha Kandisha, spirito misterioso che sembra vegliare — o forse minacciare — le giovani anime del luogo. Questo racconto di venti pagine è pubblicato in tre lingue diffuse in Marocco: arabo, francese e tifinagh.

Per una prima conclusione possiamo dire che il fumetto marocchino è oggi un linguaggio vivo, in continua evoluzione, capace di raccontare le tensioni e le speranze del presente, tra memoria, denuncia e poesia visiva. Nel prossimo articolo vedremo come si è evoluto nei decenni successivi.

Mercoledì 12 novembre 2025 alle ore 13.30 la 7° puntata della decima serie “Fumetti a sinistra, un mondo dentro al balloon”, a cura di Morena Moretti ed Alfredo Pasquali, sarà trasmessa su Radiocittafujiko Bologna in collaborazione con il Comitato Ricerche Associazione Pionieri. In programma:  “I Super Eroi di Donald Soffritti: dall’epica alla satira” e il report di Patrizia D’Antonio sul Forum International de la Bande Dessinèe de Tétuan in Marocco. A questo link in diretta e in streaming:

www.Radiocittafujiko.it

o in anteprima:

https://archive.org/details/07-donald-soffritti-marocco-1

Le Festival international de la BD de Tétouan raconte l’histoire d’un art en plein essor

Dans la magnifique ville de Tétouan, au nord du Maroc, se tient chaque année le Festival international de la bande dessinée. Du 12 au 17 mai dernier s’est déroulée la 18e édition, documentée dans une exposition suggestive organisée au Centre d’Art Moderne, situé dans l’élégante ancienne gare ferroviaire. L’affiche du Forum International de la Bande Dessinée de Tétouan annonce un parcours riche en planches, documents et témoignages qui retracent l’évolution de la bande dessinée marocaine au fil des décennies. Dans cet article, nous retraçons la première partie de cette exposition.

1950-2000 : la bande dessinée marocaine, une lente ascension

La bande dessinée au Maroc naît lentement dans un contexte où l’art figuratif était perçu comme étranger aux traditions locales. Dans les années 1950, sous l’influence de publications coloniales telles que Cœurs Vaillants, les premières productions locales commencent à apparaître, parmi lesquelles Sakr Assahra, publié à Tétouan même.

Dans les années 1960, des magazines satiriques tels que Tekchab et Satrix font leur apparition, utilisant la bande dessinée comme un outil de critique sociale. Bien que modestes, ces initiatives révèlent la volonté de s’approprier un nouveau langage pour commenter la réalité politique et culturelle du pays.

La caricature occupe désormais une place centrale dans la presse marocaine : des dessinateurs tels que Khalid Gueddar et Ghilas Ainouche utilisent l’humour pour contourner la censure et dénoncer les injustices sociales. De cette tradition est né un lien étroit entre la bande dessinée et la satire, qui alimente encore aujourd’hui la liberté d’expression. Des projets tels que Skefkef ou Ramadan Hardcore témoignent de la vivacité de cette contamination entre les langages et les genres artistiques.

Œuvres significatives

Histoire du Maroc en bandes dessinées (1993, Ed. Quadrichromie) : une trilogie qui raconte l’histoire du Maroc à travers la bande dessinée.

Le Bar du vieux Français (2 volumes, 1992-1993, Ed. Dupuis) : de Denis Lapière et Jean-Philippe Stassen, raconte la rencontre entre Célestin, un jeune Africain en fuite vers l’Europe, et Leila, une Européenne à la recherche de ses racines marocaines. Une œuvre intense, récompensée au Festival d’Angoulême en 1993 pour sa profondeur et sa sensibilité.

2000-2010 : le réveil de la scène marocaine

Le nouveau millénaire marque un tournant décisif pour la bande dessinée au Maroc. En 2000 paraît On affame bien les rats d’Abdelaziz Mouride, un témoignage graphique puissant sur les « années de plomb » marocaines.

À la même époque, une convention entre le ministère marocain de la Culture, l’INBA (Institut national des beaux-arts de Tétouan) et Wallonie-Bruxelles International conduit à la création, en 2000, d’une section dédiée à la bande dessinée au sein de l’INBA, sous la direction d’Abdelaziz Ouazzani et avec la collaboration du Belge Denis Larue. La première génération de diplômés sort en 2003.

D’importantes initiatives suivent :

-le lancement du magazine Chouf (2002), publication collective de l’INBA ;

-la création du Festival International de la Bande Dessinée de Tétouan (2004) ;

-a création de l’Association Chouf (2006), qui organise toujours le festival.

Ces projets offrent des espaces d’échange et de visibilité essentiels, consolidant ainsi une scène artistique de plus en plus structurée.

Parmi les œuvres de cette période, citons :

Raconte-moi Moudawana (2005, Wiçal Cheikhi et Houcein Oualil), qui illustre les réformes du code de la famille ;

Tangellit Nayt Ufella (2004, Meryem Demnati), qui célèbre la diversité linguistique et culturelle en langue amazighe ;

La Maison d’Ether (2009, Denis Larue), inspirée des deux années passées par l’auteur à Tétouan.

Les protagonistes de la nouvelle génération

Abdelaziz Mouride (Casablanca, 1949-2013) est considéré comme le père de la bande dessinée marocaine. Militant de gauche et cofondateur du Mouvement du 23 mars, il réalise en prison sa première bande dessinée sur la captivité, publiée en français sous le titre Dans les entrailles de mon pays (1982) puis réécrite sous le titre On affame bien les rats (2000). Il enseigne aux Beaux-Arts et fonde le magazine Bled’Art pour promouvoir les jeunes auteurs.

Denis Larue, auteur et enseignant belge, a fondé en 2000 le département BD de l’INBA de Tétouan. Son activité pédagogique et ses œuvres telles que La Maison d’Ether ont profondément influencé la scène marocaine, jetant les bases d’un dialogue artistique entre l’Europe et l’Afrique du Nord.

Youssef Daoudi (Yazip), né en 1969, se distingue par un style réaliste et cinématographique. Après Mayday (2009), il a publié Monk ! (2018), une biographie graphique du pianiste Thelonious Monk.

Michel Plessix (1959-2017), célèbre pour Le Vent dans les saules et Le Vent dans les sables, a séjourné à Essaouira pour se documenter, enrichissant ses œuvres d’authentiques atmosphères marocaines.

Said Nali, diplômé de l’INBA en 2003, est aujourd’hui professeur et coordinateur du Festival de la BD de Tétouan.

Afif Khaled, né à Tanger en 1974, auteur de Spyder (2008) et Far Cry (2021), allie technologie et fantaisie dans des œuvres au style dynamique.

Renaud De Heyn, Belge, a contribué à la formation de jeunes auteurs marocains avec une approche expérimentale et sociale.

Les magazines et les écoles de bande dessinée

Chouf (depuis 2002) est le magazine emblématique de l’INBA : un laboratoire d’expérimentation graphique où les étudiants présentent des histoires inspirées de la réalité marocaine. Il est devenu un véritable outil pédagogique et une vitrine pour les futurs professionnels.

Aziz Oumoussa, artiste et enseignant à l’INBA, explore les liens entre la bande dessinée, l’animation et le cinéma. Cofondateur d’événements importants tels que Chouf la BD, Casanaim Festival et Animaroc, il a également créé Maganim Studio.

Jean-François Chanson, auteur et pédagogue, a contribué avec Maroc Fatal (2007) et La traversée dans l’enfer du H’rig (2010) à la professionnalisation de la bande dessinée au Maroc et à la création d’une scène éditoriale indépendante (Editions Alberti, 2012).

Vers la reconnaissance internationale (2010-2015)

À partir de 2010, la bande dessinée marocaine entre de plain-pied dans le panorama mondial du neuvième art. Les œuvres d’auteurs tels que Larbi Babahadi, qui avec El Hadj Belaid (2007) et Le Cri des Pierres (2017) mêle mémoire et engagement civique, et le succès de productions telles que Aïsha K de J.F. Chanson et Damien Cuvillier), contribuent à la projeter à l’échelle internationale. J’ai choisi de vous parler en particulier de cet album pour l’histoire qui parle de la condition féminine. Voilà le résumé : Aïcha K. est une jeune fille pauvre qui passe ses journées à faire paître les moutons dans les montagnes d’Agoudal, au cœur du Haut Atlas. Elle est secrètement amoureuse d’Ahmed, un jeune homme du village qui rêve de fuir un jour ces terres arides et isolées. Soudain, sa cousine Najat, une citadine, arrive, après s’être enfuie parce qu’elle s’était rebellée contre le mariage forcé de sa sœur, une jeune fille d’une beauté extraordinaire. L’arrivée de son père et de sa sœur va bouleverser l’équilibre existant. En toile de fond plane la légende d’Aïcha Kandisha, un esprit mystérieux qui semble veiller – ou peut-être menacer – les jeunes âmes du village. Ce récit de vingt pages est publié en trois langues courantes au Maroc : l’arabe, le français et le tifinagh.

La bande dessinée marocaine est aujourd’hui un langage vivant, en constante évolution, capable de raconter les tensions et les espoirs du présent, entre mémoire, dénonciation et poésie visuelle.

Dans le prochain article, nous verrons comment elle a évolué au cours des décennies suivantes.

 

Patrizia D'Antonio

Grazie all’incontro con Alberto Manzi, a cui ha dedicato la propria tesi di dottorato e di cui è stata collega, ha intrapreso la carriera di insegnante, occupandosi di sperimentazione didattica delle lingue in Italia e all’estero, prima di trasferirsi definitivamente a Parigi. Ha pubblicato, di recente, Donne con lo zaino. Vite in cammino (Elliot, 2023), basato sul blog omonimo.

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