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Immaginate un villaggio nel centro della Norvegia, in aprile, un campeggio innevato e una trentina di studenti e studentesse, giovani e adulti, tutti riuniti dalla voglia dei loro insegnanti di confrontarsi sulle migliori pratiche educative. Si trattava dell’insegnamento delle lingue di accoglienza di quattro Paesi in Europa: Italia, Spagna, Grecia, e Norvegia. Un progetto Erasmus che metteva insieme cinque centri di lingue, a Tynset, nell’aprile 2022. Uno era il gruppo locale norvegese, uno di Salonicco, uno di Roma e due di Alcalà de Henares. L’accoglienza della scuola norvegese si è integrata con quella delle autorità locali che si preparavano a ospitare i primi rifugiati ucraini: la guerra era scoppiata da una settimana. Nel mio gruppo c’era Maryna, giovane studentessa ucraina. Aveva spostato il viaggio previsto per visitare la famiglia a Kiev per partecipare alla mobilità della scuola. Durante le attività settimanali, ogni giorno, si collegava con la mamma e il fratello; abbiamo così vissuto i primi giorni di guerra in diretta.
Tra la trentina di persone in mobilità all’estero e il gruppo di docenti e studenti locali, per lo più rifugiati da tutto il mondo, si è formato subito un amalgama incredibile di umanità, sorrisi, canti, scambi e lavori comuni. Nel corso dei due anni di progetto, ciascun gruppo aveva creato e scambiato video per mostrare i luoghi del cuore delle città di accoglienza. Durante la mobilità norvegese si trattava di assemblarli e crearne altri formando una mappa multimediale europea.
Dopo le attività, al ritorno verso il campeggio dove alloggiavamo, doposci ai piedi, uscivo dal mio bungalow per raggiungere quello di Paola Iasci, coordinatrice del progetto, che lo condivideva con la collega Monica e la studentessa Susana, ‘un’infermiera con lo zaino’ sempre in partenza come volontaria o come viaggiatrice. Dovevamo confrontarci sull’organizzazione delle giornate, ma inevitabilmente la serata scivolava verso balletti coreani. Erano infatti tutte immerse nella cultura e nell’apprendimento del coreano, chi per capire le serie e le canzoni, chi per amore, chi per sfida. Nel tempo libero anche Paola studiava la lingua che ha poi utilizzato durante un recente viaggio in Corea. Con la stessa disinvoltura Paola e io, le uniche italiane del gruppo, siamo riuscite a improvvisare, per la cena di saluto, una ‘carbonara’ per trenta persone: un momento di amicizia e condivisione molto apprezzato: –Il pasto più buono della settimana! Dicevano gli studenti entusiasti. Grazie a quella semplice ricetta nostrana, avevamo fatto risparmiare loro gli ultimi euro. In quei giorni di lavoro comune, ho approfondito la conoscenza di Paola, una donna solare e brillante. Nata a Vasto e cresciuta a Udine, si è trasferita in Spagna a 24 anni, proprio per un Erasmus. A Madrid ha vissuto trent’anni, lavorato e fondato una famiglia. Amaia, la figlia più giovane, ha appena passato la maturità e si iscriverà a Odontoiatria mentre la maggiore, Martina, sta studiando Diritto e relazioni internazionali. Anche lei ha trascorso un periodo di studio all’estero, in Italia, ma è tornata a casa pensando che Roma non sia una città facile da vivere. Madrid è una megalopoli ma a Paola ha cominciato a ‘andare stretta’ così ha deciso di sostenere il concorso per diventare ‘asesor tecnico’ e, dopo un anno di assegnazione in Svizzera, è partita per la Nuova Zelanda:
A Ginevra insegnavo spagnolo ai nipoti degli immigrati degli anni Sessanta; è stata un’esperienza interessante ma ho voluto ancora darmi un’altra possibilità, questa volta decisamente estrema. In Nuova Zelanda il lavoro è più interessante, sono formatrice e coordinatrice dei vari programmi educativi del Ministero dell’Istruzione spagnolo nel Paese. Sostengo i docenti della scuola secondaria, mi occupo dei programmi di lingua, di allacciare collaborazioni e gemellaggi, organizzo eventi. Ho contatti con l’Università, con docenti spagnoli, neozelandesi, latinoamericani. Mi coordino con il consigliere educativo che si trova a Canberra e con l’Agenzia neozelandese. Il mio ufficio è all’interno dell’Ambasciata ma viaggio molto. Mi piace questo lavoro di rete nel campo che mi ha sempre interessato. Quando insegnavo italiano e mi occupavo della coordinazione didattica nella EOI (Escuela Oficial de Idiomas) di Alcalà de Henares abbiamo realizzato, insieme alla fantastica équipe pedagogica, diversi progetti Erasmus con mobilità di alunni e docenti, mi manca un po’ questo spirito.
Quando Paola e l’équipe dell’EOI accolsero la mobilità in Spagna, fecero apprezzare ai partner Alcalà, città delle cicogne e luogo natale di Miguel de Cervantes, autore di Don Quijote e Sancho Panza. Visitammo inoltre l’antica Università dove Marìa Isidra de Guzmàn, prima donna ‘doctora’, si laureò a 17 anni, nel 1785.
In Nuova Zelanda, anche se il Paese ha un forte legame con il Regno Unito per il Commonwealth, le questioni europee arrivano molto diluite. I neozelandesi, un po’ come gli statunitensi, percepiscono l’Europa come un grande Paese formato da diverse regioni anziché un continente composto da vari Stati: una percezione dovuta alla lontananza. La Spagna è agli antipodi della Nuova Zelanda. Con gli attuali calcolatori degli antipodi si possono trovare facilmente le corrispondenze estreme: è così che io e un’amica abbiamo scoperto che il paesino di sua madre, vicino a Valladolid, è agli antipodi di Wellington. È impressionante pensare che, all’estremità di un campo sperduto, se si attraversasse con un tunnel la Terra passando per il suo centro, ci si troverebbe precisamente dalla parte opposta del pianeta.
Un esercizio geografico affascinante che però si misura in tante ore di volo quando Paola vuole tornare dalla famiglia. Spesso decidono di incontrarsi in una destinazione intermedia: la Corea a Natale, lo Sri Lanka nelle prossime vacanze. L’estate scorsa l’ha passata insieme alle figlie tra le isole del Sud e quelle del Nord del Paese, poi a Auckland e Sidney, tappe del lungo tragitto di 30 ore da Wellington a Madrid:
Sono partita per Wellington con un contratto di cinque anni: è una sfida vivere e lavorare in un ambiente così differente. Ho dovuto cambiare paradigma mentale, ho iniziato a vedere le cose con occhi diversi. Il Paese è stimolante, interessante, pieno di luoghi da scoprire come le isole Tuvalu a circa cinque ore di volo. Da alcune di esse gli abitanti stanno già evacuando per il pericolo di tsunami e per il rischio che le isole vengano sommerse a causa del cambiamento climatico. Ci sono inoltre terremoti come quello del 2011 che fu devastante; io stessa, lo scorso settembre, ho avvertito una scossa mentre dormivo. Il clima è molto piovoso e ventoso, la città viene infatti chiamata Windy Welly: non mi vesto quasi mai in short e sandali, nemmeno d’estate.
Paola è una donna aperta, empatica e socievole ma racconta della difficoltà di stringere amicizie in un Paese dove si parla un inglese dall’accento di non facile comprensione. Riferisce che in Nuova Zelanda l’insegnamento dell’italiano sta scomparendo; l’anno scorso la lingua italiana è stata persino eliminata dalle università. Al contrario, lo spagnolo ha una buona accoglienza, un recente video mostra che è la lingua più studiata:
Nelle scuole locali l’offerta formativa per le lingue straniere riguarda il francese, lo spagnolo, il cinese, la lingua dei segni e il maori. Il 20% della popolazione indigena in Nuova Zelanda è rappresentata da coloro che arrivarono dalla Melanesia attraversando il Pacifico e popolando il continente. I maori sono una minoranza ma rappresentano le radici del Paese. Nel XIX secolo i britannici conquistarono il territorio sulla base di un Trattato la cui storia è controversa. Si dice infatti che la colonizzazione da parte dei britannici della Nuova Zelanda sia stata sancita con un accordo bilingue ma, nella traduzione inglese, risultava, erroneamente, la cessione completa dei diritti sul territorio alla Corona inglese. Fu così disattesa la volontà di concordare una coabitazione pacifica a vantaggio dei britannici. Attualmente non appare più la frizione tra la popolazione di origine maori e quella discendente dai colonizzatori. La lingua maori è molto presente, integrata nell’inglese che ne ha preso in prestito molti termini ed espressioni; la loro cultura permane nelle numerose feste e celebrazioni autoctone. D’altra parte i maori hanno meno probabilità di ottenere posizioni elevate nel governo e nelle imprese e c’è una percentuale inferiore di studenti nelle università. La minoranza cerca di far valere i propri diritti anche attraverso la politica delle ‘quote riservate’; per questo ci vogliono fondi che spesso i governi di destra tendono a tagliare.
Le chiedo quale è la tipologia degli studenti di spagnolo che usufruiscono della politica educativa iberica:
In Nuova Zelanda arriva gente preparata, soprattutto professionisti che lavorano nel settore degli effetti speciali come gli ingegneri del software e del suono che li crearono per Peter Jackson, il regista del film “Il signore degli anelli”. Si possono visitare tuttora i set, c’è un forte turismo legato al settore delle location cinematografiche. Ci sono inoltre giovani sotto i trent’anni che arrivano per lavorare con la formula ‘Work and Holiday Visa” . L’Australia e la Nuova Zelanda hanno una politica di visti di lavoro annuale per giovani che intendono visitare il continente e lavorare: raccogliere ciliegie, kiwi, mele o per altri impieghi.
Ricordo scherzosamente a Paola la sua espressione sorpresa quando, proveniente da Ginevra, appena sbarcata a Casablanca, andammo alla Medina. Inebriata di odori e colori, nella confusione del suk, sorrideva beata mentre confrontava il luogo con la calma e l’ordine ginevrino.
Quando Paola deve prendere un aereo, chiudiamo la conversazione immaginando il luogo del nostro prossimo incontro, magari agli antipodi di Casablanca. Curiosa, apro l’applicazione Antipode Map e verifico quale sia il luogo più lontano dalla mia attuale residenza marocchina: Taipa, in Nuova Zelanda, 20.000 km. Cerco ancora: qual è l’antipode di Parigi, la mia residenza familiare? Waitangi, Nuova Zelanda, 19.000 km. Voglio ancora sapere dove arriverei se mi recassi all’antipode della mia città natale, Roma: la mappa mi situa in un punto nell’Oceano a est della Nuova Zelanda e la simpatica didascalia mi fa sorridere: Incredible! There is no one around you, just fish.








